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Massimo d’Azeglio: un artista in politica

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Lunedì 24 ottobre 2016

genetliaco di Massimo d’Azeglio

in Palazzo d’Azeglio

Via Principe Amedeo 34 – Torino

Ore 17 – Introduzione di Guido Mones alla storia di Palazzo d’Azeglio, sede della Fondazione Luigi Einaudi
Ore 17. 30 – Presentazione del volume di Maria Teresa Pichetto e Giorgio Martellini

Massimo d’Azeglio. Un artista in politica

Prefazione di Georges Virlogeux

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2016

Intervengono: Maria Teresa Pichetto, Bruno Quaranta, Rosanna Roccia.  Coordina Albina Malerba

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A distanza di quasi trent’anni, nell’anno del 150° della scomparsa di Massimo d’Azeglio, il Centro Studi Piemontesi (editore del monumentale Epistolario azegliano, curato da Georges Virlogeux, giunto al nono volume dei dodici previsti) propone la ristampa aggiornata dell’opera: il racconto del percorso (1798-1866) di un uomo di successo, anticonformista e amabilmente autoironico, di affascinante versatilità. Pitor ëd mësté, come amava autodefinirsi, autore di fortunati romanzi come l’Ettore Fieramosca, politico lungimirante e onesto, d’Azeglio visse romanzeschi amori; ebbe duraturi sodalizi di amicizia e stima con Cesare Balbo, Tommaso Grossi e Carlo Alberto; fu protagonista di conflitti e contestazioni con Pio IX, Gioberti, Guerrazzi e Giusti; e si trovò ad essere attore spregiudicato e spettatore disincantato di più di cinquant’anni di vita delle città italiane che furono l’epicentro dei grandi cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento.

Scarica l’invito

Scarica la scheda del libro

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Il Centro Studi Piemontesi al Salone del Libro

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Da giovedì 12 a lunedì 16 maggio 2016

il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

vi aspetta al

Salone Internazionale del Libro Torino

Lingotto Fiere, via Nizza 294 – Torino

Padiglione 2 – Stand L 01

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, presente con un suo stand fin dalla prima edizione del Salone Internazionale del Libro, sarà presente anche per questa 29ª edizione al Padiglione 2 – Stand L 01.  Per l’occasione ha realizzato un nuovo segnalibro anamorfico, appositamente realizzato dall’artista Daniela Rissone, che sarà offerto a tutti coloro che acquisteranno al Salone un libro del Centro Studi Piemontesi.

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Nell’ambito del Salone il Centro Studi Piemontesi ha programmato

Domenica 15 maggio 2016 – ore 17 – Sala Argento

in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte

presentazione del

Repertorio Etimologico Piemontese – REP

Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 2015. Pagg. CLXXXII-814

Intervengono: Anna Cornagliotti, direttore scientifico dell’opera, e i Redattori: Luca Bellone, Anna Cerutti Garlanda, Marisa Falconi, Laura Parnigoni, Giovanni Ronco, Consolina Vigliero. Coordina Albina Malerba

Dopo quindici anni di lavoro di un équipe di studiosi è uscito il monumentale Repertorio Etimologico Piemontese – REP: un “vocabolario” di grande formato di oltre 1.000 pagine che documenta la storia delle parole piemontesi dalla loro prima apparizione, con la ricerca dell’etimo, la registrazione delle varianti fonetiche e morfologiche e l’indicazione dei significati registrati fino a oggi.

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Lunedì 16 maggio – ore 16,30 – Sala Argento

presentazione del volume di

Maria Teresa Pichetto e Giorgio Martellini

Massimo d’Azeglio. Un artista in politica

Prefazione di Georges Virlogeux

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2016

Intervengono: Maria Teresa Pichetto, Bruno QuarantaRosanna Roccia. Coordina Albina Malerba

A distanza di quasi trent’anni, nell’anno del 150° della scomparsa di Massimo d’Azeglio, il Centro Studi Piemontesi (editore del monumentale Epistolario azegliano, curato da Georges Virlogeux, giunto al nono volume, dei dodici previsti) propone la ristampa aggiornata dell’opera: il racconto del percorso (1798-1866) di un uomo di successo, anticonformista e amabilmente autoironico, di affascinante versatilità. Pitor ëd mësté, come amava autodefinirsi, autore di fortunati romanzi come l’Ettore Fieramosca, politico lungimirante e onesto, D’Azeglio visse romanzeschi amori; ebbe duraturi sodalizi di amicizia e stima con Cesare Balbo, Tommaso Grossi e Carlo Alberto; fu protagonista di conflitti e contestazioni con Pio IX, Gioberti, Guerrazzi e Giusti; e si trovò ad essere attore spregiudicato e spettatore disincantato di più di cinquant’anni di vita delle città italiane che furono l’epicentro dei grandi cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento.

