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Saluto a Censin Pich

È mancato il 4 settembre, all’età di 91 anni, Censin Pich, scrittore, poeta, Brandé, strenuo, instancabile militante per la lingua e la cultura piemontese. 

È stato tra i fondatori, con Renzo Gandolfo, Gianrenzo P. Clivio e altri amici, del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis nel 1969. Da diversi anni era nel Consiglio Direttivo come membro del Collegio dei Probiviri.

L’ultimo saluto a Censin Pich sarà domani 7 settembre, alle ore 10 nella Chiesa di Sant’Agostino, via Santa Chiara 9 – Torino.

La Ca dë Studi Piemontèis an deul a saluta con tuta soa grinor l’amis e frel piemontèis Censin Pich, e a n’arcòrda l’angagi sensa sosta për la lenga e la literatura piemontèisa.

Coma a scriv Giovanni Tesio:  “Tra ‘d noi a bastava sò nòm a fé foson, a fé fiusa, a fene companìa, chiel ch’a l’era l’ultima bandiera – l’ùltima ‘nsigna – dla tradission Brandé”.

LA COMEDIA DE L’HOMO ET DE SOI CINQUE SENTIMENTI di Giovan Giorgio Alione a Albugnano

Sabato 24 luglio 2021 alle ore 21, ad Albugnano nell’ambito della prima edizione del QUADILA Festival, esordisce la commedia farsesca di Giovan Giorgio Alione tratta dall’Opera Jocunda, di grande interesse linguistico e di geniale invenzione drammaturgica, con la regia di Eugenio Allegri.

Il capolavoro del poeta rinascimentale astigiano Giovan Giorgio Alione è una spassosa farsa che raccontai come l’uomo si trovi un giorno a ringraziare i suoi cinque ‘sentimenti’ (gli occhi, il naso, la bocca, le mani, i piedi) per le importanti attività che esercitano; e di come, all’improvviso, da una parte bassa del corpo giunga inattesa una voce la quale fa notare quanto sia indispensabile pure la sua funzione…
Composta in una lingua che combina il piemontese del tempo con inserimenti in francese e in fiammingo, l’opera è una mistura geniale, che la regia di Eugenio Allegri trasforma in una festa glottologica, in cui recitazione e musica si intrecciano con ritmi trascinanti; la tradizione e la lingua creano così una memoria mobile e diversificata, che permette di guardare al passato con consapevole presenza.

Giovan Giorgio Alione è l’autore della Opera Jocunda (raccolta che include la Comedia) di cui cade quest’anno, nel 2021, il V centenario della prima edizione a stampa, pubblicata nel 1521 ad Asti. A ogni spettatore verrà consegnata in omeggio copia del volumetto contenente il testo della Comedia, realizzato dalla Fondazione Enrico Eandi, con traduzione a fronte e cura di Lorenzo Ferrarotti (Università degli Studi di Torino).

Azienda Agricola Pianfiorito
Loc. Santo Stefano, 6, 14022 Albugnano (AT)
Sabato 24 luglio 2021, h 21.00

L’evento avverrà anche in caso di pioggia, in apposita area coperta.

Ingresso gratuito, con offerte libere. Necessaria prenotazione tramite questo MODULO ONLINE: https://forms.gle/vF2yzKNxU5w4vHPJ9

COMEDIA DE L’HOMO ET DE SOI CINQUE SENTIMENTI
di Giovan Giorgio Alione

Lettura scenica con musiche
regia di Eugenio Allegri con: Eugenio Allegri, Diego Coscia, Alessia Donadio, Chiara Galliano, Marco Gobetti, Elena Maistrello, Silvia Perrone, Alice Ripoli 
musiche scritte e interpretate in scena da Dario Buccino
consulenza linguistica di Lorenzo Ferrarotti

