I Savoia e le Terre del Nord

Anche quest’anno il Centro Studi Piemontesi collabora con diverse istituzioni all’evento Terre del Nord Torino Festival ospitando in sede

LUNEDÌ  8 FEBBRAIO alle ore 18

la conferenza di Gustavo Mola di Nomaglio

I Savoia e le terre del Nord

 

Flyer 2016 148x21_1

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti in sala

Memorial – Gianrenzo Clivio

Dieci anni fa, il 22 gennaio 2006, a Toronto, si spegneva la voce di uno dei fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, il filologo piemontese, grande piemontesista, Gianrenzo P. Clivio. La “sua” Ca dë Studi lo ricorda con affetto e rimpianto.

clivio1

Gianrenzo P. Clivio

Torino, 18 gennaio 1942 – Toronto, Canada, 22 gennaio 2006

Ph.D. ad Harvard, professore ordinario dell’University of Toronto, Dipartimento di Studi Italiani.

Tra i fondatori, a Torino, del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”.

Membro del Centre for Medieval Studies (Toronto).

Direttore Scientifico degli annuali “Rëscontr antërnassionaj dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa/Incontri internazionali di Studi sulla Lingua e la Letteratura in piemontese”.

Autore, per le edizioni del Centro Studi Piemontesi, dell’esauritissima e ancora insostituita Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese, Torino, 1971, pp. 255; della Concordanza linguistica dei “Sermoni Subalpini, id. 1974, pp XXXVIII-475; curatore dell’edizione del bicentenario dell’opera omnia del poeta civile del Piemonte Edoardo Ignazio Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, id., 1973, pp. XXXII-350; e ancora nella stessa Collana di Testi e Studi Piemontesi (di cui è stato direttore del 1969 al 1978) un suo  volume di studi di Storia linguistica piemontese, 1976, pp. 225; e curatore con Giuliano Gasca Queirazza degli Atti del Convegno Internazionale di Studi, Lingue e dialetti nell’arco alpino occidentale, 1978, pp. X-334.

Tra le sue pubblicazioni piemontesi più preziose:

Profilo di storia della letteratura in piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2002, pp. 530; e coautore dei due volumi antologici: con Giuliano Gasca Queirazza e Dario Pasero, La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalle Origini al Settecento, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2003, pp. 540; con Dario Pasero, La letteratura in Piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2004, pp. 650.

Coautore dell’opera: I dialetti italiani: storia struttura uso, Torino, UTET, 2002, pp. 1178.

Sempre alto il suo impegno, scientifico e civile, per la difesa e la valorizzazione della lingua e della letteratura in piemontese. In piemontese ha scritto anche poesie, sparse in varie riviste e antologie: la Ca dë Studi intende raccoglierle in volume. Per le edizioni della Ca dë Studi aveva pubblicato una raccolta di “poesiòte piemontèise” per i bambini, Trenin dësmore e buate (Torino, 2001), scritte con il preciso intendimento di facilitare l’acquisizione del piemontese da parte dei suoi tre figli, nati e cresciuti in Canada, e pubblicate con la speranza e l’auspicio che potessero “servire ad impostare un percorso didattico fruttuoso” anche nelle nostre scuole.

Nel 2008 la Ca dë Studi Piemontèis gli ha dedicato un Convegno internazionale, i cui testi sono raccolti nel volume degli Atti, “Quem tu probe meministi”. Studi e interventi in memoria di Gianrenzo P. Clivio, a cura di Albina Malerba, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2009, pp. 305. ISBN 978-88-8262-150-6.

“I giorni del mondo, i pensieri, gli atti, le parole di un uomo, vanno ben al di là della sua breve vita, rivivono attraverso il sangue, la memoria di chi discende da lui e lo continua, o di chi di lui si ricorda [..]. Egualmente ai suoi occhi appaiono i frutti ch’egli ha affidato alla terra e seguitano a rinascere. Quei giorni chi potrà contarli?” [1]

I “frutti”, progetti, libri, studi, parole rivestite di vita, che Gianrenzo Clivio ha affidato alla sua terra di Piemonte e in particolare al Centro Studi Piemontesi, la Ca dë Studi Piemontèis, che con Renzo Gandolfo e altri amici, ha fatto nascere nel 1969,  assieme alla prestigiosa rivista interdisciplinare “Studi Piemontesi”, con il preciso intento,  “ël but”, di “promuovere lo studio della vita e della cultura piemontese” per valorizzarla e farla conoscere nel mondo, con speciale attenzione, affetto, “bin”, per la lingua e la letteratura, sono nostro patrimonio indelebile, eredità sacrale, “militanza”, “angage”, per il futuro; valori di forte tensione morale che non saranno dispersi.

