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Giovedì Santo: la tradizione della “lavanda dei piedi”

Storia, storie, luoghi, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

L’uso della “lavanda dei piedi” nella liturgia della Chiesa cattolica nelle funzioni del giovedì santo è assai noto. Nel corso dei secoli i vescovi e i superiori di gerarchie ecclesiastiche hanno ripetuto ogni anno il gesto del lavaggio dei piedi a tredici poveri. A questa consuetudine rituale non si sono sottratti gli stessi Pontefici, lavando nel giorno che commemora l’Ultima Cena i piedi di tredici sacerdoti di varie nazioni, vestiti da apostoli. Assai meno noto è il fatto che nel giorno del giovedì santo anche i sovrani europei rammentavano a se stessi il dovere dell’umiltà, lavando con le proprie mani, nel corso di una cerimonia complessa e ricca di atti suggestivi e simbolici, i piedi a tredici poveri.

Pietro Lorenzetti, La lavanda dei piedi. Basilica inferiore di San Francesco, Assisi (1310-1319)

I Savoia non facevano eccezione, anzi tenevano in modo particolare a mantenere viva questa tradizione. Alla corte sabauda la cerimonia, che era denominata Lavabo (con termine mutuato, nel nome ma non nei contenuti, dal rituale di purificazione delle mani del sacerdote nel corso della Messa) non si svolgeva soltanto il giovedì santo ma anche in occasione dell’ostensione della Sindone. Al Lavabo seguiva la cerimonia della Cena Domini, in cui il sovrano, il principe ereditario e gli altri “Signori del sangue” servivano a tavola i tredici poveri. Un minuzioso cerimoniale regolava lo svolgimento del Lavabo e della Cena Domini. Dopo la scelta dei poveri da parte dell’Elemosiniere si svolgeva in San Giovanni una Messa solenne. Di qui si passava a palazzo reale, dove era allestita una grande sala, predisposta tanto per il lavaggio quanto per il pranzo. Prima dell’inizio della cerimonia uno dei cappellani di corte distribuiva a S.A.R. e a quanti gli prestassero aiuto delle tovaglie da usarsi come grembiuli, poi si provvedeva alla “lavanda” e al dono di vestiti nuovi di “color argentino” ad ogni povero presente.
Nella parte della sala in cui si svolgeva il banchetto tutto era allestito con gran “magnificenza e solennità”, nella stessa forma adottata nei conviti solenni. Qui veniva preparata una tavola ad imitazione di quella dell’Ultima Cena. Il sovrano, in piedi, a capo scoperto, cinto da un “bianchissimo lino di tela finissima d’Olanda” serviva ad uno ad uno i poveri versando ad ognuno di loro il vino. I piatti gli venivano porti da grandi funzionari della Corona, dai principi del Sangue e dai cavalieri della SS. Annunziata. A mano a mano che i poveri finivano di mangiare ciascuna delle tredici portate previste, le abbondanti rimanenze venivano poste in grandi ceste appositamente preparate, già contenenti piatti e tovaglioli di cui si faceva omaggio ai parenti dei poveri intervenuti, onde potessero portare il tutto alle loro case. Ogni povero riceveva inoltre un’elemosina di una moneta d’oro.


Il dinamismo sabaudo nel campo della beneficenza e della sperimentazione e diffusione di primigenie forme assistenziali ad ampio raggio è cosa ben conosciuta e non bisogna credere che il Lavabo e la Cena Domini fossero soltanto gesti d’ostentazione o di degnazione fini a se stessi. Non per caso una tra le massime cariche dello Stato era, per volontà dei Savoia, quella del Primo Elemosiniere, che certo non si limitava a distribuire le elemosine del giovedì santo o del giorno della SS. Annunziata (quando quindici ragazze povere – cui venivano lavati i piedi da Madama Reale – ricevevano in dono dal sovrano vestiti e una dote di 200 Lire ciascuna da utilizzarsi al momento del loro matrimonio) ma doveva erogare elemosine ai carcerati, valutare le richieste d’aiuto economico che giungevano dagl’indigenti, sovrintendere all’ospedale dei poveri di Torino “acciò detto ospedale e li poveri che vivono in esso abbiano chi li assista ed invigili sopra tutto ciò che può occorrere”. Con la Lavanda dei piedi ai poveri erano perciò ben lungi dall’esaurirsi gli impulsi caritativi dei sovrani sabaudi, per i quali la cerimonia rappresentava semplicemente un alto momento simbolico.
GMN

Il ruolo dello spettacolo di corte nelle politiche e nelle relazioni diplomatiche di casa Savoia dal Rinascimento all’età moderna (1450–1750)

è il tema del convegno internazionale che si tiene all’Archivio di Stato di Torino dal 18 al 20 settembre presso la Sala Conferenze con ingresso da piazzetta Mollino.

Il convegno è organizzato per iniziativa congiunta della Society for European Festivals Research e dell’Archivio di Stato di Torino con il sostegno della University of Warwick, UK.

scarica il programma

Una gentildonna del ‘700  fra Torino e l’Europa

Lunedì 4 giugno, ore 18

Incontro con  Giusi Audiberti

autrice del libro

Angelica alla Corte dei Savoia

Memorie di una gentildonna del ‘700  fra Torino e l’Europa

Neos Edizioni/storia

Letture di Paola Roman

 

Un viaggio nei ricordi della contessa Angelica Kottulinsky, dama d’onore della principessa Vittoria di Savoia Soissons fra Vienna e Torino. Il racconto di viaggio di una giovane donna e l’intenso romanzo della sua vita verso la maturità: su questi due assi muovono le memorie di Angelica Kottulinsky, pubblicate nel 1776 ad Augusta, con il titolo La Destinée, libro oggi reperibile solo in pochissime biblioteche europee. Giusi Audiberti ricostruisce e parafrasa i diari di Angelica. Così da una parte ci restituisce una preziosa memoria filtrata attraverso l’interpretazione di una nobiltà che non ha ancora vissuto la Rivoluzione francese; dall’altra ci coinvolge nella storia di una donna energica e coraggiosa, acuta osservatrice che si sa giostrare con grazia e savoir-faire nelle diverse Corti europee.

Giusi Audiberti, torinese, laureata in Lettere a indirizzo storico, ha insegnato nei licei e tiene oggi un corso di Storia all’Unitre di Torino. Ha pubblicato tra l’altro, con Neos Edizioni, Colombina d’amore e le sue sorelle (2004); Il fiore del lino (2008)e  sempre per Neos ha curato le antologie storiche C’era una volta il Settecento (2009) e C’era una volta l’Ottocento(2012.

La conferenza può essere seguita sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

Musica e banchetti alla corte di Savoia

Mercoledì 21 febbraio ore 17

in sede

nell’ambito degli eventi Bocuse d’Or off

Istituti Culturali del Piemonte

Conferenza di

Cristina Santarelli

Sinestesie sonoro-visive nei banchetti di corte del Seicento in Piemonte

Istituto per i Beni Musicali in Piemonte

La conferenza si propone di illustrare l’evoluzione del concetto di Tafelmusik (musica da tavola), con particolare riferimento ai banchetti secenteschi tenutisi presso la corte sabauda in occasione di matrimoni, visite di sovrani e altre occasioni festive e nei quali alla sontuosità delle vivande e allo splendore degli apparati visivi si abbinano performances musicali e coreutiche di varia natura. Fondati prevalentemente su una rilettura dei miti classici, tali eventi – di cui restano ampi resoconti ma sfortunatamente scarse attestazioni iconografiche – assolvono a una funzione palesemente encomiastica nei confronti della casa regnante, traducendosi in strumenti di propaganda politica ovvero di semplice riaffermazione del potere. Con videoproiezioni e riproduzione di brani musicali

Sul nostro canale YouTube il video dell’incontro

In uscita l’Epistolario del Beato Valfrè

Dopo cinque anni di lavoro e accurate ricerche presso archivi e biblioteche italiane è ora in corso di pubblicazione, a cura di DANIELE D’ALESSANDRO

L’epistolario del Beato Sebastiano Valfrè
Scritti di un fedele dispensatore dei misteri di Dio

Un volume di circa 600 pagine che documenta la vasta e straordinaria rete di relazioni di Sebastiano Valfrè (1629-1710), il primo padre filippino ad essere innalzato all’onore degli altari, dopo San Filippo Neri, nel 1834. Introduzione di Gustavo Mola di Nomaglio. L’opera sarà disponibile per l’autunno 2017.

Valfrè fu un vero protagonista del suo tempo, cruciale sia per l’autonomia del Piemonte dalla Francia sia per la trasformazione della città di Torino in un’autentica capitale europea, con il raddoppio degli abitanti in pochi anni. Nato in una famiglia contadina di Verduno (CN), trascorse però tutta la vita a Torino presso la Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri, intrecciando un rapporto privilegiato con l’intera Corte Sabauda e principalmente con il duca Vittorio Amedeo II, di cui divenne confessore privato e fidato consigliere sulle materie ecclesiastiche. Il suo carteggio, per la maggior parte ancora inedito, si presenta particolarmente interessante per la grande eterogeneità dei quasi 200 corrispondenti accertati, senza differenze di censo, gerarchia, sesso. Il lavoro è così strutturato: i destinatari delle oltre 600 lettere reperite e integralmente trascritte, delle quali si è sempre indicato se già pubblicate o inedite, sono stati suddivisi in nove categorie (membri di Casa Savoia, cardinali e vescovi, confratelli oratoriani, donne laiche, famigliari di Valfrè, etc…) e per ogni personaggio storico è stata fornita una breve nota biografica. Le epistole sono state ordinate cronologicamente, ponendo invece per ultime quelle non datate. Nella conclusione sono stati messi in luce i risultati raggiunti, le problematiche emerse e sono stati inseriti due grafici che permettono di meglio visualizzare gli anni di maggior attività epistolare del beato, nonché le categorie di persone a cui scriveva di più. Infine un elenco di lettere della cui esistenza si è certi ma delle quali tuttavia non si conosce l’attuale collocazione, nella speranza che qualche lettore attento possa possa fornire utili informazioni per reperirle, contribuendo così a rendere ancora più completo questo lavoro di ricerca.

E’ possibile prenotare il volume al prezzo speciale di € 19 ed essere inseriti nella Tabula Gratulatoria inviando il modulo di prenotazione compilato al Centro Studi Piemontesi ENTRO il 10 SETTEMBRE 2017.

Piemonte bonnes nouvelles: la corte sabauda tra il Sei e l’Ottocento

logo convegno

Proseguono le conferenze di approfondimento legate alla mostra “Piemonte bonnes nouvelles“, organizzate dal Consiglio regionale del Piemonte con la Direzione Generale Biblioteche Istituti Culturali – MIBAC e il Centro Studi Piemontesi:

mercoledì 16 novembre,  alle 17, Andrea Merlotti, parlerà su

La corte dei Savoia 1631-1848

Le conferenze  si tengono alla  Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco”, in via Confienza 14 a Torino (Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti in sala):

La mostra “Piemonte Bonnes Nouvelles” è aperta fino al 31 dicembre 2016 alla Biblioteca Nazionale Universitaria.

Alla pagina dedicata del nostro sito, tutte le informazioni su conferenze, mostra e convegno.

 

Le dame di Cristina di Francia

Lunedì 30 marzo, alle ore 18, per i “Colloqui del Lunedì” conferenza di Andrea Merlotti, Centro Studi della Reggia di Venaria, su

Donne e potere alla corte sabauda

Le dame di Cristina di Francia (1637-1663)

cristina

Charles Dauphin, Ritratto equestre di Christine Wilcardel de Fleury (particolare dal ritratto di Christine Wilcardel de Fleury e del principe Emanuele Filiberto  di Carignano), Reggia di Venaria, Sala di Diana

 

«Era seguita con bell’equipaggio non solamente da’cavalieri, … ma dal vago stuolo delle sue dame, le quali parean quel giorno le amazzoni seguitrici della reina Arpalace»: così apparivano Cristina e le sue dame ad Emanuele Tesauro, il 9 giugno 1638 in uno Stato sabaudo ormai alle soglie della Guerra civile. E ancora «Amazone alpina» avrebbe definito la reggente nel panegirico Il Diamante, lo stesso in cui ribadiva la similitudine «tante amazoni quante dame». Amazoni che furono poi le protagoniste del Salone di Diana alla Reggia di Venaria. Sarebbe difficile trovare un’immagine più chiara ed efficace dell’importanza assunta dalle dame d’onore nella corte di Cristina, di cui furono, in effetti, il vero cuore pulsante. Proprio la presenza d’un numero crescente – e mai raggiunto prima o uguagliato dopo – di dame e figlie d’onore fu tale da conferire alla corte dei Savoia un tono che la distingueva dalle altre corti degli stati italiani. Ricostruire questa presenza femminile è quindi un punto essenziale per comprendere corti e poteri nello Stato sabaudo d’età barocca