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Cristina di Francia, Duchessa di Savoia

Al Castello del Valentino, nel Salone d’onore
venerdì 11 maggio dalle 16,30 alle 19

verrà presentato il volume

L’état, la cour et la ville

Le Duché de Savoie au temps de Christine de France (1619-1663)

curato da Giuliano Ferretti ed edito a Parigi da Classiques Garnier

Interverranno

Costanza Roggero, Pasquale Bruno Malara, Géraud Poumarède, Giuliano Ferretti

 

L’opera, corposa, per la quale è in uscita sul prossimo numero di “Studi Piemontesi” la recensione, chiude una serie di attività scientifiche che hanno visto il Politecnico partner con altre prestigiose università nel ritracciare e rivedere storiograficamente, su base strettamente documentaria, la figura di Cristina di Francia, Duchessa di Savoia e prima Reggente.

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Due scoperte anticipate da “Studi Piemontesi”

Recentemente i giornali hanno messo in evidenza due preziose scoperte torinesi: la Cappella del Castello del Valentino e il  Coro ligneo del Prinotto. Quest’ultimo, proveniente da Galway, in Irlanda, si trova ora al Centro Conservazione e Restauro della Venaria per essere restaurato e successivamente esposto al pubblico.

Entrambe le “scoperte” sono state anticipate da “Studi Piemontesi”:

Roberto Antonetto, lo scopritore del coro, ne ha scritto già nel 2002: Un inedito capolavoro di ebanisteria torinese settecentesca in Irlanda (“Studi Piemontesi”, XXX, 2 (2002), pp. 287-300) mentre Maria Vittoria Cattaneo  studia da tempo la Cappella del Valentino e ne ha identificato alcuni degli artefici negli  articoli Castello del Valentino, la cappella: storia, decorazione e nuovi documenti (“Studi Piemontesi”, XLIII, 2 (2014),pp. 311-318) e La committenza di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours per la Cappella del Valentino: una prima ipotesi attributiva per gli apparati decorativi (“Studi Piemontesi”, XLVI, 2 82017), pp. 445-456).

“Studi Piemontesi” 2017, fasc. 2

E’ uscito «Studi Piemontesi», dicembre 2017, vol. XLVI, fasc. 2. Pagg.393-718, ill.

 

 

Qui l’indice del numero

 

Ad offrire occasioni di lettura durante le feste di Natale e di fine anno è uscito puntuale il secondo numero di «Studi Piemontesi», la rivista semestrale di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. Si segnala che a partire da questo fascicolo viene pubblicato l’abstract in inglese degli articoli e i singoli saggi sono identificati con il codice DOI (Digital Object Identifier).

Vittorio Alfieri sarà gratificato da questo fascicolo che si apre con due saggi a lui dedicati: Andrea Merlotti illustra una redazione sconosciuta dei sonetti piemontesi, molto interessante perché permette di capire meglio il contesto in cui nacquero; Pier Massimo Prosio invece propone una perspicace lettura dell’Agamennone. Altri quattro i saggi d’ambito letterario: Roberto Rosso esamina le pagine ‘africane’ di De Amicis; Luca Badini Confalonieri racconta l’atteggiamento verso Benedetto Croce nell’Università di Torino, sopra tutto nel campo degli studi letterari; a Nino Oxilia, alle sue relazioni con il Futurismo e alla raccolta Gli orti sono dedicate le pagine di Patrizia Deabate; Giovanni Cena è ricordato da Simonetta Satragni Petruzzi nel centenario della morte.

Biòva, buel culè, conegrina, l’alternanza tron-a / trona sono le schede di una nuova puntata dedicata al lessico piemontese a cura di Anna Cornagliotti e Giovanni Ronco; Balbo, Gavasso, Gavotti e loro varianti sono i cognomi della puntata di onomastica piemontese di Alda Rossebastiano, a Elena Papa e Daniela Cacia.

Numerosi i saggi d’ambito storico: in ordine cronologico: Luca Piergiorgio Isella avanza ipotesi sulla struttura del castello di Bra e della chiesa adiacente; Luca Malvicino presenta un gruppo di lettere scritte tra maggio e novembre 1740 dal marchese di Breglio alla moglie, dalle quali risulta che fu quello il momento in cui cominciò a pensare a Govone come residenza principale; Paolo Cozzo tratta delle relazioni fra lo stato Sabaudo e il Granducato di Lituania in età moderna.

Quasi metà del primo Parlamento subalpino era formata da avvocati: Pierangelo Gentile individua le principali figure tra i colleghi di Brofferio e illustra il loro atteggiamento di fronte alla guerra del 1848-49; Eugenia Galateri di Genola segnala il ritrovamento presso la Biblioteca Vaticana della collezione di giornali di tutto il mondo raccolta da Cesare Poma (1862-1932) e ne ricostruisce le vicende; quattro saggi ruotano intorno alla figura di Paolo Boselli (1838-1932), deputato, ministro, uomo pubblico: Cristina Scalon, Enrica Bodrato, Margherita Bongiovanni, illustrano il suo impegno come Primo segretario dell’Ordine Mauriziano (1904-32) e come presidente del Consiglio d’Amministrazione del Politecnico di Torino dal 1907 al 1923; Enzo Ferraro ricorda come per celebrare i suoi quarant’anni di vita pubblica il Comune di Torino promosse l’edizione in cinque volumi dei suoi discorsi politici; Chiara Devoti si sofferma sul libro in cui Boselli ricostruì origine, natura, finalità e patrimonio dell’Ordine Mauriziano.

Andreina Griseri illustra il modo di ‘leggere’ i luoghi del Piemonte che guida la mano di Clemente Rovere nei suoi disegni recentemente ristampati dall’Artistica Savigliano e lo colloca nel contesto dell’idea di città e del modo di rappresentarla in vigore tra Sette e Ottocento. Ancora per la storia dell’arte: Maria Vittoria Cattaneo propone una prima ipotesi attributiva per gli apparati decorativi della Cappella del Valentino; Silvia Tammaro, esamina le incisioni del pittore olandese Jan Huctenburg chiamato da Eugenio di Savoia ad illustrare le sue vittorie militari; Michele Danieli propone elementi per ricostruire la provenienza di due dipinti della Galleria Sabauda: la Geometria di Lorenzo Sabatini e la Cleopatra di Guido Reni. Lauro Mattalucci esamina l’affresco di Giovanni Martino Spanzotti nella chiesa di San Francesco a Rivarolo Canavese e propone una identificazione dei personaggi con riferimento al dibattito sull’Immacolata Concezione dell’età di Sisto V. Infine Lorenzo Mamino offre un ritratto di Giorgio Raineri (1927-2012), architetto e poeta.

Chiudono il volume le fitte pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi, alle notizie di mostre convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.

 

Rivista « Studi Piemontesi »

Direttore: Rosanna Roccia

Direttore Responsabile: Albina Malerba

Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Anna Cornagliotti, Gabriele Clemens, Guido Curto, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Francesco Malaguzzi, Isabella Massabò Ricci, Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio,  Rosanna Roccia,  Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano,  Giovanni Tesio,  Georges Virlogeux.

Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

 

E’ uscito il primo fascicolo 2017 di “Studi Piemontesi”

«Studi Piemontesi»

giugno 2017, vol. XLVI, fasc. 1, pp.  390, ill.

Da quarantasei anni, tra la festa di San Giovanni e quella dei Santi Pietro e Paolo, si verifica puntuale un evento bibliografico, la pubblicazione del primo fascicolo semestrale di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi.

Nel numero uscito in questi giorni la notizia, minima per sé, che può incuriosire i lettori riguarda Rousseau: Luisa Clotilde Gentile prova che non nel palazzo di via San Domenico 11, come credeva il Cibrario, ma nel palazzo Trucchi, all’angolo tra via Alfieri e via XX Settembre (oggi sede della Banca Nazionale del Lavoro) Rousseau servì nel 1730 in casa Solaro di Govone. E proprio a Luigi Cibrario (1802-1870), a come si venne formando nel decennio dopo la morte il suo personaggio di uomo del Risorgimento, storico devoto della monarchia sabauda, è dedicato il saggio di Pierangelo Gentile. Ancora in ambito risorgimentale si muovono Rosanna Roccia (Direttore della rivista) che pubblica due lettere inedite di Quintino Sella; Carlo M. Fiorentino che delinea alcuni tratti del carteggio dei fratelli Visconti Venosta e Stefano Apostolo che rievoca la partecipazione alla prima guerra d’Indipendenza dello scrittore renano Friedrich Wilhelm Hackländer.

Dagli eroi all’antieroe: Matteo Traverso mostra come Giorgio Orsolano (1803, impiccato nel 1835) divenne nella letteratura dei frenologi la «iena di San Giorgio». Simonetta Tombaccini ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Paganini a Nizza e le penose vicende che tormentarono le sue spoglie. Alessandro Zussini tratta di Gaspare Deabbate, primo Console (1819-1825) del re di Sardegna negli Stati Uniti.

Quando Napoleone arruolava i soldati dell’armée, un benestante poteva sottrarsi alla coscrizione pagando qualcuno che lo sostituisse: Ferdinando Sobrero presenta due lettere di un remplaçant, Carlo Domenico Bosio di Baldissero. Cecilia Russo delinea la figura dell’ambasciatore Benoît Cise de Grésy e pubblica una sua lettera nella quale informa Maria Cristina di Francia in merito all’incontro con Mazzarino.

Quasi una rubrica, le schede di onomastica piemontese a cura di Rossebastiano-Papa-Cacia, sono questa volta dedicate ai vari esiti del latino cauda. Stefano Baldi illustra l’opera di ricerca di Alberto Basso sulla musica e gli spettacoli nella Torino di Antico Regime, ora riunita nei due monumentali volumi L’Eridano e la Dora festeggianti.

Nel settore della storia dell’arte, varie ‘riscoperte’: Roberto Antonetto informa sul ritrovamento di una favolosa gabbia per uccelli, dono per le nozze fra il secondogenito di Carlo Alberto, Ferdinando di Savoia, ed Elisabetta di Sassonia nel 1850; la descrive e ne ricostruisce le vicende. Arabella Cifani e Franco Monetti presentano un dipinto sconosciuto di Angelo Bartolomeo Vacca senior (1746-1834) e nuovi documenti per la biografia. Thomas Wilke illustra alcuni disegni di Ascanio Vittozzi per la cappella della Sindone, ritrovati nello Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera. Francesca Favaro descrive l’appartamento dei bagni del castello di Agliè e Paolo San Martino si sofferma sulla valenza scenografica dello scalone juvarriano di Palazzo Reale e le sue suggestioni interpretate dal cinema moderno: Craig, Hitchcock, Greenaway.

Alla scultura del primo Novecento sono dedicate le pagine di Alice Guido che pubblica documenti relativi al tentativo fallito di acquisire al Museo Civico di Torino il Pensatore di Rodin; e di Chiara A. Lanzi su due cere di Edoardo Rubino (1871–1954) conservate alla GAM, preparate per la fusione poi non realizzata.

Gian Savino Pene Vidari ricostruisce la storia dell’edizione 1978 (integrale) dei disegni ottocenteschi di Clemente Rovere e presenta quella (selettiva) edita recentemente dall’Artistica Savigliano, Viaggio in Piemonte di paese in paese.

Il settore letterario offre lo studio di Gianna Cerutti sulla figura femminile nella narrativa di Sebastiano Vassalli, e la presentazione di un mannello di lettere di Giovanni Bernardo De Rossi a Tommaso Valperga di Caluso, a cura di Milena Contini.

