Archivi categoria: Segnalazione

A Marchierù la presentazione del libro su Maria Filippi di Baldissero

Domenica 18 giugno, alle ore 16

al Castello di Marchierù (Villafranca Piemonte)

presentazione del libro di Paola Prunas Tola Filippi di Baldissero
Mi ha cercato un fantasma

Memorie di Maria Filippi di Baldissero nata Canera di Salasco, Prima Dama di Maria Teresa di Toscana, principessa di Carignano

Intervengono Marina Bordese, Gustavo Mola di Nomaglio, Antonio Stango

 

 

R.S.V.P.   011/9807107 – info@comune.villafrancapiemonte.to.it


                  

Mostra Salgariana a Villarbasse

Sabato 20 maggio alle ore 16

alla Biblioteca “Luciano Tamburini” di Villarbasse 

inaugurazione della mostra fotografica Cascina Simonetto. Luoghi e persone nella Storia

e presentazione del libro La casa ritrovata. Storia e storie della Cascina Simonetto di Villarbasse. Con l’autrice, Marinella Grosa, intervengono Eugenio Aghemo, Virginia Brayda Gozzi, Bruno Ferrero, Monica Gallo. Letture di Laura Riviera.

Nell’occasione verrà inaugurata una mostra salgariana dedicata a Luciano Tamburini, a cura di Virginia Gozzi Brayda. In esposizione anche una decina di volumi dal Fondo Luciano Tamburini della Biblioteca del Centro Piemontesi.

Le due mostre resteranno aperte fino al 25 giugno.                   Biblioteca “Luciano Tamburini”, Via F.lli Vitrani 9, Villarbasse

 

Torino e la sua provincia nel Settecento

Per il ciclo di conferenze sulle province sabaude di Antico Regime
organizzate dagli Amici dell’Archivio di Stato di Torino,

mercoledì 17 maggio 2017, ore 16,45
sala conferenze dell’Archivio di Stato di Torino (ingresso da piazzetta Mollino 1, accanto al Teatro Regio)

In dialogo con Donatella Balani sul tema

“Torino e la sua provincia nel Settecento. Conoscere per governare: la città capitale e il territorio”
e Visita alle sale dei Regi Archivi alla scoperta di alcuni antichi documenti esposti solo per l’occasione

Torino nel Settecento era la capitale degli stati sabaudi, e dunque sede della corte e delle istituzioni centrali di governo del paese, ma era anche il capoluogo della provincia più popolata e tra le più estese del Piemonte.
Tra la metà del Seicento e la seconda metà del Settecento Torino era cresciuta in dimensioni, popolazione e importanza, diventando la degna sede di una monarchia che voleva contare sempre di più in Europa. La crescita di Torino era avvenuta sfruttando le risorse materiali e umane fornite anzitutto dal territorio provinciale, che era stato profondamente trasformato dalle esigenze politiche, economiche e rappresentative della dinastia.
Intorno alla città murata e ai suoi borghi si estendeva il contado, amministrato della municipalità. Sulla collina di Torino erano sorte le vigne e le case di villeggiatura dei torinesi nobili e ricchi. Nel restante territorio prevalevano le comunità con meno di mille anime ed i villaggi. Intorno alla città i Savoia avevano fatto costruire fastose dimore, per la caccia e le feste della famiglia ducale e della corte, emulando il prestigio le famiglie regnanti d’Europa. Le residenze extraurbane erano anche centri di produzione di derrate alimentari e di manufatti, che affluivano alla città attraverso una rete di strade che solcavano a raggiera la campagna torinese.
Torino aveva soffocato il Piemonte? Certamente il rapido sviluppo della città era stato in larga misura determinato da una massiccia immigrazione a corto e a medio raggio, definitiva o stagionale, che aveva impoverito altri centri cittadini, privandoli del fior fiore della nobiltà e di un attivo ceto medio, fatto di professionisti, mercanti, artigiani; ma l’attrazione esercitata dalla capitale avrebbe anche avuto ricadute positive sulla folla di uomini e donne provenienti dalle montagne e dalle aree rurali, che avrebbero trovato a Torino opportunità di lavoro e di promozione sociale.