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E collabora a due altre iniziative

Venerdì 13 maggio –  ore 20,30 – Sala Argento

Cultura della solidarietà. I libri del Mutuo Soccorso

Fondazione per le Società di Mutuo Soccorso e Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Cinquantacinque libri e un gioco. Il gioco delle strette di mano

Città, paesi, borgate… Scuole, cooperative, mestieri… E tante strette di mano, il simbolo del Mutuo Soccorso. Al via ci sono i “decoratori d’appartamento”, i protagonisti del primo libro, pubblicato nel 1983; nella casella finale del gioco, Garibaldi e il Mutuo Soccorso, l’ultimo volume pubblicato, nel 2014.

I partecipanti riceveranno in omaggio uno dei volumi e una copia de Il gioco delle strette di mano.

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Domenica 15 maggio – ore 14 – Sala Argento

Poesia ai margini

Reading poetico a cura di Interlinea e Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Intervengono: Remigio Bertolino, Roberto Cicala, Francesco Granatiero, Franca Grisoni, Franco Loi, Albina Malerba, Maurizio Noris, Renato Pennisi, Giovanni Tesio

Tavola rotonda sulla poesia regionale e in dialetto, con la partecipazione di poeti e studiosi

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Nei giorni di apertura del Salone del Libro gli orari di Segreteria della Sede potranno subire variazioni

 

                                                             

Il primo Forum di “Studi Piemontesi”

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Verso i 50 anni di fondazione del Centro Studi Piemontesi  – Ca dë Studi Piemontèis

martedì 19 aprile dalle 16,30 alle 18,30

all’ Auditorium Vivaldi – Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (piazza Carlo Alberto 5/a) si terrà il primo

Forum di «Studi Piemontesi»

Incontro aperto con gli autori, i collaboratori, i Soci, gli amici del Centro Studi Piemontesi e della rivista interdisciplinare “Studi Piemontesi”

 

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Interventi d’apertura

Guglielmo Bartoletti, Direttore Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Franco Cravarezza, Presidente Abnut

Giuseppe Pichetto, Presidente Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Gustavo Mola di Nomaglio, Vice Presidente CSP e Consigliere Abnut

Albina Malerba, Direttore CSP

Rosanna Roccia, Direttore “Studi Piemontesi”

di alcuni membri del Comitato Scientifico del Centro Studi Piemontesi: Renata Allìo, Alberto Basso, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Richard DrakePierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Francesco Malaguzzi, Isabella Massabò Ricci, Aldo A. MolaFrancesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio, Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano, Giovanni Tesio, Georges Virlogeux

È previsto un saluto del Sindaco di Torino Piero Fassino

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Nell’anno che segna i 45 anni di ininterrotta pubblicazione della rivista «Studi Piemontesi», il Centro Studi Piemontesi convoca il «Primo Forum dei collaboratori» propedeutico all’apertura dell’ «Officina 50», il cantiere di studi per le iniziative del cinquantenario di fondazione del Centro.  Al fine di valorizzare la fattiva collaborazione culturale con la Biblioteca Nazionale Universitaria, l’incontro avrà luogo nell’auditorium Vivaldi, che ben si presta per capienza e valenza scientifica a riunire i moltissimi collaboratori e sollecitare la partecipazione di nuove risorse.

Il Comitato Scientifico e i collaboratori «storici», rappresentanti di differenti discipline, i Soci, gli Amici, sono chiamati:

a fare il punto sulla vastissima produzione e promozione culturale svolta negli anni dalla rivista e dal Centro Studi Piemontesi, e a fare, quindi, un bilancio della strada percorsa;

a fare memoria di alcuni personaggi particolarmente significativi nella storia del Centro Studi Piemontesi;

ad avviare gli attesissimi indici completi (anche delle recensioni, notizie, asterischi etc.) che costituiranno un fondamentale strumento per gli studi sulla storia, lingua, cultura del mondo piemontese e subalpino, non senza ampi riflessi rivolti alla Valle d’Aosta e, al di là delle Alpi, alle regioni che formarono nel corso dei secoli gli Stati sabaudi, oggi appartenenti alla Francia e alla Svizzera.

Insomma, si tratterà, nel fare un bilancio, di progettare il futuro, partendo dai suggerimenti dei giovani studiosi e ricercatori legati a numerose Università italiane ed estereche da poco si sono affacciati alle pagine di «Studi Piemontesi» e che saranno sollecitati ad intervenire con le loro idee e le loro proposte.

