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Vita dacant ad Acqui Terme

 

venerdì 25 maggio, alle ore 18
alla Biblioteca civica di Acqui Terme (Via M. Ferraris, 15)

 

Giovanni Tesio parlerà della sua raccolta di sonetti in piemontese

Vita dacant e da canté

(Ed. Centro Studi Piemontesi, 2017)

con Maurizio Molan, Alessandra Terzolo, Egle Migliardi.

Vita dacant a Cisterna d’Asti

Sabato 21 aprile alle 16 

al Castello di Cisterna d’Asti (Piazza Hope 1)

Giovanni Tesio

parla del suo libro

Vita dacant e da canté

con Luciano Bertello

 

La manifestazione è stata organizzata dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti

Scarica la scheda del libro

 

 

Giovanni Tesio e la “Vita dacant e da canté” in 369 sonetti

Lunedì 30 ottobre ore 18

Albina Malerba e l’autore Giovanni Tesio

presentano la raccolta

Vita dacant e da canté

369 sonetti in piemontese

Pubblicati dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Se la poesia ha obiettivi, gli obiettivi del “canzoniere” di Giovanni Tesio, Vita dacant e da canté, appena edito dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis (pp.XIII-380, prefazione di Pietro Gibellini), sono tre o forse quattro: dare voce a una voce che viene di lontano; dare voce alla vita, che è varia e complessa, intricata ma – specie se vista “dacant”, ossia di lato – degna di canto; dare voce a una “lingua di poesia” – quella piemontese – che non cessa di “dittare” (ossia di urgere dentro e di dentro); e infine dare voce a una resistenza, che è quella di non arrendersi al negativo, che possiamo pur sempre riscontrare nella nostra esistenza.

Sul nostro canale Youtube il video della conferenza

Ricordando la poetessa Bianca Dorato

Forse Bianca Dorato non avrebbe voluto un ricordo ufficiale . . .         In ogni caso oggi ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di questa grande poetessa. Un ricordo semplice, un pensiero, una preghiera, magari guardando le sue montagne  . . .

Enzo Vacca

Bianca Dorato

(Torino, 26 maggio 1933 – 13 febbraio 2007)

Stërmaj

Ma ‘l leu ‘nté j’arbre ‘d galaverna as levo

bin àute a sërché ‘l cél, për mi cost leu

ciuto e leugn ant la nébia. Sì ‘nté a viro

le stra dij camp tan curte a l’orisont,

frema speté, e sola dzor dla tèra

ansupime ant ël geil. Tan dura e nèira

la mota, e sensa chit a la travajo

ansema scur e frèid, e a-i é pa vos,

bësbij o bram, che dal dolor a buta:

da la longa am bëstanta drinta al cheur

cost’ambrun-a d’invern. E belessì

ch’im armëtta, anreidìa, coma ‘l camp

chità d’ampess, che mai gnun vòli a sfrisa.

Ma che sempe im avisa che a l’anvìa

sfrandà dël sol mi i sarai cél e mira.

 

Nascondiglio

Ma il luogo dove pioppi di brina si levano
altissimi a cercare il cielo, per me questo luogo
muto e lontano nella nebbia. Qui dove volgono
le vie campestri così brevi all’orizzonte,
ferma attendere, e sola sopra la terra
assopirmi di gelo. Così dura e nera
la zolla, e senza tregua la tormentano
insieme buio e freddo, e non c’è voce,
bisbiglio o grido, che sgorghi dal dolore:
da tanto tempo mi indugia dentro il cuore
questo crepuscolo d’inverno. E qui
che io mi abbandoni irrigidita, come il campo
da tanto abbandonato, che mai un volo sfiora.
Ma che sempre io rammenti che al desiderio
invincibile del Sole io sarò cielo e meta.

 

da Tzantelèina, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1984.

La poesia di Remigio Bertolino

      Giovedì 26 maggio, ore 18

in sede

incontro con il poeta

Remigio Bertolino

autore della raccolta

Litre d’ënvern/Lettere d’inverno

Nino Aragno editore, 2015

Interviene Giovanni Tesio

 litre

In questa nuova raccolta poetica, Remigio Bertolino scava nel segreto della lettera. Non riproduzione di fedeltà antropologica, ma trasmutazione alchemica, un mondo capace di liberare tesori. Viene da qui la ‘grazia’ delle sue parole esatte, precise, concrete, in cui vibra la risonanza (mai la ridondanza) del ‘vento’ che le muove. Luoghi remoti, addirittura eremitici. Montagna povera, fatica, solitudine e silenzi. Figure defilate e però fantasiose, fantasticanti, fantasmatiche, persino favolose, fiabesche.

