Siboni, un’antica famiglia tra Piemonte e Lombardia

Lunedì 3 aprile 2017 ore 18.00

Giorgio Federico Siboni
Enrico Genta Ternavasio
Gustavo Mola di Nomaglio

dialogano intorno al libro

Appunti di storia famigliare

Leone Editore, Milano, con la collaborazione del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

 siboni

Storia e vicende di una famiglia – i Siboni – che affondano le loro radici in Chieri e Asti dalla metà del XIII secolo, partecipando attivamente alle vicende politiche, diplomatiche e finanziarie dei due Comuni medievali in stretto rapporto con la feudalità e le casate che si succedono nel tempo sul territorio: i marchesi di Saluzzo, gli Angiò, i Savoia e i Gonzaga. Con la crisi del circuito monferrino, agli albori della Età moderna, la famiglia prenderà poi stabilmente la via della Lombardia. Non un saggio di storia stricto sensu, ma una serie di piccole storie di persone: uomini e donne, progenie emblematica dei mutamenti epocali e delle inossidabili persistenze che legano e liberano i componenti di una stessa parentela. In questo volutamente breve compendio si incontreranno, spesso solo fugacemente, non una galleria di ritratti quanto, piuttosto, i protagonisti di scelte precipue, ciò anche a evidenziare come il singolo, anziché il gruppo-famiglia, divenga passo dopo passo il soggetto – pure per sé stesso – delle strategie organizzative famigliari. Completano il quadro storico complessivamente descritto un approfondimento sulle più vicine parentele materne dell’autore, dall’Ottocento a oggi, e una nota sui documenti dell’archivio famigliare recuperati dopo le dispersioni dovute all’ultimo conflitto mondiale.

Giorgio Federico Siboni: Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano, è socio e collaboratore del Centro Studi Piemontesi. Consigliere direttivo della Società Dalmata di Storia Patria di Venezia, è membro del consiglio scientifico operativo del Centro documentazione Residenze Reali Lombarde

Enrico Genta Ternavasio: Università degli Studi di Torino

Gustavo Mola di Nomaglio: Centro Studi Piemontesi

 

Premio Costantino Nigra 2018

nigraIl Comune di Castellamonte, il Comune di Castelnuovo Nigra, l’Associazione Culturale Costantino Nigra, il Centro Studi Costantino Nigra, l’Associazione Nazionale Diplomatici “Costantino Nigra” bandiscono le seconda edizione del

Nuovo Premio Costantino Nigra

per ricordare, soprattutto ai giovani, un protagonista del Risorgimento, Ambasciatore d’Italia nelle principali corti europee, Grande Ufficiale dello Stato, Senatore del Regno d’Italia, uomo di grande cultura e umanità.

Il Premio Costantino Nigra 2018 è riservato a giovani di età non superiore a 35 anni, nati e/o residenti in un paese dell’Unione Europea, che abbiano redatto uno studio o una ricerca per una di queste categorie:

Storia del Risorgimentoricerca inedita di 20/30 cartelle su fatti o avvenimenti del Risorgimento direttamente collegati alla figura del Nigra.

Le radici canavesane di Costantino Nigra: studio di 10/15 cartelle su Costantino Nigra studente.

Premio Loredana Agnetis Longo: ricerca di 10/15 cartelle sui rapporti tra Costantino Nigra e l’Imperatrice Eugenia di Francia.

Premio alla Memoria: oggetto simbolico in ceramica di Castellamonte

scarica il bando

Per informazioni:

biblioteca@comune.castellamonte.to.it

faroalto2@yahoo.com     –         eyverret@tin.it

 

 

Incisioni rupestri a Usseglio

Lunedì 27 marzo 2017 ore 18

Daniela Berta,  Andrea Arcà,  Francesco Rubat Borel

dialogano intorno al libro

Roccia dei Giochi. Roccia di Giove

Un masso inciso tra preistoria ed età moderna a Usseglio

Pubblicato dal Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio

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Quaderno del Museo Civico “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio centrato sul Ròch dij Gieugh, un’ampia roccia a 1675 metri di quota sul versante volto a ponente che sovrasta la frazione Andriera di Usseglio. Dopo che Stefania Ratto e Francesco Rubat Borel tracciano un panorama delle testimonianze archeologiche presenti a Usseglio e nella Valle di Viù, Andrea Arcà e Angelo Fossati offrono una descrizione del masso raffrontando le incisioni con altre testimonianze dell’arte rupestre alpina. Giovanni Mennella esamina alcuni particolari che possono far pensare ad una dedica, in età romana, del masso e del suo insieme figurativo a Giove. Massimo Vidale, Luca Bondioli e Francesco Rubat Borel trattano dei casi delle anime di defunti dei ghiacciai della Lera e della Rossa e dei resti umani della Cresta Rossa sul Rocciamelone. Silvia Re Fiorentin propone alcune schede sui toponimi della frazione Andriera. In appendice un profilo di Don Natalino Drappero (1919-1980) parroco di Usseglio dal 1964: cultore di storia locale, il primo a segnalare il Ròch.