Cinque borse di studi sul tema del ritratto

La Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, nell’ambito del Programma di studi su L’Età e la Cultura del Barocco, bandisce cinque borse di alti studi sul tema

IL RITRATTO (1680-1750)
Formule d’obbligo, fortuna di modelli, affermazione di nuovi orientamenti nella narrazione identitaria e nella cultura di rappresentazione di figure, di luoghi, di contesti

La scadenza per la presentazione dei progetti è il 16 luglio 2017

Il testo del bando e l’application form di presentazione delle domande si trovano sul sito www.fondazione1563.it

Per info:  

Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo
Piazza Gian Lorenzo Bernini, 5 – 10138 Torino
Tel. 011 4401401 – info@fondazione1563.it

 

 

In vendita online i biglietti per il Salone del Libro

Salta la coda: è aperta la vendita online dei biglietti e abbonamenti del 30° Salone di Torino

 

È aperta  la vendita online dei biglietti e abbonamenti per il 30° Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 18 al 22 maggio 2017. È sufficiente andare sull’area Info e Ticket del sito salonelibro.it e seguire la semplicissima procedura.

Il servizio è gestito in partnership con Vivaticket by Best Union S.p.A. Con solo 1,00 € di diritto di prevendita, si ha la possibilità di saltare le code alle biglietterie del Lingotto. Ai tornelli, un varco sarà appositamente dedicato alla biglietteria online per consentire a chi ha già acquistato il biglietto di accedere direttamente ai padiglioni.

Ecco le diverse tipologie di biglietto disponibili online:

  • Intero Web Italia / Estero: 10,00 €
  • Ridotto Comitive – Prezzo ribassato!: 8,00 € (Minimo 25 persone)
  • Ridotto Giovani Web (da 7 a 18 anni): 8,00 €
  • Ridotto Bimbi Web (da 3 a 6 anni): 2,50 €
  • Abbonamento Web Italia / Estero: 25,00 €

I luoghi moncalieresi di Massimo d’Azeglio

SGUARDI SU MONCALIERI

Incontri per conoscere la città e il suo territorio 

Giovedì 6 aprile ore 17,30

Biblioteca Civica “A. Arduino” – Via Cavour, 31 – Moncalieri

Saluto dell’Assessore alla Cultura Città di Moncalieri, Laura Pompeo

Maria Teresa Pichetto

I luoghi “moncalieresi” di Massimo d’Azeglio      un artista in politica

 

“È nato seducente” disse di Massimo d’Azeglio il suocero Alessandro Manzoni. Di D’Azeglio, l’aristocratico, il dandy, il pittore, lo scrittore, il politico, lo statista (precursore di Cavour), Giorgio Martellini e Maria Teresa Pichetto hanno proposto, in una prima edizione del 1990 (per Camunia), una biografia completa fondata su una documentazione di prima mano, resa accattivante da una scrittura narrativa ritmata da pertinenti e impertinenti citazioni dai ricordi e dalle lettere del protagonista. A distanza di quasi trent’anni, il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis (editore del monumentale Epistolario azegliano, curato da Georges Virlogeux, giunto al nono volume, dei dodici previsti) ha riproposto  la ristampa aggiornata dell’opera: il racconto del percorso (1798-1866) di un uomo di successo, anticonformista e amabilmente autoironico, di affascinante versatilità. Pitor ëd mësté, come amava autodefinirsi, autore di fortunati romanzi come l’Ettore Fieramosca, politico lungimirante e onesto, D’Azeglio si trovò ad essere attore spregiudicato e spettatore disincantato di più di cinquant’anni di vita delle città italiane (Torino, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Genova, Napoli) che furono l’epicentro dei grandi cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento

Torino, la Francia e i francesi

Torino, la Francia e i francesi
Elezioni presidenziali e antichi ricordi

6 aprile 2017 – ore 18.30
IQOS Embassy – Casa del Pingone
Via Porta Palatina 23/b, Torino

Valerio Castronovo (Storico), Muriel Mayette-Holtz* (Direttrice dell’Accademia di Francia a Roma), Gustavo Mola di Nomaglio (Storico, Centro Studi Piemontesi), Alberto Simoni (Responsabile della redazione Esteri del quotidiano La Stampa), Alberto Toscano (Saggista e scrittore).
Introduce Jacopo Loredan (Direttore di Focus Storia)
Modera Francesco De Leo (Giornalista e conduttore di RadioRadicale)

Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti disponibili
RSVP: segreteria_panoramaitalia@thetriumph.com
Registrazione nel sito www.panoramaditalia.it

Un convegno per ricordare Federico Patetta a 150 anni dalla nascita

In occasione del 150° anniversario della nascita di Federico Patetta, l’Accademia delle Scienze di Torino e la Deputazione Subalpina di Storia Patria, con il patrocinio dell’Università di Torino, organizzano un convegno di studi sulla figura di Federico Patetta.

