Accadde in Piemonte. Cronologia dalla Preistoria all’Unità d’Italia

Giovedì 3 dicembre, ore 18

incontro con

Giuliana Baulino Bresso

autrice del libro

Accadde in Piemonte

Cronologia del Piemonte dalla Preistoria all’Unità d’Italia

Umberto Soletti Editore, Baldissero d’Alba 2015

baulino

La storia del Piemonte raccontata seguendo una successione cronologica degli avvenimenti divisi per secoli in modo schematico. Questo paese, che la geografia della penisola ha collocato in disparte, è da sempre terra di passaggio delle popolazioni preistoriche, dei pellegrini di tutta Europa e ancora dei mercanti diretti a porti marittimi e fiere oltre le Alpi. Inoltre per secoli è attraversato da eserciti che arrivando dalle Alpi, dal mare e dalla pianura, seminano carestie, distruzioni, miseria. Tutte queste vicende, elencate in breve, sono intervallate da notizie e episodi riportati in profili messi in evidenza. Un modo semplice per conoscere la storia di una regione protagonista e capofila del processo di unificazione italiana.

Giuliana Baulino Bresso. Torinese, insegnante di lingua e Letteratura Inglese. Ha pubblicato diversi libri di argomento familiare e religioso. Appassionata di storia piemontese, ha pubblicato con Susalibri Cronologia della Valle di Susa. Assieme al marito collabora con alcune associazioni storico-culturali di cui segue le attività.

Le Memorie storiche di Alessandria di Pietro Civalieri

Lunedì 30 novembre alle  ore 18

Pierangelo Gentile e  Roberto Livraghi

presentano l’opera

Le Memorie Storiche di Alessandria (1759-1869) di Pietro Civalieri

Archivio di Stato di Alessandria- Associazione Città Nuova

 civa

Dopo quasi dieci anni di intenso, scrupoloso e appassionato lavoro da parte dei curatori Roberto Livraghi, Gian Maria Panizza e Gianluca Ivaldi, con la pubblicazione del sesto volume (quinto della serie), si chiude definitivamente l’edizione di quella straordinaria fonte risorgimentale conservata presso l’Archivio di Stato di Alessandria, costituita dalle memorie del conte Pietro Civalieri di Masio. […] .Gli eventi che sono al centro del volume raccontano una fase centrale nella storia del Regno di Sardegna, anni segnati dapprima dalla rotta nella prima guerra di indipendenza, poi dallo sviluppo economico e tecnologico del Piemonte cavouriano, infine dalla proiezione dello stato sabaudo sullo scacchiere internazionale a seguito dell’intervento in Crimea.  In questi grandi accadimenti della storia patria, Alessandria e il conte Civalieri non sono sullo sfondo, anzi. La democratica città sul Tanaro e l’aristocratico acuto osservatore della realtà del suo tempo, emergono al centro di alcune delle pagine più significative del Risorgimento. Invitato alla tavola del sovrano in procinto di recarsi al tragico destino riservatogli sui campi di Novara, Civalieri è una delle ultime persone a vedere re Carlo Alberto in vita e uno dei primi a comprendere come l’epopea del “re magnanimo” si sarebbe presto trasformata nella contraddittoria trama mitologica del “re martire” intessuta da Luigi Cibrario. Passioni «troppo ardenti», che vedevano, da un lato, coloro che all’esule monarca mai avrebbero perdonato «d’aver tutto sacrificato de’ suoi sudditi per un’ardua e difficilissima impresa», dall’altra chi, senza remore, proclamava Carlo Alberto con «entusiasmo delirante il Martire dell’Italiana indipendenza, il primo cittadino d’Italia, l’Uomo perseverante, forte, l’Uomo unico nella Storia». […] Civalieri restava il disincantato “cantore” delle sue glorie e delle sue miserie, anche se con sentimento: lo stupore e il piacere per la nascente strada ferrata; l’incredulità per gli onori municipali resi al novello presidente della Camera, il redivivo e mai amato avvocato Urbano; l’ammirazione per Cavour che, «dotto ed esperiente nell’economia politica, dall’eminente suo scanno», predicava lo sviluppo dell’industria e dei commerci; la speranza per quella spedizione di Crimea, che «utile e gloriosa pel Piemonte quantunque onerosissima», avrebbe fatto acquistare al regno «forza morale ed importanza politica nel consorzio de’ Cabinetti europei ed indirettamente e col tempo essere utile al rigeneramento d’Italia». Guardava lontano il conte Civalieri.  (dalla recensione di Pierangelo Gentile, pubblicata  in “Studi Piemontesi”, XLIV, 1, 2015)

 

L’evoluzione del paesaggio dall’Archivio dell’Ordine Mauriziano

Giovedì 26 novembre, alle ore 18

Nicoletta Amateis   Chiara Devoti    Cristina Scalon   

illustrano il volume

Tenimenti scomparsi. Commende minori dell’Ordine Mauriziano

Fondazione Ordine Mauriziano/Politecnico di Torino 2014

mauri

È questo il secondo studio (il primo sulla commenda di Stupinigi sempre a cura delle stesse autrici è uscito nel 2012) di una collana diretta da Giovanni Zanetti e Costanza Roggero che si propone di offrire agli studiosi, ma anche a una comunità più vasta, il prezioso materiale archivistico dell’Ordine Mauriziano di Torino [… ] Dopo la trattazione di Nicoletta Amateis sugli aspetti istituzionali e funzionali delle Commende, il sistema patrimoniale che le sorregge, il loro controllo attraverso visite periodiche, la stesura di rappresentazioni cartografiche (cabrei) e i suggerimenti per migliorare il loro stato, segue la presentazione dei cabrei nel capitolo curato da Chiara Devoti e Vittorio Defabiani e della loro complessa catalogazione in quello curato da Cristina Scalon, dove si rende visibile, attraverso la fatica dell’agrimensore e il suo lavoro grafico, non la pretesa di creare opere d’arte, ma di fissare con estrema precisione la realtà, fatta di abitazioni, risaie, alteni, coltivi, prati, boschi, strade, filari alberati, canali. Infine la ricognizione si sposta sulla schedatura delle singole commende (torinesi, cuneesi, alessandrine, vercellesi, nizzarde, ginevrine ed altre). Emerge da questo vasto materiale la possibilità di conoscere le trasformazioni del paesaggio, in particolare tra Settecento e Ottocento (i termini temporali dei cabrei e delle visite di controllo), di cogliere l’aggiornamento delle tecniche agrarie e della economia terriera, di , paesaggio agrario, leggere le trasformazioni delle abitazioni e dei percorsi viarii, in una parola di restituire la dinamica del paesaggio poiché esso è il riflesso delle mutazioni di tutti questi fattori, letti nel fluire della storia [Dalla recensione di Laura Palmucci Quaglino pubblicata in “Studi Piemontesi”, XLIV, 1(2015)].

 

Residenze sabaude: il castello di Rivoli

Lunedì 23 novembre, alle ore 18

incontro con

Alessia M. S. Giorda

(Servizio Promozione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico del Museo e della Residenza Sabauda Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)

 e

Silvano Bertalot

(Ufficio Stampa e Comunicazione)

curatori della guida interattiva

Castello di Rivoli guida alla Residenza Sabauda

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea/Robin Edizioni-Biblioteca del Vascello 2014

rivoli

Una guida bilingue, nata da un’idea di Beatrice Merz e Silvano Bertalot, dedicata non al contenuto – le collezioni di arte contemporanea allestite al Castello fin dagli anni Ottanta – ma al contenitore, il castello, importante residenza sabauda dalla metà del Duecento fino alla fine dell’Ottocento, e ora sede di uno dei più importanti musei d’arte contemporanea a livello europeo.  Finalmente chi visita il Castello di Rivoli ha la possibilità di apprezzare il percorso di visita anche dal punto di vista storico e artistico.

La guida, curata da Alessia Giorda, responsabile per la valorizzazione del patrimonio artistico e storico del Castello, si apre con alcune pagine dedicate alle vicende storiche e architettoniche del castello che, residenza di loisir di Casa Savoia per oltre sei secoli, fu soggetta poi a un lungo periodo di degrado fino a quando non venne restituita al pubblico, nel 1984, come Museo di Arte Contemporanea. Alla presentazione generale segue la parte più corposa della guida, secondo un percorso storico e artistico che si dipana di sala in sala, così che, chi visita il Museo di Rivoli possa non solo apprezzare le collezioni conservate ma anche approfondire gli aspetti architettonici e artistici di ogni ambiente. Per ogni sala, alla descrizione artistica si affianca la segnalazione di curiosità o elementi particolari e una scheda di approfondimento sui personaggi più significativi per la storia del Castello, siano essi esponenti di Casa Savoia o artisti che lasciarono la loro impronta nelle sale [dalla recensione di G. Pennaroli, in “Studi Piemontesi”, XLIV, 1 (2015)].