Remigio Bertolino, di Montaldo Mondovì, vive a Vicoforte. Poeta in lingua piemontese, nella variante monregalese. Tra le sue diverse raccolte,   Sbaluch, 1989, pubblicato nella Collana del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, lo consacra nel panorama delle letterature regionali.

Stantesèt sonèt di Giovanni Tesio

Venerdì 6 maggio,  ore 21

al Circolo dei Lettori, Sala grande (via Bogino 9 – Torino)

si presenterà la raccolta di poesie piemontesi di

Giovanni Tesio

Stantesèt Sonèt

prefazione di Lorenzo Mondo

Edizioni del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Introdurranno

Guido Davico Bonino e Albina Malerba

Suoneranno e canteranno

Enzo Vacca, arpa celtica e voce – Arianna Ferraudo, voceMaurizio Rinaldi, chitarra e voce

Sarà presente l’Autore

sonet

Il testo: un libro di sonetti, che recupera dalla tradizione piemontese (e non solo) la maschera metrica più consolidata, rinnovandola in sonorità più aspre e in temi nuovi, declinati sulla malinconia del vivere, sulla vita quotidiana che nasconde i suoi appigli, sulla gioia che – nonostante tutto e tutti – si fa improvvisamente presente e persino insistente. Poesia di paesaggi e di personaggi, tutti convocati dalla presenza lirica di un io che non presume di sé, ma che accoglie tutto il possibile sugo dell’esistere. In un piemontese di campagna (più che di città), fatto di risonanze locali (tratte da un’area di confine tra Torinese e Saluzzese) e di innesti letterari desunti dalle molte letture dei “classici” piemontesi che l’autore ha nel tempo fatto.

Memorial – Gianrenzo Clivio

Dieci anni fa, il 22 gennaio 2006, a Toronto, si spegneva la voce di uno dei fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, il filologo piemontese, grande piemontesista, Gianrenzo P. Clivio. La “sua” Ca dë Studi lo ricorda con affetto e rimpianto.

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Gianrenzo P. Clivio

Torino, 18 gennaio 1942 – Toronto, Canada, 22 gennaio 2006

Ph.D. ad Harvard, professore ordinario dell’University of Toronto, Dipartimento di Studi Italiani.

Tra i fondatori, a Torino, del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”.

Membro del Centre for Medieval Studies (Toronto).

Direttore Scientifico degli annuali “Rëscontr antërnassionaj dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa/Incontri internazionali di Studi sulla Lingua e la Letteratura in piemontese”.

Autore, per le edizioni del Centro Studi Piemontesi, dell’esauritissima e ancora insostituita Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese, Torino, 1971, pp. 255; della Concordanza linguistica dei “Sermoni Subalpini, id. 1974, pp XXXVIII-475; curatore dell’edizione del bicentenario dell’opera omnia del poeta civile del Piemonte Edoardo Ignazio Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, id., 1973, pp. XXXII-350; e ancora nella stessa Collana di Testi e Studi Piemontesi (di cui è stato direttore del 1969 al 1978) un suo  volume di studi di Storia linguistica piemontese, 1976, pp. 225; e curatore con Giuliano Gasca Queirazza degli Atti del Convegno Internazionale di Studi, Lingue e dialetti nell’arco alpino occidentale, 1978, pp. X-334.

Tra le sue pubblicazioni piemontesi più preziose:

Profilo di storia della letteratura in piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2002, pp. 530; e coautore dei due volumi antologici: con Giuliano Gasca Queirazza e Dario Pasero, La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalle Origini al Settecento, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2003, pp. 540; con Dario Pasero, La letteratura in Piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, Torino, Centro Studi Piemontesi/Regione Piemonte, 2004, pp. 650.

Coautore dell’opera: I dialetti italiani: storia struttura uso, Torino, UTET, 2002, pp. 1178.

Sempre alto il suo impegno, scientifico e civile, per la difesa e la valorizzazione della lingua e della letteratura in piemontese. In piemontese ha scritto anche poesie, sparse in varie riviste e antologie: la Ca dë Studi intende raccoglierle in volume. Per le edizioni della Ca dë Studi aveva pubblicato una raccolta di “poesiòte piemontèise” per i bambini, Trenin dësmore e buate (Torino, 2001), scritte con il preciso intendimento di facilitare l’acquisizione del piemontese da parte dei suoi tre figli, nati e cresciuti in Canada, e pubblicate con la speranza e l’auspicio che potessero “servire ad impostare un percorso didattico fruttuoso” anche nelle nostre scuole.