GIOVEDI 6 APRILE, la sessione mattutina si aprirà alle 9,30 all’Accademia delle Scienze, nella Sala dei Mappamondi, per proseguire con la sessione pomeridiana, dalle 14,45 al Campus Luigi Einaudi, Sala lauree blu.

 

 

 

Scarica il programma con tutti gli interventi

Premio Costantino Nigra 2018

nigraIl Comune di Castellamonte, il Comune di Castelnuovo Nigra, l’Associazione Culturale Costantino Nigra, il Centro Studi Costantino Nigra, l’Associazione Nazionale Diplomatici “Costantino Nigra” bandiscono le seconda edizione del

Nuovo Premio Costantino Nigra

per ricordare, soprattutto ai giovani, un protagonista del Risorgimento, Ambasciatore d’Italia nelle principali corti europee, Grande Ufficiale dello Stato, Senatore del Regno d’Italia, uomo di grande cultura e umanità.

Il Premio Costantino Nigra 2018 è riservato a giovani di età non superiore a 35 anni, nati e/o residenti in un paese dell’Unione Europea, che abbiano redatto uno studio o una ricerca per una di queste categorie:

Storia del Risorgimentoricerca inedita di 20/30 cartelle su fatti o avvenimenti del Risorgimento direttamente collegati alla figura del Nigra.

Le radici canavesane di Costantino Nigra: studio di 10/15 cartelle su Costantino Nigra studente.

Premio Loredana Agnetis Longo: ricerca di 10/15 cartelle sui rapporti tra Costantino Nigra e l’Imperatrice Eugenia di Francia.

Premio alla Memoria: oggetto simbolico in ceramica di Castellamonte

scarica il bando

Per informazioni:

biblioteca@comune.castellamonte.to.it

faroalto2@yahoo.com     –         eyverret@tin.it

 

 

Giornata Mondiale della Poesia 21 marzo 2017

Il Centro Studi Piemontesi p1

Ca dë Studi Piemontèis 

per la

Giornata Mondiale della Poesia 

21 marzo 2017

 Pcita antologìa piemontèisa  Piccola antologia piemontese soagnà da / a cura di Albina Malerba

 

 

EDOARDO IGNAZIO CALVO (1773-1804)

Fàula X

Ël balon volant e le grùe

Un gròss balon volant ch’s’era elevà

an aria con un ton ‘d magnificensa,

incontra un vòli ‘d grùe për la stra;

 

chiel-sì, gonfi ‘d se stess, dla soa presensa,

pensand d’essi padron dël cel, dij vent,

a-j ha ciamje tute a l’ubidiensa,

 

disendje:-E voi, chi seve? E che ardiment

d’avnime an paradis sëcché la glòria,

d’andé così spasgiand mè apartement?

 

I veuj pì nen sufrì sta vòstra bòria,

e voi, s’pretende ancor d’aussé ‘l cachèt,

pensé ch’i peuss fiacheve la sicòria.-

 

Le grùe sentiend lò, pien-e ‘d dispet

a-j han rispòst:-E voi, che bestia seve?

Chi ‘v ha portave sì, l’é-lo ‘l folèt?

 

Përchè ch’j’aspete ancheuj mach a mostreve?

D’alora ch’noi i vnoma su da sì,

e pur n’é mai rivane d’incontreve!-

 

A-j replica ‘l balon: – Adess a mì!

Ghèra, ch’i vad a feve na bignëtta!

Partì gheusaja, presto! Eve capì?-

 

Ma disend lò ‘s dëstaca la s-cionfëtta,

dont a-i era ‘l feu sot, e’l gran balon

a l’é restà rupì giust com ‘n erbëtta.