La storia culturale della lingua e della letteratura piemontese degli ultimi quarant’anni è cesellata dai lavori di Gianrenzo Clivio: ci ha insegnato a coniugare slancio, energia, passione e sapere scientifico per portare  “parole nostre” nel vasto mondo degli studi e degli interessi internazionali.

Il passo umano con il quale Gianrenzo ha attraversato i nostri giorni, oggi, seppur segnato dal dolore dell’assenza, è un cammino che il tempo non cancella, perché proprio nella memoria si rinnova. E i frutti continueranno a rinascere.

Quei giorni chi potrà contarli?

Quel che possiamo contare  – seppur con scarni titoli e date – sono gli studi (impossibile quantificare l’impegno dalla fondazione, all’avvio delle collane editoriali, all’impianto della rivista “Studi Piemontesi”) che  Gianrenzo ha dedicato dal Centro Studi Piemontesi, la Ca dë Studi Piemontèis, alla “patria cita”, la terra madre divenuta quel “luogo, fra tutti, a cui si dà un significato assoluto” [2], così impressa nel suo cuore poeta: “për ësta certëssa dura e dossa/ëd savej ch’a-i é un pòst an dova ch’im sento a ca” [3] (A.M.)

[1]  Guido Artom, I giorni del mondo, romanzo, Milano, Longanesi, 1981
[2] Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Torino, Einaudi, 1952
[3] Gianrenzo P. Clivio, Pelegrinage (poesia, dalla raccolta in corso di pubblicazione)

trenin

Per la  “Collana di Testi e Studi Piemontesi”, di cui Gianrenzo Clivo è stato Direttore dal 1969 al 1978, ha curato le edizioni:

–          Le ridicole illusioni, un’ignota commedia piemontese dell’età giacobina. Pagg. XXIV-91 (1969).

–         PEGEMADE, Ël nodar onorà, commedia piemontese-italiana del secondo Settecento. Pagg. LXXX-150 (1971)

–          EDOARDO IGNAZIO CALVO, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, edizione del bicentenario. Pagg. XXXII-350 (1973)

–          Lingue e dialetti nell’Arco Alpino occidentale, Atti del Convegno internazionale di Torino, 12-14 aprile 1976, curati insieme a Giuliano Gasca Queirazza. Pagg. X-334 (1978)

Nella stessa collana ha pubblicato la sua raccolta di saggi:

–          Storia linguistica e dialettale piemontese. Pagg. XII-225 (1976)

Per la “Collana di Letteratura Piemontese Moderna”, di cui è stato Direttore dal 1969 al 1974, ha curato e firmato le introduzioni ai volumi di:

–          ARRIGO FRUSTA, Fassin-e ‘d sabia, pròse piemontèise. Pagg. XI-110 (1969)

–          CAMILLO BRERO, Breviari dl’ ànima, poesìe piemontèise. Pagg. XIII-68 (1969)

–          ALFREDO NICOLA, Stòria dle Valade ‘d  Lans, poesìe piemontèise. Pagg. IX-40 (1970)

–          TÒNI BODRÌE, Val d’Inghildon, poesìe piemontèise. Pagg.XIX-90 (1974)

–          TÒNI BODRÌE, Dal prim uch a l’aluch, poesie piemontesi. Pagg. XVI-190 (2000)

Fuori Collana ha pubblicato i volumi:

–          Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese,  con il padre Amedeo Clivio. Pagg. XXII-255 (1971)

–          Concordanza linguistica dei “Sermoni Subalpini”, in collaborazione con Marcello Danesi. Pagg. XXXVII-475 (1974)

–          Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno,  2 volumi curati in collaborazione con Riccardo Massano. Pagg. XV-886 (1975). Nel volume pubblica il saggio:  Su alcune vicende lessicali del gallo-italico occidentale, pp. 29-46

–          Trenin, dësmore e buate, poesiòte pr’ij cit. Pagg. 97 (2001)

–          Profilo di storia della letteratura in piemontese. Pagg. 507 (2002)

–          La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalle Origini al Settecento, curato con  Giuliano Gasca Queirazza e Dario Pasero. Pagg. 540 (2003)