Daniela Berta: Direttore Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio

Andrea Arcà: Università di Pisa – Dottorato in Scienze dell’Antichità e Archeologia

Francesco Rubat Borel: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, già direttore del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, Roma

 

 

Moncalieri e il suo territorio visti da Clemente Rovere

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SGUARDI SU MONCALIERI

Incontri per conoscere la città e il suo territorio

 

Giovedì 23 marzo ore 17,30

Biblioteca Civica “A. Arduino” – Via Cavour, 31 – Moncalieri

 dopo il Saluto dell’Assessore alla Cultura Città di Moncalieri Laura Pompeo

Gian Savino Pene Vidari

Presidente Deputazione Subalpina di Storia Patria

parlerà di

Moncalieri e il suo territorio nello sguardo di Clemente Rovere

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Prosegue presso la Biblioteca civica A. Arduino di Moncalieri il ciclo di conferenze dal titolo “Sguardi su Moncalieri – Incontri per conoscere la città e il suo territorio”. Il Centro Studi Piemontesi, in accordo con l’Assessorato per la Cultura e in collaborazione con la Cooperativa Culturalpe, organizza e promuove la  conferenza dal titolo “Moncalieri e il suo territorio nello sguardo di Clemente Rovere” di Gian Savino Pene Vidari.

Professore emerito di Storia del diritto presso l’Università degli Studi di Torino, oggi presidente della Deputazione Subalpina di Storia Patria, presenterà  immagini di Moncalieri e dei dintorni disegnate da Clemente Rovere nell’Ottocento: si deve, infatti, a questo funzionario dell’amministrazione di casa Savoia forse la più completa e interessante raccolta di tavole del Piemonte, disegnate con stile attento e corredate di importanti informazioni, di carattere artistico e storico. Questa sarà l’occasione per rivedere antichi scorci di Moncalieri e ripercorrere momenti importanti della sua storia passata.

I valori del paesaggio, del territorio e dell’eredità culturale: con gli incontri, ideati in collaborazione tra l’Assessorato alla Cultura della Città di Moncalieri, la Biblioteca  e il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis di Torino, si intraprende  il cammino attraverso la storia e le storie di Moncalieri e del suo territorio, per aprire nuovi “Sguardi su Moncalieri”, volti ad approfondire i temi legati all’identità territoriale, nella consapevolezza che è importante il riferimento alle comuni radici per rinsaldare il senso di appartenenza e di radicamento alla comunità.

“Il ciclo di conferenze su Moncalieri vista con gli occhi di vari esperti  (ciclo che immaginiamo possa continuare nel lungo periodo) – afferma l’ Assessore Laura Pompeo – si inserisce nel grande progetto di valorizzazione del territorio su cui stiamo lavorando dall’inizio del nostro mandato (e sul quale abbiamo vinto anche un bando della Compagnia di San Paolo). Ciò a partire dalla definizione di alcuni assi tematici prioritari, consolidando e implementando un unico grande bacino (valorizzazione Castello, centro storico, fiume, verde e collina,  ecc….).  Nel quadro della Città Metropolitana sembra infatti opportuno che, soprattutto ora, Moncalieri possa distinguersi per specifici valori di immagine, per attività culturali innovative e per la promozione del paesaggio, in modo tale da incentivare la qualità del territorio e della vita dei cittadini. Inoltre,  dal 2016, si sono rafforzate le collaborazioni con diverse realtà del territorio (Centro Studi Piemontesi, Liceo Majorana, Unitre, ecc.), proprio per dare maggior radicamento alla biblioteca.Per questo abbiamo pensato che fossero proprio le Istituzioni ideali, dati l’esperienza, la competenza e il talento, per costruire insieme tale iniziativa”.

biblioteca arduino

comune Moncalieri

 

 

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Giornata Mondiale della Poesia 21 marzo 2017

Il Centro Studi Piemontesi p1

Ca dë Studi Piemontèis 

per la

Giornata Mondiale della Poesia 

21 marzo 2017

 Pcita antologìa piemontèisa  Piccola antologia piemontese soagnà da / a cura di Albina Malerba

 

 

EDOARDO IGNAZIO CALVO (1773-1804)

Fàula X

Ël balon volant e le grùe

Un gròss balon volant ch’s’era elevà

an aria con un ton ‘d magnificensa,

incontra un vòli ‘d grùe për la stra;

 

chiel-sì, gonfi ‘d se stess, dla soa presensa,

pensand d’essi padron dël cel, dij vent,

a-j ha ciamje tute a l’ubidiensa,

 

disendje:-E voi, chi seve? E che ardiment

d’avnime an paradis sëcché la glòria,

d’andé così spasgiand mè apartement?