Produzione di: Società Cooperativa Artquarium
Nell’ambito del progetto dell’Università degli Studi di Torino:
“Una terra da solacz 1521-2021. 500 anni di teatro in piemontese: l’Opera Jocunda di Giovan Giorgio Alione” sostenuto da Fondazione CRT
In collaborazione con (in ordine alfabetico):
Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis
Compagnia Marco Gobetti
Comune di Albugnano
Fondazione Enrico Eandi
La Cabalesta
Unione Culturale Franco Antonicelli

Informazioni: Mail: spettacoli@compagniamarcogobetti.com Tel: 3470522739 Web: https://quadila.com/?page_id=59

Notizie per i Soci

Giovedì 24 giugno, festa di San Giovanni, Patrono di Torino, e venerdì 25 giugno, la sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis sarà chiusa al pubblico.

Segnaliamo che il primo fascicolo 2021 di “Studi Piemontesi” è in arrivo in questi giorni nelle case dei Soci.

 Ricordiamo ai Soci che l’Assemblea annuale ordinaria si terrà in sede martedì 29 giugno alle 18. Potranno partecipare i Soci in regola con il versamento della quota associativa.

Nel ringraziare tutti coloro che hanno rinnovato la loro adesione al Centro Studi Piemontesi ci permettiamo di sottolineare che anche per il 2021, le Quote Associative sono rimaste invariate: Ordinaria € 60; Benemerita € 120; Consultori € 270; Consultori sostenitori – con diritto a ricevere oltre ai due fascicoli della rivista, tutte le edizioni che il Centro realizza nell’anno – € 520. Sostegno benemerito speciale € 1.000. Le quote possono essere versate in Segreteria (contanti, bancomat, carte di credito) oppure sui c.c. bancari intestati al Centro Studi Piemontesi: INTESA-SAN PAOLO (IBAN: IT 84 L030 69096061 0000 0116 991); UNICREDIT BANCA (IBAN: IT 83 H 02008 01046000110049932); BANCA DEL PIEMONTE (IBAN: IT 37 N 03048 01000000000046333) o sul C.C. POSTALE n. 14695100 di Torino (IBAN: IT 16 R 07601 01000 0000 14695100); Satispay;  PayPal (info@studipiemontesi.it).

Sostieni la cultura in Piemonte donando il 5 per 1000 o il 2 per 1000 al Centro Studi Piemontesi

Da più di 50 anni al servizio della cultura del Piemonte, il Centro Studi Piemontesi, in questi tempi difficili, ha bisogno del sostegno di tutti coloro che credono nel valore fondamentale della cultura del nostro territorio.

Occorre indicare il codice fiscale 97539510012 nello spazio riservato alle Organizzazioni di volontariato ecc.sulla dichiarazione dei redditi nello spazio “Scelta per la destinazione del 5 PER MILLE” e/o “Scelta per la destinazione del 2 PER MILLE”

Il video del CSP per archivissima

Anche quest’anno il Centro Studi Piemontesi partecipa ad Archivissima 2021 con un video sull’Archivio istituzionale, di cui si è recentemente conclusa la catalogazione

La peculiarità dell’Archivio Istituzionale del Centro Studi Piemontesi risiede nella sua doppia natura di archivio di impresa e archivio letterario nel quale le vicende connesse alla fondazione e al successivo sviluppo dell’Associazione (un’impresa culturale a tutti gli effetti) si accompagnano alle molteplici iniziative editoriali, didattiche e di approfondimento scientifico (come convegni, seminari, mostre, ecc.) organizzate dall’Ente, insieme al fondamentale apporto offerto di volta in volta da personalità di assoluta rilevanza nella promozione della conoscenza e della valorizzazione della lingua e cultura piemontesi. Accanto all’Archivio Istituzionale del Centro Studi, si segnalano inoltre dieci archivi personali-famigliari conservati presso la sede dell’Associazione, frutto di lasciti (o donazioni) stabiliti dagli stessi soggetti produttori (o dai loro eredi) e di oculate acquisizioni operate dalla Ca dë Studi. Si tratta di Fondi documentari che raccontano la vita e l’impegno professionale di scrittori, artisti, attori di teatro e di studiosi della cultura piemontese vissuti a cavallo fra Otto e Novecento, capaci – ognuno nel proprio ambito – di segnare il percorso di varie generazioni.