–          La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, curato in collaborazione con Dario Pasero. Pagg. 650 (2004)

Per la rivista “Studi Piemontesi”, di cui è stato tra i fondatori e ha fatto parte del Comitato Scientifico e Redazionale dal 1972 al 1979, ha pubblicato:

I, 2 (1972) Recensioni a:

Barbo Tóni Baudrier, Solestrelh òucitan, pp. 192-193;

Gaetano Berruto, Dialetto e società industriale nella Valle d’Andorno, note per una sociologia dei sistemi linguistici, pp. 199-201;

Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d’Italia, pp. 202;

Giuliano Gasca Queirazza (a cura di), Il Promptuarium di Michele Vopisco, vocabolario volgare-latino, Mondovì 1564, p. 202

II, 1 (1973)

La stagione giacobina e il problema della religione nella poesia di Edoardo Ignazio Calvo, pp. 3-26

II, 2 (1973) Recensioni a:

Teofilo G. Pons, Dizionario del dialetto valdese della Val Germanasca (Torino), pp. 191-192;

Vittorio Caligaris, Raccolta di vecchie parole gattinaresi, pp. 192

III, 1 (1974)

Per i settant’anni di Ernst Hirsh, p. 211

Recensione a:

Vittorio Alfieri, The Prince and Letters, p. 190

V, 1 (1976) Recensione a:

Hugo Plomteux, I dialetti della Liguria orientale odierna, la Val Graveglia, p.179

XVI, 2 (1987)

Lupus rapax: la denominazione della lince (Felis lynx L.) in piemontese e in gallo-italico, pp. 341-347

XVIII, 1(1989)

Due noterelle lessicali piemontesi (ancora sul diav e sul luv ravass), pp.119-122

XXIII, 2 (1994)

Osservazioni sui testi delle poesie di Vittorio Amedeo Borrelli e sul piemontese del Settecento, pp. 279-288

XXXIII, 1 (2004)

Pulizia linguistica o ecologia linguistica?,  pp. 3-9

XXXV, 1 (2006)

Giuliano Gasca Queirazza S.J., Ricordo di Gianrenzo P.Clivio, pp. 3-5

clivio2

Un di marcc-rai da sol

Gianrenzo Clivio

 

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera

e a smija ch’at mossa an drinta ‘l vin brulé:

a ti ch’it fure ‘l mè pi car amis

l’é tuta dverta com ëdnans a Dé

mia ànima d’ancheuj!

Goblòt ëd branda costa sèira:

minca na stissa a l’é na gran-a

passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,

ùltima gòj, contradansa e contraltar,

dongion d’una speransa!, për voi,

òmini moch, ch’i marce an trantoland,

parej dij cioch…

It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!

                   Ti ‘t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche béstie an sle colin-e, òmini

pòchi – tuti gris – apres la slòira a la matin d’otugn;

e pra d’erbass, ronze e gratacuj, e nen na man da deje feu.

Drocheri ‘d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,

sle piasse dij pais vej sensa giovo,

e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:

tèra che tò abandon, ross, it piores ant ël sangh

ëd j’arovej a mass s’ij vataron baross.

Sensa can ch’a baulo, cassin-e langareule:

èire canavsan-e, sensa masnà ch’a gieugo.

Ël tòr noviss monta pì nen la vaca

a la stagion dl’amor!

Ahidé! A l’é ben l’ora dj’ànime bastarde

ch’an anciarmo parej dle serp oslere:

slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,

e ant ël vent pa dle nòstre, le paròle.

It làudo, ò Fort, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!

                   Ti ‘t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.

L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ‘d ràbia

a l’é drocà. Parèj ëd na carëssa.

Fin-a l’eva dël baciass smiava bastarda.

J’òmini strach an fons dla val,

piturà le fomne, fumeria nèira paress ch’a dagna,

an sla toa trun-a, ò fier Piemont,

ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.

A bacaja ‘l fumlam, le masnà a uco.

Lassù, gnanca pi n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, o vin monfrin,

                   it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!

                   Ti’t sèi ra mimoria, l’ultima, drà mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol

sla tèra piemontèisa, an mes

a gent strangera e a fieuj dësradisà:

venturand i passrai torna, com un neuv Gianpetadé,

për le colin-e dël Monfrà, ant un’ària nissa,

e an sla piassa dël mërcà ‘d minca pais

ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,

con la facia amblëttà am faran dë svergne.