De Amicis a Parigi

 Giovedì 19 novembre, alle ore 18

incontro con

Alberto Brambilla

Membre de l’équipe de recherche ELCI (Paris-Sorbonne),

curatore, con Aurélie Gendrat-Claudel, della traduzione francese del volume

Edmondo De Amicis, Souvenirs de Paris. L’Exposition Universelle de 1878

  Éditions Rue d’Ulm, Paris 2015

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Nel 1878 Edmondo De Amicis, durante un soggiorno a Parigi, inviò in Italia una serie di articoli sulla capitale francese e sull’Esposizione Universale, che era il pretesto iniziale del suo viaggio. Raccolti sotto il titolo Souvenirs de Paris, i resoconti deamicisiani rispecchiano le molte suggestioni che la Ville lumière, affascinante e tentacolare, ricca di storia e di cultura, ieri come oggi, esercita sui visitatori.

Nel rievocare il racconto dell’Autore di Cuore, Alberto Brambilla offrirà una testimonianza intensa e emozionante, coniugando il ricordo dell’amico Luciano Tamburini, insigne studioso di De Amicis, con le dolorose riflessioni sulle ferite inferte oggi dal cieco e barbaro terrorismo a Parigi.

Alberto Brambilla ha lavorato in alcune università italiane e straniere ed attualmente è Membre associé dell’Équipe Littérature et Culture Italiennes (ELCI, EA 1496) della Sorbona. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, dedicate a nodi culturali fra Otto e Novecento (come ad esempio l’Irredentismo e la letteratura giuliana), a particolari fenomenologie letterarie (come la Letteratura popolare e in particolare l’opera di Emilio Salgari), e ad alcuni protagonisti della letteratura o della cultura italiana quali Ascoli, Carducci, De Amicis, Novati, Croce, a cui ha dedicato alcune monografie. La sua attività ha però seguito svariati percorsi, legati anche allo sport. Per l’editore Limina di Arezzo ha progettato e tuttora dirige la collana “La corsa di Atalanta”, specializzata nel recupero della tradizione italiana nell’ambito del rapporto scrittura e sport. Ha fondato (2010) la rivista L’arcimatto. Quaderni per Gianni Brera, che dirige con Adalberto Scemma. Ultimamente si dedica alla letteratura novecentesca ed in particolare all’opera di Piero Chiara e Vittorio Sereni.

 

Un pittore della prima metà del Quattrocento nel Canavese e in Valle d’Aosta

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  Lunedì 16 novembre, alle ore 18

Carlo Naldi (Politecnico di Torino)

 parlerà di

Giacomino da Ivrea, un pittore della prima metà del Quattrocento nel Canavese e in Valle d’Aosta

 

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Nella prima metà del ‘400 lo stato di permanenti lotte per rivendicazioni feudali tra i signorotti del Canavese (Valperga, Masino, San Martino, Biandrate) non poteva che nuocere alle arti figurative che invece fiorivano nelle potenti corti dei marchesi di Monferrato e dei Savoia.  Nel Canavese operano due “forestieri”: il pavese Aimone Duce e il marchigiano Domenico della Marca d’Ancona. Nel 1964 riaffiora tra gli studiosi anche la figura di un pittore locale, Giacomino da Ivrea, attivo tra il 1426 e il 1469.  Il suo linguaggio pittorico, pur privo delle preziosità stilistiche del gotico internazionale e della drammaticità di Jacquerio, incontrò un indubbio successo per la capacità di rappresentare con semplicità e vivacità un’arte sacra destinata essenzialmente a un pubblico incolto. La conferenza vuole ripercorrere la vicenda artistica di Giacomino d’Ivrea e dei suoi presunti maestri con un viaggio per immagini dal Canavese alla Valle d’Aosta e alla Savoia alla riscoperta di un pittore che fu un efficace narratore delle storie riportate nella Legenda Aurea, ma anche autore di scene della cultura cortese-cavalleresca.

Conosci Torino?

Giovedì 12 novembre, alle ore 18
Bruno Gambarotta in dialogo con l’autrice Luciana Manzo

presentano la guida

 Conosci Torino?

