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La Divina Commedia in piemontese

Giuseppe Goria

Le celebrazioni del VII centenario della morte di Dante sono iniziate da poco e già le uscite editoriali, le discussioni aperte, in Italia e all’estero, ci danno un’idea del peso della sua opera e della vitalità del suo messaggio.
Come Centro Studi Piemontesi siamo stati colpiti dal fatto che in più di un’ occasione si è fatto cenno a traduzioni regionali, ignorando tuttavia (o quasi) le prove date in piemontese o considerandole più o meno come un esercizio burlesco.
Pinin Pacòt trattò brevemente ne “Ij Brandé” delle traduzioni dantesche, antiche e moderne, proponendone una nello stesso numero, lasciandoci a bocca asciutta circa l’identità dell’autore, di cui diceva soltanto che si trattava di un magistrato (“Ij Brandé”, n. 7, 15/12/1946). Di magistrati che scrivessero in piemontese ce n’erano solo due: Alessio Alvazzi Del Frate e Giacinto Bozzi.
Dall’omaggio scritto in morte del secondo (1950) da Alvazzi Del Frate apprendiamo che Bozzi affermava l’interesse alle traduzioni dantesche regionali, tanto da proporne a Pacòt una firmata, lasciando intendere che ve n’erano altre non firmate. Il segreto diventa un segreto di Gianduja (non si può dire di Pulcinella) (“Ij Brandé”, n. 83, 15/02/1950, pag. 1: “mach una vòlta a l’ha vorsù buté ciàir sò nòm e cognòm; e a l’é stàita un-a dle soe passientìssime, për nen dì miracolose, tradussion da l’ Infern ëd Dante”. Alex si riferisce al n. 16, 1^ maggio 1947).

Sulle tracce di Luigi Riccardo Piovano

Al tempo dell’articolo di Pacòt non era tuttavia ancora uscita l’edizione dantesca piemontese per eccellenza, quella di Luigi Riccardo Piovano.
Edizione alquanto misteriosa, a dire il vero, perché, l’autore (APS avrebbe detto Eco: a proprie spese) non lascia praticamente traccia (manca pure la data di pubblicazione). Le edizioni “a proprie spese” non godono oggi di attenzioni recensorie, tantomeno cinquant’anni fa un Dante in piemontese. L’unica indicazione fu, sull’ultima pagina, “tip. Stigra Torino”. L’anno fu il 1973, e lo si evince utilizzando i motori di ricerca de “La Stampa” e dei vari periodici regionali, che non furono certo prodighi di informazioni, ma piuttosto inclini a cogliere il pittoresco, sia del personaggio Piovano, sia dell’approccio al Sommo.
Il 28/06/1973 “La Stampa” si limita a comunicare che “un lettore, Luigi Riccardo Piovano, ha tradotto in piemontese la Divina Commedia di Dante Alighieri. La prima parte (Inferno) è uscita in questi giorni e gli è costata tre anni di lavoro. Il Piovano ne ha offerto cento copie a Specchio dei tempi per contribuire alla sottoscrizione per l’ambulatorio dei bambini spastici…”. Seguono poche altre informazioni, ma non sul libro! La stessa “Stampa” il 6/09/1973, nella rubrica “Saper spendere bene” gli dedica un articolo/intervista intitolato Elixir di lunga vita (“La Stampa”, 6/09/1973); sotto la sua foto con il suo “look” garibaldino, si accenna appena ai “tre anni di fatica, che per lui sono stati quasi un divertimento” ma, onorando il titolo, lo si porta ad esempio di vivere e mangiar sano: verdura a iosa, poco vino, niente caffè e liquori, acqua non gasata al mattino, bici e poi ancora bici.

Poche informazioni biografiche su Luigi Riccardo Piovano ci vengono da “Cronache Chieresi” (“Cronache Chieresi”, 6/07/1973; 13/07/1973), e ancora da “La Stampa” (“La Stampa”, 26/11/1978): il traduttore era nato a luglio 1891 a Perosa Argentina da una famiglia in cui i nonni erano proprietari agricoli originari di Andezeno. Il padre era sottufficiale del Regio Esercito e portava con sé la famiglia nei suoi spostamenti.
Ufficiale dei bersaglieri nella campagna di Libia e nella Grande Guerra, fu ferito più volte, anche gravemente. Nel periodico “Torino. Rivista mensile municipale” (“Torino”, n. 6, giugno 1935) lo troviamo premiato per il suo civismo nell’affrontare un animale imbizzarrito per le vie di Torino. Nella sua maturità si era poi trasferito ad Andora, in Liguria, che lasciava alla fine degli anni 70 per un giro d’Europa con altri arzilli ex-militari ed amici.
È nelle “Cronache Chieresi” che comunque troviamo le informazioni più consistenti sulla traduzione della Divina Commedia, ma …a partire dal 1966 (“Cronache Chieresi”, 28/01/1966), non dal 1973, per cui si può ipotizzare che il lavoro abbia avuto una gestazione più lunga di quanto detto, e che alcuni appassionati già conoscessero una prima edizione. Nel gennaio 1966, infatti, cogliamo i primi passi dell’opera, presentata con un breve saggio in grafia virigliana. Non sappiamo se a all’epoca il Piovano fosse così orientato o se la redazione delle Cronache abbia modificato la grafia (ciò che ahimè succedeva e succede).
Di Luigi Riccardo Piovano i giornali parlarono ancora pochi anni dopo, per un bel tirimbalin (per dirla alla barba Tòni), circa un misconosciuto dipinto michelangiolesco di sua proprietà. Se ne trova traccia nei giornali del tempo, insieme con altre notizie di cronaca “leggera”, visto che il Piovano aveva il dono della simpatia. Le attività in campo piemontese destavano interesse più come curiosità che altro.
Il dipinto in discussione era una Crocefissione, dipinta per Vittoria Colonna, datata 1545, ritrovata nel 1917 a Villa Bramafarina a Saluzzo. Il Piovano, che aveva formazione artistica, ed era anche pittore, scrisse pure dei saggi per difendere la tesi michelangiolesca, ma senza riscontro da parte della critica: la perizia più illustre, di Roberto Longhi, attribuiva il disegno (la composizione) a Michelangelo, ma l’esecuzione al suo allievo Venusti (“La Stampa”, 30/12/75).
Una parziale rivincita, paradossalmente, l’ebbe nel 1976 (“La Stampa”,17/11/1976), quando una lettera-ordinanza del Ministero dei beni culturali gli vietava di vendere all’estero il dipinto, riconoscendone in qualche modo il notevole interesse, anche se non l’attribuzione michelangiolesca. I suoi interessi artistici furono ancora alla ribalta nella trasmissione Portobello, popolarissima negli anni 70 (26/11/1978).
Muore ad Andora (Savona) nel 1989.

Sulle prove dantesche in piemontese, si consiglia la lettura dell’articolo ben documentato scritto da Dario Pasero su “La Voce” nel 2019 (“La Voce”, 29/11/2019. www.gioornalelavpoce.it). E nel sito ne daremo via via alcuni esempi, cominciando da Luigi Riccardo Piovano.

Luigi Riccardo Piovano (1891-1989)

CANT X DL’INFERN

Mi stasìa guardand col përzoné
ch’a l’era drit an pe tut ampalà
come ‘nsima un infern da dominé.

E mè maestro, dasendme na manà,
a l’ha possame ‘n mes ai penitent
disendme ch’im tenèissa botonà.

Col-là, come a l’ha vistme lì present,
a l’ha guardame con un fé sdegnos,
peui l’ha ciamà: “Chi j’ero ij tò parent?”.

E mi për vorèj esse scropolos
i son ëstàit sincer e bin precis.
Anlora a l’ha guardame pensieros,

e peui l’ha dit: “A j’ero fier nemis;
e ‘nt ij contrast ëd bòte soma dasne:
doe vòlte l’hai butaje ‘nt ij pastiss”.

“Ma se soma scapà, soma tornasne,
e prima e dòp – a chiel l’hai rëspondù –
ij vòstri son scapà e peui son restasne”.

CANT XI DËL PURGADEURI

“Òh! – mi l’hai dije – ti ‘t ses Oderis,
l’onor d’Agobio, si? L’onor ‘d col arte
che miniatura a l’é ciamà a Paris?”

“Fratel – l’ha dit – risplendo ‘d pì le carte
che miniand a va Franco ‘l bolognèis,
l’onor l’é sò, bzògna che ‘l mè ‘t lo scarte.

Da viv sarìo pa stàit tanto cortèis
d’amëtti ‘n chiel la superiorità,
përchè j’era ambissios, l’é bin intèis.

Për la superbia adess son castigà
e ‘nt l’antipurgateuri ancor sarìa,
ma mi da viv përdon i l’hai ciamà.

La glòria uman-a presto a l’é svanìa,
e ‘n mes al mond pochìssim temp a dura,
tranne che dòp pòchi glorios a-i sia.

Chërdìa Cimabue ‘n la pitura
d’esse ‘l pì grand, ma adess l’é superà
da Giotto, pì famos për soa bravura”.

PARADIS CANT I

La glòria dël Signor che tut a peul
s’espand për l’univers për soa virtù
o tant o pòch second come ch’a veul.

An cel, dove pì splend, mi l’hai vëdù
còse che për podèj-je bin spieghé
né sà né peul chi che da là ven giù;

përchè a Dio volendse concentré
nòstra atension a së sprofonda tant
che la memòria a jë sta nen daré.

Però le cose che ‘d col regno sant
a son restame drinta la memòria
adess sarà materia dël mè cant.

“Tranquillamente al mare”

“Il Centro Studi Piemontesi racconta…”

Aldo Audisio racconta Celle Ligure 1905-1920 nelle fotografie di Jan Neer [Giovanni Maria Celesia (1860-1946)] .

“…Antiche mareggiate, giochi fra le onde, Signori Bagnanti in costumi a righe, mutandoni, ombrellini e Grand Hotel stile Belle Epoque. Immagini che si potrebbero leggere come un viaggio sul filo della nostalgia, alla ricerca del tempo perduto. In realtà la raccolta di fotografie inedite di Celle Ligure pubblicata [edizione Società Savonese di Storia Patria-Marco Sabatelli, 2020] da Aldo Audisio e Angelica Natta Soleri offre molto di più: attraverso le accurate ricerche d’archivio e la documentata introduzione, cui si unisce un saggio di Michele Manzi, apre un’interessante indagine sullo sviluppo economico, urbanistico e turistico della piccola località balneare ai primi del Novecento, e in trasparenza, dell’intera costa. L’apparato iconografico del volume è costituito da 145 fotografie, la stragrande maggioranza delle quali frutto degli scatti di Giovanni Maria Celesia (1860-1946), noto con lo pseudonimo di Jan Neer….” (dalla recensione di Graziella Riviera, pubblicata in “Studi Piemontesi”, XLIX, 2 (2020), pp.628-629)

visita guidata a juvarra n.3, con elena gianasso e maria vittoria cattaneo

Filippo Juvarra regista di corti e capitali

dalla Sicilia al Piemonte all’Europa

Mostra allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria,
con la collaborazione dell’ABNUT,
del Centro Studi Piemontesi, del DIST-Politecnico di Torino

visita guidata dai curatori Venerdì 26 marzo

con Elena Gianasso e Maria Vittoria Cattaneo

Per chi fosse interessato al volume che accompagna la mostra, vedi QUI a scheda del libro.

In attesa che la mostra e il bookshop possano essere aperti ai visitatori, il libro può essere acquistato presso il Centro Studi Piemontesi rivolgendosi a lara.ferrando@studipiemontesi.it / 3914302055

Juvarra – visita guidata con costanza Roggero e Chiara Devoti

Filippo Juvarra. Regista di corti e capitali

dalla Sicilia al Piemonte all’Europa

Mostra allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria, con la collaborazione dell’ABNUT, del Centro Studi Piemontesi, del DIST-Politecnico di Torino

Seconda visita guidata, venerdì 19 marzo

con Costanza Roggero e Chiara Devoti

Per chi fosse interessato al volume che accompagna la mostra, vedi QUI a scheda del libro

In attesa che la mostra e il bookshop possano essere aperti ai visitatori, il libro può essere acquistato presso il Centro Studi Piemontesi rivogelndosi a lara.ferrando@studipiemontesi.it / 3914302055

Visite guidate alla mostra di juvarra

Filippo Juvarra. Regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa

Mostra allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria, con la collaborazione dell’ABNUT, del Centro Studi Piemontesi, del DIST-Politecnico di Torino

Visite guidate con i Curatori

Intervengono Gustavo Mola di Nomaglio, Vice Presidente del Centro StudiPiemontesi, con un inquadramento storico e politico a Juvarra e i Savoia; Franca Porticelli, già responsabile dell’Ufficio Manoscritti e Rari della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, con un accenno al Corpus Juvarrianum e al suo arrivo alla Nazionale; Fabio Uliana, responsabile dell’Ufficio Manoscritti e Rari della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, ci presenterà la mostra nel suo insieme.

ll 14 marzo si celebra la Giornata nazionale del Paesaggio, istituita con l’obiettivo di promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e a sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati.
Con tali obiettivi la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino partecipa con tre iniziative virtuali visibili sui canali Youtube e Facebook con al centro l’arte e il paesaggio interpretati attraverso l’occhio e la mano del grande architetto, scenografo e incisore Filippo Juvarra.
All’interno del corpus juvarrianum, la più grande raccolta di disegni del grande messinese, è possibile godere di straordinarie visioni di paesaggi, arditiprogetti di opere sul territorio realizzate e anche solo immaginate, fantasiose scenografie frutto della mano e dell’arte di Juvarra e dei suoi collaboratori che rappresentano riferimenti di bellezza, di armonia e della proattiva capacità dell’uomo di modificare e plasmare a suo uso l’ambiente e lo spazio per farne sede aulica della sua vita. Messina, Palermo, Roma, Torino, Mantova Lisbona, Madrid… un viaggio fantastico e reale, per scoprire il corpus juvarrianum attraverso:
tre visite virtuali a diversi settori della mostra in compagnia dei curatori alle ore 11.00 di venerdì 12, 19 e 26 marzo
• un tour virtuale nei paesaggi juvarriani del Corpus Juvarrianum
domenica 14 marzo a partire dalle ore 10

Per le prossime visite andare sul sito ufficiale della mostra dove si troveranno i link dedicati .