 

I veuj pì nen sufrì sta vòstra bòria,

e voi, s’pretende ancor d’aussé ‘l cachèt,

pensé ch’i peuss fiacheve la sicòria.-

 

Le grùe sentiend lò, pien-e ‘d dispet

a-j han rispòst:-E voi, che bestia seve?

Chi ‘v ha portave sì, l’é-lo ‘l folèt?

 

Përchè ch’j’aspete ancheuj mach a mostreve?

D’alora ch’noi i vnoma su da sì,

e pur n’é mai rivane d’incontreve!-

 

A-j replica ‘l balon: – Adess a mì!

Ghèra, ch’i vad a feve na bignëtta!

Partì gheusaja, presto! Eve capì?-

 

Ma disend lò ‘s dëstaca la s-cionfëtta,

dont a-i era ‘l feu sot, e’l gran balon

a l’é restà rupì giust com ‘n erbëtta.

 

calvo
Ritratto del medico Edoardo Ignazio Calvo, poeta civile del Piemonte. Torino, Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

Sta fàvola a veul dì ch’ha son ‘d mincion

coj taj ch’a son ‘d subrich e ‘s levo an aria

përchè ch’a son guarnì ‘d piume ‘d pavon;

 

venta pensé che ‘d vòlte ‘l vent a varia,

e coj ch’a son  son mach gonfi a fòrsa ‘d fum,

se a-j càpita na bisa un pò contraria,

 

a perdo ‘l feu da sot, e sò volum.

Dal volume E.I.  Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, edizione del bicentenario a cura di Gianrenzo P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1973.

 

NINO COSTA  (1886-1945)

Rassa Nostran-a

Ai Piemontèis ch’a travajo fòra d’Italia

 

Nella sua omelia in piazza Vittorio a Torino Papa Francesco ha citato in italiano, con commozione, i versi di una poesia in lingua piemontese di Nino Costa, che sappiamo essergli particolarmente cara. Ecco il testo integrale in piemontese.

Dritt e sincer, còsa ch’a son, a smìo:

teste quadre, polss ferm e fidigh san:

a parlo pòch, ma a san còsa ch’a dìo:

bele ch’a marcio adasi, a van lontan.

 

Saraié, murador e sternighin,

mineur e campagnin, saron e fré:

s’ai pias gargarisé quaich bota ‘d vin,

j’é gnun ch’ai bagna ‘l nas për travaié.

 

Gent ch’a mërcanda nen temp e sudor:

– rassa nostran-a libera e testarda –

tut ël mond a conòss chi ch’a son lor

e, quand ch’a passo… tut ël mond ai goarda:

 

“Biond canavsan con j’euj color dël cel,

robust e fier parei dij sò castei.

Montagnard valdostan dai nerv d’assel,

mascc ëd val Susa dur come ‘d martei.

 

Facie dle Langhe, robie d’alegrìa,

fërlingòtt dës-ciolà dij pian verslèis,

e bielèis trafigon pien d’energìa

che për conòssje ai va set ani e ‘n meis.

 

costa
Il monumento al poeta Nino Costa al Valentino, Torino (particolare)

Gent ëd Coni: passienta e ‘n pò dasianta

ch’a l’ha le scarpe gròsse e ‘l servel fin,

e gent monfrin-a che, parland, a canta,

ch’a mossa, a fris, a beuj… come ij sò vin.

 

Tut ël Piemont ch’a va cerchesse ‘l pan,

tut ël Piemont con soa parlada fiera

che ‘nt le bataje dël travaj uman

a ten auta la front… e la bandiera”.

 

O bionde ‘d gran, pianure dl’Argentin-a

“fazende” dël Brasil perse ‘n campagna,

i sente mai passé n’ ”aria” monfrin-a

o ‘l ritornel d’una canson ‘d montagna?

 

Mine dla Fransa, mine dl’Alemagna

ch’ël fum a sercia ‘n gir parei ‘d na frangia,

vojautre i peule dì s’as lo guadagna,

nòstr ovrié, col tòch ëd pan ch’a mangia.

 

Quaich vòta a torno e ij sòld vansà ‘d bon giust

ai rendo ‘n ciabotin o ‘n tòch ëd tèra

e ‘nlora a ‘nlevo le soe fiëtte ‘d sust

e ij fiolastron ch’a l’han vinciù la guèra.

 

Ma ‘l pì dle vòlte na stagion përdùa

o na frev o ‘n maleur dël sò mësté

a j’anciòda ‘nt na tomba patanua

spersa ‘nt un camposanto foresté.*

*L’ Autore allude al padre, come lui “biond canavsan con j’euj color dël cel”, morto oltre oceano in emigrazione.

Dalla raccolta Sal e peiver, Torino, ©Viglongo, 1998 (10° edizione). L’intera opera poetica di NINO COSTA è pubblicata da Viglongo in edizioni ricondotte agli originali, con presentazioni di A. Viglongo

 

PININ PACT (1899-1964)

Am basta na fnestra…

Am basta na fnestra

përché ant ël cel

l’ànima mia

as perda.

Ant l’ària…

Ant l’ària

l’é un sofi

ëd lus

che an sla rama

a l’improvis

a tërmola

e ‘l cel

su soa grassia

as anchin-a.

Ant la neuit… 

it penso

coma un ciàir

che mia man

a rez.

Toa man… 

pacot
Monumento al poeta Pinin Pacòt ai Giardini Cavour, TorinoAnt la neuitToa man

na feuja

legera

che as pòsa

e pa ancora tranquila

a frisson-a

për tèra.

An tò sguard…

An tò sguard

spali ‘d nivole

as piega ‘l beussiel

su na colin-a

vërda lontan-a

che as drissa ciàira

dài mè ani masna.

Tënnre le feuje…

Tënnre le feuje dj’orm

sël verd pi scur dij pin

e la lus che a filtra

tra ij ricam

dle rame legere

e ‘l cheur che a nija

ant l’ària

s’avisca an cel na nivola

solitària.

 

I strenzo ‘l ricòrd…

I strenzo ‘l ricòrd

ëd ti

ant ël creus ëd mia man

e so calor l’è doss

che squasi i lo scoto

coma un bësbij ant lë sangh

ma se i deurbo la man

am ampiniss ël cel

con ël bate ‘d soe ale.

Tò pensé…

Tò pensé

am anvlupa

i biàuto

ant una ciàira

eva corìa.

Dal volume: Pinin Pacòt, Poesìe e pàgine ‘d pròsa, ristampa anastatica dell’edizione del 1967, prefazione di Gustavo Buratti, con l’aggiunta a postafazione di un ritratto critico di Riccardo Massano, Pinin pacòt artista e poeta. Nuova ristampa nel centenario della nascita del poeta a cura di Renzo Gandolfo e Albina Malerba, Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 2000.

 

LUIGI OLIVERO  (1909-1996)

“Maalesh”  * “in arabo: rassegnazione, pazienza”.

  Tut a comensa e peuj

tut a finìss. L’ancheuj

a l’è ‘l tramont ëd ier

e già l’alba ‘d doman:

gnente che un buf leger

tra le palme ‘d doe man.

 

E tut passa e a passrà.

Mai gnente a rësterà.

Tut a nass e as dësbela

për fiorì, dësfiorì:

na carëssa ‘d piasì.un dolor a scancela

 

olivero
Luigi Olivero nella sua casa di Roma (Foto di A. Malerba)

Gnente ch’a dura al mond:

Tut nija ant ël profond.

Come a meuiro ij soris,

come a meuiro ij maleur,

ij cambrada e ij nemis

a meuiro ant ël mè coeur.

 

Chërde ant l’eternità

Quand as viv na giornà?

Chërde ant ij seugn d’amor

Quand a së spèrdo al vent?…

Lasseme indiferent

– sensa ni rij, ni pior –

gòde ‘l sol splendrïent

–          e la lun-a d’argent.

 

BIANCA DORATO (1933 – 2007)

 Lassé ch’i dreuma

Lassé ch’i dreuma

përchè mach ant ël seugn

mi i peuss andé

a le leuve damont

e argaleme ‘nt l’arcòrd

 

Dnans a mè passdorato

mistà ‘d lus a fiorìo

tut am parlava

con paròle sacrà

 

Mach pì ant ël seugn

dnans a mi montagne

àute mi i vëddo

-dnans a mi muraje

candie ‘d fiòca nuvissa

 

Come an revada

pianà ‘d ciairor i lasso

-a l’é tant dossa

costa pass d’andurmìa

(ciuto pen-e e dolor)

 

Lassé ch’i dreuma

la gòj a l’é për mi

ancora e ancora

dré dla seuja dël seugn

 

Ora e sempe am traversa

 

GIANRENZO P. CLIVIO

(Torino 18 gennaio1942 – Toronto, Canada, 22 gennaio 2006)

Un di marcc-rai da sol

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera

e a smija ch’at mossa an drinta ‘l vin brulé:

a ti ch’it fure ‘l mè pi car amis

l’é tuta dverta com ëdnans a Dé

mia ànima d’ancheuj!

Goblòt ëd branda costa sèira:

minca na stissa a l’é na gran-a

passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,

ùltima gòj, contradansa e contraltar,

dongion d’una speransa!, për voi,

òmini moch, ch’i marce an trantoland,

parej dij cioch…

                   It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!

                   Ti ‘t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche béstie an sle colin-e, òmini

pòchi – tuti gris – apres la slòira a la matin d’otugn;

e pra d’erbass, ronze e gratacui, e nen na man da deje feu.

Drocheri ‘d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,

sle piasse dij pais vej sensa giovo,

e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:

tèra che tò abandon, ross, it piores ant ël sangh

ëd j’arovej a mass s’ij vataron baross.

Sensa can ch’a baulo, cassin-e langareule:

èire canavsan-e, sensa masnà ch’a gieugo.

