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Cartoline dai nostri Saloni del Libro #SalToEXTRA

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis ha partecipato con un suo stand fin dalla prima edizione del Salone Internazionale del Libro Torino, e era prenotato per l’Edizione 2020!
Da 33 anni come oggi, da Torino Esposizioni al Lingotto, siamo sempre stati gioiosamente impegnati ad allestire il nostro Stand.
Un amarcord di immagini, persone, iniziative, impegno, lavoro….che affidiamo a qualche fotografia dalle migliaia che custodiamo nell’Archivio istituzionale…., nell’attesa di rivederci presto al Lingotto.

Maria Teresa Reineri con la sua biografia di Anna di Orléans
#SalTo19: si parla dell’Archivio del Centro Studi Piemontesi con Andrea Ludovici e Rosanna Roccia
#SalTo 18: Graziella Riviera e Bruno Gambarotta presentano La strada del Fiammingo
Enrico Eandi
Federico Bona, Roberto Sandri-Giachino, Roberto Placido , Albina Malerba, Gustavo Mola di Nomaglio
Con Elena Gianasso
Albina malerba, Tavo Burat, Giovanni Tesio
Il nostro stand con Lara Ferrando
Allo stand con Lara Ferrando e Valeria Moser
La sindaca Chiara Appendino, con Albina Malerba e Giulia Pennaroli
Massimo Bray al nostro stand, con Albina Malerba e Giulia Pennaroli
Stand in allestimento
Dietro le quinte
#SalTO18: Alberto Cavaglion, Giuseppe Pichetto, Simonetta Tombaccini, Sandra Rebershack, Albina Malerba presentano La nazione Ebrea di Nizza
Franca Varallo, Marco Carassi, Rita Marchiori
Un particolare dello stand
Il convegno “Comunicare le lingue meno diffuse in Piemonte” nello spazio del Consiglio regionale del Piemonte
Il REP- Repertorio Etimologico Piemontese
il nostro stand, con Giulia Pennaroli e Adriano Savio
#SalTo2010 Conferenza Salviamo la memoria e il futuro, con Emanuele Filiberto di Savoia.
Uno dei disegni realizzati da Daniela Rissone per il Centro Studi Piemontesi

Proponiamo dal nostro canale YouTube il video di alcuni incontri delle scorse edizioni del Salone del Libro:

#SalTo19 Cinquant’anni al servizio della cultura – in occasione dei 50 anni del Centro Studi Piemontesi, con Giuseppe Pichetto, Rosanna Roccia, Franco Cravarezza, Graziella Riviera, Albina Malerba, autori e collaboratori di “Studi Piemontesi”

#Salto18 Presentazione Per l’immagine dello stato di Elena Gianasso, con l’Autrice e Costanza Roggero

#Salto18 Presentazione Anna Maria d’Orléans di Maria Teresa Reineri, con l’Autrice e Gustavo Mola di Nomaglio

#Salto18 Presentazione La strada del fiammingo di Graziella Riviera. Con l’Autrice intervengono Bruno Gambarotta, Renata Lodari, Rosanna Roccia; letture di Laura Riviera

#Salto 18 Presentazione La Nazione Ebrea di Nizza di Simonetta Tombaccini. Con l’Autrice intervengono Giuseppe Pichetto, Albina Malerba, Sandra Rebershack, Alberto Cavaglion

Canté magg / cantar Maggio

GRAZIELLA RIVIERA

Qualcuno ricorda di averlo vissuto di persona o sentito raccontare? Questa antichissima usanza si conservava ancora in alcune aree del Piemonte fino a metà Novecento.
Il primo giorno, o la prima domenica del mese, gruppi di giovani percorrevano le campagne cantando e inalberando una fronda verde ornata di fiori, nastri colorati, talvolta anche di una bambolina di pezza. Una delle ragazze della compagnia, spesso una bambina festosamente agghindata e inghirlandata, impersonava la Sposa o la Regina del Maggio. I cantori sostavano ad ogni cascina, piantavano la fronda sull’aia e presentavano la Sposa intonando strofe benauguranti e invitando gli abitanti ad onorarla con uova e doni.
Simile per molti aspetti alla Questua delle Uova del periodo pasquale, ma ancora più ricco di valenze simboliche, il Cantar Maggio affonda le radici negli arcaici riti stagionali di passaggio dell’Europa preistorica; al valore cosmico dell’uovo come origine di vita associa il culto della vegetazione, l’evocazione (ormai inconsapevole) del pagano “spirito arboreo” propiziatore del risveglio della natura e dell’abbondanza dei raccolti.


Ecco, tra le tante varianti, alcune strofette riemerse dalla memoria o da raccolte etnomusicologiche.

Ben ven-a Magg, ben ven-a Magg
Quand ch’a torna ‘l Dì dël Magg!

Guardé la nòstra Sposa
coma l’é bin dobà
l’a smija la fior dël persi
quand ch’a l’é botonà

Vnì fòra voi madama
madama dël castel
vnì fòra a regalene
na reusa dël bindel

Si voi veuili nen chërde
che ‘l Magg a l’é rivà
feve ‘n pòch da la fnestra
lo vidré bin piantà

Vnì fòra voi padron-a
Padron-a dël polé
dene dj’euv che ‘l galeine
tucc o dì j’han canté

Benvenga Maggio, ben venga Maggio
Quando torna il Giorno del Maggio

Guardate la nostra Sposa
com’è ben abbigliata
sembra il fiore del pesco
quando è ancora in boccio

Venite fuori voi signora
signora del castello
venite fuori a regalarci
una rosa del nastro

Se non volete credere
che il Maggio è arrivato
affacciatevi alla finestra
lo vedrete ben piantato.

Venite fuori voi padrona
padrona del pollaio
dateci uova che le galline
tutto il giorno hanno cantato

E così via, alternando al ritornello la richiesta di offerte e gli elogi della Sposa: vestita di brillanti colori, belle scarpette, begli anellini, sarà celebrata fino a cinquanta miglia di distanza…
In conclusione i ringraziamenti:

Ringrassioma la padron-a
ch’a l’ha bin pagà
pregoma la Madòna
ch’a-j dia sanità.

Ringraziamo la padrona
che ha ben pagato
preghiamo la Madonna
che le dia salute.

E per chi non offre niente? Invettive, diavoli, vespe, calabroni, e preghiere alla Madonna perché “a-j fassa crué ij dent” !

Sacri Monti

Tra le mete tradizionali di un tempo d’antan per il di dla marendëtta (Pasquetta, il Lunedì dell’Angelo) c’erano i Sacri Monti, oggi patrimonio Unesco

Dei Sacri Monti parlerà Guido Gentile giovedì 9 aprile su radio RAI terzo programma,  alle ore 22.30 .

E suggeriamo la lettura del libro

La strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra, di Graziella Riviera, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2017, pagg. VI-358, ill. a colori

Dinant-sur-Meuse, 8 luglio 1587. Orfano e privo di mezzi, ricco solo di talento e di tenacia, Jean de Wespin detto Tabaguet lascia a vent’anni il natìo Brabante per imboccare la strada che porta a sud, verso le Alpi e l’Italia. È l’inizio di una lunga avventura che dalle rive della Mosa lo condurrà al Po, al Monferrato e alla Valsesia, fino a Varallo e a Crea, dove più tardi lo raggiungerà il fratello Nicolas. Lassù il giovane si rivelerà presto come uno dei più significativi artisti dei Sacri Monti piemontesi fra Cinque e Seicento. Ma prima dovrà superare drammi familiari, guerre e malattie, e soprattutto affrontare la sfida più importante, quella per ottenere la vittoria contro se stesso e l’amore pieno della sua donna.

Costruita sulle basi di una rigorosa documentazione storica, ma raccontata con i criteri della narrazione romanzesca, la vicenda si muove dai capolavori della scultura mosana e della pittura fiamminga al fervore artistico promosso dalla Chiesa della Controriforma in Piemonte e Lombardia; dalle grandi processioni figurate dei Paesi Bassi ai nuovi itinerari di cappelle sulle boscose colline nostrane, affollate di gruppi statuari evocatori dei Misteri del Rosario e della Passione di Cristo.

I due fratelli protagonisti, conosciuti in Italia come Giovanni e Nicola Tabachetti, attraversano le guerre di Fiandra e del Monferrato, vivono assedi, epidemie, conflitti religiosi. Nel loro percorso, fra realtà e immaginazione, incontrano la regina Margot di Navarra, sfiorano la visita a Varallo di Carlo Emanuele I di Savoia con l’Infanta Catalina Micaela e il viaggio nuziale sul Po della loro figlia Margherita, sposa di Francesco Gonzaga di Mantova.

Dai traffici internazionali del porto di Anversa ai microcosmi vivaci e laboriosi di Crea e Varallo, Moncalvo e Casale, Salabue, Forneglio, Costigliole d’Asti: Jean e Nicolas firmano contratti con Priori e canonici, si immergono nella vita quotidiana di cantieri e mercati, infondono nelle loro composizioni di argilla un’originale vena nordica, drammatica ed emozionante.

Li accompagna in controluce la figurina svelta e vivace della piccola Theodora Caccia, figlia del pittore Guglielmo e sensibile interprete, come il padre, della fede del territorio. Sullo sfondo la presenza costante del Gran Teatro dei Sacri Monti, spettacolare pietrificato scenario di devozione subalpina; respiro potente di sacralità mistica e misteriosa.

“La vicenda – scrive l’autrice – è nota agli studiosi ma sconosciuta al grande pubblico. Ho pensato valesse la pena di raccontarla, immergendola nel suo tempo e nei suoi paesaggi”.

Graziella Riviera: Torinese di radici monferrine ha lavorato alla RAI come autrice e regista realizzando numerosi programmi televisivi e radiofonici: fra questi i telefilm Lunedì dell’Angelo; Un sogno a Colonia, in collaborazione con la WDR; gli sceneggiati Guido Gozzano; La Signora dei Misteri (Carolina Invernizio); e il pluriennale programma in diretta Colloqui per RadioDue.  In qualità di giornalista ha curato servizi di arte, musica e spettacoli per il settore Cultura del TGR Piemonte, collaborando con le testate nazionali e le trasmissioni Bellitalia e TG Leonardo. Appassionata di storia e folklore, continua ricerche e studi sul territorio.

 Sul nostro canale YouTube il video della presentazione

Il Centro Studi Piemontesi al Salone del Libro

 

 

Da giovedì 9 a lunedì 13 maggio 2019 il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis vi aspetta al 32° Salone Internazionale del Libro Torino, Lingotto Fiere, Padiglione 2 – Stand K01

 

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis  ha partecipato con un suo stand fin dalla prima edizione del Salone Internazionale del Libro Torino, e sarà presente anche quest’anno –  50° di fondazione –  al Padiglione 2 – Stand K01.

Anche per questo #SalTo19 il Centro Studi Piemontesi ha realizzato un segnalibro, appositamente creato dall’artista Daniela Rissone, e aderisce all’iniziativa della Regione Piemonte Buono da leggere

Il Centro Studi Piemontesi è presente anche nello spazio degli Istituti Culturali del Piemonte al Pad. 3 – S68

E organizza alcune iniziative

[Scarica il programma]

Giovedì 9 maggio ore 11

Spazio Istituti Culturali Pad. 3-S68

Cinquant’anni al Servizio della Cultura

Il Centro Studi Piemontesi celebra i suoi 50 anni di lavoro e di impegno come custode e promotore di studi sul Piemonte e sugli antichi Stati sabaudi

Intervengono Giuseppe PichettoPresidente Centro Studi Piemontesi, Albina Malerba, Gustavo Mola di Nomaglio, Franco Cravarezza, Graziella Riviera, Rosanna Roccia, Giovanni Tesio, collaboratori, membri del Comitato Scientifico e Direttivo

 L’11 giugno del 1969 un gruppo di amici (Gaudenzio Bono, Giuseppe Fulcheri, Dino Gribaudi, Gianrenzo P. Clivio, Amedeo Clivio, Camillo Brero, Alfredo Nicola, Armando Mottura, Giacomo Calleri, Censin Pich, Tavo Burat), riuniti da Renzo Gandolfo (1900-1987), davano vita al Centro Studi Piemontesi, una istituzione pluridisciplinare dedicata allo studio della vita e della cultura piemontese in ogni loro manifestazione Nel 2019 il Centro Studi Piemontesi ha messo in campo una serie di iniziative per siglare questo importante traguardo, fare un Bilancio di mezzo secolo di intensa attività scientifica e editoriale, costruire, sulle solide radici della memoria storica, il lavoro futuro.

Venerdì 10 maggio ore 16

Spazio Istituti Culturali  Pad. 3 S68

Un Archivio per la Civiltà e la Cultura del Piemonte. L’Archivio istituzionale del Centro Studi Piemontesi

Intervengono Rosanna RocciaDirettore della rivista “Studi Piemontesi” Andrea LudoviciArchivista (Culturalpe s.c.)

Nella multiforme gamma delle possibili raccolte documentarie, gli archivi delle case editrici rappresentano una fattispecie particolare in cui il fare impresa si coniuga con una precipua visione della pratica culturale negli ambiti della scrittura, della divulgazione, della ricerca e dell’approfondimento scientifico. Nel caso del Centro Studi Piemontesi, poi, ogni attestazione documentaria posta in essere assume una connotazione ancor più peculiare, in quanto rispondente all’intento dell’Associazione di promuovere e appoggiare – in armonia con istituzioni affini – lo studio della cultura piemontese in ogni sua manifestazione. Ben consapevole della singolare importanza di un siffatto patrimonio documentario, la Ca dë Studi, in occasione del suo 50° anniversario di attività (1969-2019), ha riordinato e inventariato il proprio Archivio Istituzionale composto da quasi 4.000 unità tra fascicoli, registri, volumi e fotografie. Tale raccolta documenta senza soluzione di continuità la nascita e lo sviluppo nel tempo dell’Associazione sotto il profilo amministrativo, nonché le molteplici attività promosse dal Centro Studi nei campi dell’editoria, della promozione e valorizzazione della lingua e cultura piemontesi e della conservazione di fonti inedite afferenti alla lingua e alla storia del Piemonte. All’Archivio Istituzione propriamente detto, si affiancano anche diverse raccolte documentarie personali o famigliari donate nel corso degli anni alla Ca dë Studi a conferma del suo fattivo ruolo di “custode della memoria” e quale segno tangibile della fiducia in essa riposta da più parti. Così, tra i fondi archivistici ricevuti dal Centro Studi si possono citare quello del commediografo e alpinista Arrigo Frusta e quelli del prof. Renzo Gandolfo, del critico letterario, poeta e pittore Enrico Thovez, del decano del Teatro Piemontese Angelo Alessio, del poeta Alfonso Ferrero, del poeta e attore teatrale Giovanni Drovetti, dell’avvocato e dirigente d’azienda Renato Zaccone, del pittore e poeta Mario Becchis, del prof. Giuliano Gasca Queirazza, dell’attore e registra teatrale Gualtiero Rizzi.

Sabato 11 maggio ore 14

Sala Argento
Presentazione del libro

Costantino Gilodi Ingegnere e architetto a Torino e in Valsesia Tra Eclettismo e Belle Époque

Edizione Centro Studi Piemontesi-Società Valsesiana di Cultura

Con la curatrice Enrica Ballarè intervengono i Collaboratori Casimiro Debiaggi, Elena Gianasso, Gianluca Kannès, Enrico Moncalvo, Filippo Morgantini, Enrico Rizzetti

La figura di Costantino Gilodi (1853-1918), valsesiano di origine e torinese di adozione, resta sconosciuta ai più nonostante il suo legame con la cultura architettonica dell’Eclettismo. Il primo volume di studi a lui dedicato traccia un quadro volto a definirne il ruolo, ad un secolo dalla sua scomparsa. A Torino, Anversa, Parigi il nostro collabora con i più noti maestri torinesi alla creazione del mondo effimero delle esposizioni con fantastiche macchine, che la sua non comune abilità disegna con estrema facilità. Sono anche gli anni dello slancio costruttivo che rinnova la città: a Torino come a Borgosesia, Gilodi è uno degli interpreti del nuovo gusto borghese. Con maggior libertà coniuga poi con grazia ispirazioni alpine e citazioni orientaleggianti nella villa dei Musy a Fobello e nel piccolo gioiello rococò disegnato per sé sulle alte montagne valsesiane. Contributi di: Eredi Gilodi, Walter Canavesio, Enrica Ballarè, Filippo Morgantini, Gianluca Kannès, Elena Gianasso, Casimiro Debiaggi, Enrico Rizzetti.

Domenica 12 maggio ore 11

Sala Arancio
Presentazione del libro di Giuseppina Pellosio

Paroni di barche a Torino. La famiglia Clerico in Borgo Po. Dagli ultimi decenni del Seicento alla Restaurazione (1672-1814)

Edizioni Centro Studi Piemontesi

Con l’Autrice intervengono Gustavo Mola di Nomaglio Albina Malerba

Il libro riprende una originale ricerca storica compiuta con un viaggio a ritroso nel tempo sulle tracce dei Clerico, ardimentosi imprenditori torinesi. Affermatisi a fine Seicento nell’ambito dei trasporti fluviali, mantennero per quasi un secolo il prestigioso incarico di “Capitano delle barche e de’ ponti d’esse”, preposto dai sovrani sabaudi a tutela della navigazione sul Po in epoca prerisorgimentale.  Vivevano allora a Torino, presso l’antico porto di “Borgo di Po”, gruppi familiari molto coesi che si dedicavano all’arte della navigazione. Chiamati Paroni anche in Piemonte, i proprietari di barche erano veri e propri impresari che durante le guerre, fornivano natanti e uomini alle aziende sabaude per il trasporto dei soldati, munizioni e vettovagliamenti mentre, in tempo di pace, affidavano ai loro scafi ogni sorta di merce, generi alimentari compresi. Accanto ad essi in una straordinaria rappresentazione teatrale compare nel volume un’incredibile sequenza di persone di vario spessore storico che, di prepotenza, entrano sulla scena a vivacizzare la narrazione. Il materiale iconografico, tabelle e piantine coeve allegate, offrono infine lo spunto al lettore per calarsi definitivamente nell’atmosfera dell’epoca.

E per il Salone-off

La strada del Fiammingo ad Asti

Giovedì 6 dicembre alle 15

Archivio di Stato di Asti (Via Govone 9)

presentazione del volume di Graziella Riviera

La strada del Fiammingo

Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra

Saluti di Michela Gatti, direttore Archivio di Stato di Asti e di  Albina Malerba, Direttore Centro Studi Piemontesi. Con l’Autrice interviene Alice Blythe Raviola, Università di Milano.

 

 

Costruita sulle basi di una rigorosa documentazione storica ma raccontata con i criteri della narrazione romanzesca, la vicenda si muove dai capolavori della scultura mosana e della pittura fiamminga al fervore artistico promosso dalla Chiesa della Controriforma in Piemonte e Lombardia; dalle grandi processioni figurate dei Paesi Bassi ai nuovi itinerari di cappelle sulle boscose colline nostrane, affollate di gruppi statuari evocatori dei Misteri del Rosario e della Passione di Cristo.

I Sacri Monti e i fratelli Tabachetti

Mercoledì 28 novembre 2018,  ore 21

Centro Culturale Le Rose 

Via Arnaldo da Brescia 22, Torino  – possibilità di parcheggio interno

incontro sul tema

 I Sacri Monti un cammino artistico internazionale

 

In occasione della presentazione del libro di Graziella Riviera

La strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra

Edizioni Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis

 

Introduzione di Padre Raffaele Rizzello

Conl’ Autrice  intervengono Rosamaria Nebiolo Albina Malerba

Letture di Laura Cavigliasso

Scarica la scheda del libro

Graziella Riviera al Circolo dei Lettori

Al Circolo dei Lettori  – Via Bogino, 9, Torino

Libri a KM ZERO

per il gruppo di lettura con Federico Audisio nell’ambito del progetto Hangar Book per Carta Plus

giovedì 8 novembre alle ore 18

incontro con Graziella Riviera

autrice del libro La strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra

edizioni Centro Studi Piemontesi

 

 

La strada del Fiammingo a Moncalvo: 19 ottobre

 

 

Graziella Riviera

parlerà del suo libro La strada del Fiammingo

(ed. Centro Studi Piemontesi, 2017)

con Albina Malerba e Lorenzo Zunino

venerdì 19 ottobre alle 17

alla Biblioteca civica di Moncalvo, Via Caccia 5

 

Letture di Laura Cavigliasso

 

Per informazioni: 327/7841338

 

E’ uscito il primo fascicolo 2018 di “Studi Piemontesi”

«Studi Piemontesi» giugno 2018,  vol. XLVII, fasc. 1. Pagg.370, ill.

 

La puntualità di uscita di «Studi Piemontesi», rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi, è paragonabile a quella… del farò di San Giovanni.

 

Apre il primo numero del 2018 un intrigante articolo nel quale Georges Virlogeux con ampie citazioni dal carteggio di Luisa d’Azeglio Blondel ci introduce in un interno di grande famiglia del Risorgimento; e offre il ritratto di una donna impegnata nella società del suo tempo. Questo articolo dà un po’ il tono al volume che si caratterizza per il numero di inediti, di documenti, di indagini di prima mano: dalle pagine di Arabella Cifani e Franco Monetti sulla ‘Clementina’, alias Giovanna Battista Maria Buzano, ritrattista di corte del Settecento; ai documenti che permettono a Massimo Cerrato di fornire il profilo di una donna saluzzese tra i secoli XII e XIII, Matheuda Rossella; alla presentazione del Fondo della Real Casa nell’Archivio Centrale dello Stato da parte di Carlo M. Fiorentino; ai disegni di Carlo di Castellamonte per il Palazzo Ducale scoperti da Thomas Wilke; ai documenti che permettono a Gianluigi Alzona di provare la presenza di Amedeo di Castellamonte durante la ristrutturazione secentesca del Castello di Agliè; a quello, scoperto da Graziella Riviera, che rivela l’incarico a Giovanni Tabachetti e Gaudenzio Ravelli per un tabernacolo a Varallo, oggi scomparso; al manoscritto presentato da Gilles Bertrand con gli appunti del luogotenente generale di polizia di Parigi Jean Charles Pierre Lenoir che visita Torino nell’autunno 1780; sulla base di un dipinto di primo Ottocento di Baldassarre Luigi Reviglio, Luca Malvicino ricostruisce il disegno del giardino (completamente cancellato nel secolo scorso) del Castello di Govone, progettato da Xavier Kurten, l’architetto del paesaggio che introdusse in Italia la moda del giardino ‘all’inglese’; infine Carlo Burdet informa su marsala e moscato in casa Gozzano (e dell’Amica di Nonna Speranza).

Siamo nel campo della storia dell’arte con Rosanna Roccia che presenta i Taccuini aperti nei quali Andreina Griseri rivela le tappe del suo percorso di studiosa e ne elenca sobriamente i risultati; mentre Walter Canavesio fa il punto su Bernardo Vittone e Arnaldo Di Benedetto prende lo spunto dalla mostra Pittori / Poeti / Pittori, organizzata dalla Fondazione Bottari Lattes a fine 2017 ad Alba, per trattare in maniera breve e acuta il tema del rapporto tra poesia e pittura e dei poeti anche pittori e dei pittori anche poeti; Anselmo Nuvolari Duodo presenta l’unica opera d’arte sacra nota del pittore Antenore Soldi, la Madonna con Gesù Bambino e santi del 1871, conservata ad Acceglio.

Un gruppo di studi è dedicato a vari aspetti della storia di Casa Savoia: Giorgio Federico Siboni tratta dei sepolcri sabaudi; Gigliola Bianchini e Marco Testa delle Messe da Requiem in memoria di Carlo Alberto; Paolo San Martino del contributo di Augusto Telluccini nella rivalutazione delle residenze sabaude. La storia del territorio è toccata da Valentina Burgassi che si occupa della commenda di Sant’Egidio di Moncalieri, un ente che, per la ricca documentazione superstite (inizia del secolo XIII), permette di seguire le trasformazioni nel corso dei secoli di una istituzione che gli Ospedalieri ereditarono dai templari. Fabio Milazzo racconta un decennio (anni Settanta dell’Ottocento) del manicomio di Racconigi, momento nel quale la visione della struttura come luogo di cura si confronta con quella che lo vede come luogo di detenzione. Il declino demografico di molti piccoli comuni piemontesi è descritto sulla base di dati statistici da Antonio Cravioglio.                                           Garetto, Garetto, Tallone, Talon e Taloni sono i cognomi della settima puntata di onomastica piemontese curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia. Quattro i ritratti di personaggi piemontesi: Donato D’Urso traccia il profilo di un prefetto ottocentesco, Cesare Bardesono di Rigras; Claudio Marazzini quello del bibliofilo Francesco Malaguzzi; Giovanni Tesio della scrittrice Elisabetta Chicco Vitzizzai; la ricerca onomasiologica di Alda Rossebastiano sul nome Redi Sante (il docente di pedagogia Di Pol) in ricordo del collega. E poi i ricordi di Gustavo Mola di Nomaglio per Federico Bona, di Albina Malerba per Camillo Brero e Francesco Franco.

Come sempre chiudono il fascicolo le dense pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi.

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