Tutto quello che devi assolutamente sapere

Edizioni Clichy, Firenze 2015

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La città di Cavour e della Fiat, la città del demonio, di Profondo Rosso e del gianduiotto, la città dell’editoria, del fiume, delle olimpiadi invernali, dei Murazzi, della misteriosa Mole Antonelliana e del Museo Egizio, ma anche la città del buon cibo, della cultura, della bellezza europea, della Donna della Domenica, della collina, dei mercati, della Juventus e del mitico Torino di Mazzola, la prima Capitale d’Italia. Una città incomprensibile a molti, che però in modo sornione riesce a conquistare il flâneur che si perde per le sue strade, una città che nasconde nel suo cuore un’infinita quantità di sorprese e di affascinanti scoperte. Luciana Manzo, responsabile culturale del Comune di Torino ed esperta di arte e architettura della sua città, ci racconta Torino secondo lo schema dadaista di Raymond Queneau e del suo straordinario Conosci Parigi?, in un viaggio avanti e indietro nel tempo e nello spazio, apparentemente caotico ma che in realtà segue un percorso mentale appassionante.

«[…]‘Un labirinto degli specchi’, secondo l’arguta definizione di Gambarotta (p. 10), in cui si riflette scomponendosi e ricomponendosi la lunga complessa vicenda di Torino: con informazioni di prima mano, ma tratte pure dalla vasta letteratura esistente previa scrupolosa verifica, «che spaziano in tutti gli ambiti: chiese, palazzi, quartieri, imprese sportive, leggende, toponomastica, storia antica e recente, mercati, curiosità, miracoli, ristoranti, negozi, primati, cinema, teatro, fiumi, ponti, eroi, furfanti, ecc. ecc.» (p. 12). Pillole di conoscenza rimescolate «in allegro disordine» secondo l’ormai collaudato cliché: con molte sorprese, che meravigliano finanche chi ha dimestichezza con gli studi sulla città. Abbracciando la geografia urbana in uno spazio temporale amplissimo l’Autrice fa emergere le varie metamorfosi e i molti primati di Torino e regala qua e là al lettore uno spunto rapido, ovvero un «germe di microstorie» (p. 14) da coltivare per saperne di più. La diligenza di Luciana Manzo ha corredato il singolare vademecum di un corposo Indice dei Nomi, dei Luoghi, degli Oggetti (pp. 209-222): un riepilogo minuzioso, intelligente, puntuale, che riporta ordine nel caotico susseguirsi dei 450 botta e risposta. Colà il lettore troverà la chiave per accedere alle molte suggestioni dell’’imperdibile guida’ […]» (dalla recensione di Rosanna Roccia, in corso di pubblicazione su “Studi Piemontesi”, dicembre 2015, vol. XLIV, fasc. 2)