Ёl tòr noviss monta pi nen la vaca

a la stagion dl’amor!

Ahidé! A l’é ben l’ora dj’ànime bastarde

ch’an anciarmo parej dle serp oslere:

slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,

e ant ël vent pa dle nòstre, le paròle:

                   It làudo, ò Fort, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!

                   Ti ‘t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.

L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ‘d ràbia

a l’é drocà. Parej ëd na carëssa.

Fin-a l’eva dël baciass smiava bastarda.

J’òmini strach an fons dla val,

piturà le fomne, fumeria nèira paress ch’a dagna,

an sla toa trun-a, ò fier Piemont,

ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.

A bacaja ‘l fumlam, le masnà a uco.

Lassù, gnanca pi n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, o vin monfrin,

                   it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!

                   Ti’t sèi ra mimòria, l’ùltima, dra mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol

sla tèra piemontèisa, an mes

a gent strangera e a fieuj dësradisà:

venturand i passrai torna, com un neuv Gianpetadé,

për le colin-e dël Monfrà, ant un’ària nissa,

e an sla piassa dël mërcà ‘d minca pais

ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,

con la facia amblëttà am faran dë svergne.

I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:

ma i seu franch ben che un dì marcc-reu da sol

sla tèra piemontèisa.

 

Për ij cit 

Le buateclivio

Catlinin l’ha na buata

ch’a l’é bela pèj ‘d na gata.

As la buta an sò letin,

però prima a-j dà un basin.

 

Sta citin-a a l’ha ’d buate

ch’a son pròpe gnente mate.

Ansi chila a-j veul tant bin

e as je ten sempe davzin.

LA BAMBOLA.  Caterinetta ha una bambola che è bella come una gatta.  Se la mette nel suo lettino, però prim le dà un bacino.  Questa bambina ha delle bambole che non sono proprio per gnente matte.  Anzi lei gli vuole tanto bene e se le tiene sempre vicino.

 

Ël negòssi dle dësmore

An giojera a-i é un trenin

ch’a l’é pròpe tan carin.

A fà marcia anans e andré,

basta ‘1 véder ësgnaché.

Peui an drinta a-i son ’d binari

e dë scambi feroviari,

ëd vagon ch’a pòrto ‘1 gran

e ‘d vagon fin ch’a-i na van.

Toca pa con cola man!

A-i son cò ‘d locomotive,

bele tant ch’a smijo vive.

A-i é ‘1 tènder co’l carbon

e ‘d dësmore co’ij boton.

Medeòt veul un vagon,

Miclinòt veul na stassion.

Sò papà, ch’a l’é tant brav,

ved un treno su na trav

che për parte a-i va na ciav.

Medeòt a veul caté

un bel treno për giughé.

Sò papà a dev paghé

e peui torna travajé.

IL NEGOZIO DI GIOCATTOLI.  In vetrina c’è un trenino che è proprio tanto carino.  Fa marcia avanti e indietro, basta il vetro schiacciare.  Poi dentro ci sono dei binari e degli scambi ferroviari, dei vagoni che portano il grano e dei vagoni finché ce ne vogliono.  Non toccare con quella mano!  Ci sono anche delle locomotive, belle tanto che sembrano vive.  C’è il tender con il carbone e dei giocattoli con i bottoni.  Medeolino vuole un vagone, Michelino vuole una stazione.  Il loro papà, che è tanto bravo, vede un treno sopra un trave che per partire ci vuole una chiave.  Medeolino vuol comprare un bel treno per giocare.  Il loro papà deve pagare e poi di nuovo lavorare.

Dal volume: Gianrenzo P. Clivio, Trenin, dësmore e buate, poesiòte piemontèise pr’ij cit, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2001.

 

ATTILIO SPALDO (1914-1997)

 Sèira turinèisa

Sèira grisa d’invern che tut a nija

drinta la nebia: a marcia a testa bassa

bin pòca gent e a va coma sburdìa

ant l’ombra còtia che d’antorn la fassa.

 

Son euj ëd luv, che silensios a sghija,

le lus d’un àuto, e a smijo a na ramassa

ij branch d’un erbo, ant ël pugn sèch, ’d na strija.

Sul cheur as pòsa coma un vel ëd giassa.

 

Ma da quàich part, chissà da ’ndova, a ven,

bin conossù, un profum pròpe nostran,

spaldo
Attilio Spaldo con Camillo Brero

dësvié n’onda d’arcòrd e d’alegrìa.

 

Scòla, teatro, primi amor: seren

e bej j’ero coj di già tant lontan:

profum dle “brusatà”, che ’d poesìa!

 

TAVO BURAT (1932-2009)

 Piemontèis che mi son

Dabon mi i l’hai nen d’àutre soste

da fòra dal mond ëd mia lenga.

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Mi i l’hai gnente d’àutr da difende

mach ës lagh ëd laità bujenta

coma na colobia sarvaja

che d’andrin e fòra am nuriss.