I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:

ma i seu franch ben che un di marcc-reu da sol

sla tèra piemontèisa.

 

Pubblicata in R. Gandolfo, La Letteratura in Piemontese dal Risorgimento ai giorni nostri, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1972, pp. 393-394 (volume da tempo esaurito).

 

150 anni fa, il 15 gennaio 1866, moriva a Torino Massimo d’Azeglio

d'azeglio1

          Massimo Tapparelli d’Azeglio            

(Torino 24 ottobre 1798 – 15 gennaio 1866)

E’ stato Vittorio Bersezio a tracciare il profilo più felicemente sintetico di Massimo Tapparelli d’Azeglio (Torino 24 ottobre 1798 – 15 gennaio 1866), esponente illustre di una delle più prestigiose famiglie piemontesi: “Animo d’artista, indole di romanziere, fantasia di poeta, senno di chi ha fatto non leggieri studi, buon senso dell’uomo che pensa ed eleganza d’antica nobiltà, spirito e cuore d’Italiano: eccovi Massimo d’Azeglio celebre pittore, scrittore egregio, coraggioso soldato, amatore di Patria, uomo di Stato, ministro e galantuomo”. Molte doti e molti fatti per una vita vissuta all’insegna dell’inquietudine e dell’onestà. A cominciare dall’infanzia trascorsa in Toscana e dal suo primo viaggio a Roma al seguito del padre Cesare, austero esponente di una indefettibile fedeltà all’antica patria sabauda.

Dopo la formazione universitaria e un principio di carriera militare presto interrotta, Massimo d’Azeglio si diede al “mestiere” di pittore che perfezionò alla scuola del fiammingo Martino Verstappen, vivendo negli anni che trascorse a Roma e nella campagna romana un periodo di applicazione studiosa ma non priva di simpatica scapigliatura. Tornato in Piemonte a sondare le capacità del mercato letterario e artistico, il giovane pittore trovò un suo equilibrio artistico tra Torino e Milano, tra pittura e letteratura, finendo a rivelare – accanto a non corrivi esiti pittorici – una più insospettabile vocazione letteraria. A contatto con l’ambiente letterario del Manzoni, di cui sposò in prime nozze la figlia Giulia, pubblicò infatti il suo primo romanzo storico, l’Ettore Fieramosca (1833), a cui seguirono un altro romanzo storico, il Niccolò de’ Lapi (1841), e alcuni capitoli d’un terzo, la Lega Lombarda, rimasto incompiuto.

Passato a seconde nozze con Luisa Blondel – dopo la morte precoce di Giulia Manzoni – i dissapori coniugali lo allontanarono dalla capitale lombarda. Dopodiché la sua maggior cura venne soprattutto riservata alla politica che visse con passione: scrivendo famosi  e discussi pamphlet come Gli ultimi casi di Romagna (1846) e Lutti di Lombardia (1848),  distinguendosi in molte missioni diplomatiche sulla via dell’indipendenza nazionale,  e dando il suo contributo alla guerra del ’48 (fu ferito al Monte Berico).

Accettata nel maggio dell’anno successivo la carica di Presidente del Consiglio (1849-1852), fu lui a consigliare al giovane  re il coraggioso Proclama di Moncalieri, che salvò di fatto lo Statuto, aprendo la via al genio  di Cavour. Pubblicista vivace fino all’ultimo, concluse la sua vita tornando alla letteratura e dando all’Italia i Ricordi, uno dei testi più riusciti e affascinanti della memorialistica risorgimentale.

d'azeglio firma2

Di Massimo d’Azeglio il Centro Studi Piemontesi ha in corso di pubblicazione dal 1987 il monumentale Epistolario (1819-1866)

MASSIMO D’AZEGLIO

(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)

EPISTOLARIO (1819-1866)
a cura di GEORGES VIRLOGEUX

All’indomani della morte di Massimo d’Azeglio (1866), la pubblicazione delle sue lettere apparve come un’impresa da avviare senza indugio. La figlia Alessandrina ne cominciò la raccolta, ma le difficoltà, forse accresciute dalle polemiche nate sia negli ambienti intellettuali e politici che in quello familiare, fecero sì che tra il 1867 e il 1915 non si riuscisse a realizzare – oltre all’antologia pubblicata dal genero Matteo Ricci negli Scritti postumi dell’Azeglio – che alcune raccolte parziali di lettere a Eugène Rendu, a Luisa Blondel, a Roberto e a Emanuele d’Azeglio, a Diomede Pantaleoni; né le varie pubblicazioni successive apparse in tempi diversi hanno certo colmato le molte e lamentate lacune.