Nel 2008 la Ca dë Studi Piemontèis gli ha dedicato un Convegno internazionale, i cui testi sono raccolti nel volume degli Atti, “Quem tu probe meministi”. Studi e interventi in memoria di Gianrenzo P. Clivio, a cura di Albina Malerba, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2009, pp. 305. ISBN 978-88-8262-150-6.

“I giorni del mondo, i pensieri, gli atti, le parole di un uomo, vanno ben al di là della sua breve vita, rivivono attraverso il sangue, la memoria di chi discende da lui e lo continua, o di chi di lui si ricorda [..]. Egualmente ai suoi occhi appaiono i frutti ch’egli ha affidato alla terra e seguitano a rinascere. Quei giorni chi potrà contarli?” [1]

I “frutti”, progetti, libri, studi, parole rivestite di vita, che Gianrenzo Clivio ha affidato alla sua terra di Piemonte e in particolare al Centro Studi Piemontesi, la Ca dë Studi Piemontèis, che con Renzo Gandolfo e altri amici, ha fatto nascere nel 1969,  assieme alla prestigiosa rivista interdisciplinare “Studi Piemontesi”, con il preciso intento,  “ël but”, di “promuovere lo studio della vita e della cultura piemontese” per valorizzarla e farla conoscere nel mondo, con speciale attenzione, affetto, “bin”, per la lingua e la letteratura, sono nostro patrimonio indelebile, eredità sacrale, “militanza”, “angage”, per il futuro; valori di forte tensione morale che non saranno dispersi.

La storia culturale della lingua e della letteratura piemontese degli ultimi quarant’anni è cesellata dai lavori di Gianrenzo Clivio: ci ha insegnato a coniugare slancio, energia, passione e sapere scientifico per portare  “parole nostre” nel vasto mondo degli studi e degli interessi internazionali.

Il passo umano con il quale Gianrenzo ha attraversato i nostri giorni, oggi, seppur segnato dal dolore dell’assenza, è un cammino che il tempo non cancella, perché proprio nella memoria si rinnova. E i frutti continueranno a rinascere.

Quei giorni chi potrà contarli?

Quel che possiamo contare  – seppur con scarni titoli e date – sono gli studi (impossibile quantificare l’impegno dalla fondazione, all’avvio delle collane editoriali, all’impianto della rivista “Studi Piemontesi”) che  Gianrenzo ha dedicato dal Centro Studi Piemontesi, la Ca dë Studi Piemontèis, alla “patria cita”, la terra madre divenuta quel “luogo, fra tutti, a cui si dà un significato assoluto” [2], così impressa nel suo cuore poeta: “për ësta certëssa dura e dossa/ëd savej ch’a-i é un pòst an dova ch’im sento a ca” [3] (A.M.)

[1]  Guido Artom, I giorni del mondo, romanzo, Milano, Longanesi, 1981
[2] Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Torino, Einaudi, 1952
[3] Gianrenzo P. Clivio, Pelegrinage (poesia, dalla raccolta in corso di pubblicazione)

trenin

Per la  “Collana di Testi e Studi Piemontesi”, di cui Gianrenzo Clivo è stato Direttore dal 1969 al 1978, ha curato le edizioni:

–          Le ridicole illusioni, un’ignota commedia piemontese dell’età giacobina. Pagg. XXIV-91 (1969).

–         PEGEMADE, Ël nodar onorà, commedia piemontese-italiana del secondo Settecento. Pagg. LXXX-150 (1971)

–          EDOARDO IGNAZIO CALVO, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, edizione del bicentenario. Pagg. XXXII-350 (1973)

–          Lingue e dialetti nell’Arco Alpino occidentale, Atti del Convegno internazionale di Torino, 12-14 aprile 1976, curati insieme a Giuliano Gasca Queirazza. Pagg. X-334 (1978)

Nella stessa collana ha pubblicato la sua raccolta di saggi:

–          Storia linguistica e dialettale piemontese. Pagg. XII-225 (1976)

Per la “Collana di Letteratura Piemontese Moderna”, di cui è stato Direttore dal 1969 al 1974, ha curato e firmato le introduzioni ai volumi di:

–          ARRIGO FRUSTA, Fassin-e ‘d sabia, pròse piemontèise. Pagg. XI-110 (1969)

–          CAMILLO BRERO, Breviari dl’ ànima, poesìe piemontèise. Pagg. XIII-68 (1969)

–          ALFREDO NICOLA, Stòria dle Valade ‘d  Lans, poesìe piemontèise. Pagg. IX-40 (1970)