 

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Gnun d’àutri drapò d’andeje dapressburat

che coste paròle ‘d rista tròp dura

bagnà tëssùa con la mia saliva

e che a quata a j’euj mè còrp patanù.

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Tuta la resta a l’é mach d’anviron.

Piemontese ch’io sono. Certo non ho altro rifugio / fuori dal mondo della mia lingua. / Il piemontese è il mio paese. / non ho altro da difendere / soltanto questo lago di siero bollente / come una selvaggia mistura per animali / che dentro e fuori mi nutre. // Nessun altra bandiera da seguire / che queste parole di canapa troppo rigida / inumidita tessuta con la mia slaiva / e che agli occhi cela il mio corpo nudo. / Il piemontese è il mio paese. / Tutto il resto è soltanto dintorni.

Dal volume: Tavo Burat, Poesìe, introduzione di Sergio M. Gilardino, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2008.

 

CARLO REGIS  (1929-2017)

Ciò frust

Son butàme a tnì da cont

ij ciò frust

risurènt ò lustr

stòrt ò drit

sensa testa

con la ponta manòcia

ò la gamba da cesa

con lë snoj dobià.

 

Al moment bonregis

ij long son tròp curt

ij curt son tròp longh

ij cit son tròp gròss

ij gròss bajo ’nt ël ghèrb,

e còs a-i resta

al prim crèp ëd martél

pèrda la testa.

………………

Lo seu,

sèrvo manch a fé feu

ant ël potagé

ò ’l verdaram për le vis;

ma mi

– tornidor ëd lun-e –

i n’heu tanti.

 

CAMILLO BRERO

 La nòstra bela lenga piemontèisa

Quand che ij fieuj e j’anvod

parleran pi la nòstra bela lenga piemonteìsa

‘dcò le muraje a ‘rfaceran “Vergògna”

ai savant e ai potent ch’a l’han baratala

–         la nòstra bela langa piemontèisa –

con tranta ‘dné e ‘1 giov dla lenga dj’àutri.

 

Quand che i fieuj e j’anvod parleran pi

la nòstra bela lenga piemontèísa

– e noi e ij Grand saroma arson lontan

d’una vos dròla ‘d na cossiensa veja

ij dàir, le pere, ij ròch la parleran

la nòstra bela lenga piemontèisa,

j’eve dij nòstri fium la canteran

la nòstra bela lenga píemontèisa,

 

la lòsna e ‘1 tron a la diran sle nìvole

la nòstra bela lenga piemontèísa,

ël vent la crijerà tra la tempesta

la nòstra bela lenga piemontèisa,

la lun-a ëd neuit la confidrà a le faje

le nòstra bela lenga piemontèisa,

ëd di a risplenderà ant la lus dël sol

la nòstra bela lenga piemontèísa.

 

La nòstra bela lenga píemontèsa

tradìa e dismentià,

la nòstra bela lenga piemontèisa.

Oh, mia bela lega piemontèisa

che ant ël mè sangh it vive!

 

GIOVANNI TESIO

 Sonèt LXXVII

Poesìa a viv – inùtil – da sola

e a sta daspërchila, gnun-e pietà,

s’a basta subiela e chila, paròla,

sla canta e a t’ëncanta com na mistà.

 

L’é pa la rason ch’a peussa ferila

përchè ‘n gir arson-a sensa dì gnente.

Essend n’armonìa ‘ntoca sentila

s’a l’é ‘n tël silensi ch’as fassa sente.

 

A-i é pa ‘d motiv ‘d romp-la ‘n quat tòch

come s’angigno ij cacàm pì fabiòch

che peuj a la fin combin-o bin pòch.

 

La cita lession ch’i peussa mai fé

a l’é un-a sola: ‘d lassesse ‘ndé

për fé mës-cëtta dël cheur e dël pré.

La poesia vive – inutile – da sola/ e sta da sola, nessuna pietà,/ se basta fischiettarla e lei, parola,/ se la canta e ti incanta come un’immagine.// La ragione non può ferirla/ perché lei intorno risuona senza dire niente./ Essendo un’armonia bisogna sentirla/ se è nel silenzio che si faccia sentire.// Non ci sono motivi si romperla in quattro pezzi/ come s’ingegnano di fare i sapienti più sciocchi/ che poi alla fine combinano ben poco.// La piccola lezione che possa fai fare/ è una sola: di lasciarsi andare/ per rimescolare il cuore e il ventriglio.

Dal volume : Giovanni Tesio, Stantesèt sonèt, prefazione di Lorenzo Mondo, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. 2015.

 

REMIGIO BERTOLINO

Ënvern

Ënvern,

temp da armita.

Pèi   ̉d n’ancioa

im no stògn

ënt la cusin-a.

La truta dla lun-a

a mòrda la riso dël frà…

 

Peu,

rissorà ënt ij lënseu,

i scot

ij giari ch’i balo sle slure,

patate ch’i ròlo

ën fada a l’eternità.

