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la via della montagna

Torino Sette, il settimanale de “La Stampa”, seppur ridimensionato perché privo di quella gran messe di appuntamenti che declinavano le nostre settimane torinesi e piemontesi, continua ad arrivare nelle nostre case, grazie a Cristina Caccia e Alma Toppino…

Pubblichiamo qui il testo di Albina Malerba, uscito venerdì 27 marzo 2020 nella rubrica “An piemontèis”, che segnala un volume molto denso e interessante La via della montagna, del filosofo piemontese Francesco Tomatis, pubblicato da Bompiani.

foto di Simon Matzinger – pexels.com

Ël lìber a s’ëntitola “La via della Montagna”, a l’ha scrivulo Francesco Tomatis, për le edission Bompiani (2019, pp. 686, € 20). Tomatis, anlev ëd Pareyson,  a l’é professor ëd filòsofia teoretica a l’Università ‘d Salerno, ma a l’é ‘d Carù, a l’é alpinista e “garante scientifico di Mountain Wilderness”. I na parloma ambelessì, nen mach përchè a l’é un lìber ch’a ven a taj lese an costi temp maleuros: “per volgere gli occhi lassù, ai monti e anche oltre cime, è necessario rallentare il passo, affinare sensi e pensieri, ascoltare con l’anima ogni respiro”,  ma përchè  ant ël percors dlë studi, s-ciass e apassionant, l’autor  – coma a scriv Giuseppe Goria ant la recension ch’a l’ha fàit an “Studi Piemontesi”, XLVIII, 2, 2019 – “conosce bene l’affermazione heideggeriana per cui ‘il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora’”, e a va a l’arserca ‘d poeta che con sò lengagi pì s-cet e genit an parlo ‘d montagna, e a scriv ëd poeta coma Barba Tòni Baudrier (Barba Tòni Bodrero), che “ha composto, nell’ascolto delle più remote voci degli avi…, un sogno multicolore e paradisiacamente bianco…”; ëd Remigio Bertolino, poeta ‘d Mondvì, “il maestro della montagna…che può ben additarsi quale ‘miglior fabbro del parlar materno’”, e ‘d tante vos dle valade ocitane e dël Piemont: Anghilante, Salvagno, Mariano… ma trovoma ‘dcò ‘d figure come Giorgio Maria Lombardi, Roberto Einaudi, Fredo Valla, Gianni Vattimo, j’alpinista pì avosà Bonatti, Messner, i Sacri Monti, artista come Ugo Giletta, musicista, ‘l CAI, tut un mond ch’a varda e a parla ‘d montagna, lesù e sentì con j’euj d’un filosof-poeta. Bianca Dorato a sarìa stàita franch bin an cost catalogh… Na letura nen sempia ma ch’an arpossa vers l’àut, ant l’abim dl’esistensa: “verticalità illimite e orizzonte finito, libertà e comunione, Deità e uomo, cura e natura”.

Suggeriamo l’ampia recensione dedicata al libro, a firma di Giuseppe Goria, pubblicata sulla rivista “Studi Piemontesi”, dicembre 2019, vol. XLVIII, numero 2, pp. 709-710.

LUNA DI MARZO

La Luna

Il 24 marzo arriverà la luna nuova: luna di marzo.

Molte sono le credenze legate alla luna.

In campagna tenevano in conto la luna per seminare: con la luna nuova, durante il primo quarto, non si deve seminare altrimenti le piantine cresceranno solo in altezza, ma non saranno fruttuose. Si semina di luna calante. La luna diventerà “buona” dopo otto giorni, cioè dopo il primo quarto. C’è chi dice che trascorso il venerdì (“passatole il venerdì sopra”) allora la luna diventa buona anche se fosse venuta al giovedì (cioè il giorno prima). Con la luna nuova non si deve tagliare la legna, altrimenti tarla. Per lo stesso motivo anche la tela non si deve tagliare di luna nuova. Il bucato delle lenzuola (che una volta si faceva con acqua bollente e cenere) non si doveva fare di luna nuova, altrimenti non risultavano candide.

Se si taglia il fieno di luna nuova ammuffirà.

La luna nuova è soltanto adatta per i raccolti.

Se la luna viene con la pioggia, vuol dire che avremo brutto tempo.

E così via….

Degli effetti della Luna sulle attività umane ne ha scritto Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere:

1 luglio 1942

E sempre Pavese ne La luna e i falò, capitolo nono: “…Allora credi anche nella luna? – La luna, – disse Nuto, – bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te lo mangiano i vermi. Una tina la devi lavare quando la luna è giovane. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentite di storie, ma le più grosse erano queste. Era inutile che trovasse tanto da dire sul governo e sui discorsi dei preti se poi credeva a queste superstizioni come i vecchi di sua nonna. E fu allora che Nuto calmo calmo mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza. Ma prima di parlare dovevo ridiventare campagnolo. Un vecchio come il Valino non saprà nient’altro ma la terra la conosceva”

Concorso letterario dedicato a gipo

Segnaliamo a chi fosse interessato la possibilità di partecipare al concorso letterario in lingua piemontese dedicato a “GIPO FARASSINO” sul tema

“MÈ PIEMONT: MONTAGNE, SEUGN, ANCIARM E AMICISSIA”

Per la SEZIONE A – RACCONTI IN LINGUA PIEMONTESE sono ammessi racconti in lingua piemontese, inediti e mai premiati in altri concorsi, della lunghezza massima di 10.000 battute

Per la SEZIONE B – POESIE IN LINGUA PIEMONTESE sono ammesse poesie in lingua piemontese della lunghezza massima di 30 versi,

In entrambi i casi LA GRAFÌA UTILISÀ A DOVRÀ ESSE COLA “STÒRICA”, CIAMÀ ‘DCÒ “PIEMONTÈISA MODERNA” O “DIJ BRANDÉ”.