laboratorio di piemontese

Da giovedì 6 maggio prende avvio all’Università di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino –  Corsi di laurea: magistrali in Scienze Linguistiche e in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana, anno accademico 2020-2021,  il Laboratorio di piemontese sostenuto dal 2015, grazie ad un contributo privato dedicato, dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

Il Laboratorio avrà tre argomenti:

  1. Grammatica del piemontese nella sua varietà di koinè, a cura di Nicola Duberti.
  2. Prosa piemontese del Novecento: Pan’d Coa di Nino Autelli, a cura di Nicola Duberti.
  3. Teatro piemontese del Cinquecento: la Farsa di Zohan Zavatin di Giovan Giorgio Alione nel cinquecentesimo anniversario della sua pubblicazione, a cura di Lorenzo Ferrarotti, che sta curando il Progetto (con la collaborazione anche del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis) di un’edizione filologica accurata delle Farse di Alione.

Il Laboratorio si terrà anche quest’anno online. Lezioni di tre ore ogni giovedì e venerdì dalle 14 alle 17.

Studenti registrati alla data del 4 maggio: 58. Sito web Laboratorio di piemontese – Corso di laurea magistrale in Scienze linguistiche – Università degli Studi di Torino (unito.it)

il Museo Egizio si racconta in piemontese

Il Museo Egizio si racconta in piemontese
Otto le clip del progetto
“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”

realizzate in collaborazione col Centro Studi Piemontesi
e patrocinate dalla Regione Piemonte

Il cammino di riscoperta delle proprie radici intrapreso dal Museo Egizio in vista della celebrazione dei suoi 200 anni di vita nel 2024, avviato nell’autunno scorso con il riallestimento delle cosiddette “sale storiche” dedicate alla genesi della collezione egittologica torinese, vive oggi una nuova e inedita tappa. Un’operazione culturale il cui protagonista è la “lingua” della Torino dell’800, il tempo in cui l’istituzione vide la luce: il piemontese è infatti stato scelto come strumento per un viaggio narrativo sul filo della memoria che racconta la storia del Museo Egizio e dei personaggi che l’hanno reso grande. Nascono così le otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” che, nel vero senso della parola, ridà voce, con la parlata del loro tempo (con sottotitoli in italiano), ad alcune delle più autorevoli figure del passato del Museo, ciascuna legata a una provincia della nostra regione. Sarà quindi possibile ascoltare in perfetto piemontese le vicende di Bernardino Drovetti nel video dedicato alla provincia di Torino, quelle del casalese Carlo Vidua per la provincia di Alessandria, conoscere l’astigiano Leonetto Ottolenghi, il biellese Ernesto Schiaparelli, per la provincia di Cuneo il monregalese Giulio Cordero di San Quintino, per quella di Novara Stefano Molli, natio di Borgomanero, mentre la provincia di Vercelli sarà rappresentata da Virginio Rosa e quella del Verbano Cusio Ossola da Giuseppe Botti. Nel corso dei mesi di novembre e dicembre, ogni martedì con cadenza settimanale, i canali social del Museo Egizio proporranno otto storie esclusive, offrendo al pubblico, con la collaborazione del Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis, non soltanto l’opportunità di riscoprire la lingua piemontese quale patrimonio linguistico accessibile, ridando vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea e internazionale, ma anche l’occasione per dare un volto ai protagonisti di grandi imprese e guardare da una nuova prospettiva al legame fra il Piemonte e l’antico Egitto.