L’iniziativa si riallaccia idealmente – e ne avrà in parte i medesimi obiettivi –  al Convegno “Studi sul Piemonte: stato attuale, metodologie e indirizzi di ricerca” che si svolse il 16 e 17 novembre 1979 nelle sale e col patrocinio dell’Accademia delle Scienze di Torino del quale gli Atti furono pubblicati nell’Aprile 1980 quale numero speciale della rivista Studi Piemontesi (Con relazioni – dopo introduzioni e premesse di Cataldo Agostinelli, Norberto Bobbio e Giuseppe Fulcheri – di Giovanni Tabacco, Lino Marini, Giuseppe Ricuperati, Franco Venturi, Narciso Nada, Aldo A. Mola, Valerio Castronovo, Mario Abrate, Riccardo Massano, Giuliano Gasca Queirazza, Andreina Griseri, Roberto Gabetti e Luigi Firpo).

Insieme ai collaboratori della rivista sono «convocati» gli autori che hanno pubblicato nelle Collane editoriali del Centro Studi Piemontesi.

La rivista e i volumi pubblicati dal Centro Studi Piemontesi sono presenti nelle raccolte della Biblioteca Nazionale Universitaria (come, peraltro, di un gran numero di biblioteche, istituti culturali, università italiane e mondiali).

5. catalogoprimo

Nell’occasione sarà inaugurata la Mostra bibliografica  Pagine di Piemonte, che rimarrà aperta fino al 9 maggio.

La mostra consentirà di comprendere anche quale straordinaria importanza abbia la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino per la conservazione, tutela e divulgazione non solo dello scibile umano in generale ma anche con specifico riferimento alla Civiltà del “continente alpino”  europeo del quale il Piemonte, con le sue peculiarità storiche, giuridiche, sociali è una componente fondamentale (proprio la Biblioteca Nazionale, tra l’altro, aveva ospitato la mostra e il Convegno per i 15 anni del Centro Studi Piemontesi, nel 1985, in cui si fece il punto sulle conoscenze e studi sino a quel momento, collaborando poi costantemente con il Centro e il Consiglio regionale del Piemonte all’edizione di importanti manoscritti conservati nelle sue raccolte).

Ai volumi sono abbinati estratti di articoli, nonché autografi e documenti di alcuni tra i più noti collaboratori scomparsi (come, in ordine sparso Luigi Firpo, Renzo Gandolfo, Nina Ruffini, Franco Simone, Giuliano Gasca Queirazza, Norberto Bobbio, Luciano Tamburini, Giovanni Tabacco, Narciso Nada, Piera Condulmer, Noemi Gabrielli, Gianrenzo Clivio, Franco Venturi, Enzo Bottasso, Riccardo Massano, Aldo Garosci, Carlo Baudi di Vesme, Gualtiero Rizzi, Ettore Passerin d’Entrèves, Rosario Romeo, Anna Maria Nada Patrone, Sion Segre Amar, Angelo Dragone, Marziano Bernardi, Carlo Pischedda, Giuseppe Talamo, Giulio Carlo Argan, Alessandro Galante Garrone, Vera Comoli, Aldo Garosci, Luigi Ronga, Augusto Bargoni, Roberto Gabetti, Massimo Mila, Sergio Ricossa…).

6. catalogoult

Il progetto si propone di aggiornare annualmente il «Forum» fino all’anno cinquantenario 2019.

Primo appuntamento martedì 19 aprile – Orario: 16,30-18,30

Ingresso aperto a tutti

Convegno sulla famiglia d’Azeglio, il 4 e 5 aprile a Torino

Si terrà  a Torino nei giorni 4 e 5 aprile, il Convegno di Studi  “I d’Azeglio. Cultura, politica e passione civile”,  che vede tra i promotori anche il Centro Studi Piemontesi.

In particolare si segnala: la mattina del 4 aprile, in Consiglio regionale, la relazione di Maria Teresa Pichetto, autrice con Giorgio Martellini della biografia di Massimo d’Azeglio, di cui il Centro Studi Piemontesi ha in uscita la ristampa aggiornata e rinnovata;

e le relazioni del giorno 5 aprile, nella sede della Fondazione Einaudi (Palazzo d’Azeglio), di Georges Virlogeux, curatore per il Centro Studi Piemontesi del monumentale Epistolario azegliano; e di Rosanna Roccia, direttore della rivista “Studi Piemontesi”.

Si raccomanda a chi fosse interessato alla giornata di lunedì 4 aprile di prenotarsi obbligatoriamente entro le 12 del 1° aprile direttamente al Consiglio regionale: tel. 011/5757807; 5757211

SCARICA QUI IL PROGRAMMA COMPLETO DEL CONVEGNO

In uscita il IX volume dell’Epistolario d’Azeglio

Epistolario Massimo d’Azeglio – Volume IX

E’ in uscita il volume IX del monumentale Epistolario di Massimo d’Azeglio curato da Georges Virlogeux.

E’ ancora possibile (entro il 19 febbraio 2016) sottoscrivere l’Epistolario azegliano ed entrare nella Tabula gratulatoria.

In occasione della  pubblicazione del volume IX (che è in corso di stampa e uscirà ad aprile 2016 per celebrare i 150 anni dalla morte del grande piemontese), il Centro Studi Piemontesi ha deliberato di affiancare ai nomi dei sottoscrittori sino ad oggi inclusi nella Tabula gratulatoria anteposta ai testi – a partire da volume IX e sino a compimento dell’opera –  anche i nomi di coloro che, persone, biblioteche, istituti, acquisteranno al prezzo agevolato riservato ai prenotatori tutti i volumi sin qui pubblicati (alle condizioni specificate in calce) o in corso di stampa e sottoscriveranno i successivi volumi in preparazione.

L’opera, distribuita in tutto il mondo, è schedata in molte delle principali Biblioteche, Università, Accademie al di qua e al di là degli Oceani.

Chi fosse interessato all’intero Epistolario può inviare entro il 19/02/2016 una mail con il nome cognome e città (es. Mario Rossi, Roma), da inserire nella Tabula gratulatoria e i dati necessari per la fatturazione e spedizione di tutti i volumi pubblicati (Nome, cognome/ indirizzo/telefono, mail /Codice Fiscale o Partita Iva).

Volume I   (1819-1840).  Pagg. LXXXV-533  (1987) 
Volume II  (1841-1845).  Pagg. XXVII-480  (1989) 
Volume III (1846-1847).  Pagg. XXIX-601   (1992) 
Volume IV (1°gennaio 1848 – 6 maggio 1849).  Pagg. XLI-441 (1998) 
Volume V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg. LI-551 (2002) 
Volume VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg. XLVII-591(2007)
Volume VII (19 settembre 1851-4 novembre 1852). Pagg. LVIII-490 (2010)
Volume VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg. LVI-590 (2013)
Volume IX (2 gennaio 1857 – 27 dicembre 1859) (in corso di stampa).

prezzo riservato ai prenotatori per i primi otto volumi €  180,00

prezzo riservato ai prenotatori per il volume IX €  23,00

(più spese di spedizione)

Info: info@studipiemontesi.it – 011/537486

Leggi la scheda sull’Epistolario di Massimo d’Azeglio

 

 

150 anni fa, il 15 gennaio 1866, moriva a Torino Massimo d’Azeglio

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          Massimo Tapparelli d’Azeglio            

(Torino 24 ottobre 1798 – 15 gennaio 1866)

E’ stato Vittorio Bersezio a tracciare il profilo più felicemente sintetico di Massimo Tapparelli d’Azeglio (Torino 24 ottobre 1798 – 15 gennaio 1866), esponente illustre di una delle più prestigiose famiglie piemontesi: “Animo d’artista, indole di romanziere, fantasia di poeta, senno di chi ha fatto non leggieri studi, buon senso dell’uomo che pensa ed eleganza d’antica nobiltà, spirito e cuore d’Italiano: eccovi Massimo d’Azeglio celebre pittore, scrittore egregio, coraggioso soldato, amatore di Patria, uomo di Stato, ministro e galantuomo”. Molte doti e molti fatti per una vita vissuta all’insegna dell’inquietudine e dell’onestà. A cominciare dall’infanzia trascorsa in Toscana e dal suo primo viaggio a Roma al seguito del padre Cesare, austero esponente di una indefettibile fedeltà all’antica patria sabauda.

Dopo la formazione universitaria e un principio di carriera militare presto interrotta, Massimo d’Azeglio si diede al “mestiere” di pittore che perfezionò alla scuola del fiammingo Martino Verstappen, vivendo negli anni che trascorse a Roma e nella campagna romana un periodo di applicazione studiosa ma non priva di simpatica scapigliatura. Tornato in Piemonte a sondare le capacità del mercato letterario e artistico, il giovane pittore trovò un suo equilibrio artistico tra Torino e Milano, tra pittura e letteratura, finendo a rivelare – accanto a non corrivi esiti pittorici – una più insospettabile vocazione letteraria. A contatto con l’ambiente letterario del Manzoni, di cui sposò in prime nozze la figlia Giulia, pubblicò infatti il suo primo romanzo storico, l’Ettore Fieramosca (1833), a cui seguirono un altro romanzo storico, il Niccolò de’ Lapi (1841), e alcuni capitoli d’un terzo, la Lega Lombarda, rimasto incompiuto.