 

calvo
Ritratto del medico Edoardo Ignazio Calvo, poeta civile del Piemonte. Torino, Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

Sta fàvola a veul dì ch’ha son ‘d mincion

coj taj ch’a son ‘d subrich e ‘s levo an aria

përchè ch’a son guarnì ‘d piume ‘d pavon;

 

venta pensé che ‘d vòlte ‘l vent a varia,

e coj ch’a son  son mach gonfi a fòrsa ‘d fum,

se a-j càpita na bisa un pò contraria,

 

a perdo ‘l feu da sot, e sò volum.

Dal volume E.I.  Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, edizione del bicentenario a cura di Gianrenzo P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1973.

 

NINO COSTA  (1886-1945)

Rassa Nostran-a

Ai Piemontèis ch’a travajo fòra d’Italia

 

Nella sua omelia in piazza Vittorio a Torino Papa Francesco ha citato in italiano, con commozione, i versi di una poesia in lingua piemontese di Nino Costa, che sappiamo essergli particolarmente cara. Ecco il testo integrale in piemontese.

Dritt e sincer, còsa ch’a son, a smìo:

teste quadre, polss ferm e fidigh san:

a parlo pòch, ma a san còsa ch’a dìo:

bele ch’a marcio adasi, a van lontan.

 

Saraié, murador e sternighin,

mineur e campagnin, saron e fré:

s’ai pias gargarisé quaich bota ‘d vin,

j’é gnun ch’ai bagna ‘l nas për travaié.

 

Gent ch’a mërcanda nen temp e sudor:

– rassa nostran-a libera e testarda –

tut ël mond a conòss chi ch’a son lor

e, quand ch’a passo… tut ël mond ai goarda:

 

“Biond canavsan con j’euj color dël cel,

robust e fier parei dij sò castei.

Montagnard valdostan dai nerv d’assel,

mascc ëd val Susa dur come ‘d martei.

 

Facie dle Langhe, robie d’alegrìa,

fërlingòtt dës-ciolà dij pian verslèis,

e bielèis trafigon pien d’energìa

che për conòssje ai va set ani e ‘n meis.

 

costa
Il monumento al poeta Nino Costa al Valentino, Torino (particolare)

Gent ëd Coni: passienta e ‘n pò dasianta

ch’a l’ha le scarpe gròsse e ‘l servel fin,

e gent monfrin-a che, parland, a canta,

ch’a mossa, a fris, a beuj… come ij sò vin.

 

Tut ël Piemont ch’a va cerchesse ‘l pan,

tut ël Piemont con soa parlada fiera

che ‘nt le bataje dël travaj uman

a ten auta la front… e la bandiera”.

 

O bionde ‘d gran, pianure dl’Argentin-a

“fazende” dël Brasil perse ‘n campagna,

i sente mai passé n’ ”aria” monfrin-a

o ‘l ritornel d’una canson ‘d montagna?

 

Mine dla Fransa, mine dl’Alemagna

ch’ël fum a sercia ‘n gir parei ‘d na frangia,

vojautre i peule dì s’as lo guadagna,

nòstr ovrié, col tòch ëd pan ch’a mangia.

 

Quaich vòta a torno e ij sòld vansà ‘d bon giust

ai rendo ‘n ciabotin o ‘n tòch ëd tèra

e ‘nlora a ‘nlevo le soe fiëtte ‘d sust

e ij fiolastron ch’a l’han vinciù la guèra.

 

Ma ‘l pì dle vòlte na stagion përdùa

o na frev o ‘n maleur dël sò mësté

a j’anciòda ‘nt na tomba patanua

spersa ‘nt un camposanto foresté.*

*L’ Autore allude al padre, come lui “biond canavsan con j’euj color dël cel”, morto oltre oceano in emigrazione.

Dalla raccolta Sal e peiver, Torino, ©Viglongo, 1998 (10° edizione). L’intera opera poetica di NINO COSTA è pubblicata da Viglongo in edizioni ricondotte agli originali, con presentazioni di A. Viglongo

 

PININ PACT (1899-1964)

Am basta na fnestra…

Am basta na fnestra

përché ant ël cel

l’ànima mia

as perda.

Ant l’ària…

Ant l’ària

l’é un sofi

ëd lus

che an sla rama

a l’improvis

a tërmola

e ‘l cel

su soa grassia

as anchin-a.

Ant la neuit… 

it penso

coma un ciàir

che mia man

a rez.

Toa man… 

pacot
Monumento al poeta Pinin Pacòt ai Giardini Cavour, TorinoAnt la neuitToa man

na feuja

legera

che as pòsa

e pa ancora tranquila

a frisson-a

për tèra.

An tò sguard…

An tò sguard

spali ‘d nivole

as piega ‘l beussiel

su na colin-a

vërda lontan-a

che as drissa ciàira

dài mè ani masna.

Tënnre le feuje…

Tënnre le feuje dj’orm

sël verd pi scur dij pin

e la lus che a filtra

tra ij ricam

dle rame legere

e ‘l cheur che a nija

ant l’ària

s’avisca an cel na nivola

solitària.

 

I strenzo ‘l ricòrd…

I strenzo ‘l ricòrd

ëd ti

ant ël creus ëd mia man

e so calor l’è doss

che squasi i lo scoto

coma un bësbij ant lë sangh

ma se i deurbo la man

am ampiniss ël cel

con ël bate ‘d soe ale.

Tò pensé…

Tò pensé

am anvlupa

i biàuto

ant una ciàira

eva corìa.

Dal volume: Pinin Pacòt, Poesìe e pàgine ‘d pròsa, ristampa anastatica dell’edizione del 1967, prefazione di Gustavo Buratti, con l’aggiunta a postafazione di un ritratto critico di Riccardo Massano, Pinin pacòt artista e poeta. Nuova ristampa nel centenario della nascita del poeta a cura di Renzo Gandolfo e Albina Malerba, Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 2000.

 

LUIGI OLIVERO  (1909-1996)

“Maalesh”  * “in arabo: rassegnazione, pazienza”.

  Tut a comensa e peuj

tut a finìss. L’ancheuj

a l’è ‘l tramont ëd ier

e già l’alba ‘d doman:

gnente che un buf leger

tra le palme ‘d doe man.

 

E tut passa e a passrà.

Mai gnente a rësterà.

Tut a nass e as dësbela

për fiorì, dësfiorì:

na carëssa ‘d piasì.un dolor a scancela

 

olivero
Luigi Olivero nella sua casa di Roma (Foto di A. Malerba)

Gnente ch’a dura al mond:

Tut nija ant ël profond.

Come a meuiro ij soris,

come a meuiro ij maleur,

ij cambrada e ij nemis

a meuiro ant ël mè coeur.

 

Chërde ant l’eternità

Quand as viv na giornà?

Chërde ant ij seugn d’amor

Quand a së spèrdo al vent?…

Lasseme indiferent

– sensa ni rij, ni pior –

gòde ‘l sol splendrïent

–          e la lun-a d’argent.

 

BIANCA DORATO (1933 – 2007)

 Lassé ch’i dreuma

Lassé ch’i dreuma

përchè mach ant ël seugn

mi i peuss andé

a le leuve damont

e argaleme ‘nt l’arcòrd

 

Dnans a mè passdorato

mistà ‘d lus a fiorìo

tut am parlava

con paròle sacrà

 

Mach pì ant ël seugn

dnans a mi montagne

àute mi i vëddo

-dnans a mi muraje

candie ‘d fiòca nuvissa

 

Come an revada

pianà ‘d ciairor i lasso

-a l’é tant dossa

costa pass d’andurmìa

(ciuto pen-e e dolor)

 

Lassé ch’i dreuma

la gòj a l’é për mi

ancora e ancora

dré dla seuja dël seugn

 

Ora e sempe am traversa

 

GIANRENZO P. CLIVIO

(Torino 18 gennaio1942 – Toronto, Canada, 22 gennaio 2006)

Un di marcc-rai da sol

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera

e a smija ch’at mossa an drinta ‘l vin brulé:

a ti ch’it fure ‘l mè pi car amis

l’é tuta dverta com ëdnans a Dé

mia ànima d’ancheuj!

Goblòt ëd branda costa sèira:

minca na stissa a l’é na gran-a

passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,

ùltima gòj, contradansa e contraltar,

dongion d’una speransa!, për voi,

òmini moch, ch’i marce an trantoland,

parej dij cioch…

                   It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!