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”
3 novembre CUNEO e Giulio Cordero di San Quintino. Lo studioso che trasferisce e ordina la collezione a Torino
10 novembre ALESSANDRIA e Carlo Vidua. L’intellettuale viaggiatore che suggerisce l’acquisto al re.
17 novembre ASTI e Leonetto Ottolenghi. Quando il collezionismo si traduce in un patrimonio della collettività.
24 novembre BIELLA ed Ernesto Schiaparelli. La straordinaria scoperta della tomba intatta di Kha e Merit
1° dicembre NOVARA e Stefano Molli. L’architetto che servì la causa dell’egittologia italiana.
8 dicembre VERCELLI e Virginio Rosa. La passione per l’antico Egitto che rende immortali.
15 dicembre Il VERBANO CUSIO OSSOLA e Giuseppe Botti. Il primo demotista dell’egittologia italiana.
22 dicembre TORINO e Bernardino Drovetti. L’avventuroso diplomatico che raccolse la collezione di antichità egizie.

Vedi il trailer del Progetto al link: https://youtu.be/hvyme15OX6U

E la prima clip, Provincia di Cuneo: https://youtu.be/zZ7tz7Ad9sk

120 ANNI FA, IL 13 GIUGNO, NASCEVA RENZO GANDOLFO

Renzo Gandolfo (1900-1987)
“professore, critico, piemontesista”, “suscitatore di intraprese culturali” *

Albina Malerba

* Questo testo è stato parzialmente pubblicato sul numero speciale del “Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provinai di Cuneo, n.161, 2° semestre 2019, dedicato a I novant’anni della Società per gli Studi Storici di Cuneo. Protagonisti e storiografia, a cura di Emanuele Forzinetti. Le citazioni del sottotitolo sono da Giuliano Gasca Queirazza nell’articolo Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340; e nella Premessa alla silloge di studi, “tributo augurale di stima, di ammirazione e di amicizia”, Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di Gianrenzo P. Clivio e Riccardo Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1975, 2 voll. pp. XV-886.

La storia di una Istituzione si intreccia sovente con la storia di una persona, che a partire da un cuore intelligente abbia saputo raccogliere energie, stringerle insieme, indirizzarle ad uno scopo comune. Il Piemonte e la sua eredità di cultura còlta nel respiro europeo della sua vocazione più autentica, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo, la cui opera per il Piemonte non è scindibile dalla “sua” Ca dë Studi Piemontèis. Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900. Trasferitosi a Torino con la famiglia, si laurea nell’Ateneo torinese con Erminio Juvalta, discutendo una tesi che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale. Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Padri Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento nel 1961.

Renzo Gandolfo con Luigi Einaudi e Donna Ida

A Roma, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito da Giuseppe Pella, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica. Gandolfo che ne era l’anima e il regista ricoprì sempre soltanto la carica di Vice–Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella Prefazione al suo monumentale lavoro su Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza, ricordasse come “La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa di Roma” e indicasse in Gandolfo il committente e l’ispiratore: “A Renzo Gandolfo in particolare sento di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei pensieri e delle idee” (R. ROMEO, Cavour e il suo tempo (1810-1842), Bari, Laterza, 1971, vol. 1, p. XI).

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia (La Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, Torino, Comitato Nazionale per la Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, 1961, pp. XXXIX-685, 249 ill. in b. e n. 64 tavole a colori), ristabilendosi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese (Si vedano i titoli più significativi nella Nota bibliografica, premessa al volumetto R. GANDOLFO, Conoscenza citato più sotto, pp.13-18).

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’ “esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea. È il 1969. Su queste premesse, alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. “Gandolfo -scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: […] Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta” (L. FIRPO, Ricordo di Renzo Gandolfo, “Studi Piemontesi”, XVI, 2 (1987); poi pubblicato in un volumetto fuori commercio, Ricordo di Renzo Gandolfo, insieme ai contributi di ANGELO DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro, e di GIOVANNI TESIO, Renzo Gandolfo saggista e poeta, pronunciati nel corso della commemorazione tenuta il 27 aprile 1987 nell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte a Palazzo Lascaris).

Renzo Gandolfo con Carlo Pischedda

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: “…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva” (R. GANDOLFO, Conoscenza cit., p. 50).

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi negli anni di instancabile dedizione alla Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.
A cent’anni dalla nascita la Città di Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi, che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallelo alle vie che portano il nome di due altri grandi piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.
Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale di intitolazione il 19 settembre 2000 – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità” (G. TESIO, Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340).

Lettera di Rosario Romeo a Gandolfo

Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro. “Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica, mentre in realtà affondava le sue radici nel miglior nostro passato democratico, di cui ha espresso con esemplare concretezza le rinnovate, più alte aspirazioni. Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari […] E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno erga omnes; con l’eletta umanità e lo spirito che l’hanno guidato nel corso di un’esistenza interamente spesa a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese” (A. DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro cit.).

Renzo Gandolfo con l’Avv. Gianni Agnelli

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificato nel nome delle strade. Che il nome di Renzo Gandolfo resti inciso nella toponomastica del centro di Torino e in quella di Cuneo a Madonna dell’Olmo, dove Gandolfo trascorreva le sue estati (su la cascina “Benessìa” di Madonna dell’Olmo si veda il racconto Arcòrd nel volumetto R. GANDOLFO, Da ‘n sla riva…, raccolta di poesie e prose in piemontese pubblicate postume a cura di A. Malerba e G. Tesio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1988, pp. 31-36), ci richiama al senso di continuità e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: ”La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj”( la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, dobbiamo consegnare ai nostri figli).
Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. E in queste aperte stanze, rinnovate per la sistemazione dell’Archivio istituzionale e della Biblioteca storica, superati i 50 anni di fondazione, il lavoro continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati “dal professore”.

Per i 50 anni di fondazione del Centro Studi Piemontesi è stato ristampato il volumetto: Renzo Gandolfo, Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019 pagg. 51. ISBN 978-88-8262-192-6.
Testo della conferenza tenuta da Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicato sulla rivista “Studi Piemontesi” fascicolo 2, volume XIII, novembre 1984. Ristampato in occasione del “Ricordo di Renzo Gandolfo” nel decimo anniversario della scomparsa, celebrato il 2 aprile 1997, al Circolo della Stampa di Torino. Nuova ristampa per festeggiare il 50° di fondazione del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 11 giugno 2019 (Prezzo di copertina € 5 – in omaggio ai Soci).
Sono passati esattamente 51 anni dalla fondazione del Centro Studi Piemontesi e 36 dalla conversazione Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese, che Renzo Gandolfo tenne al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984 mettendo magistralmente a fuoco «quella stratificazione millenaria di esperimenti e di acquisizioni» costituente l’essenza della civiltà piemontese.

Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa con il Presidente Alfredo Toniolo

Il messaggio di Gandolfo, nuovamente consegnato alle stampe, per festeggiare il cinquantenario della Ca dë Studi, conserva un’attualità vigorosa, una lucidità cristallina e non cessa di indicare la strada per cementare, conservare e rinnovare una civiltà che merita di mantenersi e trasmettersi vitale ed espressiva non solo in un contesto semplicemente internazionale o cosmopolita ma anche, eventualmente, in un mondo “globale” che sembra volersi formare senza troppi riguardi per le identità e i valori locali o nazionali.
Guardando alle nuove sfide e all’impegno che da parte di ciascuno è auspicato di fronte a un mondo in turbinosa evoluzione, merita concludere con alcune espressioni del professor Gandolfo che, all’insegna del realismo, ci ha lasciato un monito che è, ad un tempo, esortazione a difendere e diffondere dinamicamente valori e civiltà, agendo e “partecipando”: «senza miti, senza drapò di raccolta e di battaglia, quale società mai ha fiorito? I popoli inerti sono destinati a rientrare nel ventre oscuro della storia».