Passato a seconde nozze con Luisa Blondel – dopo la morte precoce di Giulia Manzoni – i dissapori coniugali lo allontanarono dalla capitale lombarda. Dopodiché la sua maggior cura venne soprattutto riservata alla politica che visse con passione: scrivendo famosi  e discussi pamphlet come Gli ultimi casi di Romagna (1846) e Lutti di Lombardia (1848),  distinguendosi in molte missioni diplomatiche sulla via dell’indipendenza nazionale,  e dando il suo contributo alla guerra del ’48 (fu ferito al Monte Berico).

Accettata nel maggio dell’anno successivo la carica di Presidente del Consiglio (1849-1852), fu lui a consigliare al giovane  re il coraggioso Proclama di Moncalieri, che salvò di fatto lo Statuto, aprendo la via al genio  di Cavour. Pubblicista vivace fino all’ultimo, concluse la sua vita tornando alla letteratura e dando all’Italia i Ricordi, uno dei testi più riusciti e affascinanti della memorialistica risorgimentale.

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Di Massimo d’Azeglio il Centro Studi Piemontesi ha in corso di pubblicazione dal 1987 il monumentale Epistolario (1819-1866)

MASSIMO D’AZEGLIO

(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)

EPISTOLARIO (1819-1866)
a cura di GEORGES VIRLOGEUX

All’indomani della morte di Massimo d’Azeglio (1866), la pubblicazione delle sue lettere apparve come un’impresa da avviare senza indugio. La figlia Alessandrina ne cominciò la raccolta, ma le difficoltà, forse accresciute dalle polemiche nate sia negli ambienti intellettuali e politici che in quello familiare, fecero sì che tra il 1867 e il 1915 non si riuscisse a realizzare – oltre all’antologia pubblicata dal genero Matteo Ricci negli Scritti postumi dell’Azeglio – che alcune raccolte parziali di lettere a Eugène Rendu, a Luisa Blondel, a Roberto e a Emanuele d’Azeglio, a Diomede Pantaleoni; né le varie pubblicazioni successive apparse in tempi diversi hanno certo colmato le molte e lamentate lacune.

Circa 5000 lettere finora acquisite (di cui un terzo inedite) e indirizzate a oltre 450 destinatari costituiscono il corpus di questa raccolta, offerta in una edizione filologicamente corretta, prevista in almeno 11 volumi. Oltre ai grossi fondi archivistici di Roma, di Milano, di Torino, di Saluzzo, di Forlì, di Ravenna e di Livorno vi confluiscono gli autografi provenienti da tutte le altre sedi che è stato possibile interrogare cercando di porre fine, almeno in gran parte, alla “diaspora” lamentata da tutti gli studiosi di Massimo d’Azeglio.

Ad opera ultimata, la conoscenza dell’azione e del pensiero dello Statista ne uscirà più completa ed esatta. La personalità dell’Azeglio (politico, uomo di mondo, scrittore, pittore, viaggiatore) ne risulterà incontestabilmente approfondita, illustrata anche negli aspetti più sottilmente e psicologicamente legati all’uomo tout court.

Sebbene curatori come Marcus De Rubris o Luigi Cesare Bollea (negli anni ’20) o come Alberto Maria Ghisalberti (negli anni ’50) si siano interessati anche della vita privata dell’Azeglio in edizioni già filologicamente corrette, i loro lavori non hanno potuto tuttavia colmare le lacune lasciate dai predecessori. Questa edizione fa dunque intera luce sull’ampio giro di relazioni che l’Azeglio intrattenne con corrispondenti vari, con amici e con familiari. Il complesso delle lettere alla seconda moglie Luisa Blondel contribuisce a darci una rinnovata e meno convenzionale idea dei rapporti coniugali della celebre coppia. Anche i contorni esatti dell’uomo reale si compongono in una fisionomia più varia e sfaccettata. I suoi giudizi privati, le sue idiosincrasie, i suoi movimenti d’umore, l’espressione spontanea dei suoi sentimenti sono stati infatti molte volte devotamente o cautamente edulcorati da zelanti curatori, affinché l’immagine del “cavaliere della prima passione nazionale” si discostasse il meno possibile dal modello dell’agiografia risorgimentale.

I lettori e gli storici della lingua, dal canto loro, vedranno compiutamente svolgersi – per così dire – sotto i loro occhi, il paziente cammino percorso da un piemontese per forgiarsi uno strumento d’espressione e di comunicazione insieme personale e nazionale. Le lettere dell’Azeglio sono state spesso castigate, ripulite, quasi si fosse voluto affrettare artificiosamente l’avvento di una lingua conforme ad un pattern prestabilito. Aggiungasi a ciò il peso della tradizione letteraria e dei suoi modelli epistolari, i quali comandavano che si emendasse ogni sciatteria di stile. Carteggiando l’Azeglio scriveva come parlava ed era per lo meno trilingue se abbiamo di lui lettere in italiano, in francese e in piemontese. Il milanese gli era inoltre diventato più che familiare e non di rado coloriva la propria favella con idiotismi romani. Vivo esempio di una comunità plurilingue, questa diversità si esprime spontaneamente nella sua varietà e ricchezza, ed era dunque indispensabile che la sua corrispondenza venisse finalmente restituita all’autentica versione originale.

Tra i filoni dell’Epistolario che hanno particolarmente sofferto della tradizione editoriale c’è quello delle belle arti, e specialmente della pittura. L’Azeglio si voleva “pitor ëd mësté” e l’attenzione rivolta dalla critica alla sua opera pittorica e grafica è oggi più che mai vivace. Gli storici dell’arte non hanno avuto finora disponibile per i loro studi se non il testo dei Ricordi e qualche frammento della corrispondenza. Le lettere del primo periodo romano (1819-1829) e del periodo milanese (1831-1844), durante i quali l’attività dell’Azeglio è quasi esclusivamente letteraria e artistica, erano fino ad oggi per la maggior parte inedite.

Alle molte lacune e alle vecchie imperfezioni hanno posto rimedio, per il periodo che va dal 1819 al 1856 i primi otto volumi usciti finora, che possono essere messi subito a disposizione di chi voglia sottoscrivere l’opera intera. Alle imperfezioni e lacune restanti attenderanno i volumi successivi che saranno via via pubblicati in un arco di tempo ragionevolmente breve.

L’Epistolario azegliano, frutto di un’imponente mole di lavoro, è curato da Georges Virlogeux, italianisant dell’Università di Aix-en-Provence, che ha censito, raccolto, ordinato, annotato l’intero materiale con filologica acribia e dedizione appassionata.

Il Centro Studi Piemontesi ha potuto affrontare un’opera di ricerca e editoriale tanto impegnativa anche grazie a un nucleo di sensibili sottoscrittori tra i quali accademici, imprenditori, cultori della storia e personalità del mondo culturale piemontese e italiano, affiancati da Biblioteche, Centri Studi e Istituti di Cultura, i cui nomi sono pubblicati nella Tabula gratulatoria con cui si apre ogni volume.

Dal volume IV l’Epistolario si pubblica col fondamentale sostegno della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”.

Mano a mano che si pubblicavano i volumi, nuovi studiosi, nuovi lettori, nuove Biblioteche pubbliche e Istituti di ricerca si sono affiancati con continuità ai sottoscrittori iniziali ed è parso doveroso segnalarne il sostegno a un lavoro tanto impegnativo e prezioso per lo studio e per una compiuta conoscenza della storia dell’Italia ottocentesca e dell’epopea risorgimentale integrando la Tabula gratulatoria, a partire dal volume IX che è in corso di stampa e uscirà nel primi mesi del 2016 per celebrare i 150 anni dalla morte del grande piemontese, anche con l’aggiunta dei loro nomi.

In occasione della integrazione, il Centro Studi Piemontesi ha deliberato di affiancare ai nomi dei benemeriti sottoscrittori sino ad oggi inclusi nella citata Tabula gratulatoria anteposta ai testi – a partire da volume IX e sino a compimento dell’opera – anche i nomi di coloro che, persone, biblioteche, istituti, acquisteranno al prezzo agevolato riservato ai prenotatori tutto quanto sin qui pubblicato (alle condizioni specificate in calce) o in corso di stampa e sottoscriveranno,  i successivi  in preparazione.

L’opera, distribuita in tutto il mondo, è schedata in molte delle principali Biblioteche, Università, Accademie al di qua e al di là degli Oceani.

