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Un libro per Natale

Da martedì 15 dicembre il Centro Studi Piemontesi riaprirà al pubblico la sede di via Revel 15 per proporre la tradizionale (seppur diversa quest’anno) edizione di “Un libro per Natale”: esposizione delle pubblicazioni del Centro Studi Piemontesi, delle ultime novità editoriali, dei libri dal catalogo storico offerti a prezzi natalizi.

La mostra sarà aperta dal 15 al 22 dicembre con orario continuato 9,30-18. Chiusa il sabato e la domenica.

Per garantire il rispetto delle norme di sicurezza da osservare negli spazi comuni chiediamo di informare telefonicamente (o via mail) la Segreteria della vostra graditissima visita.

Ricordiamo che è su YouTube e sul nostro sito la clip n. 6: Verbano Cusio Ossola e Giuseppe Botti. Il primo demotista dell’egittologia italiana della serie “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”, un Progetto del Museo Egizio in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte. Prossime puntate il 15 dicembre: VERCELLI e Virginio Rosa. La passione per l’antico Egitto che rende immortali; 22 dicembre: TORINO e Bernardino Drovetti. L’avventuroso diplomatico che raccolse la collezione di antichità egizie.

Il 21 dicembre dalle 10 del mattino sarà sul canale YouTube e sul sito del Centro Studi Piemontesi il film-video Concerto Vijà di Natale 2020.

Con il numero 2, 2020 della rivista “Studi Piemontesi”, sono in uscita i volumi:

ALBERTO ROCCAVILLA
Michele Roccavilla. Sanfront 1787-Tacticopoli 1827. Un patriota
della Valle Po attraverso l’Europa

prefazione di Pierangelo Gentile, in coedizione con Fusta editore di Saluzzo.
Pagg. 254 (2020). Già disponibile

PATRIZIA DEABATE
Il misterioso caso del “Benjamin Button” da Torino a Hollywood
Nino Oxilia il fratello Segreto di Francis Scott Fitzgerald

prefazione di Carlo Sburlati,
volume vincitore del Premio “Acqui Inedito” nell’ambito del “Premio Acqui Storia”. Pagg. XX-350 (2020).

L’araldica tra ostensione e identità di famiglie e comunità
Atti del Convegno, in occasione del 330° anniversario del consegnamento dello stemma della Città di Bene (Bene Vagienna, 29 Settembre 2018),
a cura di Gustavo Mola di Nomaglio, in collaborazione con l’Associazione Amici di Bene (2020).

Ne troverete via via le schede sul sito

Disponibili entro la fine del 2020:

Filippo Juvarra regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa
a cura di Chiara Devoti, Gustavo Mola di Nomaglio, Costanza Roggero, Franca Porticelli, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, l’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (ABNUT) il DISTPolitecnico di Torino (2020).

MASSIMO D’AZEGLIO
Epistolario (1819-1866) vol. XII
(supplementi)
a cura di Georges Virlogeux (2020).

Addio a Domenico Bo

Salutiamo commossi e grati il professor Domenico Bo, decano dei Soci della nostra Ca dë Studi Piemontèis, mancato il 30 agosto. Da oggi riposa nella sua amata Garessio.

Per il Centro Studi Piemontesi ha pubblicato nel 2014 il volume Storia dalle origini ad oggi di Piazza Savoia e le sue quattro Isole nel terzo ingrandimento di Torino verso occidente, pagg. VIII-271, ill.

Così scriveva Elena Gianasso recensendo il volume in “Studi Piemontesi”, sul n. 1, 2014, vol. XLIII, pp. 196-197:
“Omaggio del Centro Studi Piemontesi alla carriera accademica del prof. Domenico Bo, già professore ordinario nelle Università di Roma “La Sapienza” e di Torino, il volume ripercorre le vicende storiche che hanno portato alla realizzazione di piazza Savoia, già piazza Susina, polo centrale di saldatura tra la «città vecchia» seicentesca e il terzo ampliamento della città. Spazio progettato in stretta relazione con lo stradone di Rivoli, tracciato nel 1711 da Michelangelo Garove, è delimitato da quattro isolati occupati da architetture prestigiose attentamente descritte nel libro. Le pagine di Bo si aprono con un capitolo che, sintetizzando la storia di Torino, introduce la figura di Vittorio Amedeo II e il suo importante impegno per la realizzazione dell’ingrandimento occidentale il cui «grande artefice», scrive l’autore, «fu Filippo Juvarra. […] Tutte le realizzazioni da corso Valdocco a Piazza Savoia, da via del Senato a via Milano, a Porta Palazzo riportano ancora oggi l’impronta urbanistica, che egli diede alla zona, anche se non riuscì a vederne l’intero compimento» (p. 24). Ideata di forma quadrata, luogo di raduno e di mercato, ha assunto prima la denominazione di piazza Susina, quindi piazza Paesana (dal nome di uno dei palazzi che vi si affaccia), poi piazza degli Stracci, in periodo napoleonico è place de France, quindi piazza Siccardi (1853-1860) e poi piazza Savoia. Intorno alla metà del XIX secolo, al centro della piazza è innalzato un monumento, l’obelisco, a ricordo dell’approvazione della legge sull’abolizione del foro ecclesiastico promulgata nel 1850 su proposta del ministro di Grazia Giustizia e Affari di Culto, senatore Giuseppe Siccardi. Nel Novecento, evidenzia puntualmente lo scrittore, la piazza è progressivamente riqualificata con nuovi negozi e piccole aree verdi.
Il libro, corredato di tavole che riproducono disegni, incisioni e fotografie del luogo, esamina quindi l’Isola di San Chiaffredo, “la più importante delle quattro” (p. 54) isole prospicienti la piazza, occupata da Palazzo Saluzzo Paesana. Costruito su disegno di Giacomo Plantery nel corso del Settecento, è descritto con rimando ai documenti d’archivio, esito di una ricerca attenta e meticolosa condotta dall’autore. Sono altresì riportati i dati del censimento napoleonico del 1802, fotografia dello stato della popolazione in periodo francese, completati da brevi profili biografici degli abitanti del palazzo.
L’Isola di San Dalmazzo, dal nome della chiesa che in parte la occupa, era posta all’estremità del settore occidentale della città ed era separata dalle mura dalla via singularis. Le vicende che interessano l’Isola sono definite dalle scelte dei Padri Barnabiti che officiano la chiesa già dal Seicento. Acquisti successivi garantiscono ai religiosi la proprietà di fabbricati a sud, a est e a nord dell’isolato, scelto come sede del loro Collegio. All’indomani della soppressione degli ordini religiosi, l’area è divisa in lotti esaminati in dettaglio da Bo che, per ognuno, ricorda gli acquirenti e i passaggi di proprietà. Scorrendo le pagine del libro si legge anche l’interessante storia della chiesa di San Dalmazzo fino agli ultimi anni del Novecento.
L’Orfanotrofio femminile, la cui esistenza è documentata da fine Cinquecento, e Palazzo Falletti di Barolo compongono l’Isola di Santa Brigida. Il primo, voluto forse dalla contessa Langosco di Stroppiana, è descritto con l’ausilio, oltre che della bibliografia, di fonti documentarie primarie conservate nei torinesi Archivio di Stato e Archivio Storico della Città. Il secondo, opera di Gian Francesco Baroncelli del 1692, è qui commentato attraverso le biografie dei suoi proprietari e abitanti perché, è già stato scritto, la biografia è strumento utile a comprendere le dinamiche storiche che hanno segnato le trasformazioni del costruito. Tra loro, è Giulia Vittorina Colbert a distinguersi per le sue doti di donna intelligente e colta, capace di sostenere e appoggiare alcune tra le più importanti attività filantropiche torinesi del XIX secolo.
L’ultimo capitolo è dedicato all’Isola San Dionigi dove sono il palazzo Martini di Cigala e il palazzo ex-Villata. Seguendo lo stesso iter di ricerca, Bo elenca i successivi acquirenti, con brevi note sulle famiglie tratte, ancora, da testi d’archivio e dai censimenti. Quadro di una interessante piazza torinese, il volume si chiude con l’indice delle tavole e un articolato indice generale”. Elena Gianasso

Filippo Juvarra regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa – autunno 2020

Nell’anno che il Piemonte dedica al Barocco, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, in collaborazione con diversi altri enti e istituzioni e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, inaugura in autunno la mostra “Filippo Juvarra regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa” che presenta, per la prima volta nella sua interezza, il Corpus Juvarrianum, il più consistente fondo di disegni del grande architetto e dei suoi collaboratori.

Dopo l’ouverture, ecco la prima delle suggestioni virtuali che, su musiche di Vivaldi tratte dai manoscritti conservati nella Nazionale, ci accompagneranno all’appuntamento autunnale: dal volume q.VII.4 alcune visioni architettoniche di Juvarra tra cui l’elegante progetto della facciata della chiesa di Santa Cristina di piazza San Carlo

ABNUT: info@abnut.it e www.abnut.it/juvarra
Biblioteca Nazionale Universitaria: bu-to@beniculturali.it e www.bnto.librari.beniculturali.it – 011 8101113
Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis: info@studipiemontesi.it e www.studipiemontesi.it e 011537486