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Giovanni Tesio e la “Vita dacant e da canté” in 369 sonetti

Lunedì 30 ottobre ore 18

Albina Malerba e l’autore Giovanni Tesio

presentano la raccolta

Vita dacant e da canté

369 sonetti in piemontese

Pubblicati dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Se la poesia ha obiettivi, gli obiettivi del “canzoniere” di Giovanni Tesio, Vita dacant e da canté, appena edito dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis (pp.XIII-380, prefazione di Pietro Gibellini), sono tre o forse quattro: dare voce a una voce che viene di lontano; dare voce alla vita, che è varia e complessa, intricata ma – specie se vista “dacant”, ossia di lato – degna di canto; dare voce a una “lingua di poesia” – quella piemontese – che non cessa di “dittare” (ossia di urgere dentro e di dentro); e infine dare voce a una resistenza, che è quella di non arrendersi al negativo, che possiamo pur sempre riscontrare nella nostra esistenza.

Sul nostro canale Youtube il video della conferenza

Ricordando la poetessa Bianca Dorato

Forse Bianca Dorato non avrebbe voluto un ricordo ufficiale . . .         In ogni caso oggi ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di questa grande poetessa. Un ricordo semplice, un pensiero, una preghiera, magari guardando le sue montagne  . . .

Enzo Vacca

Bianca Dorato

(Torino, 26 maggio 1933 – 13 febbraio 2007)

Stërmaj

Ma ‘l leu ‘nté j’arbre ‘d galaverna as levo

bin àute a sërché ‘l cél, për mi cost leu

ciuto e leugn ant la nébia. Sì ‘nté a viro

le stra dij camp tan curte a l’orisont,

frema speté, e sola dzor dla tèra

ansupime ant ël geil. Tan dura e nèira

la mota, e sensa chit a la travajo

ansema scur e frèid, e a-i é pa vos,

bësbij o bram, che dal dolor a buta:

da la longa am bëstanta drinta al cheur

cost’ambrun-a d’invern. E belessì

ch’im armëtta, anreidìa, coma ‘l camp

chità d’ampess, che mai gnun vòli a sfrisa.

Ma che sempe im avisa che a l’anvìa

sfrandà dël sol mi i sarai cél e mira.

 

Nascondiglio

Ma il luogo dove pioppi di brina si levano
altissimi a cercare il cielo, per me questo luogo
muto e lontano nella nebbia. Qui dove volgono
le vie campestri così brevi all’orizzonte,
ferma attendere, e sola sopra la terra
assopirmi di gelo. Così dura e nera
la zolla, e senza tregua la tormentano
insieme buio e freddo, e non c’è voce,
bisbiglio o grido, che sgorghi dal dolore:
da tanto tempo mi indugia dentro il cuore
questo crepuscolo d’inverno. E qui
che io mi abbandoni irrigidita, come il campo
da tanto abbandonato, che mai un volo sfiora.
Ma che sempre io rammenti che al desiderio
invincibile del Sole io sarò cielo e meta.

 

da Tzantelèina, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1984.

Stantesèt sonèt al Castello di Roddi

locandina Tesio A4 3

Sabato 8 ottobre alle 18, al Castello di Roddi

Giovanni Tesio presenta il suo libro

Stantesèt Sonèt

edizioni Centro Studi Piemontesi 2015

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale Premio Roddi, ed è aperta ai Soci e Amici del Centro Studi Piemontesi

Scarica la scheda del libro

Stantesèt sonèt di Giovanni Tesio

Venerdì 6 maggio,  ore 21

al Circolo dei Lettori, Sala grande (via Bogino 9 – Torino)

si presenterà la raccolta di poesie piemontesi di

Giovanni Tesio

Stantesèt Sonèt

prefazione di Lorenzo Mondo

Edizioni del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Introdurranno

Guido Davico Bonino e Albina Malerba

Suoneranno e canteranno

Enzo Vacca, arpa celtica e voce – Arianna Ferraudo, voceMaurizio Rinaldi, chitarra e voce

Sarà presente l’Autore

sonet

Il testo: un libro di sonetti, che recupera dalla tradizione piemontese (e non solo) la maschera metrica più consolidata, rinnovandola in sonorità più aspre e in temi nuovi, declinati sulla malinconia del vivere, sulla vita quotidiana che nasconde i suoi appigli, sulla gioia che – nonostante tutto e tutti – si fa improvvisamente presente e persino insistente. Poesia di paesaggi e di personaggi, tutti convocati dalla presenza lirica di un io che non presume di sé, ma che accoglie tutto il possibile sugo dell’esistere. In un piemontese di campagna (più che di città), fatto di risonanze locali (tratte da un’area di confine tra Torinese e Saluzzese) e di innesti letterari desunti dalle molte letture dei “classici” piemontesi che l’autore ha nel tempo fatto.