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Chi fosse interessato all’intero Epistolario può inviare urgentemente una mail con il nome cognome e città (es. Mario Rossi, Roma), da inserire nella Tabula gratulatoria, oltre a indirizzo e codice fiscale ai fini della spedizione di tutto il pubblicato e, non appena si renderà disponibile, anche dei volumi IX e X,

Volume I   (1819-1840). Pagg. LXXXV-533  (1987)       Volume II  (1841-1845). Pagg. XXVII-480  (1989) 
Volume III (1846-1847). Pagg. XXIX-601   (1992) 
Volume IV  (1°gennaio 1848 – 6 maggio 1849).Pagg. XLI-441 (1998) 
Volume V   (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849).Pagg. LI-551 (2002) 
Volume VI  (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851).Pagg. XLVII-591(2007)
Volume VII (19 settembre 1851-4 novembre 1852).Pagg. LVIII-490 (2010)
Volume VIII(4 novembre 1852 - 29 dicembre 1856).Pagg. LVI-590 (2013).

prezzo riservato ai prenotatori per i primi otto volumi: € 180,00
prezzo riservato ai prenotatori per il volume IX:  € 23,00

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Georges Virlogeux, curatore dell’Epistolario azegliano

Professore onorario di letteratura e civiltà italiane nell’ Università di Aix-en-Provence.

Ha pubblicato vari saggi di argomento ottocentesco e d’ecdotica dei carteggi in riviste francesi e italiane come la “Revue des études italiennes” (Paris), la “Revue d’études romanes” (Aix-en-Provence), “Rassegna storica del Risorgimento” (Roma), “Studi Piemontesi” (Torino), “Annali  manzoniani” (Milano) o in Atti di convegni di studi internazionali (Aix-en-Provence 1981,1983,1984,1985,1987, 1989;  San Salvatore Monferrato 1983; Nantes 1984; Saluzzo 1990;  Lecco 1990; Cagliari 1992; Stresa 1993).

Il suo maggior contributo è stata ed è la raccolta, la cura e la pubblicazione, prevista in dodici volumi, di cui otto già editi, dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, per le edizioni del  Centro Studi Piemontesi di Torino.

È membro del Comitato Scientifico per l’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni, Socio Corrispondentedella Deputazione Subalpina di Storia Patria, Membro del Comitato Scientifico della rivista «Studi Piemontesi ».

Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

PERCHÈ D’AZEGLIO?

Il 20 novembre 1987, presentando a Torino il primo volume dell’ epistolario azegliano, io precorsi la curiosità del pubblico convenuto a Palazzo Carignano, riformulando la domanda ch’egli si poneva: come mai l’epistolario di Massimo d’Azeglio, la cui edizione si aspettava dal generale in capo dei risorgimentisti italiani, gli veniva ammannito da un ignoto gregario dell’italianismo francese. Gregario del resto sono rimasto, nel senso che non sono mai diventato uno storico del Risorgimento e sono tutt’ora un italianisant. Alberto Maria Ghisalberti, che lavorò per anni intorno all’ Azeglio, fu il miglior conoscitore del nostro. Ma fu come se l’epistolario fosse stato per lui insieme troppo e troppo poco. Troppo poco, perché la cura di un epistolario è una fatica da benedettino che sminuzza la materia e impedisce allo storico di spaziare in sintesi brillanti e intellettualmente eccitanti. Troppo, perché le molteplici responsabilità non gli lasciarono il tempo di occuparsene. E non lo fece. Io invece mi lasciai allettare da questa prospettiva di tempi lunghi, che permettono allo studioso di ripercorrere amorosamente, talvolta a misura di giornata, l’itinerario testuale e biografico del suo autore. Un acquerello giovanile di Massimo lo rappresenta in abito da pittore mentre antenati suoi lo guardano cipigliosi. Quando decisi di iniziare il lavoro, mi raffiguravo così, timoroso dello sguardo indagatore dei miei futuri colleghi italiani, e mi accontentavo di appropriarmi, con timore reverenziale, dei luoghi e dei personaggi che venivano prendendo corpo durante i miei brevi soggiorni torinesi. I portici di via Po, il palazzo di via d’Angennes, l’Accademia albertina furono le mete delle mie prime passeggiate. Le lettere, nella produzione azegliana, mi apparvero come un filo, non ancora ben tessuto, per scoprire personaggio, uomini e luoghi tutt’ insieme. Con la loro quantità e diversità, costituivano un piano di studio coerente e duraturo. Data la loro dispersione, dovetti poi spiemontizzarmi anch’io per andarne in cerca in altre provincie. Cercare e trovare in archivi pubblici e in biblioteche è certo una gioia, ma in archivi privati è occasione di contatti umani vari e preziosi. Esplorare questa fetta di storia e di geografia italiana, studiata a tavolino nell’ Università francese, creare collaborazioni fraterne e fiduciose, cercare e convincere un editore, stabilire con un imprevedibile pubblico legami di simpatia, di affetto, mi parve un’ambizione lodevole. Ecco perché mi sobbarcai. Mi resta un ultimo voto: veder morire Massimo d’Azeglio una seconda volta prima di me…