Questi Piemontesi, con Lorenzo Mondo e Giovanni Tesio

Lunedì 9 novembre, ore 18
Lorenzo Mondo in dialogo con Giovanni Tesio

presenta il suo libro

Questi Piemontesi

Profili di scrittori italiani tra Otto e Novecento

curato da Mariarosa Masoero per le edizioni Olschki, Firenze 2014

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“[…]Con Questi piemontesi , che esce ora da Olschki per la cura discreta di Mariarosa Masoero, Lorenzo Mondo non fa che impartire – senza petulanza – una solida lezione di lettura, che gli viene sia da una preparazione rigorosa (Mondo, fin dall’esordio del suo Cesare Pavese, avrebbe potuto avviarsi con passo sicuro alla carriera accademica, e v’è qui un ricordo nella dedica “Alla cara memoria di Giovanni Getto”), sia da un gusto allenato per anni nell’esercizio di recensore primario, prima della “Gazzetta del Popolo” e poi della “Stampa” (“Tuttolibri” incluso), di cui è stato a lungo anche vice-direttore. Critico militante, se non fosse del sospetto che l’attributo reca con sé (ma “militanza” vale qui come designazione di assiduità, di severità, di guida onesta e degna, non già come pratica di ideologiche esclusioni o di preclusioni in qualche modo eterodirette), Mondo si è sempre attenuto a una equilibrata scienza delle parti, alla ricchezza e alla pluralità delle risonanze testuali, alla chiarezza del dettato, alla trasparenza del giudizio. Appartenendo in ciò alla non fitta schiera di quei giornalisti culturali, da Pampaloni a Pontiggia (solo per indicare due apici), capaci di congiungere alla scienza della letteratura (se mai ve ne sia una) la giusta dose di una larghezza interpretativa libera da schematismi e tecnicismi. Dopodiché, a imporsi è l’eleganza del tratto, del tocco. Un’eleganza stilistica, che Mondo ha declinato in più modi: sia nella pratica propriamente narrativa, in cui personalmente riconosco il gran risultato nei Padri delle colline, sia nella biografia di Pavese, Quell’antico ragazzo, che è proceduta da un lavoro accudito per anni, sia, infine, nella moralità di fondo e nelle moralità anche sferzanti del Calendario dei giorni dispari con cui ha accompagnato fatti e figure della più vibrante e bruciante attualità, del tutto fuori da cedimenti al pettegolezzo o al chiacchiericcio o da concessioni all’effimero modaiolo.  Saremmo quindi al terzo motivo che va sottolineato per il volume di Questi piemontesi, comprensivo di testi editi ma anche di ben nove inediti: ossia la lunga fedeltà (Una lunga fedeltà s’intitola una delle tre sezioni con cui il libro è compaginato, raccogliendo scritti su Mario Soldati, Cesare Pavese, Primo Levi, Beppe Fenoglio, Giovanni Arpino, Sebastiano Vassalli) non solo a una pratica, che inadeguatamente potrei definire professionale, vista la passione che la anima, ma anche a un versante, a uno spazio, a una geografia affettiva, che è appunto la parte piemontese delle ricognizione di Mondo: una sorta di filo rosso nel ben più ampio orizzonte di stazioni e di esplorazioni “fuori di casa” alla ricerca dei libri degli altri[…]” [dalla recensione di G. Tesio in “Studi Piemontesi”, XVIV, 1 (2015)]

La Casa Editrice Viglongo e Nino Costa

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La Casa Editrice Viglongo festeggia i 70 anni di attività con una mostra allestita nel loggiato antistante alla Sala Marmi di Palazzo Civico (Piazza Palazzo di Città 1, Torino), dal 21 ottobre al 5 novembre 2015 (orario: da lune dì a venerdì 9-17; sabato 9-12).

La manifestazione si concluderà Giovedì 5 novembre alle 17, in Sala Rossa, con la lectio magistralis di Giovanni Tesio su Nino Costa, con le testimonianze di Cesare Alvazzi Del Frate e Giovanna Spagarino Viglongo.
Per partecipare alla lectio magistralis è INDISPENSABILE dare la propria adesione alla mail iniziative.istituzionali@comune.torino.it  o ai telefoni 011/23384 – 011/24012 – 011/22547
nino

A Torino, nel 1945, a due mesi dalla fine della guerra, nel fervore del clima esaltante e pieno di slanci, di voglia di costruire e ricostruire, Andrea Viglongo, con la moglie Giovanna Spagarino, inizia l’attività della Casa Editrice Andrea Viglongo & C. Editori con la pubblicazione del volume Bastian Contrario di Luigi Gramegna.
Tra edizioni e ristampe la Casa Editrice giunge a pubblicare circa 800 titoli, che spaziano dalla letteratura avventurosa (Salgari, Motta, Verne, i classici Defoe, Kipling, Swift) a quella alpinistica
(Rey, Whymper, Mummery), dall’arte, archeologia, architettura, alla manualistica tecnico-divulgativa, veri strumenti di lavoro.
Sempre all’insegna dei due filoni intrecciati, l’interesse regionale e la vocazione popolare, ha ridato vita a pagine dimenticate di Vittorio
Alfieri, Edmondo De Amicis, Guido Gozzano, Carolina Invernizio, Augusto Monti, Alberto Viriglio, ha pubblicato tutti i romanzi storici – tanto apprezzati da Luigi Einaudi e Umberto Eco – di Luigi Gramegna, la serie degli “inviti” alle regioni del Piemonte, l’intera produzione poetica in piemontese di Nino Costa, Brofferio, Calvo, Isler, i romanzi di Luigi Pietracqua e, per 40 anni, l’Almanacco Piemontese lodato da Norberto Bobbio.
Il suo fondatore Andrea Viglongo, amico d’infanzia di Piero Gobetti e collaboratore della “Rivoluzione Liberale”, redattore all’Ordine Nuovo di Gramsci, con un passato da giornalista militante e come studioso della lingua e cultura subalpina, ha legato il suo nome a quello di Nino Costa, che si può considerare per eccellenza il
cantore di Torino e del Piemonte: il più conosciuto e il più amato dei poeti in piemontese che a Torino, dove morì il 5 novembre 1945, dedicò bellissime liriche.

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