                   Ti ‘t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche béstie an sle colin-e, òmini

pòchi – tuti gris – apres la slòira a la matin d’otugn;

e pra d’erbass, ronze e gratacui, e nen na man da deje feu.

Drocheri ‘d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,

sle piasse dij pais vej sensa giovo,

e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:

tèra che tò abandon, ross, it piores ant ël sangh

ëd j’arovej a mass s’ij vataron baross.

Sensa can ch’a baulo, cassin-e langareule:

èire canavsan-e, sensa masnà ch’a gieugo.

Ёl tòr noviss monta pi nen la vaca

a la stagion dl’amor!

Ahidé! A l’é ben l’ora dj’ànime bastarde

ch’an anciarmo parej dle serp oslere:

slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,

e ant ël vent pa dle nòstre, le paròle:

                   It làudo, ò Fort, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!

                   Ti ‘t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.

L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ‘d ràbia

a l’é drocà. Parej ëd na carëssa.

Fin-a l’eva dël baciass smiava bastarda.

J’òmini strach an fons dla val,

piturà le fomne, fumeria nèira paress ch’a dagna,

an sla toa trun-a, ò fier Piemont,

ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.

A bacaja ‘l fumlam, le masnà a uco.

Lassù, gnanca pi n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, o vin monfrin,

                   it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!

                   Ti’t sèi ra mimòria, l’ùltima, dra mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol

sla tèra piemontèisa, an mes

a gent strangera e a fieuj dësradisà:

venturand i passrai torna, com un neuv Gianpetadé,

për le colin-e dël Monfrà, ant un’ària nissa,

e an sla piassa dël mërcà ‘d minca pais

ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,

con la facia amblëttà am faran dë svergne.

I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:

ma i seu franch ben che un dì marcc-reu da sol

sla tèra piemontèisa.

 

Për ij cit 

Le buateclivio

Catlinin l’ha na buata

ch’a l’é bela pèj ‘d na gata.

As la buta an sò letin,

però prima a-j dà un basin.

 

Sta citin-a a l’ha ’d buate

ch’a son pròpe gnente mate.

Ansi chila a-j veul tant bin

e as je ten sempe davzin.

LA BAMBOLA.  Caterinetta ha una bambola che è bella come una gatta.  Se la mette nel suo lettino, però prim le dà un bacino.  Questa bambina ha delle bambole che non sono proprio per gnente matte.  Anzi lei gli vuole tanto bene e se le tiene sempre vicino.

 

Ël negòssi dle dësmore

An giojera a-i é un trenin

ch’a l’é pròpe tan carin.

A fà marcia anans e andré,

basta ‘1 véder ësgnaché.

Peui an drinta a-i son ’d binari

e dë scambi feroviari,

ëd vagon ch’a pòrto ‘1 gran

e ‘d vagon fin ch’a-i na van.

Toca pa con cola man!

A-i son cò ‘d locomotive,

bele tant ch’a smijo vive.

A-i é ‘1 tènder co’l carbon

e ‘d dësmore co’ij boton.

Medeòt veul un vagon,

Miclinòt veul na stassion.

Sò papà, ch’a l’é tant brav,

ved un treno su na trav

che për parte a-i va na ciav.

Medeòt a veul caté

un bel treno për giughé.

Sò papà a dev paghé

e peui torna travajé.

IL NEGOZIO DI GIOCATTOLI.  In vetrina c’è un trenino che è proprio tanto carino.  Fa marcia avanti e indietro, basta il vetro schiacciare.  Poi dentro ci sono dei binari e degli scambi ferroviari, dei vagoni che portano il grano e dei vagoni finché ce ne vogliono.  Non toccare con quella mano!  Ci sono anche delle locomotive, belle tanto che sembrano vive.  C’è il tender con il carbone e dei giocattoli con i bottoni.  Medeolino vuole un vagone, Michelino vuole una stazione.  Il loro papà, che è tanto bravo, vede un treno sopra un trave che per partire ci vuole una chiave.  Medeolino vuol comprare un bel treno per giocare.  Il loro papà deve pagare e poi di nuovo lavorare.

Dal volume: Gianrenzo P. Clivio, Trenin, dësmore e buate, poesiòte piemontèise pr’ij cit, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2001.

 

ATTILIO SPALDO (1914-1997)

 Sèira turinèisa

Sèira grisa d’invern che tut a nija

drinta la nebia: a marcia a testa bassa

bin pòca gent e a va coma sburdìa

ant l’ombra còtia che d’antorn la fassa.

 

Son euj ëd luv, che silensios a sghija,

le lus d’un àuto, e a smijo a na ramassa

ij branch d’un erbo, ant ël pugn sèch, ’d na strija.

Sul cheur as pòsa coma un vel ëd giassa.

 

Ma da quàich part, chissà da ’ndova, a ven,

bin conossù, un profum pròpe nostran,

spaldo
Attilio Spaldo con Camillo Brero

dësvié n’onda d’arcòrd e d’alegrìa.

 

Scòla, teatro, primi amor: seren

e bej j’ero coj di già tant lontan:

profum dle “brusatà”, che ’d poesìa!

 

TAVO BURAT (1932-2009)

 Piemontèis che mi son

Dabon mi i l’hai nen d’àutre soste

da fòra dal mond ëd mia lenga.

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Mi i l’hai gnente d’àutr da difende

mach ës lagh ëd laità bujenta

coma na colobia sarvaja

che d’andrin e fòra am nuriss.

 

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Gnun d’àutri drapò d’andeje dapressburat

che coste paròle ‘d rista tròp dura

bagnà tëssùa con la mia saliva

e che a quata a j’euj mè còrp patanù.

‘L piemontèis a l’é mè pais.

Tuta la resta a l’é mach d’anviron.

Piemontese ch’io sono. Certo non ho altro rifugio / fuori dal mondo della mia lingua. / Il piemontese è il mio paese. / non ho altro da difendere / soltanto questo lago di siero bollente / come una selvaggia mistura per animali / che dentro e fuori mi nutre. // Nessun altra bandiera da seguire / che queste parole di canapa troppo rigida / inumidita tessuta con la mia slaiva / e che agli occhi cela il mio corpo nudo. / Il piemontese è il mio paese. / Tutto il resto è soltanto dintorni.

Dal volume: Tavo Burat, Poesìe, introduzione di Sergio M. Gilardino, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2008.

 

CARLO REGIS  (1929-2017)

Ciò frust

Son butàme a tnì da cont

ij ciò frust

risurènt ò lustr

stòrt ò drit

sensa testa

con la ponta manòcia

ò la gamba da cesa

con lë snoj dobià.

 

Al moment bonregis

ij long son tròp curt

ij curt son tròp longh

ij cit son tròp gròss

ij gròss bajo ’nt ël ghèrb,

e còs a-i resta

al prim crèp ëd martél

pèrda la testa.

………………

Lo seu,

sèrvo manch a fé feu

ant ël potagé

ò ’l verdaram për le vis;

ma mi

– tornidor ëd lun-e –

i n’heu tanti.

 

CAMILLO BRERO

 La nòstra bela lenga piemontèisa

Quand che ij fieuj e j’anvod

parleran pi la nòstra bela lenga piemonteìsa

‘dcò le muraje a ‘rfaceran “Vergògna”

ai savant e ai potent ch’a l’han baratala

–         la nòstra bela langa piemontèisa –

con tranta ‘dné e ‘1 giov dla lenga dj’àutri.

 

Quand che i fieuj e j’anvod parleran pi

la nòstra bela lenga piemontèísa

– e noi e ij Grand saroma arson lontan

d’una vos dròla ‘d na cossiensa veja

ij dàir, le pere, ij ròch la parleran

la nòstra bela lenga piemontèisa,

j’eve dij nòstri fium la canteran

la nòstra bela lenga píemontèisa,

 

la lòsna e ‘1 tron a la diran sle nìvole

la nòstra bela lenga piemontèísa,

ël vent la crijerà tra la tempesta

la nòstra bela lenga piemontèisa,

la lun-a ëd neuit la confidrà a le faje

le nòstra bela lenga piemontèisa,

ëd di a risplenderà ant la lus dël sol

la nòstra bela lenga piemontèísa.

 

La nòstra bela lenga píemontèsa

tradìa e dismentià,

la nòstra bela lenga piemontèisa.

