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La Divina Commedia in piemontese

Giuseppe Goria

Le celebrazioni del VII centenario della morte di Dante sono iniziate da poco e già le uscite editoriali, le discussioni aperte, in Italia e all’estero, ci danno un’idea del peso della sua opera e della vitalità del suo messaggio.
Come Centro Studi Piemontesi siamo stati colpiti dal fatto che in più di un’ occasione si è fatto cenno a traduzioni regionali, ignorando tuttavia (o quasi) le prove date in piemontese o considerandole più o meno come un esercizio burlesco.
Pinin Pacòt trattò brevemente ne “Ij Brandé” delle traduzioni dantesche, antiche e moderne, proponendone una nello stesso numero, lasciandoci a bocca asciutta circa l’identità dell’autore, di cui diceva soltanto che si trattava di un magistrato (“Ij Brandé”, n. 7, 15/12/1946). Di magistrati che scrivessero in piemontese ce n’erano solo due: Alessio Alvazzi Del Frate e Giacinto Bozzi.
Dall’omaggio scritto in morte del secondo (1950) da Alvazzi Del Frate apprendiamo che Bozzi affermava l’interesse alle traduzioni dantesche regionali, tanto da proporne a Pacòt una firmata, lasciando intendere che ve n’erano altre non firmate. Il segreto diventa un segreto di Gianduja (non si può dire di Pulcinella) (“Ij Brandé”, n. 83, 15/02/1950, pag. 1: “mach una vòlta a l’ha vorsù buté ciàir sò nòm e cognòm; e a l’é stàita un-a dle soe passientìssime, për nen dì miracolose, tradussion da l’ Infern ëd Dante”. Alex si riferisce al n. 16, 1^ maggio 1947).

Sulle tracce di Luigi Riccardo Piovano

Al tempo dell’articolo di Pacòt non era tuttavia ancora uscita l’edizione dantesca piemontese per eccellenza, quella di Luigi Riccardo Piovano.
Edizione alquanto misteriosa, a dire il vero, perché, l’autore (APS avrebbe detto Eco: a proprie spese) non lascia praticamente traccia (manca pure la data di pubblicazione). Le edizioni “a proprie spese” non godono oggi di attenzioni recensorie, tantomeno cinquant’anni fa un Dante in piemontese. L’unica indicazione fu, sull’ultima pagina, “tip. Stigra Torino”. L’anno fu il 1973, e lo si evince utilizzando i motori di ricerca de “La Stampa” e dei vari periodici regionali, che non furono certo prodighi di informazioni, ma piuttosto inclini a cogliere il pittoresco, sia del personaggio Piovano, sia dell’approccio al Sommo.
Il 28/06/1973 “La Stampa” si limita a comunicare che “un lettore, Luigi Riccardo Piovano, ha tradotto in piemontese la Divina Commedia di Dante Alighieri. La prima parte (Inferno) è uscita in questi giorni e gli è costata tre anni di lavoro. Il Piovano ne ha offerto cento copie a Specchio dei tempi per contribuire alla sottoscrizione per l’ambulatorio dei bambini spastici…”. Seguono poche altre informazioni, ma non sul libro! La stessa “Stampa” il 6/09/1973, nella rubrica “Saper spendere bene” gli dedica un articolo/intervista intitolato Elixir di lunga vita (“La Stampa”, 6/09/1973); sotto la sua foto con il suo “look” garibaldino, si accenna appena ai “tre anni di fatica, che per lui sono stati quasi un divertimento” ma, onorando il titolo, lo si porta ad esempio di vivere e mangiar sano: verdura a iosa, poco vino, niente caffè e liquori, acqua non gasata al mattino, bici e poi ancora bici.

Poche informazioni biografiche su Luigi Riccardo Piovano ci vengono da “Cronache Chieresi” (“Cronache Chieresi”, 6/07/1973; 13/07/1973), e ancora da “La Stampa” (“La Stampa”, 26/11/1978): il traduttore era nato a luglio 1891 a Perosa Argentina da una famiglia in cui i nonni erano proprietari agricoli originari di Andezeno. Il padre era sottufficiale del Regio Esercito e portava con sé la famiglia nei suoi spostamenti.
Ufficiale dei bersaglieri nella campagna di Libia e nella Grande Guerra, fu ferito più volte, anche gravemente. Nel periodico “Torino. Rivista mensile municipale” (“Torino”, n. 6, giugno 1935) lo troviamo premiato per il suo civismo nell’affrontare un animale imbizzarrito per le vie di Torino. Nella sua maturità si era poi trasferito ad Andora, in Liguria, che lasciava alla fine degli anni 70 per un giro d’Europa con altri arzilli ex-militari ed amici.
È nelle “Cronache Chieresi” che comunque troviamo le informazioni più consistenti sulla traduzione della Divina Commedia, ma …a partire dal 1966 (“Cronache Chieresi”, 28/01/1966), non dal 1973, per cui si può ipotizzare che il lavoro abbia avuto una gestazione più lunga di quanto detto, e che alcuni appassionati già conoscessero una prima edizione. Nel gennaio 1966, infatti, cogliamo i primi passi dell’opera, presentata con un breve saggio in grafia virigliana. Non sappiamo se a all’epoca il Piovano fosse così orientato o se la redazione delle Cronache abbia modificato la grafia (ciò che ahimè succedeva e succede).
Di Luigi Riccardo Piovano i giornali parlarono ancora pochi anni dopo, per un bel tirimbalin (per dirla alla barba Tòni), circa un misconosciuto dipinto michelangiolesco di sua proprietà. Se ne trova traccia nei giornali del tempo, insieme con altre notizie di cronaca “leggera”, visto che il Piovano aveva il dono della simpatia. Le attività in campo piemontese destavano interesse più come curiosità che altro.
Il dipinto in discussione era una Crocefissione, dipinta per Vittoria Colonna, datata 1545, ritrovata nel 1917 a Villa Bramafarina a Saluzzo. Il Piovano, che aveva formazione artistica, ed era anche pittore, scrisse pure dei saggi per difendere la tesi michelangiolesca, ma senza riscontro da parte della critica: la perizia più illustre, di Roberto Longhi, attribuiva il disegno (la composizione) a Michelangelo, ma l’esecuzione al suo allievo Venusti (“La Stampa”, 30/12/75).
Una parziale rivincita, paradossalmente, l’ebbe nel 1976 (“La Stampa”,17/11/1976), quando una lettera-ordinanza del Ministero dei beni culturali gli vietava di vendere all’estero il dipinto, riconoscendone in qualche modo il notevole interesse, anche se non l’attribuzione michelangiolesca. I suoi interessi artistici furono ancora alla ribalta nella trasmissione Portobello, popolarissima negli anni 70 (26/11/1978).
Muore ad Andora (Savona) nel 1989.

Sulle prove dantesche in piemontese, si consiglia la lettura dell’articolo ben documentato scritto da Dario Pasero su “La Voce” nel 2019 (“La Voce”, 29/11/2019. www.gioornalelavpoce.it). E nel sito ne daremo via via alcuni esempi, cominciando da Luigi Riccardo Piovano.

Luigi Riccardo Piovano (1891-1989)

CANT X DL’INFERN

Mi stasìa guardand col përzoné
ch’a l’era drit an pe tut ampalà
come ‘nsima un infern da dominé.

E mè maestro, dasendme na manà,
a l’ha possame ‘n mes ai penitent
disendme ch’im tenèissa botonà.

Col-là, come a l’ha vistme lì present,
a l’ha guardame con un fé sdegnos,
peui l’ha ciamà: “Chi j’ero ij tò parent?”.

E mi për vorèj esse scropolos
i son ëstàit sincer e bin precis.
Anlora a l’ha guardame pensieros,

e peui l’ha dit: “A j’ero fier nemis;
e ‘nt ij contrast ëd bòte soma dasne:
doe vòlte l’hai butaje ‘nt ij pastiss”.

“Ma se soma scapà, soma tornasne,
e prima e dòp – a chiel l’hai rëspondù –
ij vòstri son scapà e peui son restasne”.

CANT XI DËL PURGADEURI

“Òh! – mi l’hai dije – ti ‘t ses Oderis,
l’onor d’Agobio, si? L’onor ‘d col arte
che miniatura a l’é ciamà a Paris?”

“Fratel – l’ha dit – risplendo ‘d pì le carte
che miniand a va Franco ‘l bolognèis,
l’onor l’é sò, bzògna che ‘l mè ‘t lo scarte.

Da viv sarìo pa stàit tanto cortèis
d’amëtti ‘n chiel la superiorità,
përchè j’era ambissios, l’é bin intèis.

Për la superbia adess son castigà
e ‘nt l’antipurgateuri ancor sarìa,
ma mi da viv përdon i l’hai ciamà.

La glòria uman-a presto a l’é svanìa,
e ‘n mes al mond pochìssim temp a dura,
tranne che dòp pòchi glorios a-i sia.

Chërdìa Cimabue ‘n la pitura
d’esse ‘l pì grand, ma adess l’é superà
da Giotto, pì famos për soa bravura”.

PARADIS CANT I

La glòria dël Signor che tut a peul
s’espand për l’univers për soa virtù
o tant o pòch second come ch’a veul.

An cel, dove pì splend, mi l’hai vëdù
còse che për podèj-je bin spieghé
né sà né peul chi che da là ven giù;

përchè a Dio volendse concentré
nòstra atension a së sprofonda tant
che la memòria a jë sta nen daré.

Però le cose che ‘d col regno sant
a son restame drinta la memòria
adess sarà materia dël mè cant.

Tra le pagine di “Studi Piemontesi”

Il Centro Studi Piemontesi racconta….

Costanza Roggero racconta Tra le pagine del numero di dicembre 2020 di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal 1972 dal Centro Studi Piemontesi.

Ricordo per Gianrenzo P. Clivio

Il 22 gennaio 2006, a Toronto (Canada), dove era professore ordinario nel Dipartimento di Studi Italiani dell’University of Toronto, moriva Gianrenzo P. Clivio (Torino 18 gennaio1942).
Lo ricordiamo, a 79 anni dalla nascita e a 15 dalla sua scomparsa, per i suoi studi, per il suo ruolo tra i fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, con una poesia tratta dalla raccolta Gianrenzo P. Clivio, Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

Un di marcc-rai da sol

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera,
e a smija ch’at mossa andrinta ’l vin brulé:
a ti ch’it fure ’l me pì car amis
l’é tuta dverta com ëdnans a Dé
mia ànima d’ancheuj!
Goblòt ëd branda costa sèira:
minca na stissa a l’é na gran-a
passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,
ùltima gòj, contradansa e contraltar,
dongion d’una speransa!, për voi,
òmini moch, ch’i marce an trantoland,
parèj dij cioch…

It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!
Ti ’t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche bestie an sle colin-e, òmini
pòchi – tuti gris – apress la slòira a la matin d’otugn;
e pra d’erbass, ronze e gratacuj, e nen na man da deje feu.
Drocheri ’d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,
sle piasse dij pais vej sensa giovo,
e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:
tèra che tò abandon, ross, it pióres ant ël sangh
ëd j’arovej a mass sij vataron baross.
Sensa can ch’a bàulo, cassin-e langareule:
èire canavzan-e, sensa masnà ch’a geugo.

Ël tòr noviss monta pì nen la vaca
a la stagion dl’amor!

Ahidé! a l’é ben l’ora dj’ànime bastarde
ch’an anciarmo parèj dle serp oslere:
slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,
e ant ël vent pa dle nòste, le paròle.

It làudo, ò Fòrt, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!
Ti ’t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.
L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ’d rabia
a l’é drocà. Parèj ëd na carëssa.
Fin-a l’eva dël baciass smijava bastarda.
J’òmini strach an fons dla val,
piturà le fomne, fumeria nèira parëss ch’a dagna,
an sla toa trun-a, ò fier Piemont,
ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.
A bacaja ’l fumlam, le masnà a uco.
Lassù, gnanca pì n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, ò vin monfrin,
it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!
Ti ’t sèi ra mimòria, r’ùltima, dra mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol
sla tèra piemontèisa, an mes
a gent strangera e a fieuj dësradisà:
venturand i pass-rai torna, com un neuv Gianpetadé1,
për le colin-e dël Monfrà, ant un’aria nissa,
e an sla piassa dël mërcà ’d minca pais
ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,
con la facia amblëttà am faran dë svergne.
I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:
ma i seu franch ben che un di marcc-reu da sol
sla tèra piemontèisa.

Un giorno camminerò da solo

Geme sotto il tuo pugno il tavolo di noce,/ e sembra che il vin brulé ti frizzi dentro:/ a te che fosti il mio più caro amico/ è tutta aperta come davanti a Dio/ la mia anima di oggi!/ Bicchierini di grappa questa sera:/ ogni goccia è un granello/ passato attraverso il gozzo di una clessidra di streghe,/ ultima gioia, contraddanza e contraltare,/ baluardo di una speranza!, per voi,/ uomini delusi, che camminate a tentoni/ come gli ubriachi…// Ti lodo, o Frizzante, o Schietto, che mi ubriachi!/ Tu sei la linfa, l’ultima linfa, di questa terra…// Poche bestie sulle colline, uomini/ pochi – tutti grigi – dietro l’aratro nel mattino d’autunno;/ e prati di erbe selvatiche, rovi e rose canine, e neanche una mano per bruciarle./ Ruderi di vecchie torri, capanne di pietra, rive di pioppi,/ sulle piazze dei paesi vecchi senza giovani,/ e nei paesi i prati della fiera, incoronati d’ortiche:/ terra che piangi il tuo abbandono, rosso, nel sangue/ dei rovi a mazzi sulle zolle rossicce./ Senza cani che abbaino, cascine langarole:/ aie canavesane, senza bambini che giochino.// Il toro giovane non monta più la vacca/ nella stagione dell’amore!// Ahimé! è proprio l’ora delle anime bastarde/ che ci affascinano come le serpi uccellatrici:/ luccichio d’acciaio, per la terra monferrina,/ e nel vento non delle nostre, le parole.// Ti lodo, o Forte, o Fertile, che mi accechi!/ Tu sei la gioia, l’ultima gioia, di questa terra…// Ho chiamato inutilmente davanti all’ovile./ L’uscio di larice con un calcio d’amore e di rabbia/ è caduto. Come una carezza./ Persino l’acqua della pozzanghera sembrava bastarda./ Gli uomini stanchi al fondo della valle,/ dipinte le donne, nube di fumo appare che gocciola/ sulla tua cantina, o fiero Piemonte,/ che è dappertutto, e senza fiori, e senza luce./ Grida forte il donname, i bambini ululano./ Lassù, neanche più un uomo che passi.// Ti lodo, centomila volte ti lodo, o vino monferrino,/ ti lodo, o vino monferrino che mi fai dormire!/ Tu sei la memoria, l’ultima, della mia terra…// Io so che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese, in mezzo/ a gente straniera e a ragazzi sradicati:/ alla ventura passerò di nuovo, come un novello Ebreo Errante,/ per le colline del Monferrato, in un’aria livida,/ e sulla piazza del mercato di ogni paese/ ragazze sfrontate, streghe del tempo nuovo,/ con la faccia imbellettata mi faranno sberleffi./ Non so nulla, se spirito sarò, o sarò corpo:/ ma so con assoluta certezza che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese.

One Day I Shall Walk Alone

It groans beneath your fist the chestnut table,
it is as though the vin brulé were bubbling within you:
to you, who were my dearest friend,
it lies wide open as before God
my soul this day!
Goblets of grappa this evening:
each drop a grain
passed through the gullet of a water clock of witches,
final joy, contradance and counter altar,
a bastion of hope! for you,
o hapless dreamers, who walk about groping
like drunkards…

I praise you, o Bubbly, o Pure, oh make me drunk!
You are the lymph, the final lymph of this land…

Few beasts upon the hills, men
few – all grey – behind the plough on a fall morning;
and fields of weeds, brambles and wild rose, and not one
hand to burn them.
Ruins of ancient towers, stone huts, poplars along the banks,
in the squares of the towns, the old with no young
and in the towns, the fairgrounds crowned with nettles:
land, you weep at being abandoned, red in the blood
of the tufts of brushwood on the reddish clumps of earth.
No dogs barking, farmhouses of the Langhe:
courtyards of the Canavese, where no children play.

The young bull no longer covers the cow in the season of love!

Alas! It is truly here the time of bastard souls
who bewitch us like birding serpents:
a glint of steel, throughout the land of Monferrato,
and in the wind waft, not ours, words.

I praise you, o Powerful, o Fruitful One, may you make me blind!
You are the joy, the final joy, of this land…

I have called out in vain before the fold.
The larch door with a kick of love and rage
has fallen. Like a caress.
Even the water of the mudhole seemed a bastard.
Exhausted men at the bottom of the valley,
painted the women, a cloud of smoke appears which drips
on your wine cellar, o proud Piedmont,
and it is everywhere, and without flowers, and without light.
Womenfolk scream loudly, children howl.
Up there, not one man walking past.

I praise you, a hundred thousand times I praise you, wine of Monferrato,
I praise you, o wine of Monferrato who bring me sleep!
You are the memory, the last one of my land…

I know that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont, among
strangers and uprooted young men :
peradventure I will walk again, like a latter-day Wandering Jew,
among the hills of Monferrato, through a leaden air,
and in the market square of each town,
shameless girls, witches of the modern age,
their faces painted, will sneer at me.
I know not, whether I shall be spirit, or I shall be flesh:
but I know with absolute certainty that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont.
(traduzione di Celestino De Iuliis)

BIBLIOGRAFIA
(delle opere di G. P. Clivio attinenti alla lingua ed alla letteratura piemontese)

Opere generali sulla lingua e la letteratura piemontese

Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese (con A. Clivio), Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. XXIII-254.

Profilo di storia della letteratura in piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis 2002, pp. 508.

La letteratura in piemontese. Dalle origini al Settecento, Raccolta antologica di testi, con G. Gasca Queirazza e D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2003, pp. 540.

La letteratura in piemontese. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, Raccolta antologica di testi, con D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2004, pp. 650.

Opere su aspetti generali e particolari della lingua e della letteratura piemontese. Edizioni di testi

Camillo Brero, Gramàtica piemontèisa, sconda edission, con prefassion ëd Gianrenzo P. Clivio, Turin, Musicalbrandé, 1969, pp. X-72.

Le ridicole illusioni, un’ignota commedia piemontese dell’età giacobina, Introduzione, note, testo e glossario, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XXIII-92.

Camillo Brero, Breviari dl’ànima, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XIII-69.

Arrigo Frusta, Fassin-e ’d sabia, pròse piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XI-110.

Alfredo Nicola, Stòria dle Valade ‘d Lans, poesìe piemontèise, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1970, pp. IX-40.

Ël nodar onorà, commedia piemontese-italiana del secondo Settecento, Testo, traduzione e nota linguistica. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. LXXX-150.

Edoardo I. Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, Edizione del bicentenario a cura di G. P. Clivio, Torino Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1973, pp. XXXVIII-350.

Concordanza linguistica dei Sermoni Subalpini, con Marcel Danesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XXXVII-475.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Val d’Inghildon, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XIX-90.

Storia linguistica e dialettologia piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1976, pp. XII-228.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Dal prim uch a l’aluch, poesie piemontesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2000, pp. XVI-190.

Curatele di Atti di convegni e di opere miscellanee

Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di G. P. Clivio e R. Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, 2 voll., pp. XV-885.

Lingue e dialetti nell’arco alpino occidentale, a cura di G. P. Clivio e G. Gasca Queirazza, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1978, pp. IX-334.

At dël Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, con C. Pich e D. Pasero: 1987 (Alba 1988, pp. 150)
1988 (Alba, 1989, pp. 219) 1993 (Ivrea, 1995, pp. 120) 1994 (Ivrea, 1996, pp. 152)
1989 (Alba, 1990, pp. 196) 1995-96 (Ivrea, 1998, pp. 378)
1990 (Alba, 1991, pp. 290) 1997-98 (Ivrea, 2002, pp. 250)
1991 (Alba, 1992, pp. 430)

I dialetti italiani. Storia, struttura, uso, a cura di C. Marcato, G. P. Clivio, M. Cortellazzo, N. De Blasi, Torino, Utet, 2002.

Articoli in riviste e in Volumi miscellanei

Poesie piemontesi del Seicento: una recente riscoperta, in «Musicalbrandé», 40 (dzèmber 1968), pp. 2-10.

Analogic Levelling of the Perfect in Piedmontese, in «Romance Notes», 11 (1969), pp. 452-456.

The Volgare in Piedmont from the Middle Ages to the End of the Sixteenth Century, in «Romanische Forschungen», 82 (1970), pp. 65-93.

Le particelle affermative in piemontese, in «Forum Italicum», 4 (1970), pp. 70-75.

Brevi prose in volgare piemontese del Quattrocento, in Studies in Honour of Louis Francis Solano, Chapel Hill, N. C. University of North Carolina Press, 1970, pp. 53-64.

The Pronunciation of Italian in Piedmont, in Actes du Xe Congres International des Linguistes, Bucarest, 1970, vol. 4, pp. 275-280.

Possibilità di applicazione della grammatica trasformazionale agli studi dialettologici, in Atti dell’VIII Convegno del Centro per gli studi dialettali italiani, Torino, Università di Torino, 1970, pp. 58-62.

Vocalic Prosthesis, Shwa-Deletion and Morphophonemics in Piedmontese, in «Zeitschrift für romanische Philologie», 87 (1971), pp. 334-344.

Appunti su omofonia e influssi lombardi nella storia del lessico piemontese, in Atti del XIV Congresso internazionale di linguistica e filologia romanza, Napoli, 1970, vol. 2, pp. 515-523.

L’Amor marcand da mòda di Chiaffredo Casale, a cura di G. P. Clivio, in «Almanacco Piemontese Viglongo», 1971, pp. 183-193.

La stagione giacobina e il problema della religione nella poesia di Edoardo Ignazio Calvo, in “Studi Piemontesi”, II, 1 (1973), pp. 3-26

Su alcune vicende lessicali del gallo-italico occidentale, in Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, pp. 29-46.

Aspetti linguistici del Piemonte settecentesco, in Teorie e pratiche linguistiche nell’Italia del Settecento, a cura di Lia Formigari, Bologna, Il Mulino, 1984, pp. 269-279.

Passà, present e avnì dla lenga piemontèisa, in At dël III Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1986, pp. 61-73.

Dal latin al piemontèis: a l’arserca dla stòria ’d nòsta lenga, in At dël IV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1987, pp. 125-136.

Lupus rapax: la denominazione della lince (Felis lynx L.) in piemontese e in gallo-italico, in «Studi Piemontesi», XVI, 2 (1987), pp. 341-347.

Coj ëd San Giòrs: a propòsit dël prim document ëd vej piemontèis ch’a sia datàbil e localisàbil, in At dël V Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1988, pp. 193-215.

Due noterelle lessicali piemontesi (ancora a proposito del diav e del luv ravass), in «Studi Piemontesi», XVIII, 1 (1989), pp. 119-122.

Ël piemontèis parlà, ël piemontèis literari e ’l dissionari stòrich dla lenga piemontèisa, in At dël VI Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1989, pp. 175-184.

Osservazioni sui testi delle poesie di Vittorio Amedeo Borrelli e sul piemontese del Settecento, in «Studi Piemontesi», XXIII, 2 (1994), pp. 279-288.

Doe speranse cite: prim rapòrt d’un esperiment d’educassion an doe lenghe ’d famija, in At dël VIII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1992, pp. 400-430.

Per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Ventura Cartiermetre (Giuseppe Ignazio Avventura, 1733-1777), in At dël XII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 1998, pp. 97-184.

La poesia per gioco e il gioco per poesia: per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Silvio Balbis (1737-1796), in At dël XV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 2002, pp. 197-239.

Pulizia linguistica o ecologia linguistica?, in “Studi Piemontesi”, XXXIII, 1 (2004), pp. 3-9

Opere poetiche

Trenin e dësmore e buàte. Poesiòte piemontèise pr’ij cit, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2001, pp. 98.

Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

“Studi Piemontesi” in arrivo nelle case dei Soci

«Studi Piemontesi»
dicembre 2020, vol. XLVIX, fasc. 2

E’ in consegna in questi giorni il secondo numero del 2020 di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi.
Invoglieranno ad addentrarsi tra le pagine del fascicolo i due articoli che lo aprono e che si distinguono anche per l’affabilità della scrittura: Giovanni Tesio si trattiene sulle lettere dalle carceri fasciste di tre piemontesi, Vittorio Foa, Massimo Mila e del loro maestro Augusto Monti; Rosanna Roccia con la familiarità che in anni di studio ha acquisito con Camillo Cavour introduce nel privato del grande uomo di stato rievocando l’affetto con il quale seguì l’educazione del nipote Augusto e lo strazio che provò per la sua morte nella battaglia di Goito (1848).
Si resta negli anni centrali del Risorgimento con Simonetta Tombaccini che, attraverso le lettere scritte da Sabine Martini de Chateuneuf, sposa a Torino, alla sorella Sophie, sposata nella natia Nizza, delinea il vissuto quotidiano di due dame della nobiltà subalpina negli anni 1857-59. Nadia Fenoglio invece scrive delle fake news pubblicate sui giornali del Regno di Sardegna durante la spedizione dei Mille. Si scende al Settecento con Fabrizio Corrado che scrive di Giacomo Casanova a Torino; e al Seicento con Luca Pier Giorgio Isella, che torna sui fatti della guerra dei Cognati e dell’assedio di Torino del 1640, attraverso le lettere del cappuccino Fra Michelangelo dei conti San Martino di Agliè al nipote Filippo.
Entriamo nel settore della storia dell’arte con Walter Canavesio: il rinvenimento di una versione in bronzo della targa di Leonardo Bistolfi per il sepolcro (1894) del giovane poeta Alessandro Vignola gli offre l’opportunità di raccontare l’ambiente culturale di fine Ottocento a Torino. Conducono al Settecento Arabella Cifani e Franco Monetti che, proseguendo le loro ricerche sui pittori sabaudi, presentano Giovanni Battista Curlando, attivo alla corte di Torino dal 1700 al 1710. Roberto Caterino esamina la parte avuta da Bernardo Vittone nella sistemazione dell’oratorio settecentesco della Compagnia di San Paolo. Infine Liliana Pittarello continua il censimento di architetti e artisti formatosi in Piemonte operanti in Argentina fra Otto e Novecento occupandosi in particolare di Augusto e León Ferrari.
Due saggi sono dedicati all’attività teatrale nell’Ottocento: Lorenzo Mamino tratta di alcuni teatri del Cuneese (Mondovì, Saluzzo, Alba, Fossano), della loro costruzione, dei loro destini. Claudio Bertolotto, partendo dal fortunoso ritrovamento di una raccolta di scenografie teatrali di Francesco Cocchi (Budrio 1788 – Bologna 1865) illustra i riflessi torinesi e internazionali della scuola bolognese di scenografia.
Siamo così alle due rubriche linguistiche: per Onomastica piemontese Daniela Cacìa si dedica alla schiera di cognomi derivati da finocchio; Elena Papa a quelli derivati da gora (denominazione piemontese di varie piante simili al salice). Per Lessico piemontese, Giovanni Ronco parla della fetente cimice o bërnard fiairant e del fragrante pan ëd cusiòira, cioè del pane preparato in casa e portato a cuocere al forno.
Troviamo poi ritratti e ricordi di personaggi: Gabriella Olivero rievoca Mercedes Viale Ferrero (1924-2019); Aldo A. Mola lo storico del Risorgimento Romano Ugolini (1946-2020). Rita Binaghi traccia un profilo dell’ingegnere Antonio Lovera (1741-1789), socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, mentre Milena Contini rievoca la costruzione dell’osservatorio astronomico della stessa Accademia attraverso gli scambi epistolari fra Tommaso Valperga di Caluso e l’astronomo milanese Barnaba Oriani.
Tra fine Settecento e primo Ottocento accanto agli entusiasmi per le novità giunte dalla Francia fu viva anche la polemica antifrancese: Dario Pasero ne pubblica dai manoscritti una serie di testi in piemontese con inquadramento storico e commento.
Introduce nei segreti del Centro Studi Piemontesi Andrea Maria Ludovici che ne descrive i fondi manoscritti: anzi tutto quello del suo fondatore, Renzo Gandolfo (Cuneo 1900-Torino 1987); e poi da Angelo Alessio (Aosta 1890 – Torino 1983), Giovanni Drovetti (Sesto San Giovanni 1879 – Torino 1958), Arrigo Frusta (Torino 1875 – 1965), Giuliano Gasca Queirazza (Roma 1922 – Torino 2009), Gualtiero Rizzi (Torino 1927 – San Sebastiano da Po 2003), Enrico Thovez (Torino 1869 – 1925), Giovanni Toselli (Cuneo 1819 – Genova 1886).
E potranno stimolare a mettere in programma altre letture le recensioni che insieme allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale chiudono il volume.

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E’ uscito “Studi PIemontesi”

«Studi Piemontesi»
dicembre 2020, vol. XLVIX, fasc. 2

Sarà un periodo natalizio da trascorrere in casa e la lettura potrà occupare i nostri giorni; arriva dunque giusto in tempo il secondo numero di quest’anno di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi.
Invoglieranno ad addentrarsi tra le pagine del fascicolo i due articoli che lo aprono e che si distinguono anche per l’affabilità della scrittura: Giovanni Tesio si trattiene sulle lettere dalle carceri fasciste di tre piemontesi, Vittorio Foa, Massimo Mila e del loro maestro Augusto Monti; Rosanna Roccia con la familiarità che in anni di studio ha acquisito con Camillo Cavour introduce nel privato del grande uomo di stato rievocando l’affetto con il quale seguì l’educazione del nipote Augusto e lo strazio che provò per la sua morte nella battaglia di Goito (1848).
Si resta negli anni centrali del Risorgimento con Simonetta Tombaccini che, attraverso le lettere scritte da Sabine Martini de Chateuneuf, sposa a Torino, alla sorella Sophie, sposata nella natia Nizza, delinea il vissuto quotidiano di due dame della nobiltà subalpina negli anni 1857-59. Nadia Fenoglio invece scrive delle fake news pubblicate sui giornali del Regno di Sardegna durante la spedizione dei Mille. Si scende al Settecento con Fabrizio Corrado che scrive di Giacomo Casanova a Torino; e al Seicento con Luca Pier Giorgio Isella, che torna sui fatti della guerra dei Cognati e dell’assedio di Torino del 1640, attraverso le lettere del cappuccino Fra Michelangelo dei conti San Martino di Agliè al nipote Filippo.
Entriamo nel settore della storia dell’arte con Walter Canavesio: il rinvenimento di una versione in bronzo della targa di Leonardo Bistolfi per il sepolcro (1894) del giovane poeta Alessandro Vignola gli offre l’opportunità di raccontare l’ambiente culturale di fine Ottocento a Torino. Conducono al Settecento Arabella Cifani e Franco Monetti che, proseguendo le loro ricerche sui pittori sabaudi, presentano Giovanni Battista Curlando, attivo alla corte di Torino dal 1700 al 1710. Roberto Caterino esamina la parte avuta da Bernardo Vittone nella sistemazione dell’oratorio settecentesco della Compagnia di San Paolo. Infine Liliana Pittarello continua il censimento di architetti e artisti formatosi in Piemonte operanti in Argentina fra Otto e Novecento occupandosi in particolare di Augusto e León Ferrari.
Due saggi sono dedicati all’attività teatrale nell’Ottocento: Lorenzo Mamino tratta di alcuni teatri del Cuneese (Mondovì, Saluzzo, Alba, Fossano), della loro costruzione, dei loro destini. Claudio Bertolotto, partendo dal fortunoso ritrovamento di una raccolta di scenografie teatrali di Francesco Cocchi (Budrio 1788 – Bologna 1865) illustra i riflessi torinesi e internazionali della scuola bolognese di scenografia.
Siamo così alle due rubriche linguistiche: per Onomastica piemontese Daniela Cacìa si dedica alla schiera di cognomi derivati da finocchio; Elena Papa a quelli derivati da gora (denominazione piemontese di varie piante simili al salice). Per Lessico piemontese, Giovanni Ronco parla della fetente cimice o bërnard fiairant e del fragrante pan ëd cusiòira, cioè del pane preparato in casa e portato a cuocere al forno.
Troviamo poi ritratti e ricordi di personaggi: Gabriella Olivero rievoca Mercedes Viale Ferrero (1924-2019); Aldo A. Mola lo storico del Risorgimento Romano Ugolini (1946-2020). Rita Binaghi traccia un profilo dell’ingegnere Antonio Lovera (1741-1789), socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, mentre Milena Contini rievoca la costruzione dell’osservatorio astronomico della stessa Accademia attraverso gli scambi epistolari fra Tommaso Valperga di Caluso e l’astronomo milanese Barnaba Oriani.
Tra fine Settecento e primo Ottocento accanto agli entusiasmi per le novità giunte dalla Francia fu viva anche la polemica antifrancese: Dario Pasero ne pubblica dai manoscritti una serie di testi in piemontese con inquadramento storico e commento.
Introduce nei segreti del Centro Studi Piemontesi Andrea Maria Ludovici che ne descrive i fondi manoscritti: anzi tutto quello del suo fondatore, Renzo Gandolfo (Cuneo 1900-Torino 1987); e poi da Angelo Alessio (Aosta 1890 – Torino 1983), Giovanni Drovetti (Sesto San Giovanni 1879 – Torino 1958), Arrigo Frusta (Torino 1875 – 1965), Giuliano Gasca Queirazza (Roma 1922 – Torino 2009), Gualtiero Rizzi (Torino 1927 – San Sebastiano da Po 2003), Enrico Thovez (Torino 1869 – 1925), Giovanni Toselli (Cuneo 1819 – Genova 1886).
E potranno stimolare a mettere in programma altre letture le recensioni che insieme allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale chiudono il volume.
Abstracts in inglese di tutti i contributi

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Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Mario Chiesa, Gabriele Clemens, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Isabella Massabò Ricci, Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Pier Massimo Prosio, Rosanna Roccia, Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano, Giovanni Tesio, Georges Virlogeux.

Direttore, Rosanna Roccia; Responsabile, Albina Malerba. Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

Na lòsna an fior/Un lampo in fiore

Nel nostro tradizionale calendario de “I colloqui del lunedì” della primavera 2020 – tutti tristemente rinviati per i motivi che ben conosciamo – il 6 aprile era in programma la presentazione del libro pubblicato nella collana di Letteratura piemontese moderna n. 22 del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis

Na lòsna an fior

Poesie in lingua piemontese di Gianrenzo P. Clivio

 a cura di Albina Malerba e Dario Pasero

Versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis

Prefazione di Giovanni Tesio

 Il volumetto raccoglie le poesie in lingua piemontese di Gianrenzo P. Clivio (Torino 1942-Toronto 2006), accompagnate dalla traduzione in italiano e in inglese.

Filologo, Professore all’Università di Toronto, tra i fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, autore di molti studi su temi di linguistica e letteratura piemontese, Clivio è stato anche poeta per un breve segmento della sua vita, forma letteraria in cui amava utilizzare anche termini ed espressioni del piemontese antico, ormai in disuso nel XX secolo. I testi sono collocati secondo la cronologia della loro edizione nelle varie riviste che li hanno ospitati, mantenendone la grafia, peraltro perfettamente aderente alla “Pacotto-Viglongo”, al cui perfezionamento lui stesso aveva collaborato negli anni Settanta. “Tutt’altro che un esercizio a latere – scrive Giovanni Tesio nella Prefazione – è la poesia di Gianrenzo P. Clivio. Non numerosa, no, ma solida e profonda, sicuramente lirica, tendenzialmente poematica, ossia non frammentistica, e meno che mai frammentaria. Clivio porta nella sua poesia la sua passione di studioso…”.   Il libro, pubblicato nella ricorrenza dei cinquant’anni di fondazione della Ca dë Studi Piemontèis, vuole essere una testimonianza di gratitudine, di affetto, di continuità. “Le paròle ‘d poesìa sono la pera ch’a dura e nel ricordo di rinnova”.

Proseguendo nel percorso della nostra piccola antologia di poesie in piemontese, tratta da Na lòsna an fior, proponiamo la poesia

Ant j’ore

di Gianrenzo P. Clivio

Ant j’ore ch’a men-o an tormenta l’arbeuj ëd la vita,

la scòrsa dura dël nòst cheur a smija che a casca

com un ariss antorn a na castagna mura:

e a no parëss antlora che ant l’aria diversa

d’un mond sensa pressa

a canta e a piora mës-cià për mascarìa

tuta la gòj e tut ël mal dla vita,

tuta la blëssa ’d n’aragnà ‘nt ël sol,

tut lë sgiaj ëd na lòdola

sfrisà al vòle da na reusa ‘d piomb.

(1968)

Nelle ore. Nelle ore che trasformano in tormenta il ribollire della vita,/ la scorza dura del nostro cuore sembra che cada/ come un riccio intorno ad una castagna matura:/ e ci sembra allora che nell’aria diversa/ di un mondo senza fretta/canti e pianga mescolandoli per stregoneria/ tutta la felicità e tutto il male della vita,/ tutta la bellezza di una ragnatela nel sole,/ tutto il ribrezzo di una allodola/ fatta a pezzi al volo da una rosa di piombo.

In the Hours. In the hours that transform into a tempest the bustle of life,/ the hard rind of our hearts seems to fall/ like a husk around a ripe chestnut:/ then it seems to us that in the different air/ of an unhurried world/ there sings and weeps, mingling them through magic,/ all the happiness and all the evil of life,/ all the beauty of a spider’s web in the sunlight,/ all the horror of a skylark/ shredded in mid-flight by a spray of lead.

90 anni con “Ij Brandé”

An-làuda-d-nòsta-stòria-anvit-web

Nel 2017 ricorrono i 90 anni dalla fondazione de Ij Brandé

Mercoledì 1° marzo alle 17, a Palazzo Cisterna (Via Maria Vittoria 12, Torino)

porteranno i loro ricordi e le loro testimonianze Censin Pich, Sergi Girardin, Giusep Gorìa, Gianfranch Gribaud, Albina Malerba, Dario Pasé, Michél Pont, Candida Rabbia, accompagnati dalle letture di Rosanna Galleggiante e Giorgio Serra.

La manifestazione è stata promossa da Gioventura Piemontèisa con Ca dë Studi Piemontèis, Teatro Zeta, Union Associassion Piemontèise ant ël Mond, La Slòira e il patrocinio della Città Metropolitana di Torino.

Ingresso libero