Georges Virlogeux

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Il Centro Studi Piemontesi ricorda il 150° azegliano con due articoli già pubblicati in Studi Piemontesi”, dicembre 2015, vol. XLIV, fasc. 2:

Jean-Yves Frétigné (Université de Rouen-Normandie), Massimo d’Azeglio :un galantuomo face à la question d’Orient

Pierangelo GentileGeorges Virlogeux, L’ultimo viaggio di Re Carlo Alberto: inediti di Massimo d’Azeglio  dall’ archivio del Principe di Carignano

con la pubblicazione del volume IX dell’Epistolario

e con una serie di iniziative in programma nell’intero arco dell’anno 2016

E’ uscito il secondo fascicolo 2015 di “Studi Piemontesi”

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E’ uscito “Studi Piemontesi”, dicembre 2015, vol. XLIV, fasc. 2, pp. 305-664.

La politica internazionale può essere ansiogena, le condizioni climatiche della terra aleatorie, i mercati finanziari perplessi, ma «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità, edita dal 1972 dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, resta puntuale: così nella pausa natalizia i Soci, gli abbonati, gli appassionati di storia e civiltà del Piemonte, potranno viaggiare tra le pagine del secondo fascicolo 2015.

I saggi storici vertono sopra tutto sull’Ottocento: e l’attualità potrà spingere il lettore a cominciare da quello che scrive Barbara Curli su come il Piemonte fu coinvolto nel progetto del Canale di Suez; per poi fermarsi sul grande progetto italiano, il Risorgimento; troverà il saggio di Jean-Yves Frétigné su Massimo d’Azeglio e l’Oriente; alcuni appunti di d’Azeglio sull’ultimo viaggio di Carlo Alberto sono illustrati da Pierangelo Gentile e Georges Virlogeaux; Giorgio Federico Siboni scrive dell’attività diplomatica di Luigi Bossi fra rivoluzione ed età napoleonica; ancora di diplomazia nella prima metà dell’Ottocento tratta Alessandro Zussini che si occupa dei consoli piemontesi a Beirut.

Il lettore potrà farsi incuriosire da una specie di ossimoro: delle riforme giudiziarie di Carlo Felice, il re che è un po’ l’emblema della Restaurazione scrive Gianluca Smiriglia. Agli stessi decenni sono dedicati il saggio di Davide Arecco su scienza, letteratura e politica nella Restaurazione e quello di Pier Massimo Prosio sulla Beatrice di Tenda di Vincenzo Bellini e il Catello di Binasco di Diodata Saluzzo.

Un tassello per la storia del piemontese di quegli anni si trova in un documento di polizia illustrato da Andrea Bosio. Alla storia della scienza nel Settecento sono dedicati il saggio di Roberto Scoth sulle scienze matematiche nella Sardegna Sabauda e quello di Paolo Cozzo sul prete e medico Giuseppe Ragazzi.

Possono ricreare anche gli occhi con le illustrazioni i saggi di storia dell’arte: Franco Gualano scrive sui pittori della cattedrale di Ivrea; Simonetta Pozzati sui mobili di Palazzo Reale nel 1760; Angela Maisano dello scultore Carlo Marochetti; vertono sull’urbanistica l’intervento di Annalisa Dameri che dà notizia di un atlante di disegni di fortificazioni approntato fra Cinque e Seicento e quello di Luciano Re su un manoscritto (1681) di Donato Rossetti per il porto di Nizza.

La storia economica trova il suo spazio con i saggi di Luciano Frasson sull’associazione di mestiere dei ‘cerari’ fra Sei e Settecento; e di Valentina Lombardo sui Vincent, famiglia di commercianti di Gressoney, fra Sette e Ottocento.

Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia offrono una seconda puntata sull’onomastica piemontese, Patrizia Deabate scrive di Maria Jacobino interprete di Joan of Arc un successo del cinema muto torinese (1913); Deborah Guazzoni della partecipazione torinese al Congresso di educazione fisica di Parigi del 1913.

Tre i ritratti: Alessandro Roccati, Profilo di Silvio Curto; Francesco Malaguzzi, Per un ricordo di Francesco Federico Cerruti; Felice Pozzo, Ricordo di Mario Vugliano.  Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della morte di Nino Costa: Mario Chiesa propone una lettura ravvicinata del capolavoro del poeta torinese, Tempesta, l’opera che lo consacra come erede della tradizione civile della letteratura piemontese.

Come sempre chiudono il numero il «Notiziario bibliografico» e lo spoglio delle riviste: un aggiornamento bibliografico quasi esaustivo nel campo degli studi sul Piemonte.