–          TÒNI BODRÌE, Val d’Inghildon, poesìe piemontèise. Pagg.XIX-90 (1974)

–          TÒNI BODRÌE, Dal prim uch a l’aluch, poesie piemontesi. Pagg. XVI-190 (2000)

Fuori Collana ha pubblicato i volumi:

–          Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese,  con il padre Amedeo Clivio. Pagg. XXII-255 (1971)

–          Concordanza linguistica dei “Sermoni Subalpini”, in collaborazione con Marcello Danesi. Pagg. XXXVII-475 (1974)

–          Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno,  2 volumi curati in collaborazione con Riccardo Massano. Pagg. XV-886 (1975). Nel volume pubblica il saggio:  Su alcune vicende lessicali del gallo-italico occidentale, pp. 29-46

–          Trenin, dësmore e buate, poesiòte pr’ij cit. Pagg. 97 (2001)

–          Profilo di storia della letteratura in piemontese. Pagg. 507 (2002)

–          La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalle Origini al Settecento, curato con  Giuliano Gasca Queirazza e Dario Pasero. Pagg. 540 (2003)

–          La letteratura in piemontese. Raccolta antologica di testi. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, curato in collaborazione con Dario Pasero. Pagg. 650 (2004)

Per la rivista “Studi Piemontesi”, di cui è stato tra i fondatori e ha fatto parte del Comitato Scientifico e Redazionale dal 1972 al 1979, ha pubblicato:

I, 2 (1972) Recensioni a:

Barbo Tóni Baudrier, Solestrelh òucitan, pp. 192-193;

Gaetano Berruto, Dialetto e società industriale nella Valle d’Andorno, note per una sociologia dei sistemi linguistici, pp. 199-201;

Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d’Italia, pp. 202;

Giuliano Gasca Queirazza (a cura di), Il Promptuarium di Michele Vopisco, vocabolario volgare-latino, Mondovì 1564, p. 202

II, 1 (1973)

La stagione giacobina e il problema della religione nella poesia di Edoardo Ignazio Calvo, pp. 3-26

II, 2 (1973) Recensioni a:

Teofilo G. Pons, Dizionario del dialetto valdese della Val Germanasca (Torino), pp. 191-192;

Vittorio Caligaris, Raccolta di vecchie parole gattinaresi, pp. 192

III, 1 (1974)

Per i settant’anni di Ernst Hirsh, p. 211

Recensione a:

Vittorio Alfieri, The Prince and Letters, p. 190

V, 1 (1976) Recensione a:

Hugo Plomteux, I dialetti della Liguria orientale odierna, la Val Graveglia, p.179

XVI, 2 (1987)

Lupus rapax: la denominazione della lince (Felis lynx L.) in piemontese e in gallo-italico, pp. 341-347

XVIII, 1(1989)

Due noterelle lessicali piemontesi (ancora sul diav e sul luv ravass), pp.119-122

XXIII, 2 (1994)

Osservazioni sui testi delle poesie di Vittorio Amedeo Borrelli e sul piemontese del Settecento, pp. 279-288

XXXIII, 1 (2004)

Pulizia linguistica o ecologia linguistica?,  pp. 3-9

XXXV, 1 (2006)

Giuliano Gasca Queirazza S.J., Ricordo di Gianrenzo P.Clivio, pp. 3-5

clivio2

Un di marcc-rai da sol

Gianrenzo Clivio

 

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera

e a smija ch’at mossa an drinta ‘l vin brulé:

a ti ch’it fure ‘l mè pi car amis

l’é tuta dverta com ëdnans a Dé

mia ànima d’ancheuj!

Goblòt ëd branda costa sèira:

minca na stissa a l’é na gran-a

passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,

ùltima gòj, contradansa e contraltar,

dongion d’una speransa!, për voi,

òmini moch, ch’i marce an trantoland,

parej dij cioch…

It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!

                   Ti ‘t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche béstie an sle colin-e, òmini

pòchi – tuti gris – apres la slòira a la matin d’otugn;

e pra d’erbass, ronze e gratacuj, e nen na man da deje feu.

Drocheri ‘d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,

sle piasse dij pais vej sensa giovo,

e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:

tèra che tò abandon, ross, it piores ant ël sangh

ëd j’arovej a mass s’ij vataron baross.

Sensa can ch’a baulo, cassin-e langareule:

èire canavsan-e, sensa masnà ch’a gieugo.

Ël tòr noviss monta pì nen la vaca

a la stagion dl’amor!