Infine, i profili: Paolo Bagnoli illustra la formazione del pensiero politico di Alessandro Passerin d’Entrèves; e i congedi: Pietro Terna e Renata Allìo ricordano Sergio Ricossa (1927-2016); Laura Gallo la figura di Gianni Carlo Sciolla (1940-2017).

Chiudono il fascicolo le fitte pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.

vedi il sommario

Rivista « Studi Piemontesi »

Direttore: Rosanna Roccia

Direttore Responsabile: Albina Malerba

Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Anna Cornagliotti, Gabriele Clemens, Guido Curto, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Francesco Malaguzzi, Isabella Massabò Ricci, Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio,  Rosanna Roccia,  Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano,  Giovanni Tesio,  Georges Virlogeux.

Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

 

Il CSP al 30° Salone del Libro di Torino

Da giovedì 18 a lunedì 22 maggio 2017
il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

vi aspetta al

30° Salone Internazionale del Libro Torino

Lingotto Fiere via Nizza 294 – Torino

Padiglione 2 – Stand L 01

 

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis ha partecipato con un suo stand fin dalla prima edizione del Salone Internazionale del Libro Torino, e sarà presente anche quest’anno al Padiglione 2 – Stand L01.  Per festeggiare i suoi 30 anni di presenza ininterrotta al Salone, il Centro Studi Piemontesi ha realizzato un nuovo segnalibro anamorfico, appositamente creato dall’artista Daniela Rissone. L’oggetto disegnato in anamorfosi piana è “un solido stellato, con piramidi a base pentagonale […]. Nel 1960 è costruito in acciaio nelle officine della Snos di Savigliano, pesa oltre 200 kg è largo più di 2 metri…fa parte di un monumento simbolo di Torino”: una piccola astronave di carta che si aggirerà per il Salone del Lingotto. Per scoprirla vi aspettiamo al nostro Stand al Salone del Libro

 

Il Centro Studi Piemontesi aderisce all’iniziativa della Regione Piemonte e della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura Buono da leggere

Il Centro Studi Piemontesi è presente anche nello spazio degli Istituti Culturali del Piemonte al Pad. 3 Stand S129 T130

 

E organizza ogni giorno una presentazione:

Giovedì 18 maggio ore 17 

Spazio Istituti Culturali  Pad. 3 –  Stand  S129 T130

Presentazione del libro

Una storia oscurata. Piemonte 1813-1821

di Alberico Lo Faso di Serradifalco

Intervengono con l’autore Gustavo Mola di   Nomaglio e Roberto Sandri Giachino

 

Venerdì 19 maggio ore 11.30 

Spazio Istituti Culturali  Pad. 3 –  Stand  S129 T130

 

 “Studi Piemontesi”  rivista interdisciplinare da oltre 45 anni ambasciatrice della cultura  del Piemonte e degli antichi Stati sabaudi nel mondo

Intervengono: il direttore scientifico Rosanna Roccia, il direttore responsabile Albina Malerba, Collaboratori e membri del Comitato Scientifico

 

Sabato 20 maggio ore 10.30 

Spazio Istituti Culturali  Pad. 3 – Stand  S129 T130

Presentazione del catalogo della mostra

Piemonte Bonnes Nouvelles Testimonianze di storia sabauda nei fondi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia      a cura di Franca Porticelli, Andrea Merlotti, Gustavo Mola di Nomaglio

Edito dal Centro Studi Piemontesi in collaborazione con il Consiglio   regionale del Piemonte, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e l’ABNUT (Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria Torino).

Intervengono con i curatori, Albina Malerba, direttore del Centro Studi Piemontesi e  Franco Cravarezza, Presidente ABNUT

                                                                                                                                      

Domenica 21 maggio ore 11.30       

Sala Argento, Padiglione 3

 

Presentazione del libro

Gipsoteche in penombra. Il patrimonio piemontese

a cura di Centro Studi Piemontesi e Regione Piemonte

Intervengono Walter Canavesio, Gianluca KannèsEugenio Pintore, Beatrice Zanelli

Modera Albina Malerba

 Il volume pubblica i risultati della giornata di studi dedicata alle Gipsoteche in penombra (tenutasi a Torino il 18 ottobre 2013), che ha posto in primo piano l’identificazione e l’esplorazione delle raccolte di sculture in gesso nell’area piemontese

 

  Lunedì 22  maggio ore 15 

Spazio Istituti Culturali  Pad. 3 – Stand  S129 T130

 

Presentazione del libro

Universa Botanices. Giovanni Bartolomeo Caccia (1695-1746).  Primo direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Torino

con gli autori Rosanna Caramiello e Pierangelo Lomagno

 

 

Ricordo di Renzo Gandolfo (1900-1987) a trent’anni dalla morte

Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, l’associazione che aveva fondato nel 1969, che si sta preparando al giro di boa dei primi cinquant’anni di presenza sulla scena culturale piemontese e internazionale.

Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto
Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto

Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900, e a cent’anni dalla nascita Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallela a due altri illustri piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.

«Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale d’intitolazione – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità”. Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera   hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro».  «Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica… Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari….. E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno […] a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese».

Il Piemonte e la sua eredità di lingue e di cultura colte nel respiro europeo della propria vocazione autentica, senza chiusure, senza municipalismi di sorta, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo. Filosofo per formazione (si laurea nell’Ateneo torinese  con Erminio Juvalta, discutendo una tesi  che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale), classico per sensibilità, liberale per tradizione famigliare e per ispirazione, manager per  esigenze di vita, ha  coltivato da sempre il  convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una comunità.

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Renzo Gandolfo a Roma con Luigi Einaudi e Giuseppe Pella

Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del  giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento   nel 1961.

Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli
Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli

Durante il soggiorno romano, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica, da Giuseppe Pella. Gandolfo, che ne era l’anima e il regista, ricoprì sempre soltanto la carica di Vice Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella  Prefazione  al suo monumentale lavoro su  Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza,  ricordasse come «La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa  di Roma»  e indicasse in Gandolfo  il committente e l’ispiratore: «A Renzo Gandolfo in particolare sento  di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei  pensieri e delle  idee».

Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza
Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia, ristabilendovisi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese.

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’”esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea

È il 1969. Su queste premesse,alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. «Gandolfo – scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: …Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta».

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, come già detto,  manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario  costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: «…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva» (R. Gandolfo, Conoscenza  – e coscienza – attuale del passato piemontese, conferenza tenuta al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicata nella rivista “Studi Piemontesi”, 2, XIII, 1984).

Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini
Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi nei quasi cinquant’anni di instancabile dedizione alla “sua” Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto nella scia da lui tracciata, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificata nel nome delle strade. Che  il nome  di Renzo Gandolfo  resti inciso nella toponomastica del centro di Torino ci  richiama  al  senso di continuità  e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: «La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj»(la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, lo dobbiamo consegnare ai nostri figli).

Renzo Gandolfo in via Revel 15
Renzo Gandolfo in via Revel 15

E il lavoro, nelle aperte stanze di Via Revel 15, continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati da Renzo Gandolfo: gli anni che vanno dal 2017 al 2019 per il Centro Studi Piemontesi rappresentano il periodo di preparazione per andare incontro, con alcuni obiettivi raggiunti, all’appuntamento nel 2019 con i 50 anni di attività, seguendo un principio che riteniamo fondamentale: rinnovare conservando, rinnovare nella continuità. La scommessa avviata in questi anni di «governare» un progressivo rinnovamento nella «conservazione» dei principi e valori fondamentali che portarono alla fondazione dell’Istituto nel 1969. Dal 2015 si sono registrati – dopo alcuni anni di difficoltà – importanti segnali positivi sia sul versante dell’attività, sempre più diversificata nell’offerta, senza rinunciare alla qualità; sia sul versante del coinvolgimento di nuovi soggetti, altri enti o istituzioni che operano sul territorio, nuovi collaboratori, nuovi Soci, nuovi pubblici ed utenze, che contribuiscono via via al rinnovamento generazionale dell’Associazione, garantendone la continuità e un costante aggiornamento.

Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 13 marzo 2017                                                         Albina Malerba

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E’ uscito “Studi Piemontesi”

copertina 2016-2

«Studi Piemontesi»

dicembre 2016, vol. XLV, fasc. 2, pp. 387-780, ill.

È uscito puntuale il secondo numero 2016, quarantacinquesimo di vita, di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. Ed è Andreina Griseri, decana del Comitato Scientifico, ad aprire la serie dei ventisette contribuiti con il saggio Il diario di un’avanguardia. Renzo Guasco/Artisti e critici in campo: un percorso dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento. Altri quattro i saggi di storia dell’arte: a Guarino Guarini sono dedicate le pagine di Luciano Re, con particolare attenzione alla guglia della Cappella della Sindone; Silvia Tammaro discorre degli studi nei quali Albert Ilg (Vienna 1847-1896) confrontava la Basilica di Superga con la Karlskirche di Vienna, due chiese con forte valore simbolico per le rispettive città; Giuseppe Pacciarotti ritorna sulla discussa attribuzione a Gottardo Gussoni o a Pietro Fenoglio del progetto di Villa Zanelli a Savona; Marcella Pralormo traccia un bilancio delle mostre finora allestite nella Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

I saggi storici affrontano aspetti non meno interessanti, a partire dal Quattrocento con le pagine di Evgeny Khvalkov (da San Pietroburgo) sulla presenza di piemontesi nella colonia genovese di Caffa (in Crimea) prima e dopo il 1453; Andrea Merlotti scrive della Sindone contesa dalle due fazioni nella guerra che negli anni 1638-1642 contrappose madamisti e principisti; Giuseppina Pellosio Genta esamina il problema dell’identificazione, complicata da un caso di omonimia, del parone” Clerico a inizio Settecento; Paolo Cozzo prende in esame la Istoria delle relazioni fra Roma e Torino di Ottavio Moreno (1832) puntando l’attenzione sulla questione dei feudi ecclesiastici; Mario Riberi studia la presenza dei deputati nizzardi nel Parlamento Subalpino; Altea Villa, sulla base degli appunti diaristici di Margherita Provana di Collegno, moglie del plenipotenziario sardo a Parigi nel 1852, mostra il volto ‘mondano’ della diplomazia; Maria Teresa Reineri racconta le vicende della prigionia dell’ufficiale Tancredi Brascorens di Savoiroux durante i fatti di Abissinia del 1887; infine Renzo Canalia documenta alcune spedizioni di squadristi fascisti a Torino e in Valle di Susa.

Due saggi sono dedicati alla storia del Museo Egizio: Laura Donatelli riferisce degli inizi delle trattative per l’acquisto da parte dei Savoia della collezione egizia del Drovetti, mentre Silvia Einaudi illustra i modelli di monumenti egizi fabbricati da Jean-Jacques Rifaud, ora conservati nel Museo.

Tre saggi sono dedicati alla storia dell’Ospedale Mauriziano di Torino: Chiara Devoti documenta la progettazione della nuova sede negli anni Ottanta dell’Ottocento; Cristina Scalon si sofferma sull’organizzazione del personale ed Erika Cristina illustra le tavole disegnate per l’Esposizione Generale Italiana del 1884.

Tra politica e letteratura si muovono Andrea Pennini, che registra il progetto di Carlo Emanuele I di arruolare i letterati del tempo al servizio dei piani espansionistici del ducato; e Daniele D’Alessandro che analizza un manoscritto ritrovato degli Avvisi di Sebastiano Valfrè a Vittorio Amedeo II.