 

BARBAFIORE     [Domenico Boetti]

Vita

Le lacrime ëndrugio la tèra

ij soris torno a fela fiorì

Il mio epitaffio 

Passava da sì…

L’amor

L’amor o l’é

un virus

se o riva al cheur

soma panà

Arcancel

Ël cel fa

la roa

Longaaa…

Un apostolo dopo la risurrezione di Cristo

J’heu sempe dilo

che Chel-lì

o j’ava na marcia ën pì

Solitudine

I son fame un fax….

 

SERGIO NOTARIO   [Giari Tre Nos]

 Un gognin e na Comëtta

[…]

Ma jer matin,

guardand ant ël giornal,

am s’é slargasse ’l cheur

a l’improvis!

Bele là, an cole tère

andoa ij masnà

a conòsso mach la gramissia,

i l’hai vist na maravija,

coma na mascarìa ’d na faja

che ’l cheur t’arpata.

Arlongh la stra batùa,

antërmes ai soldà

a ai chèr armà,

un gognin

con un gramissel ëd fil

ch’a corìa, pa sbaruà,

ant ël cel bleu

a sonavo baudëtta

ël giàun limon e ’l ross feu

dla soa bela Comëtta.

 

GIUSEPPE GORIA

 Ël temp  e le còse

Ël temp drinta le còse ampërzonà

at vàita sot la mascra dël present,

prisma ch’a brila al top e a l’é lusent

ëd ciàir ch’a l’é dl’antan ch’as é giassà.

 

Quars e cristaj ’d milanta e pì color

o giajolà com ij milèis ëd di,

ij raj a fan dongion strenzend sesì

n’àmen che se dolor ’t sas pa o folor.

 

’Nt la sfera dël mascon, mistà ch’a reva,

col temp passà, sla broa dël creus dl’abim

’s ëspòrz com un relit ch sl’onda ’s leva

 

e da l’argorgh dël temp marì ch’a ’rbeuj

’t eufr un nen-temp, un déjà-vu, un maisin

ëd lòn ch’a l’é stàit jer, ma a viv ancheuj.

 

ultima

 

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per la Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2017

Lalla Romano, il ritorno di una grande scrittrice

Lunedì 20 marzo 2017, ore 18

Incontro con

Ezio Quarantelli – Antonio Ria- Giovanni Tesio

Lalla Romano:

il ritorno di una grande scrittrice

in collaborazione con le Edizioni Lindau

e l’Associazione Amici di Lalla Romano

lalla

«Ci sono ritorni e ritorni, ma per una maestra di ritorni come Lalla Romano, il ritorno a Torino di alcuni suoi romanzi assume un significato plurimo. È stata Lindau a cogliere l’occasione e ad assumersi il compito di rimettere in circolo qualche titolo che mancava da tempo.

I titoli pubblicati finora sono L’ospite e Inseparabile, ma già si prepara la pubblicazione del dittico Un caso di coscienza e Ho sognato l’Ospedale, e in prospettiva la riproposta del gioiello di Pralève, prima di passare all’impegnativa pubblicazione dell’intera opera poetica. Questi i titoli programmati. Questo il progetto. In ogni caso e comunque stiano le cose, la domanda che ci siamo posti è: perché Lalla Romano? A cui possiamo rispondere molto semplicemente: perché Lalla Romano (1906-2001) è una delle più importanti figure del nostro secondo Novecento letterario.

Che sia prosa, che sia poesia, a fare stile è sempre un moto costante di passione lucidamente in cerca della parola che (con spietata e anche umoristica pietà) trasfigura le cose in emblemi e poeticamente converte ogni cosa che la scrittrice incontra in un classico «altrove» in cui siamo trasportati dalla sua scrittura»

Ezio Quarantelli: Direttore editoriale Edizioni Lindau

Antonio Ria: Presidente Centro Studi Lalla Romano, Vicepresidente Associazione Amici di Lalla Romano

Giovanni Tesio: Filologo e critico letterario, Comitato Scientifico del Centro Studi Piemontesi

 

Ricordo di Renzo Gandolfo (1900-1987) a trent’anni dalla morte

Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, l’associazione che aveva fondato nel 1969, che si sta preparando al giro di boa dei primi cinquant’anni di presenza sulla scena culturale piemontese e internazionale.

Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto
Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto

Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900, e a cent’anni dalla nascita Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallela a due altri illustri piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.

«Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale d’intitolazione – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità”. Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera   hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro».  «Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica… Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari….. E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno […] a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese».

Il Piemonte e la sua eredità di lingue e di cultura colte nel respiro europeo della propria vocazione autentica, senza chiusure, senza municipalismi di sorta, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo. Filosofo per formazione (si laurea nell’Ateneo torinese  con Erminio Juvalta, discutendo una tesi  che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale), classico per sensibilità, liberale per tradizione famigliare e per ispirazione, manager per  esigenze di vita, ha  coltivato da sempre il  convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una comunità.