Circa 5000 lettere finora acquisite (di cui un terzo inedite) e indirizzate a oltre 450 destinatari costituiscono il corpus di questa raccolta, offerta in una edizione filologicamente corretta, prevista in almeno 11 volumi. Oltre ai grossi fondi archivistici di Roma, di Milano, di Torino, di Saluzzo, di Forlì, di Ravenna e di Livorno vi confluiscono gli autografi provenienti da tutte le altre sedi che è stato possibile interrogare cercando di porre fine, almeno in gran parte, alla “diaspora” lamentata da tutti gli studiosi di Massimo d’Azeglio.

Ad opera ultimata, la conoscenza dell’azione e del pensiero dello Statista ne uscirà più completa ed esatta. La personalità dell’Azeglio (politico, uomo di mondo, scrittore, pittore, viaggiatore) ne risulterà incontestabilmente approfondita, illustrata anche negli aspetti più sottilmente e psicologicamente legati all’uomo tout court.

Sebbene curatori come Marcus De Rubris o Luigi Cesare Bollea (negli anni ’20) o come Alberto Maria Ghisalberti (negli anni ’50) si siano interessati anche della vita privata dell’Azeglio in edizioni già filologicamente corrette, i loro lavori non hanno potuto tuttavia colmare le lacune lasciate dai predecessori. Questa edizione fa dunque intera luce sull’ampio giro di relazioni che l’Azeglio intrattenne con corrispondenti vari, con amici e con familiari. Il complesso delle lettere alla seconda moglie Luisa Blondel contribuisce a darci una rinnovata e meno convenzionale idea dei rapporti coniugali della celebre coppia. Anche i contorni esatti dell’uomo reale si compongono in una fisionomia più varia e sfaccettata. I suoi giudizi privati, le sue idiosincrasie, i suoi movimenti d’umore, l’espressione spontanea dei suoi sentimenti sono stati infatti molte volte devotamente o cautamente edulcorati da zelanti curatori, affinché l’immagine del “cavaliere della prima passione nazionale” si discostasse il meno possibile dal modello dell’agiografia risorgimentale.

I lettori e gli storici della lingua, dal canto loro, vedranno compiutamente svolgersi – per così dire – sotto i loro occhi, il paziente cammino percorso da un piemontese per forgiarsi uno strumento d’espressione e di comunicazione insieme personale e nazionale. Le lettere dell’Azeglio sono state spesso castigate, ripulite, quasi si fosse voluto affrettare artificiosamente l’avvento di una lingua conforme ad un pattern prestabilito. Aggiungasi a ciò il peso della tradizione letteraria e dei suoi modelli epistolari, i quali comandavano che si emendasse ogni sciatteria di stile. Carteggiando l’Azeglio scriveva come parlava ed era per lo meno trilingue se abbiamo di lui lettere in italiano, in francese e in piemontese. Il milanese gli era inoltre diventato più che familiare e non di rado coloriva la propria favella con idiotismi romani. Vivo esempio di una comunità plurilingue, questa diversità si esprime spontaneamente nella sua varietà e ricchezza, ed era dunque indispensabile che la sua corrispondenza venisse finalmente restituita all’autentica versione originale.

Tra i filoni dell’Epistolario che hanno particolarmente sofferto della tradizione editoriale c’è quello delle belle arti, e specialmente della pittura. L’Azeglio si voleva “pitor ëd mësté” e l’attenzione rivolta dalla critica alla sua opera pittorica e grafica è oggi più che mai vivace. Gli storici dell’arte non hanno avuto finora disponibile per i loro studi se non il testo dei Ricordi e qualche frammento della corrispondenza. Le lettere del primo periodo romano (1819-1829) e del periodo milanese (1831-1844), durante i quali l’attività dell’Azeglio è quasi esclusivamente letteraria e artistica, erano fino ad oggi per la maggior parte inedite.

Alle molte lacune e alle vecchie imperfezioni hanno posto rimedio, per il periodo che va dal 1819 al 1856 i primi otto volumi usciti finora, che possono essere messi subito a disposizione di chi voglia sottoscrivere l’opera intera. Alle imperfezioni e lacune restanti attenderanno i volumi successivi che saranno via via pubblicati in un arco di tempo ragionevolmente breve.

L’Epistolario azegliano, frutto di un’imponente mole di lavoro, è curato da Georges Virlogeux, italianisant dell’Università di Aix-en-Provence, che ha censito, raccolto, ordinato, annotato l’intero materiale con filologica acribia e dedizione appassionata.

Il Centro Studi Piemontesi ha potuto affrontare un’opera di ricerca e editoriale tanto impegnativa anche grazie a un nucleo di sensibili sottoscrittori tra i quali accademici, imprenditori, cultori della storia e personalità del mondo culturale piemontese e italiano, affiancati da Biblioteche, Centri Studi e Istituti di Cultura, i cui nomi sono pubblicati nella Tabula gratulatoria con cui si apre ogni volume.

Dal volume IV l’Epistolario si pubblica col fondamentale sostegno della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”.

Mano a mano che si pubblicavano i volumi, nuovi studiosi, nuovi lettori, nuove Biblioteche pubbliche e Istituti di ricerca si sono affiancati con continuità ai sottoscrittori iniziali ed è parso doveroso segnalarne il sostegno a un lavoro tanto impegnativo e prezioso per lo studio e per una compiuta conoscenza della storia dell’Italia ottocentesca e dell’epopea risorgimentale integrando la Tabula gratulatoria, a partire dal volume IX che è in corso di stampa e uscirà nel primi mesi del 2016 per celebrare i 150 anni dalla morte del grande piemontese, anche con l’aggiunta dei loro nomi.

In occasione della integrazione, il Centro Studi Piemontesi ha deliberato di affiancare ai nomi dei benemeriti sottoscrittori sino ad oggi inclusi nella citata Tabula gratulatoria anteposta ai testi – a partire da volume IX e sino a compimento dell’opera – anche i nomi di coloro che, persone, biblioteche, istituti, acquisteranno al prezzo agevolato riservato ai prenotatori tutto quanto sin qui pubblicato (alle condizioni specificate in calce) o in corso di stampa e sottoscriveranno,  i successivi  in preparazione.

L’opera, distribuita in tutto il mondo, è schedata in molte delle principali Biblioteche, Università, Accademie al di qua e al di là degli Oceani.

d'azeglio firma1

Chi fosse interessato all’intero Epistolario può inviare urgentemente una mail con il nome cognome e città (es. Mario Rossi, Roma), da inserire nella Tabula gratulatoria, oltre a indirizzo e codice fiscale ai fini della spedizione di tutto il pubblicato e, non appena si renderà disponibile, anche dei volumi IX e X,

Volume I   (1819-1840). Pagg. LXXXV-533  (1987)       Volume II  (1841-1845). Pagg. XXVII-480  (1989) 
Volume III (1846-1847). Pagg. XXIX-601   (1992) 
Volume IV  (1°gennaio 1848 – 6 maggio 1849).Pagg. XLI-441 (1998) 
Volume V   (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849).Pagg. LI-551 (2002) 
Volume VI  (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851).Pagg. XLVII-591(2007)
Volume VII (19 settembre 1851-4 novembre 1852).Pagg. LVIII-490 (2010)
Volume VIII(4 novembre 1852 - 29 dicembre 1856).Pagg. LVI-590 (2013).

prezzo riservato ai prenotatori per i primi otto volumi: € 180,00
prezzo riservato ai prenotatori per il volume IX:  € 23,00

virlogeux

Georges Virlogeux, curatore dell’Epistolario azegliano

Professore onorario di letteratura e civiltà italiane nell’ Università di Aix-en-Provence.

Ha pubblicato vari saggi di argomento ottocentesco e d’ecdotica dei carteggi in riviste francesi e italiane come la “Revue des études italiennes” (Paris), la “Revue d’études romanes” (Aix-en-Provence), “Rassegna storica del Risorgimento” (Roma), “Studi Piemontesi” (Torino), “Annali  manzoniani” (Milano) o in Atti di convegni di studi internazionali (Aix-en-Provence 1981,1983,1984,1985,1987, 1989;  San Salvatore Monferrato 1983; Nantes 1984; Saluzzo 1990;  Lecco 1990; Cagliari 1992; Stresa 1993).

Il suo maggior contributo è stata ed è la raccolta, la cura e la pubblicazione, prevista in dodici volumi, di cui otto già editi, dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, per le edizioni del  Centro Studi Piemontesi di Torino.

È membro del Comitato Scientifico per l’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni, Socio Corrispondentedella Deputazione Subalpina di Storia Patria, Membro del Comitato Scientifico della rivista «Studi Piemontesi ».

Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

PERCHÈ D’AZEGLIO?

Il 20 novembre 1987, presentando a Torino il primo volume dell’ epistolario azegliano, io precorsi la curiosità del pubblico convenuto a Palazzo Carignano, riformulando la domanda ch’egli si poneva: come mai l’epistolario di Massimo d’Azeglio, la cui edizione si aspettava dal generale in capo dei risorgimentisti italiani, gli veniva ammannito da un ignoto gregario dell’italianismo francese. Gregario del resto sono rimasto, nel senso che non sono mai diventato uno storico del Risorgimento e sono tutt’ora un italianisant. Alberto Maria Ghisalberti, che lavorò per anni intorno all’ Azeglio, fu il miglior conoscitore del nostro. Ma fu come se l’epistolario fosse stato per lui insieme troppo e troppo poco. Troppo poco, perché la cura di un epistolario è una fatica da benedettino che sminuzza la materia e impedisce allo storico di spaziare in sintesi brillanti e intellettualmente eccitanti. Troppo, perché le molteplici responsabilità non gli lasciarono il tempo di occuparsene. E non lo fece. Io invece mi lasciai allettare da questa prospettiva di tempi lunghi, che permettono allo studioso di ripercorrere amorosamente, talvolta a misura di giornata, l’itinerario testuale e biografico del suo autore. Un acquerello giovanile di Massimo lo rappresenta in abito da pittore mentre antenati suoi lo guardano cipigliosi. Quando decisi di iniziare il lavoro, mi raffiguravo così, timoroso dello sguardo indagatore dei miei futuri colleghi italiani, e mi accontentavo di appropriarmi, con timore reverenziale, dei luoghi e dei personaggi che venivano prendendo corpo durante i miei brevi soggiorni torinesi. I portici di via Po, il palazzo di via d’Angennes, l’Accademia albertina furono le mete delle mie prime passeggiate. Le lettere, nella produzione azegliana, mi apparvero come un filo, non ancora ben tessuto, per scoprire personaggio, uomini e luoghi tutt’ insieme. Con la loro quantità e diversità, costituivano un piano di studio coerente e duraturo. Data la loro dispersione, dovetti poi spiemontizzarmi anch’io per andarne in cerca in altre provincie. Cercare e trovare in archivi pubblici e in biblioteche è certo una gioia, ma in archivi privati è occasione di contatti umani vari e preziosi. Esplorare questa fetta di storia e di geografia italiana, studiata a tavolino nell’ Università francese, creare collaborazioni fraterne e fiduciose, cercare e convincere un editore, stabilire con un imprevedibile pubblico legami di simpatia, di affetto, mi parve un’ambizione lodevole. Ecco perché mi sobbarcai. Mi resta un ultimo voto: veder morire Massimo d’Azeglio una seconda volta prima di me…

Georges Virlogeux

d'azeglio2

Il Centro Studi Piemontesi ricorda il 150° azegliano con due articoli già pubblicati in Studi Piemontesi”, dicembre 2015, vol. XLIV, fasc. 2:

Jean-Yves Frétigné (Université de Rouen-Normandie), Massimo d’Azeglio :un galantuomo face à la question d’Orient

Pierangelo GentileGeorges Virlogeux, L’ultimo viaggio di Re Carlo Alberto: inediti di Massimo d’Azeglio  dall’ archivio del Principe di Carignano

con la pubblicazione del volume IX dell’Epistolario

e con una serie di iniziative in programma nell’intero arco dell’anno 2016

Il Repertorio Etimologico Piemontese su “La Stampa”

beccaria

Il linguista Gianluigi Beccaria parla del Repertorio Etimologico Piemontese in un ampio articolo pubblicato su “La Stampa” del 6 gennaio 2016.

QUI si può leggere l’articolo, completato da una breve video-intervista.

Il Repertorio Etimologico Piemontese è in vendita al Centro Studi Piemontesi. Prezzo di copertina e 110. Per informazioni: 011/537486 – info@studipiemontesi.it

Addio a Valerio Zanone

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis saluta con commozione e riconoscenza il Senatore Valerio Zanone, e ricorda l’intensa collaborazione di anni belli e fruttuosi con la Fondazione Filippo Burzio e l’Associazione dei Piemontesi a Roma da lui presiedute con passione piemontese e visione europea.