Quattro i saggi d’argomento letterario: Chiara Tavella informa sulla presenza di Dante negli scritti di Santorre di Santa Rosa; Valter Boggione espone i risultati delle indagini preparatorie all’edizione dell’Ecce Homo di Carlo Vallini; Felice Pozzo segnala i riscontri tra le vicende che videro protagonisti il Duca degli Abruzzi e Katherine Elkins e quelle di personaggi salgariani; Pier Massimo Prosio ricorda Marziano Bernardi attraverso i suoi scritti su Torino e sul Pimonte.

Interessanti i saggi linguistici: una nuova serie di schede di onomastica piemontese a cura di Alda Rossebastiano, Elena Papa e Daniela Cacia; una discussione di Alberto Ghia sull’etimologia di topica ‘gaffe’; mentre tra linguistica e storia del costume si muove Laura Palmucci Quaglino nello studiare tre corredi nuziali settecenteschi della famiglia Morozzo.

Un’ottantina sono le fitte pagine dedicate alle recensioni, allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.

 

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Rivista « Studi Piemontesi »

Direttore: Rosanna Roccia

Direttore Responsabile: Albina Malerba

Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Pierangelo Gentile,  Livia Giacardi,  Andreina Griseri, Corine Maitte, Francesco Malaguzzi, Isabella Massabò Ricci,  Aldo A. Mola, Francesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio,  Rosanna Roccia,  Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano,  Giovanni Tesio,  Georges Virlogeux.

Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

 

Il Piemonte sui piatti

Fino al 7 ottobre alla Biblioteca della Regione Piemonte (Via Confienza 14, Torino) è allestita la mostra

IL PIEMONTE SUI PIATTI

a cura di Piero Gondolo della Riva

La mostra è aperta dal lunedì al venerdì con orario 9-13 / 14-16; il mercoledì apertura prolungata fino alle 18.

Per info 011/5757371

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Sul tema dei piatti da collezione Piero della Riva è intervenuto con diversi articoli su “Studi Piemontesi“:

XXXVI, 1 (2007), pp. 119-130;  XXXVI, 2 (2007), pp. 425-426; XXXVII, 2 (2008), pp. 469-470; XXXVIII, 2 (2009), pp. 461-462; XXXIX, 1 (2010), p. 177; XLI, 2 (2012), pp. 469-470; XLIV, 1 (2015), pp. 123-124; XLV, 1 (2016), pp. 163-165.

 

 

Il Centro Studi Piemontesi in TV

Sabato 23 luglio, alle ore 10, su RAI3, per i programmi dell’accesso, andrà in onda una intervista a Albina Malerba e Gustavo Mola di Nomaglio: si parlerà dell’attività del Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis e dei 45 anni di ininterrotta pubblicazione della rivista “Studi Piemontesi”.

 

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Qui il video della trasmissione andata in onda il 23 luglio 2016. Dal minuto 3:47, l’intervento dedicato al Centro Studi Piemontesi

E’ uscito il fascicolo di giugno 2016 di “Studi Piemontesi”

studi piemontesi

  «Studi Piemontesi»

giugno 2016, vol. XLV, fasc. 1, pp. 378, ill.

Gli «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, entrano nel loro quarantacinquesimo anno; a ricordarlo in apertura di questo primo fascicolo del 2016 è Andreina Griseri, che fa parte del Comitato Scientifico del periodico fin dal primo numero uscito nel 1972: rievoca coloro che più vi hanno lavorato a cominciare da Renzo Gandolfo, l’ideatore, e si sofferma sullo stile che egli ha impresso alla sua creatura e che continua a caratterizzarla.

È un saggio storico ad aprire il fascicolo: Pierpaolo Merlin propone alcune considerazioni storiografiche sui rapporti tra Piemonte e Francia nel primo Cinquecento; nella storia di due secoli dopo, quale si può cogliere nei documenti di vita quotidiana, ci porta Gianluigi Alzona che pubblica e descrive nelle sue linee essenziali l’inventario dei beni del Castello di Agliè redatto in occasione della morte del marchese Carlo Ludovico il 4 maggio 1712; nell’ambito storico si muove ancora Roberto Livraghi, che ricostruisce la storia dellAccademia Filarmonica (1835-1843), l’istituzione che diede inizio all’insegnamento musicale ad Alessandria.

