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Dai Costa ai duchi del chiablese: convegno in streaming

24 Ottobre 2020 ore 9,30

Nel bicentenario della nascita di Vittorio Emanuele II:
dai Costa al Duca del Chiablese


Coordinato dal Centro Studi Piemontesi con la collaborazione di Vivant

Saluto delle Autorità e degli Organizzatori
Moderatore: Attilio Offman (Ass. Culturale Amici di Bene – Onlus)

Relatori:
Gustavo Mola di Nomaglio (Centro Studi Piemontesi)
Vittorio Emanuele II un ponte tra il Piemonte e l’Italia nel bicentenario della nascita
Fabrizio Antonielli d’Oulx (Vivant)
Alessandro Pernati di Momo: al servizio di quattro re
Rinaldo Comba (Università degli Studi di Milano –
Società per gli Studi Storici, Archeologici e Artistici per la Prov. di Cuneo)
I Costa tra età medioevale e età moderna
Paola Briante (Già Direttore Coordinatore presso l’Archivio di Stato di Torino)
Benedetto Maurizio duca di Chiablese e principe di Bene
Attilio Offman (Ass. Culturale Amici di Bene – Onlus)
I Gazzera di Bene: brevi note di genealogia e di araldica
Roberto Sandri Giachino (Rivista del Collegio Araldico) e
Marc’ Alvise de Vierno (Società Italiana di Studi Araldici)
Due illustri famiglie benesi nella storia del Piemonte: Oreglia e Manassero

Per seguire il Convegno online collegati :

  YouTube  https://www.youtube.com/watch?v=WhssPGGYp6o&feature=emb_title

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Solidarietà alle popolazioni colpite dalle inondazioni

Il pensiero, la vicinanza, la solidarietà del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis a tutte le popolazioni colpite dalla furia delle acque: un disastro che di ora in ora segnava e accomunava le valli al di qua e al di là delle montagne. Alla gente di Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Nizzardo… il nostro abbraccio fraterno.

Per chi volesse dare un contributo, il Comune di Limone ha organizzato una raccolta fondi, e a cui si può contribuire anche tramite l’IBAN IT37S0311146750000000002252 intestato al Comune di Limone Piemonte, indicando la causale “Emergenza alluvione 2020”. Raccolta fondi anche per i Comuni di Piedicavallo e Rosazza

Le Botteghe in Piemonte esterni e interni tra 1750 e 1930

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Le Botteghe in Piemonte esterni e interni tra 1750 e 1930, a cura di CHIARA RONCHETTA, Torino, Centro Studi Piemontesi, Regione Piemonte, 2008, pp. 443. ISBN: 978-88-8262-130-8

Questo volume, che segue e completa Le botteghe a Torino, raccoglie il censimento delle botteghe storiche della Regione Piemonte realizzato utilizzando la legge regionale 34/95.
Il censimento è molto esteso e ha comportato un lavoro pluriennale, che è stato sviluppato a partire dal 2002 e ha visto impegnate dieci équipe di schedatori, ciascuna formata da un architetto, uno storico dell’arte e un fotografo.
Le Botteghe rilevate sono suddivise secondo le attuali otto province del territorio regionale: provincia di Torino, Cuneo, Vercelli, Biella, Asti, