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Tra le pagine di “Studi Piemontesi”

Il Centro Studi Piemontesi racconta….

Costanza Roggero racconta Tra le pagine del numero di dicembre 2020 di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal 1972 dal Centro Studi Piemontesi.

“Studi Piemontesi” in arrivo nelle case dei Soci

«Studi Piemontesi»
dicembre 2020, vol. XLVIX, fasc. 2

E’ in consegna in questi giorni il secondo numero del 2020 di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi.
Invoglieranno ad addentrarsi tra le pagine del fascicolo i due articoli che lo aprono e che si distinguono anche per l’affabilità della scrittura: Giovanni Tesio si trattiene sulle lettere dalle carceri fasciste di tre piemontesi, Vittorio Foa, Massimo Mila e del loro maestro Augusto Monti; Rosanna Roccia con la familiarità che in anni di studio ha acquisito con Camillo Cavour introduce nel privato del grande uomo di stato rievocando l’affetto con il quale seguì l’educazione del nipote Augusto e lo strazio che provò per la sua morte nella battaglia di Goito (1848).
Si resta negli anni centrali del Risorgimento con Simonetta Tombaccini che, attraverso le lettere scritte da Sabine Martini de Chateuneuf, sposa a Torino, alla sorella Sophie, sposata nella natia Nizza, delinea il vissuto quotidiano di due dame della nobiltà subalpina negli anni 1857-59. Nadia Fenoglio invece scrive delle fake news pubblicate sui giornali del Regno di Sardegna durante la spedizione dei Mille. Si scende al Settecento con Fabrizio Corrado che scrive di Giacomo Casanova a Torino; e al Seicento con Luca Pier Giorgio Isella, che torna sui fatti della guerra dei Cognati e dell’assedio di Torino del 1640, attraverso le lettere del cappuccino Fra Michelangelo dei conti San Martino di Agliè al nipote Filippo.
Entriamo nel settore della storia dell’arte con Walter Canavesio: il rinvenimento di una versione in bronzo della targa di Leonardo Bistolfi per il sepolcro (1894) del giovane poeta Alessandro Vignola gli offre l’opportunità di raccontare l’ambiente culturale di fine Ottocento a Torino. Conducono al Settecento Arabella Cifani e Franco Monetti che, proseguendo le loro ricerche sui pittori sabaudi, presentano Giovanni Battista Curlando, attivo alla corte di Torino dal 1700 al 1710. Roberto Caterino esamina la parte avuta da Bernardo Vittone nella sistemazione dell’oratorio settecentesco della Compagnia di San Paolo. Infine Liliana Pittarello continua il censimento di architetti e artisti formatosi in Piemonte operanti in Argentina fra Otto e Novecento occupandosi in particolare di Augusto e León Ferrari.
Due saggi sono dedicati all’attività teatrale nell’Ottocento: Lorenzo Mamino tratta di alcuni teatri del Cuneese (Mondovì, Saluzzo, Alba, Fossano), della loro costruzione, dei loro destini. Claudio Bertolotto, partendo dal fortunoso ritrovamento di una raccolta di scenografie teatrali di Francesco Cocchi (Budrio 1788 – Bologna 1865) illustra i riflessi torinesi e internazionali della scuola bolognese di scenografia.
Siamo così alle due rubriche linguistiche: per Onomastica piemontese Daniela Cacìa si dedica alla schiera di cognomi derivati da finocchio; Elena Papa a quelli derivati da gora (denominazione piemontese di varie piante simili al salice). Per Lessico piemontese, Giovanni Ronco parla della fetente cimice o bërnard fiairant e del fragrante pan ëd cusiòira, cioè del pane preparato in casa e portato a cuocere al forno.
Troviamo poi ritratti e ricordi di personaggi: Gabriella Olivero rievoca Mercedes Viale Ferrero (1924-2019); Aldo A. Mola lo storico del Risorgimento Romano Ugolini (1946-2020). Rita Binaghi traccia un profilo dell’ingegnere Antonio Lovera (1741-1789), socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, mentre Milena Contini rievoca la costruzione dell’osservatorio astronomico della stessa Accademia attraverso gli scambi epistolari fra Tommaso Valperga di Caluso e l’astronomo milanese Barnaba Oriani.
Tra fine Settecento e primo Ottocento accanto agli entusiasmi per le novità giunte dalla Francia fu viva anche la polemica antifrancese: Dario Pasero ne pubblica dai manoscritti una serie di testi in piemontese con inquadramento storico e commento.
Introduce nei segreti del Centro Studi Piemontesi Andrea Maria Ludovici che ne descrive i fondi manoscritti: anzi tutto quello del suo fondatore, Renzo Gandolfo (Cuneo 1900-Torino 1987); e poi da Angelo Alessio (Aosta 1890 – Torino 1983), Giovanni Drovetti (Sesto San Giovanni 1879 – Torino 1958), Arrigo Frusta (Torino 1875 – 1965), Giuliano Gasca Queirazza (Roma 1922 – Torino 2009), Gualtiero Rizzi (Torino 1927 – San Sebastiano da Po 2003), Enrico Thovez (Torino 1869 – 1925), Giovanni Toselli (Cuneo 1819 – Genova 1886).
E potranno stimolare a mettere in programma altre letture le recensioni che insieme allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale chiudono il volume.

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E’ uscito “Studi PIemontesi”

«Studi Piemontesi»
dicembre 2020, vol. XLVIX, fasc. 2

Sarà un periodo natalizio da trascorrere in casa e la lettura potrà occupare i nostri giorni; arriva dunque giusto in tempo il secondo numero di quest’anno di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi.
Invoglieranno ad addentrarsi tra le pagine del fascicolo i due articoli che lo aprono e che si distinguono anche per l’affabilità della scrittura: Giovanni Tesio si trattiene sulle lettere dalle carceri fasciste di tre piemontesi, Vittorio Foa, Massimo Mila e del loro maestro Augusto Monti; Rosanna Roccia con la familiarità che in anni di studio ha acquisito con Camillo Cavour introduce nel privato del grande uomo di stato rievocando l’affetto con il quale seguì l’educazione del nipote Augusto e lo strazio che provò per la sua morte nella battaglia di Goito (1848).
Si resta negli anni centrali del Risorgimento con Simonetta Tombaccini che, attraverso le lettere scritte da Sabine Martini de Chateuneuf, sposa a Torino, alla sorella Sophie, sposata nella natia Nizza, delinea il vissuto quotidiano di due dame della nobiltà subalpina negli anni 1857-59. Nadia Fenoglio invece scrive delle fake news pubblicate sui giornali del Regno di Sardegna durante la spedizione dei Mille. Si scende al Settecento con Fabrizio Corrado che scrive di Giacomo Casanova a Torino; e al Seicento con Luca Pier Giorgio Isella, che torna sui fatti della guerra dei Cognati e dell’assedio di Torino del 1640, attraverso le lettere del cappuccino Fra Michelangelo dei conti San Martino di Agliè al nipote Filippo.
Entriamo nel settore della storia dell’arte con Walter Canavesio: il rinvenimento di una versione in bronzo della targa di Leonardo Bistolfi per il sepolcro (1894) del giovane poeta Alessandro Vignola gli offre l’opportunità di raccontare l’ambiente culturale di fine Ottocento a Torino. Conducono al Settecento Arabella Cifani e Franco Monetti che, proseguendo le loro ricerche sui pittori sabaudi, presentano Giovanni Battista Curlando, attivo alla corte di Torino dal 1700 al 1710. Roberto Caterino esamina la parte avuta da Bernardo Vittone nella sistemazione dell’oratorio settecentesco della Compagnia di San Paolo. Infine Liliana Pittarello continua il censimento di architetti e artisti formatosi in Piemonte operanti in Argentina fra Otto e Novecento occupandosi in particolare di Augusto e León Ferrari.
Due saggi sono dedicati all’attività teatrale nell’Ottocento: Lorenzo Mamino tratta di alcuni teatri del Cuneese (Mondovì, Saluzzo, Alba, Fossano), della loro costruzione, dei loro destini. Claudio Bertolotto, partendo dal fortunoso ritrovamento di una raccolta di scenografie teatrali di Francesco Cocchi (Budrio 1788 – Bologna 1865) illustra i riflessi torinesi e internazionali della scuola bolognese di scenografia.
Siamo così alle due rubriche linguistiche: per Onomastica piemontese Daniela Cacìa si dedica alla schiera di cognomi derivati da finocchio; Elena Papa a quelli derivati da gora (denominazione piemontese di varie piante simili al salice). Per Lessico piemontese, Giovanni Ronco parla della fetente cimice o bërnard fiairant e del fragrante pan ëd cusiòira, cioè del pane preparato in casa e portato a cuocere al forno.
Troviamo poi ritratti e ricordi di personaggi: Gabriella Olivero rievoca Mercedes Viale Ferrero (1924-2019); Aldo A. Mola lo storico del Risorgimento Romano Ugolini (1946-2020). Rita Binaghi traccia un profilo dell’ingegnere Antonio Lovera (1741-1789), socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, mentre Milena Contini rievoca la costruzione dell’osservatorio astronomico della stessa Accademia attraverso gli scambi epistolari fra Tommaso Valperga di Caluso e l’astronomo milanese Barnaba Oriani.
Tra fine Settecento e primo Ottocento accanto agli entusiasmi per le novità giunte dalla Francia fu viva anche la polemica antifrancese: Dario Pasero ne pubblica dai manoscritti una serie di testi in piemontese con inquadramento storico e commento.
Introduce nei segreti del Centro Studi Piemontesi Andrea Maria Ludovici che ne descrive i fondi manoscritti: anzi tutto quello del suo fondatore, Renzo Gandolfo (Cuneo 1900-Torino 1987); e poi da Angelo Alessio (Aosta 1890 – Torino 1983), Giovanni Drovetti (Sesto San Giovanni 1879 – Torino 1958), Arrigo Frusta (Torino 1875 – 1965), Giuliano Gasca Queirazza (Roma 1922 – Torino 2009), Gualtiero Rizzi (Torino 1927 – San Sebastiano da Po 2003), Enrico Thovez (Torino 1869 – 1925), Giovanni Toselli (Cuneo 1819 – Genova 1886).
E potranno stimolare a mettere in programma altre letture le recensioni che insieme allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale chiudono il volume.
Abstracts in inglese di tutti i contributi

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Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Mario Chiesa, Gabriele Clemens, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Isabella Massabò Ricci, Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Pier Massimo Prosio, Rosanna Roccia, Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano, Giovanni Tesio, Georges Virlogeux.

Direttore, Rosanna Roccia; Responsabile, Albina Malerba. Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

Studi Piemontesi, dicembre 2018

«Studi Piemontesi», dicembre 2018, vol. XLVII, fasc. 2

Puntualmente anche quest’anno è uscito il volume invernale di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi.

I contenuti in sintesi

Da circa tre mesi è di nuovo possibile visitare la cappella della Sindone, inserita nel percorso dei Musei Reali, restituita alla collettività da un sapiente restauro: felice coincidenza, apre il numero di “Studi Piemontesi” un saggio in cui Fabrizio Corrado illustra i fondamenti cartesiani del razionalismo che ispira l’arte del grande architetto Guarino Guarini.

Siamo ancora nel campo della storia dell’arte con Lorenzo Mamino che presenta due disegni dei primi anni del Settecento dell’architetto Michelangelo Garove: la facciata del Castello di Buttigliera d’Asti, e il progetto di un casino da erigere all’ingresso di un parco. Sempre Lorenzo Mamino propone una ‘lettura’ dell’opera del pittore e incisore monregalese Francesco Franco mancato il 1° febbraio 2018. Roberto Antonetto, tra gli oggetti d’arte lasciati dalla fioraia-contessa Ercolina Diverio Roveda al Museo Civico di Torino, si sofferma su una scrivania nella quale egli riconosce l’impronta del più maturo Pietro Piffetti.

Numerose, come al solito, le ricerche storiche delle quali si presentano i risultati. Chiara Devoti ripercorre le vicende che hanno portato l’Ordine Mauriziano alla realizzazione, a metà dell’Ottocento, dell’«Ospedale de’ Lebbrosi» a Sanremo. E il caso ha voluto che altre ricerche che riguardano la zona meridionale del Regno di Sardegna siano qui riunite: i preliminari della vendita nel 1729 a Vittorio Amedeo II del territorio di Seborga, dal 954 priorato dell’abbazia benedettina di Sant’Onorato di Lérins (il minuscolo arcipelago presso Cannes), sono ricostruiti da Simonetta Tombaccini sulla scorta di una ricca documentazione d’archivio. Siamo invece a Nizza con Rosanna Roccia che racconta le alterne vicende dell’amicizia di Camillo Cavour con la facoltosa famiglia degli Avigdor: franca e solida quella con Samuele; interessata e altalenante quella con i figli Giulio Moise ed Enrico Samuele. Alessia Catalano presenta i documenti conservati nell’Archivio Storico della città di Torino su alcune personalità della famiglia sarda Pes di Villamarina: Emanuele generale e ministro, Salvatore diplomatico, Emanuele junior cortigiano.

Vicende di casa Savoia sono rievocate da Luca Piovano che scrive di Vittorio Amedeo I principe di Carignano, «ingegno naturalmente inclinato di dissipare», tra Torino e Parigi. Carlo Alberto ad Oporto trovò l’amicizia di Gerolamo Bobone, nativo di Sanremo, ma solidamente inserito nella società portoghese: Carlos Bobone ricostruisce sulla base dell’archivio di famiglia le vicende del breve soggiorno del Re in esilio.

Trattano di aristocrazia piemontese dell’Ottocento Georges Virlogeux che evoca la formazione diplomatica di Costantino Nigra, fra il 1852 e il 1859, nei suoi rapporti con Massimo d’Azeglio; Maria Teresa Reineri e Manuela Massola tracciano un profilo di una dama tra ancien régime e modernità, la marchesa Enrichetta Guasco di Bisio Carron di San Tommaso.

Tra Sette ed Ottocento si muovono Aldo A. Mola che scrive di una Loggia massonica nel Piemonte napoleonico: gli «Adelphes Nomophiles» di Saluzzo. Gianfranco Armando e Carlo Bazzani invece ricostruiscono i pochi mesi di vita (1800-1801) del «Giornale ecclesiastico» di Gaspare Morardo: lo scolopio, professore onorario di filosofia nell’Università di Torino dal 1788, lasciata la congregazione, abbracciò apertamente la causa rivoluzionaria e nel «Giornale» propose un cristianesimo riportato all’originaria semplicità e povertà. Paolo Anzile riferisce del progetto (1846-1851) di fondare nel complesso della Venaria Reale un Istituto Agrario Veterinario e Forestale, poi abbandonato per destinare i locali a sede dell’Artiglieria.

Per la sezione letteraria: Luisa C. Gentile e Pierangelo Gentile pubblicano una lettera inedita di Silvio Pellico del 27 settembre 1832 a Polissena di Benevello. Gustoso il resoconto dell’indagine intertestuale di Giovanni Tesio: nel romanzo ambientato nelle Langhe Di viole e liquirizia Nico Orengo utilizza alcune pagine sul Barolo di Massimo Martinelli, facendolo ‘in compenso’ personaggio della vicenda.

Curto, Sopetto, Babando, Barba, Barbiso, Borsalino, Tonda, Platino, Goffi, Grogno, Nano, Sordo e loro varianti e derivati sono i cognomi della ottava puntata di onomastica piemontese curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia. Per la sezione Lessico Piemontese Giovanni Ronco firma due sostanziose schede: reuma e scogné. Livio Tonso, attraverso una puntuale analisi fonetico-prosodica, descrive l’accento subalpino, la tipica impronta che distingue il parlare piemontese.

Di tutti gli articoli sono pubblicati gli Abstracts in inglese (o in italiano se pubblicati in altra lingua). Come sempre chiudono il fascicolo le dense pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.