Il bando completo può essere scaricato dal sito
http://amilcaresolferini.com/bandi

14 marzo 1820: nasce il futuro Re d’Italia

Il passaggio della Corona sabauda dal ramo primogenito di Casa Savoia ai Savoia-Carignano non fu l’esito di meri automatismi successori. Precise strategie e decise pressioni furono fatte da parte dell’Impero affinché la titolarità del Regno di Sardegna, al pari dei diritti sul trono d’Inghilterra, toccassero alla figlia primogenita di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria, Beatrice, che aveva sposato nel 1812 il proprio zio materno, Francesco IV, duca di Modena e Reggio.

Se Vittorio Emanuele I e, dopo di lui, Carlo Felice non si fossero rifiutati di abolire la legge salica, nella forma che riservava la corona ai discendenti maschi in linea di primogenitura, i Savoia sarebbero, per così dire, usciti di scena o, quanto meno, il loro nome e rappresentanti sarebbero divenuti secondari attori sul palcoscenico della politica europea.

Gli ultimi rappresentanti del ramo primogenito, conservando in vigore la legge salica – pur non senza opposizioni e con qualche titubanza – non assicurarono soltanto la continuità del proprio nome al vertice degli Stati sabaudi, ma fecero un passo destinato ad avere una straordinaria portata non solo per il futuro assetto dell’Italia, ma anche dell’Europa intera. Grazie al rispetto della legge dinastica seguita sin dal più remoto medioevo, Vittorio Emanuele II divenne Re di Sardegna e poté guidare, con forza e carisma unici, il movimento che portò all’unificazione italiana, oggi rinnegata da “revisionisti” di varie specie, ma voluta dagli Italiani che parteciparono all’epopea unitaria, che avevano molti e validi motivi di dolersi dell’invadenza straniera. Vittorio riuscì a riunire attorno al progetto unitario sabaudo anche forze e spinte che apparivano inconciliabili tra loro. Sotto la guida del Re In pochi anni l’Italia unita fece passi da gigante, raggiungendo già nel 1876, nonostante enormi investimenti strutturali e infrastrutturali, il pareggio di bilancio.

Vittorio Emanuele II fu, senza retorica e documentabilmente, amatissimo dai suoi popoli: piaccia o no dall’estremo Nord all’estremo Sud.

CHIUSURA STRAORDINARIA

In conformità con le indicazioni ministeriali e regionali tutte le conferenze in sede e le iniziative in programma fino al 3 aprile sono state rinviate.

Si ritiene inoltro opportuno sospendere la consultazione della Biblioteca e dell’Archivio.  

Per gli stessi motivi il Centro Studi Piemontesi, seppur con molto dispiacere, resterà chiuso al pubblico.

Ma il lavoro per la rivista, i libri, il rinnovo del sito vanno avanti. APPENA la situazione sarà più chiara  siamo pronti a ripartire! Ci auguriamo di poter informare quanto prima Soci e Amici riguardo allo svolgimento del calendario dei “Colloqui del Lunedì” inviato per posta e alla riprogrammazione delle altre iniziative.

avviso importante

In conformità con le indicazioni del Governo e della Regione Piemonte e in linea con gli altri istituti culturali piemontesi,

il Centro Studi Piemontesi è chiuso al pubblico.

La consultazione della Biblioteca, dell’Archivio e le manifestazioni in programma sono purtroppo sospese fino a nuovi aggiornamenti.

Stiamo in compagnia dei Libri!

Concorso fotografico sul paesaggio del monferrato

Il Comune di Rosignano Monferrato dedica a Elena Marchis e Roberto Morbelli l’edizione 2020 del concorso fotografico “Una finestra sul Monferrato” .

Il contest fotografico rientra nel solco delle manifestazioni legate alle recenti celebrazioni del Centenario della morte del pittore divisionista Angelo Morbelli, uno dei massimi esponenti del Divisionismo italiano, molto legato al Monferrato Casalese e uno dei primi artisti ad utilizzare il supporto della fotografia per la realizzazione delle proprie opere pittoriche. Inoltre, è l’occasione per onorare la memoria e perpetuare il ricordo di Elena Marchis e Roberto Morbelli, recentemente e prematuramente scomparsi, entrambi fortemente legati al territorio Rosignanese per vincoli famigliari, amore per l’arte e la storia.

Il tema è: i paesaggi del Monferrato Casalese protagonisti delle opere di Angelo Morbelli, Le fotografie devono fare riferimento ai paesaggi, agli ambienti ed agli scorci del Monferrato Casalese protagonisti delle opere di Angelo Morbelli e dovranno essere inviate a info@comune.rosignanomonferrato.al.it non oltre il 20 settembre 2020,
Le fotografie ammesse saranno rese pubbliche per la prima volta in occasione della premiazione, che avverrà in concomitanza con l’evento “Vendemmia in Arte 2020” il 4 ottobre 2020.

Per il bando e altre informazioni si può fare riferimento al sito del Comune di Rosignano Monferrato.