Georges Virlogeux racconta l’epistolario azegliano

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Georges Virlogeux, curatore dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, racconta il suo quarantennale lavoro per portare a compimento la pubblicazione dell’opera.

L’Opera completa:
I (1819-1840). Pagg. LXXXVIII-533 (1987).
II (1841-1845). Pagg. XXVII-480 (1989).
III (1846-1847). Pagg. XXIX-601 (1992).
IV (1° gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg. XLI-441 (1998).
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg. LI-551 (2002).
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg. XLVII-591 (2007).
VII (19 settembre 1851 – 4 novembre 1852). Pagg. LVIII-492 (2010).
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg. LVI-590 (2013).
IX (1857-1859). Pagg. LVIII-526 (2016).
X (1860-1863). Pagg. LXVIII-810 (2019).
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg. LVI-556 (2020).
XII (Supplementi). Pagg. XXIX-386 (2021).

Piemontese da Novara per tutti

Una serie di incontri sulla lingua piemontese che si aprono alle esperienze di altri territori. Una opportunità data dalla modalità on line che, seppure tenendo le distanze, permette di stare in contatto anche da lontano. Perciò quest’anno il programma si rivolge non solo ai novaresi ma a tutti coloro che sono interessati a queste tematiche.

per la Giornata mondiale del libro

Del silenzio, il libro, deposito della memoria, antidoto al caos dell’oblio, dove la parola giace, ma insonne, pronta a farsi incontro con passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo, il libro non petulante, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si chiede una sosta. Colmo di parole, tace».

“una citazione da Giovanni Pozzi che dobbiamo a Alessandro Olschki”

Per la giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, vogliamo ricordare una iniziativa del Centro Studi Piemontesi, e un collaboratore che tanto ha operato per “Il Libro”: Francesco Malaguzzi, curatore della mostra e del Catalogo De Libris. Cinquecento anni di bibliofilia in Piemonte, allestita dall’12 al 22 aprile 2007 a Torino, in Villa della Regina, per Torino Città Capitale Mondiale del Libro.

Citiamo, dalle introduzioni dei diversi Enti coinvolti al volume che accompagnava la mostra, le parole del Presidente del Centro Studi Piemontesi Giuseppe Pichetto: “Suggestivamente allestita nella rinata Villa della Regina, gioiello salvato al patrimonio culturale dell’umanità, De Libris. Cinquecento anni di bibliofilia in Piemonte è […] la mostra che questo catalogo documenta e fissa anche per le generazioni future, coniugando rarità con rarità, storia con storia, capolavori con capolavori, bellezza con bellezza. Segni di un linguaggio universale, tracce sublimi di una città e di un territorio che hanno a cuore la loro memoria”.

Il volume De Libris, magnificamente illustrato a colori, è disponibile nel Catalogo delle edizioni del Centro Studi Piemontesi.

Rosanna Roccia racconta l’Epistolario d’Azeglio

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Rosanna Roccia, direttore della rivista “Studi Piemontesi” racconta l’Epistolario di Massimo d’Azeglio, giunto finalmente alla conclusione: 12 volumi curati da Georges Virlogeux e editi dal Centro Studi Piemontesi

l’impresa è compiuta!

L’impresa è compiuta!
Tutti pubblicati i 12 volumi
dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio
a cura di Georges Virlogeux

L’impresa è compiuta! Con l’uscita del volume XII, è stato completato l’Epistolario di Massimo d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798-15 gennaio 1866), curato da Georges Virlogeux per le edizioni del Centro Studi Piemontesi. “12 grandi volumi di complessive 7165 pagine, 608 delle quali di Introduzioni del curatore […] 4704 lettere di Massimo e 2166 lettere di corrispondenti suoi […] i destinatari sono circa 600” (come scrive Rosanna Roccia in un ampio saggio in corso di pubblicazione per il numero del cinquantenario di “Studi Piemontesi”, giugno 2021). Le prime lettere nel volume I (pubblicato nel 1987) sono del 1819, l’ultima nel volume XI (2020) è dell’XI gennaio 1866.

Un giovane Massimo d’Azeglio pittore

Nell’Introduzione al volume XII Supplementi (finito di stampare il 15 gennaio 2021, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio) e in distribuzione in questi giorni, così scrive il curatore Georges Virlogeux:
«E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi »

Sono raccolte nel volume XII le 108 lettere di nuova acquisizione giunte a disposizione dopo la pubblicazione dei volumi di pertinenza. E anche talvolta se già pubblicate ma in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987.
Tra gli inediti rilevanti presenti nel vol. XII, le 19 lettere inedite a Louis Geofroy, reperite sul mercato antiquario, ove fu trovato fortuitamente dallo storico parigino Antoine Lefébure un esemplare a stampa delle lettere a Eugène Rendu, L’Italie de 1847 à 1865, tra le cui pagine furono intercalate e incollate, forse dallo stesso destinatario, ben 19 autografi di lettere dell’Azeglio al giornalista e diplomatico francese Louis Geofroy corrispondente della “Revue des Deux Mondes”. Dall’acquirente questo volume “truffé” è stato donato al curatore che a sua volta lo ha donato al Centro Studi Piemontesi e oggi fa parte dell’Archivio Istituzionale. «

Quest’importante gruppo di lettere, scritte in francese tra il 1847 e il 1858 con una vivacità di stile davvero stupenda, e che offrono dettagliate e gustose cronache dell’attualità politica di quegli anni, è confluito interamente in questo volume di Supplementi. Fino ad oggi avevamo soltanto a disposizione le undici lettere di Geofroy della Raccolta azegliana di Roma. L’insieme costituisce un importante carteggio illustrativo delle relazioni giornalistiche tra Francia, Piemonte e Italia nonché del contributo specifico della “Revue des Deux Mondes”. Vi sono inoltre 26 lettere all’incisore Paolo Toschi.
In Appendice il volume XII pubblica, oltre ai consueti Indici, anche un indice dei nomi di persona e di luogo degli Scritti e discorsi politici (pubblicata da Marcus De Rubris nel 1931-1938) a cura di Laura Guidobaldi.

L’edizione dell’epistolario azegliano così compiuta pone fine alla diaspora della corrispondenza di Massimo d’Azeglio. A opera ultimata, la conoscenza dell’azione e del pensiero dello Statista ne esce più completa e corretta. La personalità dell’Azeglio (politico, uomo di mondo, scrittore, pittore, viaggiatore) ne risulta incontestabilmente approfondita, illustrata anche negli aspetti più sottilmente e psicologicamente legati all’uomo tout court.
I dodici volumi fanno piena luce sull’ampio giro di relazioni che l’Azeglio intrattenne con corrispondenti vari, con amici e con familiari. Anche i contorni esatti dell’uomo reale si compongono in una fisionomia più varia e sfaccettata. I suoi giudizi privati, le sue idiosincrasie, i suoi mutamenti d’umore, l’espressione spontanea dei suoi sentimenti sono stati infatti molte volte devotamente o cautamente edulcorati da zelanti curatori, affinché l’immagine del “cavaliere della prima passione nazionale” si discostasse il meno possibile dal modello dell’agiografia risorgimentale.

Dal volume IV l’Epistolario è stato pubblicato grazie al sostegno fondamentale della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”.

L’Opera completa
I (1819-1840). Pagg. LXXXVIII-533 (1987).
II (1841-1845). Pagg. XXVII-480 (1989).
III (1846-1847). Pagg. XXIX-601 (1992).
IV (1° gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg. XLI-441 (1998).
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg. LI-551 (2002).
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg. XLVII-591 (2007).
VII (19 settembre 1851 – 4 novembre 1852). Pagg. LVIII-492 (2010).
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg. LVI-590 (2013).
IX (2 gennaio 1857 – 27 dicembre 1859). Pagg. LVIII-526 (2016).
X (2 gennaio 1860 – 31 dicembre 1863). Pagg. LXVIII-810 (2019).
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg. LVI-556 (2020).
XII (Supplementi). Pagg. XXIX-386 (2021).

Georges Virlogeux con Gilles Pecout, Franz Stolberg, Giuliano Gasca Queirazza
all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, il 22 gennaio 2008

Il Curatore

Georges Virlogeux professore onorario di letteratura e civiltà italiane nell’Università di Aix-en-Provence. Ha pubblicato vari saggi di argomento ottocentesco e d’ecdotica dei carteggi in riviste francesi e italiane come la “Revue des études italiennes” (Paris), la “Revue d’études romanes” (Aix-en-Provence), “Rassegna storica del Risorgimento” (Roma), “Studi Piemontesi” (Torino), “Annali manzoniani” (Milano) o in Atti di convegni di studi internazionali (Aix-en- Provence) 1981, 1983, 1984, 1985, 1987, 1989; San Salvatore Monferrato 1983; Nantes 1984; Saluzzo 1990; Lecco 1990; Marsala 2011; Roma 2013; Cagliari 1992; Stresa 1993, Torino 1998, 2010, 2011, 2017; Parigi 2010, 2017, 2018.

Finestra della casa di Provenza dove Georges Virlogeux ha curato l’edizione dei 12 volumi dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio

Il suo maggior contributo è la raccolta, la cura e la pubblicazione, dei dodici volumi, dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, per le edizioni del Centro Studi Piemontesi di Torino. È membro del Comitato Scientifico per l’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni, Socio Corrispondente della Deputazione Subalpina di Storia Patria, Membro del Comitato Scientifico della rivista «Studi Piemontesi». Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La Divina Commedia in piemontese 3

di Giuseppe Goria

Il Canto I dell’Inferno nella traduzione di Oreste Gallina

Nato a Mango d’Alba nel 1898. Latinista, professore di lettere, legato a Nino Costa e a Pinin Pacòt fin dai tempi dell’Accademia Militare, prima della Grande Guerra. Con Pacòt e Alfredo Formica fonda, nel 1927, la prima serie della rivista “Ij Brandé”. Scrive inizialmente nella lingua della koiné e poi nella parlata langarola, più aderente alla tematica “contadina” della sua poesia. Muore il 15 ottobre del 1985 ad Arona, dove è stato per molti anni Preside delle Scuole Medie.

Ël prim cant   ëd la “Divina Commedia” voltà an piemontèis da Oreste Gallina pubblicato in “Musicalbrandé” n.18, giugn 1963

Na neuit, lì vers metà dla nòstra vita

i son trovame ‘nt na boscaja scura,

con gnanca pì la marca dla stra drita.

E a dive coma a l’era a m’é ‘n po’ dura,

col diav  ëd boscasson , ma trist, ma trist

che, mach ch’i-j pensa, am ciapa na paùra!

Fé cont ch’i fùissa’nt j’onge dl’antecrist;

ma për conteve lòn ch’i l’hai trovaje

dirai dcò d’àutre ròbe ch’i l’hai vist.

A dive come e andoa i sia intraje,

savrìa nen, tant j’era andurmentà;

ma sai ch’am foratavo le ramaje.

Ansoma che là ‘ndrinta, va chë ‘t va,

i son rivà a l’ancò ‘d na val fingarda,

con tut   ël cheur an boca e disperà!

Quand … che con j’euj an su… tòh!…guarda guarda…

un brich anluminà dal sol ch’a men-a

su la stra giusta da na stra busiarda.

E, a cola vista,  ël cheur, dòp tanta pen-a

për cola neuit sì nèira e malorosa,

sento che ‘nt un moment as rasseren-a .

E come l’òm, con pressa timorosa,

surtend dal mar, con man e pe ‘n sla  riva ,

as vòlta a guardé l’onda minaciosa,

parèj, dcò mi, che ansios im la bativa,

i son voltame a docé dré dla schin-a,

al bòsch ch’a lassa mai n’ànima viva.

Peui, arpatame   ël fià na frisinin-a,

i taco a monté su … coma i podìa,

content  ëd rivé ansima a la colin-a .

Ma ‘ncaminà ch’ i son, gieusi che strija!

Una bestiassa tuta maciorlà

as para dnans… e pa ch’andèissa via,

ansi am sautava antorn, e an sa e an là,

coma  për dime: «Alé…. torna anderera!»

Mi…gnanca a dilo, im s’era già voltà.

E, nas an aria : òh meno mal ch’a l’era

già l’alba reusa, e ‘l sol, cola matin,

a s’arlegrava d’esse an primavera.

……………

giù fin-a al fond ‘d l’Infern; peui fame andé

a sente coi ch’a vivo dë speransa;

peui…via via, fin-a a l’uss ‘d San Pé.

“Va bin! Andoma…, e là, se l’ordinansa

a l’é che ti con Chila it peussi intré,

content, an Paradis…, mi n’ài bastansa”

Dit lòn , s’é ancaminasse. E mi: daré!