Oh, mia bela lega piemontèisa

che ant ël mè sangh it vive!

 

GIOVANNI TESIO

 Sonèt LXXVII

Poesìa a viv – inùtil – da sola

e a sta daspërchila, gnun-e pietà,

s’a basta subiela e chila, paròla,

sla canta e a t’ëncanta com na mistà.

 

L’é pa la rason ch’a peussa ferila

përchè ‘n gir arson-a sensa dì gnente.

Essend n’armonìa ‘ntoca sentila

s’a l’é ‘n tël silensi ch’as fassa sente.

 

A-i é pa ‘d motiv ‘d romp-la ‘n quat tòch

come s’angigno ij cacàm pì fabiòch

che peuj a la fin combin-o bin pòch.

 

La cita lession ch’i peussa mai fé

a l’é un-a sola: ‘d lassesse ‘ndé

për fé mës-cëtta dël cheur e dël pré.

La poesia vive – inutile – da sola/ e sta da sola, nessuna pietà,/ se basta fischiettarla e lei, parola,/ se la canta e ti incanta come un’immagine.// La ragione non può ferirla/ perché lei intorno risuona senza dire niente./ Essendo un’armonia bisogna sentirla/ se è nel silenzio che si faccia sentire.// Non ci sono motivi si romperla in quattro pezzi/ come s’ingegnano di fare i sapienti più sciocchi/ che poi alla fine combinano ben poco.// La piccola lezione che possa fai fare/ è una sola: di lasciarsi andare/ per rimescolare il cuore e il ventriglio.

Dal volume : Giovanni Tesio, Stantesèt sonèt, prefazione di Lorenzo Mondo, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. 2015.

 

REMIGIO BERTOLINO

Ënvern

Ënvern,

temp da armita.

Pèi   ̉d n’ancioa

im no stògn

ënt la cusin-a.

La truta dla lun-a

a mòrda la riso dël frà…

 

Peu,

rissorà ënt ij lënseu,

i scot

ij giari ch’i balo sle slure,

patate ch’i ròlo

ën fada a l’eternità.

 

BARBAFIORE     [Domenico Boetti]

Vita

Le lacrime ëndrugio la tèra

ij soris torno a fela fiorì

Il mio epitaffio 

Passava da sì…

L’amor

L’amor o l’é

un virus

se o riva al cheur

soma panà

Arcancel

Ël cel fa

la roa

Longaaa…

Un apostolo dopo la risurrezione di Cristo

J’heu sempe dilo

che Chel-lì

o j’ava na marcia ën pì

Solitudine

I son fame un fax….

 

SERGIO NOTARIO   [Giari Tre Nos]

 Un gognin e na Comëtta

[…]

Ma jer matin,

guardand ant ël giornal,

am s’é slargasse ’l cheur

a l’improvis!

Bele là, an cole tère

andoa ij masnà

a conòsso mach la gramissia,

i l’hai vist na maravija,

coma na mascarìa ’d na faja

che ’l cheur t’arpata.

Arlongh la stra batùa,

antërmes ai soldà

a ai chèr armà,

un gognin

con un gramissel ëd fil

ch’a corìa, pa sbaruà,

ant ël cel bleu

a sonavo baudëtta

ël giàun limon e ’l ross feu

dla soa bela Comëtta.

 

GIUSEPPE GORIA

 Ël temp  e le còse

Ël temp drinta le còse ampërzonà

at vàita sot la mascra dël present,

prisma ch’a brila al top e a l’é lusent

ëd ciàir ch’a l’é dl’antan ch’as é giassà.

 

Quars e cristaj ’d milanta e pì color

o giajolà com ij milèis ëd di,

ij raj a fan dongion strenzend sesì

n’àmen che se dolor ’t sas pa o folor.

 

’Nt la sfera dël mascon, mistà ch’a reva,

col temp passà, sla broa dël creus dl’abim

’s ëspòrz com un relit ch sl’onda ’s leva

 

e da l’argorgh dël temp marì ch’a ’rbeuj

’t eufr un nen-temp, un déjà-vu, un maisin

ëd lòn ch’a l’é stàit jer, ma a viv ancheuj.

 

ultima

 

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per la Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2017