Barnaba Pecco, poeta in piemontese

Lunedì 26 ottobre alle ore 18

Ricordo di

      Barnaba Pecco (1905-1995)

        ingegnere poeta della Companìa dij Brandé

a vent’anni dalla morte

     Reading di poesie a cura di Vittorio Aime

 

pecco

Barnaba Pecco nasce, all’inizio del secolo, da una famiglia della borghesia torinese, il nonno Edoardo ingegnere Capo della città di Torino, il bisnonno materno, Panizza, di cui porta il nome Barnaba, architetto tra i più affermati del tempo (a lui si devono i progetti e la direzione di notevoli edifici in Torino, consigliere ed assessore ai lavori pubblici del Comune di Torino dal 1860 al 1865).   Il padre, Pietro, industriale torinese fondatore della Stilus “fabbrica italiana di penne stilografiche” apparteneva a quella borghesia attenta al proprio profitto ma conscia del ruolo sociale e civile dell’impresa che a inizio secolo era il nerbo di un’Italia che si trasformava da contadina a operaia. Borghesia “etica” ma nello stesso tempo autoritaria e rigida, più legata al vecchio secolo che al nuovo, una borghesia uscita da due guerre mondiali smarrita e minata nelle sue certezze non solo economiche. Con questo retroterra Barnaba, dopo le scuole primarie, frequenta il liceo Cavour e successivamente ubbidendo al desiderio del padre, va a studiare a Liegi, città che ricorderà grigia e nebbiosa: triste come lui che patisce la lontananza da casa. Passa poi all’Università di Grenoble dove consegue la laurea in ingegneria, giusto in tempo per vedere disconosciuto il suo titolo da un fascismo autarchico e nazionalista.

Barnaba ha sempre avuto un profondo attaccamento a Torino, città sua e dei suoi avi, e amore per la poesia e per la poesia in lingua piemontese, grazie all’incontro con Nino Costa e Pinin Pacòt. Ingegnere, ha smorzato il tecnicismo di una razionalità che lo ha portato ad intraprendere studi e lavoro “tecnico “,  e ha guidato le scelte della sua vita materiale con un “ romanticismo” che proprio in questa razionalità affonda le sue radici. Un ingegnere poeta che non ha scritto una parola “che non rispondesse al (suo) bisogno”[…] “per sfogare una gioia troppo grande per essere tenuta racchiusa nel cuore o per cercare un conforto a un dolore, una rabbia o un accoramento troppo pesanti o perché restasse a quelli che amo la parte più vera di me quando la mia voce sarà spenta, o per rivivere la Storia o per cantare il mio amore per la città che mi ha visto nascere e dove i miei genitori mi stanno aspettando o per ruminarvi dentro, come si snocciola un confetto, un momento di bellezza, affinché, cercando rima e misura, mi durasse più a lungo il gusto in bocca” . Un ingegnere che ha saputo dominare con il cuore quella prepotente ragione che ha dominato i suoi tempi. Attivo nella Companìa dij Brandé e nel Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

Ha pubblicato una sola raccolta: E peui… j’arcòrd! Poesìe an lenga piemontèisa, cudì e presentà da Camillo Brero, edission “Piemontèis ancheuj”- Centro Studi Don Minzoni, 1992.

Filippo Tartùfari e i Partigiani della Montagna

 Giovedì 7 maggio  alle ore 18.00
alla sala conferenze del Museo Diffuso della Resistenza

si parlerà sul tema

La Liberazione di Torino e i Partigiani della Montagna nei versi romaneschi di Filippo Tartùfari (Roma, 1884 – Torino 1956)

Intervengono:

Albina MalerbaFilippo Tartùfari, la rivista “Ël Tòr” e l’amicizia con i poeti piemontesi Nino Costa e Luigi Olivero

 Simonetta Satragni PetruzziFilippo Tartùfari: un romano a Torino. Lettura del poemetto “Li partiggiani de la montagna” e di altri sonetti in romanesco di Filippo Tartùfari

Ingresso libero

museo diffuso

Museo Diffuso della Resistenza                                                                    Corso Valdocco 4/A, Torino                                                                                   tel 011 4420780                                                              www.museodiffusotorino.it