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Renzo Gandolfo a Roma con Luigi Einaudi e Giuseppe Pella

Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del  giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento   nel 1961.

Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli
Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli

Durante il soggiorno romano, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica, da Giuseppe Pella. Gandolfo, che ne era l’anima e il regista, ricoprì sempre soltanto la carica di Vice Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella  Prefazione  al suo monumentale lavoro su  Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza,  ricordasse come «La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa  di Roma»  e indicasse in Gandolfo  il committente e l’ispiratore: «A Renzo Gandolfo in particolare sento  di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei  pensieri e delle  idee».

Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza
Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia, ristabilendovisi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese.

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’”esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea

È il 1969. Su queste premesse,alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. «Gandolfo – scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: …Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta».

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, come già detto,  manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario  costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: «…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva» (R. Gandolfo, Conoscenza  – e coscienza – attuale del passato piemontese, conferenza tenuta al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicata nella rivista “Studi Piemontesi”, 2, XIII, 1984).

Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini
Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi nei quasi cinquant’anni di instancabile dedizione alla “sua” Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto nella scia da lui tracciata, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificata nel nome delle strade. Che  il nome  di Renzo Gandolfo  resti inciso nella toponomastica del centro di Torino ci  richiama  al  senso di continuità  e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: «La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj»(la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, lo dobbiamo consegnare ai nostri figli).

Renzo Gandolfo in via Revel 15
Renzo Gandolfo in via Revel 15

E il lavoro, nelle aperte stanze di Via Revel 15, continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati da Renzo Gandolfo: gli anni che vanno dal 2017 al 2019 per il Centro Studi Piemontesi rappresentano il periodo di preparazione per andare incontro, con alcuni obiettivi raggiunti, all’appuntamento nel 2019 con i 50 anni di attività, seguendo un principio che riteniamo fondamentale: rinnovare conservando, rinnovare nella continuità. La scommessa avviata in questi anni di «governare» un progressivo rinnovamento nella «conservazione» dei principi e valori fondamentali che portarono alla fondazione dell’Istituto nel 1969. Dal 2015 si sono registrati – dopo alcuni anni di difficoltà – importanti segnali positivi sia sul versante dell’attività, sempre più diversificata nell’offerta, senza rinunciare alla qualità; sia sul versante del coinvolgimento di nuovi soggetti, altri enti o istituzioni che operano sul territorio, nuovi collaboratori, nuovi Soci, nuovi pubblici ed utenze, che contribuiscono via via al rinnovamento generazionale dell’Associazione, garantendone la continuità e un costante aggiornamento.

Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 13 marzo 2017                                                         Albina Malerba

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Il REP un anno dopo

Lunedì 13 marzo 2017 ore 18

Incontro con

Anna Cornagliotti

Direttore scientifico del Repertorio Etimologico Piemontese

 e

Laura Parnigoni

del Comitato di redazione REP

Il REP un anno dopo. Giochi di parole

 

REP_ROSSO

Il 7 marzo 2016 nell’Aula Magna della Cavallerizza, gremita di pubblico,  veniva ufficialmente presentato al pubblico il Repertorio Etimologico Piemontese – REP

il monumentale    “vocabolario” di grande formato di oltre 1.000 pagine che documenta la storia delle parole piemontesi dalla loro prima apparizione, con la ricerca dell’etimo, la registrazione delle varianti fonetiche e morfologiche e l’indicazione dei significati registrati fino a oggi. Direzione Scientifica Anna Cornagliotti.  Redattori: Luca Bellone, Anna Cerutti Garlanda, Anna Cornagliotti, Marisa Falconi, Laura Parnigoni, Giovanni Ronco, Consolina Vigliero.  Prefazione di Max Pfister, dell’Università di Saarbrücken, Direttore del Lessico Etimologico Italiano (Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 2015. Pagg. CLXXXII-814).

Un anno dopo torniamo a parlarne in sede con il Direttore scientifico e uno dei redattori per approfondire alcune delle dense pagine, giocare con le parole, trovare le  più “dròle” etimologie, riscoprire il gusto, il colore, le sfumature di una lingua ricca di sfaccettature, di storia, di significati sorprendenti e divertenti.

Moncalieri e i Savoia

SGUARDI SU MONCALIERI
Incontri per conoscere la città e il suo territorio

Biblioteca Civica “A. Arduino” – Via Cavour, 31 – Moncalieri

theatrum

Giovedì 9 marzo ore 17,30

Biblioteca Civica “A. Arduino” – Via Cavour, 31 – Moncalieri

Saluto dell’Assessore alla cultura Città di Moncalieri, Laura Pompeo

Gustavo Mola di Nomaglio

Centro Studi Piemontesi

Settecento anni

Moncalieri e i Savoia da Tomaso II a Clotilde

 

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