Parecchi i profili di personaggi piemontesi, antichi e contemporanei: a cominciare dal commosso ricordo di Valerio Zanone scritto da Luigi Bonanate; Rosanna Caramiello e Pierangelo Lomagno illustrano i rapporti del medico-botanico Giovanni Bartolomeo Caccia (1695-1746) con l’Università di Torino; Daniela Maldini Chiarito riflette sulla biografia della figlia di Quintino Sella, Eva, fondatrice della Scuola superiore femminile; tre figure di restauratori che hanno lavorato sui manoscritti della Biblioteca Nazionale di Torino danneggiati dall’incendio del 1904, sono delineate da Angelo Giaccaria: Erminia Caudana, il suo maestro Carlo Marré e l’allievo Amerigo Bruno.

Entriamo nell’ambito letterario con i ‘ritratti paralleli’ di Umberto Eco e Sebastiano Vassalli delineati da Giovanni Tesio; Pier Massimo Prosio ricorda un collaboratore ‘storico’ della rivista, decano del Comitato Scientifico, Piero Cazzola. Ancora sulla linea biografica, ma non solo, si muove Arnaldo Di Benedetto, che illustra i rapporti tra Vittorio Alfieri e Tommaso Valperga di Caluso; si risale indietro alla metà del Settecento con Nicola Duberti, che presenta un molto interessante manoscritto monregalese, finora sconosciuto, che contiene poesie di Ignazio Isler; due i saggi sull’Ottocento: Simonetta Satragni Petruzzi dà conto della fortuna nel teatro musicale del romanzo Ettore Fieramosca di Massimo D’Azeglio; e Marco Sterpos si sofferma sulla storia e la geografia del Piemonte nella poesia di Carducci; il Novecento infine con Valeria Gerallini che esamina le poesie per l’infanzia di Nico Orengo.

Parecchi, anche in questo fascicolo, gli interventi di storia dell’arte: Arabella Cifani e Franco Monetti presentano nuovi documenti sul pittore quattrocentesco Amedeo Albini, moncalierese; Fabiano T. Fagliari Zeni Buchicchio offre notizie documentarie su Ascanio e Vitozzo Vitozzi; Walter Canavesio illustra l’opera di Pelagio Palagi nel presbiterio della cattedrale di Mondovì; Gianluca Kannés esamina la complessa gestazione, nei primi anni del Novecento, della scultura Idealità e materialismo di Giulio Monteverde; Pier Giorgio Dragone tratta dei gioielli creati da Ada Malnati Minola e dei suoi rapporti con l’International Center of Aesthetic Research di Torino; Paolo San Martino riflette sulla rivalutazione dei beni culturali in Piemonte a trent’anni dalla mostra Porcellane e argenti del Palazzo Reale di Torino. Piero Gondolo della Riva porta nuovi addenda al catalogo di piatti decorati con motivi piemontesi. Infine Alda Rossebastiano, Elena Papa e Daniela Cacia offrono un terzo mannello di schede onomastiche piemontesi; mentre Enrica Ballarè esamina il costume valsesiano tra contesto sociale e ricerca estetica.

Chiudono il fascicolo il Notiziario bibliografico e lo spoglio delle riviste che offrono un aggiornamento bibliografico quasi esaustivo nel campo degli studi sul Piemonte.

Leggi il  Sommario completo

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Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Pierangelo Gentile,  Livia Giacardi,  Andreina Griseri, Corine Maitte, Francesco Malaguzzi, Isabella Massabò Ricci,  Aldo A. Mola, Francesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio,  Rosanna Roccia,  Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano,  Giovanni Tesio,  Georges Virlogeux.

Rivista « Studi Piemontesi »

Direttore: Rosanna Roccia

Direttore Responsabile: Albina Malerba

Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali