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e’ USCITO IL 2° FASCICOLO 2021 DI “STUDI PIEMONTESI”

«Studi Piemontesi»

dicembre 2021, vol. L, fasc. 2

È uscito puntuale il secondo numero della cinquantesima annata di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi.

Gli studi sul Risorgimento hanno avuto gran parte e hanno fornito contributi di rilievo in questi cinquant’anni della rivista e Pierangelo Gentile ne traccia un interessante bilancio in apertura di fascicolo. Il volume offre poi tre saggi in materia risorgimentale: Giovanni Battista Boggione ripercorre gli anni giovanili di Carlo Felice Nicolis di Robilant (1826-1888), la sua partecipazione alla guerra 1859-60 e le sue prime esperienze diplomatiche; Luca Lavarino ricostruisce le vicende della prima spedizione ‘italiana’ in Oceania (1847) realizzata anche grazie alla collaborazione fra Carlo Alberto e Pio IX; l’edizione dell’epistolario di Massimo D’Azeglio è conclusa, ma una lettera è emersa mentre si stampava il dodicesimo volume; il curatore Georges Virlogeux la presenta ora. Di Tommaso Zerbi, “Immensa, misteriosa, leggera, fantastica, degna del Dio vivente”: Luigi Cibrario e la rinascita risorgimentale dell’architettura medievale.

  Si scende al Medioevo con Francesco Panero che attira l’attenzione sulla parte che ebbero signori ecclesiastici e laici nella nascita di alcuni comuni anche sul versante italiano delle Alpi, come è noto da tempo sia avvenuto sul versante francese. La documentazione delle liti iniziate nel Cinquecento e terminate solo nel 1732 permette a Mario Ogliaro di descrivere la trasformazione da gerbido a coltura dei terreni della cascina a corte chiusa nella tenuta Cerrone di Crescentino. Gilles Bertrand dà conto di come furono accolti nel 1792 gli emigranti francesi in Piemonte.

Porta alla storia del Novecento l’articolo di Renata Allìo sulla Biblioteca Civica e le biblioteche popolari nella Torino d’inizio secolo. Giada Aime e Livia Giacardi illustrano i risultati dell’inchiesta del 1952 sul ruolo della matematica nella società contemporanea e le riflessioni in merito di Guido Ascoli che la diresse. Marco Giani racconta gli inizi della carriera di Lydia Bongiovanni (1914-1998), campionessa di atletica leggera. Donato D’Urso ricorda persone comuni finora dimenticate vittime della seconda guerra mondiali nel Piemonte meridionale.

Tre le scrittrici del Novecento piemontese (Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Marina Jarre) messe a confronto da Giovanni Tesio in una serrata lettura delle loro affinità e delle loro diversità in tre romanzi (La penombra che abbiamo attraversato, Lessico famigliare, I padri lontani) congiunti dal racconto di una comune età, l’infanzia.

Due i saggi sulla lingua del Piemonte: Dario Pasero estrae da testi letterari editi e inediti una trentina di parole assenti nei lessici. Livio Tonso illustra la formazione del sistema vocalico piemontese dall’indoeuropeo fino alla situazione contemporanea.

 Ampio spazio ha la storia dell’arte: il saggio di Arabella Cifani e Franco Monetti presenta per la prima volta in modo approfondito il pittore Giovanni Antonio Maria Panealbo (1742-1815), dal 1782 ufficialmente «pittore in ritratti» di Casa Savoia. In un dipinto del 1870 di Andrea Gastaldi, Giancarlo Melano ha riconosciuto una scure preistorica del Museo d’Artiglieria; ripercorre la storia del cimelio e avanza ipotesi sul perché il pittore lo ha riprodotto. Gianluca Kannès ricostruisce le tappe ideative e le varie repliche de Il Genio di Franklin, scultura attraverso la quale Giulio Monteverde cercò di esprimere il senso di esaltata ebbrezza che coglie la mente umana nell’attimo di concepire una nuova idea. Edoardo Villata rivendica a Tanzio da Varallo un dipinto seicentesco recentemente pubblicato. Luca Malvicino presenta documenti inediti che permettono di individuare gli interventi pensati ed eseguiti nel 1833 dal capo giardiniere Giovanni Battista De Lorenzi nel Castello Reale di Govone. Enrica Ballarè illustra come le residenze fatte costruire dagli emigrati di Fobello, che avevano fatto fortuna a Torino, si inseriscono nel paesaggio alpino. Liliana Bovo e Franco Quaccia danno notizie di alcune immagini della Sindone recentemente individuate su edifici sacri della diocesi di Ivrea.

A fine Ottocento la lirica andava in scena anche in provincia: Roberto Martelli segnala la presenza nel 1897, al Teatro Civico di Savigliano della cantante polacca Anna Lubraniecka nella parte di Gilda del Rigoletto.

Due le persone scomparse recentemente che vengono ricordate: Mario Chiesa traccia un breve profilo di Arnaldo Di Benedetto, professore emerito di Letteratura italiana nell’Università di Torino; Giuseppe Goria fa memoria di Censin Pich, cofondatore della Ca dë Studi Piemontèis e appassionato studioso della cultura piemontese.

Come sempre chiudono il fascicolo le dense pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.

Abstracts in inglese di tutti i contributi

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Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Mario Chiesa, Gabriele Clemens, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Chiara Devoti, Enrico Genta Ternavasio, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Isabella Massabò Ricci,  Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Pier Massimo Prosio,  Rosanna Roccia,  Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano,  Giovanni Tesio,  Georges Virlogeux.

Direttore, Rosanna Roccia; Responsabile, Albina Malerba.

Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

Tutto l’Expocongreso internacional virtual des piemonteses

Proponiamo i video delle tre giornate del Convegno virtuale FAPA “Piemontesi in Argentina”. Si segnala in particolare nella prima giornata un bellissimo video sul Piemonte e nella seconda giornata, dedicata alla lingua piemontese, tra gli altri, un intervento di Albina Malerba per la Ca dë Studi Piemontèis e testimonianze sull’attività dei piemontesi in Argentina.

laboratorio di piemontese

Da giovedì 6 maggio prende avvio all’Università di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino –  Corsi di laurea: magistrali in Scienze Linguistiche e in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana, anno accademico 2020-2021,  il Laboratorio di piemontese sostenuto dal 2015, grazie ad un contributo privato dedicato, dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

Il Laboratorio avrà tre argomenti:

  1. Grammatica del piemontese nella sua varietà di koinè, a cura di Nicola Duberti.
  2. Prosa piemontese del Novecento: Pan’d Coa di Nino Autelli, a cura di Nicola Duberti.
  3. Teatro piemontese del Cinquecento: la Farsa di Zohan Zavatin di Giovan Giorgio Alione nel cinquecentesimo anniversario della sua pubblicazione, a cura di Lorenzo Ferrarotti, che sta curando il Progetto (con la collaborazione anche del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis) di un’edizione filologica accurata delle Farse di Alione.

Il Laboratorio si terrà anche quest’anno online. Lezioni di tre ore ogni giovedì e venerdì dalle 14 alle 17.

Studenti registrati alla data del 4 maggio: 58. Sito web Laboratorio di piemontese – Corso di laurea magistrale in Scienze linguistiche – Università degli Studi di Torino (unito.it)

Ricordo per Gianrenzo P. Clivio

Il 22 gennaio 2006, a Toronto (Canada), dove era professore ordinario nel Dipartimento di Studi Italiani dell’University of Toronto, moriva Gianrenzo P. Clivio (Torino 18 gennaio1942).
Lo ricordiamo, a 79 anni dalla nascita e a 15 dalla sua scomparsa, per i suoi studi, per il suo ruolo tra i fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, con una poesia tratta dalla raccolta Gianrenzo P. Clivio, Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

Un di marcc-rai da sol

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera,
e a smija ch’at mossa andrinta ’l vin brulé:
a ti ch’it fure ’l me pì car amis
l’é tuta dverta com ëdnans a Dé
mia ànima d’ancheuj!
Goblòt ëd branda costa sèira:
minca na stissa a l’é na gran-a
passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,
ùltima gòj, contradansa e contraltar,
dongion d’una speransa!, për voi,
òmini moch, ch’i marce an trantoland,
parèj dij cioch…

It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!
Ti ’t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche bestie an sle colin-e, òmini
pòchi – tuti gris – apress la slòira a la matin d’otugn;
e pra d’erbass, ronze e gratacuj, e nen na man da deje feu.
Drocheri ’d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,
sle piasse dij pais vej sensa giovo,
e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:
tèra che tò abandon, ross, it pióres ant ël sangh
ëd j’arovej a mass sij vataron baross.
Sensa can ch’a bàulo, cassin-e langareule:
èire canavzan-e, sensa masnà ch’a geugo.

Ël tòr noviss monta pì nen la vaca
a la stagion dl’amor!

Ahidé! a l’é ben l’ora dj’ànime bastarde
ch’an anciarmo parèj dle serp oslere:
slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,
e ant ël vent pa dle nòste, le paròle.

It làudo, ò Fòrt, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!
Ti ’t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.
L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ’d rabia
a l’é drocà. Parèj ëd na carëssa.
Fin-a l’eva dël baciass smijava bastarda.
J’òmini strach an fons dla val,
piturà le fomne, fumeria nèira parëss ch’a dagna,
an sla toa trun-a, ò fier Piemont,
ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.
A bacaja ’l fumlam, le masnà a uco.
Lassù, gnanca pì n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, ò vin monfrin,
it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!
Ti ’t sèi ra mimòria, r’ùltima, dra mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol
sla tèra piemontèisa, an mes
a gent strangera e a fieuj dësradisà:
venturand i pass-rai torna, com un neuv Gianpetadé1,
për le colin-e dël Monfrà, ant un’aria nissa,
e an sla piassa dël mërcà ’d minca pais
ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,
con la facia amblëttà am faran dë svergne.
I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:
ma i seu franch ben che un di marcc-reu da sol
sla tèra piemontèisa.

Un giorno camminerò da solo

Geme sotto il tuo pugno il tavolo di noce,/ e sembra che il vin brulé ti frizzi dentro:/ a te che fosti il mio più caro amico/ è tutta aperta come davanti a Dio/ la mia anima di oggi!/ Bicchierini di grappa questa sera:/ ogni goccia è un granello/ passato attraverso il gozzo di una clessidra di streghe,/ ultima gioia, contraddanza e contraltare,/ baluardo di una speranza!, per voi,/ uomini delusi, che camminate a tentoni/ come gli ubriachi…// Ti lodo, o Frizzante, o Schietto, che mi ubriachi!/ Tu sei la linfa, l’ultima linfa, di questa terra…// Poche bestie sulle colline, uomini/ pochi – tutti grigi – dietro l’aratro nel mattino d’autunno;/ e prati di erbe selvatiche, rovi e rose canine, e neanche una mano per bruciarle./ Ruderi di vecchie torri, capanne di pietra, rive di pioppi,/ sulle piazze dei paesi vecchi senza giovani,/ e nei paesi i prati della fiera, incoronati d’ortiche:/ terra che piangi il tuo abbandono, rosso, nel sangue/ dei rovi a mazzi sulle zolle rossicce./ Senza cani che abbaino, cascine langarole:/ aie canavesane, senza bambini che giochino.// Il toro giovane non monta più la vacca/ nella stagione dell’amore!// Ahimé! è proprio l’ora delle anime bastarde/ che ci affascinano come le serpi uccellatrici:/ luccichio d’acciaio, per la terra monferrina,/ e nel vento non delle nostre, le parole.// Ti lodo, o Forte, o Fertile, che mi accechi!/ Tu sei la gioia, l’ultima gioia, di questa terra…// Ho chiamato inutilmente davanti all’ovile./ L’uscio di larice con un calcio d’amore e di rabbia/ è caduto. Come una carezza./ Persino l’acqua della pozzanghera sembrava bastarda./ Gli uomini stanchi al fondo della valle,/ dipinte le donne, nube di fumo appare che gocciola/ sulla tua cantina, o fiero Piemonte,/ che è dappertutto, e senza fiori, e senza luce./ Grida forte il donname, i bambini ululano./ Lassù, neanche più un uomo che passi.// Ti lodo, centomila volte ti lodo, o vino monferrino,/ ti lodo, o vino monferrino che mi fai dormire!/ Tu sei la memoria, l’ultima, della mia terra…// Io so che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese, in mezzo/ a gente straniera e a ragazzi sradicati:/ alla ventura passerò di nuovo, come un novello Ebreo Errante,/ per le colline del Monferrato, in un’aria livida,/ e sulla piazza del mercato di ogni paese/ ragazze sfrontate, streghe del tempo nuovo,/ con la faccia imbellettata mi faranno sberleffi./ Non so nulla, se spirito sarò, o sarò corpo:/ ma so con assoluta certezza che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese.

One Day I Shall Walk Alone

It groans beneath your fist the chestnut table,
it is as though the vin brulé were bubbling within you:
to you, who were my dearest friend,
it lies wide open as before God
my soul this day!
Goblets of grappa this evening:
each drop a grain
passed through the gullet of a water clock of witches,
final joy, contradance and counter altar,
a bastion of hope! for you,
o hapless dreamers, who walk about groping
like drunkards…

I praise you, o Bubbly, o Pure, oh make me drunk!
You are the lymph, the final lymph of this land…

Few beasts upon the hills, men
few – all grey – behind the plough on a fall morning;
and fields of weeds, brambles and wild rose, and not one
hand to burn them.
Ruins of ancient towers, stone huts, poplars along the banks,
in the squares of the towns, the old with no young
and in the towns, the fairgrounds crowned with nettles:
land, you weep at being abandoned, red in the blood
of the tufts of brushwood on the reddish clumps of earth.
No dogs barking, farmhouses of the Langhe:
courtyards of the Canavese, where no children play.

The young bull no longer covers the cow in the season of love!

Alas! It is truly here the time of bastard souls
who bewitch us like birding serpents:
a glint of steel, throughout the land of Monferrato,
and in the wind waft, not ours, words.

I praise you, o Powerful, o Fruitful One, may you make me blind!
You are the joy, the final joy, of this land…

I have called out in vain before the fold.
The larch door with a kick of love and rage
has fallen. Like a caress.
Even the water of the mudhole seemed a bastard.
Exhausted men at the bottom of the valley,
painted the women, a cloud of smoke appears which drips
on your wine cellar, o proud Piedmont,
and it is everywhere, and without flowers, and without light.
Womenfolk scream loudly, children howl.
Up there, not one man walking past.

I praise you, a hundred thousand times I praise you, wine of Monferrato,
I praise you, o wine of Monferrato who bring me sleep!
You are the memory, the last one of my land…

I know that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont, among
strangers and uprooted young men :
peradventure I will walk again, like a latter-day Wandering Jew,
among the hills of Monferrato, through a leaden air,
and in the market square of each town,
shameless girls, witches of the modern age,
their faces painted, will sneer at me.
I know not, whether I shall be spirit, or I shall be flesh:
but I know with absolute certainty that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont.
(traduzione di Celestino De Iuliis)

BIBLIOGRAFIA
(delle opere di G. P. Clivio attinenti alla lingua ed alla letteratura piemontese)

Opere generali sulla lingua e la letteratura piemontese

Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese (con A. Clivio), Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. XXIII-254.

Profilo di storia della letteratura in piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis 2002, pp. 508.

La letteratura in piemontese. Dalle origini al Settecento, Raccolta antologica di testi, con G. Gasca Queirazza e D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2003, pp. 540.

La letteratura in piemontese. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, Raccolta antologica di testi, con D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2004, pp. 650.

Opere su aspetti generali e particolari della lingua e della letteratura piemontese. Edizioni di testi

Camillo Brero, Gramàtica piemontèisa, sconda edission, con prefassion ëd Gianrenzo P. Clivio, Turin, Musicalbrandé, 1969, pp. X-72.

Le ridicole illusioni, un’ignota commedia piemontese dell’età giacobina, Introduzione, note, testo e glossario, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XXIII-92.

Camillo Brero, Breviari dl’ànima, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XIII-69.

Arrigo Frusta, Fassin-e ’d sabia, pròse piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XI-110.

Alfredo Nicola, Stòria dle Valade ‘d Lans, poesìe piemontèise, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1970, pp. IX-40.

Ël nodar onorà, commedia piemontese-italiana del secondo Settecento, Testo, traduzione e nota linguistica. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. LXXX-150.

Edoardo I. Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, Edizione del bicentenario a cura di G. P. Clivio, Torino Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1973, pp. XXXVIII-350.

Concordanza linguistica dei Sermoni Subalpini, con Marcel Danesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XXXVII-475.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Val d’Inghildon, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XIX-90.

Storia linguistica e dialettologia piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1976, pp. XII-228.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Dal prim uch a l’aluch, poesie piemontesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2000, pp. XVI-190.

Curatele di Atti di convegni e di opere miscellanee

Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di G. P. Clivio e R. Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, 2 voll., pp. XV-885.

Lingue e dialetti nell’arco alpino occidentale, a cura di G. P. Clivio e G. Gasca Queirazza, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1978, pp. IX-334.

At dël Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, con C. Pich e D. Pasero: 1987 (Alba 1988, pp. 150)
1988 (Alba, 1989, pp. 219) 1993 (Ivrea, 1995, pp. 120) 1994 (Ivrea, 1996, pp. 152)
1989 (Alba, 1990, pp. 196) 1995-96 (Ivrea, 1998, pp. 378)
1990 (Alba, 1991, pp. 290) 1997-98 (Ivrea, 2002, pp. 250)
1991 (Alba, 1992, pp. 430)

I dialetti italiani. Storia, struttura, uso, a cura di C. Marcato, G. P. Clivio, M. Cortellazzo, N. De Blasi, Torino, Utet, 2002.

Articoli in riviste e in Volumi miscellanei

Poesie piemontesi del Seicento: una recente riscoperta, in «Musicalbrandé», 40 (dzèmber 1968), pp. 2-10.

Analogic Levelling of the Perfect in Piedmontese, in «Romance Notes», 11 (1969), pp. 452-456.

The Volgare in Piedmont from the Middle Ages to the End of the Sixteenth Century, in «Romanische Forschungen», 82 (1970), pp. 65-93.

Le particelle affermative in piemontese, in «Forum Italicum», 4 (1970), pp. 70-75.

Brevi prose in volgare piemontese del Quattrocento, in Studies in Honour of Louis Francis Solano, Chapel Hill, N. C. University of North Carolina Press, 1970, pp. 53-64.

The Pronunciation of Italian in Piedmont, in Actes du Xe Congres International des Linguistes, Bucarest, 1970, vol. 4, pp. 275-280.

Possibilità di applicazione della grammatica trasformazionale agli studi dialettologici, in Atti dell’VIII Convegno del Centro per gli studi dialettali italiani, Torino, Università di Torino, 1970, pp. 58-62.

Vocalic Prosthesis, Shwa-Deletion and Morphophonemics in Piedmontese, in «Zeitschrift für romanische Philologie», 87 (1971), pp. 334-344.

Appunti su omofonia e influssi lombardi nella storia del lessico piemontese, in Atti del XIV Congresso internazionale di linguistica e filologia romanza, Napoli, 1970, vol. 2, pp. 515-523.

L’Amor marcand da mòda di Chiaffredo Casale, a cura di G. P. Clivio, in «Almanacco Piemontese Viglongo», 1971, pp. 183-193.

La stagione giacobina e il problema della religione nella poesia di Edoardo Ignazio Calvo, in “Studi Piemontesi”, II, 1 (1973), pp. 3-26

Su alcune vicende lessicali del gallo-italico occidentale, in Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, pp. 29-46.

Aspetti linguistici del Piemonte settecentesco, in Teorie e pratiche linguistiche nell’Italia del Settecento, a cura di Lia Formigari, Bologna, Il Mulino, 1984, pp. 269-279.

Passà, present e avnì dla lenga piemontèisa, in At dël III Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1986, pp. 61-73.

Dal latin al piemontèis: a l’arserca dla stòria ’d nòsta lenga, in At dël IV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1987, pp. 125-136.

Lupus rapax: la denominazione della lince (Felis lynx L.) in piemontese e in gallo-italico, in «Studi Piemontesi», XVI, 2 (1987), pp. 341-347.

Coj ëd San Giòrs: a propòsit dël prim document ëd vej piemontèis ch’a sia datàbil e localisàbil, in At dël V Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1988, pp. 193-215.

Due noterelle lessicali piemontesi (ancora a proposito del diav e del luv ravass), in «Studi Piemontesi», XVIII, 1 (1989), pp. 119-122.

Ël piemontèis parlà, ël piemontèis literari e ’l dissionari stòrich dla lenga piemontèisa, in At dël VI Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1989, pp. 175-184.

Osservazioni sui testi delle poesie di Vittorio Amedeo Borrelli e sul piemontese del Settecento, in «Studi Piemontesi», XXIII, 2 (1994), pp. 279-288.

Doe speranse cite: prim rapòrt d’un esperiment d’educassion an doe lenghe ’d famija, in At dël VIII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1992, pp. 400-430.

Per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Ventura Cartiermetre (Giuseppe Ignazio Avventura, 1733-1777), in At dël XII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 1998, pp. 97-184.

La poesia per gioco e il gioco per poesia: per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Silvio Balbis (1737-1796), in At dël XV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 2002, pp. 197-239.

Pulizia linguistica o ecologia linguistica?, in “Studi Piemontesi”, XXXIII, 1 (2004), pp. 3-9

Opere poetiche

Trenin e dësmore e buàte. Poesiòte piemontèise pr’ij cit, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2001, pp. 98.

Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

Bernardino Drovetti e il Museo Egizio di Torino

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” un Progetto del Museo Egizio in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte

Ultimo episodio della serie “Dalle Alpi alle Piramidi – Piccole Storie di Piemontesi Illustri”. Si parla di Bernardino Drovetti, l’avventuroso diplomatico che raccolse la collezione di antichità egizie, e dell’apertura del Museo Egizio nel 1824.

Virginio Rosa e il Museo Egizio

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” un Progetto del Museo Egizio in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e il patrocinio della Regione Piemonte

Al giovane archeologo Virginio Rosa si devono molte scoperte importanti per il Museo Egizio.
Nel 1910 parte per la sua prima ed unica spedizione archeologica in Egitto. Le ricerche si svilupperanno nei siti di Gebelein e Assiut, consentendo il ritrovamento di molto materiale archeologico, tra cui le tombe di Iti e Neferu, di Ini e degli Ignoti.
Virginio Rosa morirà a soli 26 anni poco tempo dopo il suo rientro in Italia, il 20 febbraio del 1912.