Ahidé! A l’é ben l’ora dj’ànime bastarde

ch’an anciarmo parej dle serp oslere:

slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,

e ant ël vent pa dle nòstre, le paròle.

It làudo, ò Fort, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!

                   Ti ‘t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.

L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ‘d ràbia

a l’é drocà. Parèj ëd na carëssa.

Fin-a l’eva dël baciass smiava bastarda.

J’òmini strach an fons dla val,

piturà le fomne, fumeria nèira paress ch’a dagna,

an sla toa trun-a, ò fier Piemont,

ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.

A bacaja ‘l fumlam, le masnà a uco.

Lassù, gnanca pi n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, o vin monfrin,

                   it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!

                   Ti’t sèi ra mimoria, l’ultima, drà mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol

sla tèra piemontèisa, an mes

a gent strangera e a fieuj dësradisà:

venturand i passrai torna, com un neuv Gianpetadé,

për le colin-e dël Monfrà, ant un’ària nissa,

e an sla piassa dël mërcà ‘d minca pais

ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,

con la facia amblëttà am faran dë svergne.

I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:

ma i seu franch ben che un di marcc-reu da sol

sla tèra piemontèisa.

 

Pubblicata in R. Gandolfo, La Letteratura in Piemontese dal Risorgimento ai giorni nostri, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1972, pp. 393-394 (volume da tempo esaurito).

 

Vijà di Natale 2015


slorenzo

e Natal l’é Natal

Vijà piemontèisa 2015

Torino, Chiesa di San Lorenzo

domenica 20 dicembre 2015

ore 16 precise

                                                

Enzo Vacca    arpa celtica e voce
Simona Colonna     violoncello e voce
Mario Brusa         attore

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Scarica QUI i testi della Vijà

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La Casa Editrice Viglongo e Nino Costa

torello

La Casa Editrice Viglongo festeggia i 70 anni di attività con una mostra allestita nel loggiato antistante alla Sala Marmi di Palazzo Civico (Piazza Palazzo di Città 1, Torino), dal 21 ottobre al 5 novembre 2015 (orario: da lune dì a venerdì 9-17; sabato 9-12).

La manifestazione si concluderà Giovedì 5 novembre alle 17, in Sala Rossa, con la lectio magistralis di Giovanni Tesio su Nino Costa, con le testimonianze di Cesare Alvazzi Del Frate e Giovanna Spagarino Viglongo.
Per partecipare alla lectio magistralis è INDISPENSABILE dare la propria adesione alla mail iniziative.istituzionali@comune.torino.it  o ai telefoni 011/23384 – 011/24012 – 011/22547
nino

A Torino, nel 1945, a due mesi dalla fine della guerra, nel fervore del clima esaltante e pieno di slanci, di voglia di costruire e ricostruire, Andrea Viglongo, con la moglie Giovanna Spagarino, inizia l’attività della Casa Editrice Andrea Viglongo & C. Editori con la pubblicazione del volume Bastian Contrario di Luigi Gramegna.
Tra edizioni e ristampe la Casa Editrice giunge a pubblicare circa 800 titoli, che spaziano dalla letteratura avventurosa (Salgari, Motta, Verne, i classici Defoe, Kipling, Swift) a quella alpinistica
(Rey, Whymper, Mummery), dall’arte, archeologia, architettura, alla manualistica tecnico-divulgativa, veri strumenti di lavoro.
Sempre all’insegna dei due filoni intrecciati, l’interesse regionale e la vocazione popolare, ha ridato vita a pagine dimenticate di Vittorio
Alfieri, Edmondo De Amicis, Guido Gozzano, Carolina Invernizio, Augusto Monti, Alberto Viriglio, ha pubblicato tutti i romanzi storici – tanto apprezzati da Luigi Einaudi e Umberto Eco – di Luigi Gramegna, la serie degli “inviti” alle regioni del Piemonte, l’intera produzione poetica in piemontese di Nino Costa, Brofferio, Calvo, Isler, i romanzi di Luigi Pietracqua e, per 40 anni, l’Almanacco Piemontese lodato da Norberto Bobbio.
Il suo fondatore Andrea Viglongo, amico d’infanzia di Piero Gobetti e collaboratore della “Rivoluzione Liberale”, redattore all’Ordine Nuovo di Gramsci, con un passato da giornalista militante e come studioso della lingua e cultura subalpina, ha legato il suo nome a quello di Nino Costa, che si può considerare per eccellenza il
cantore di Torino e del Piemonte: il più conosciuto e il più amato dei poeti in piemontese che a Torino, dove morì il 5 novembre 1945, dedicò bellissime liriche.

viglongo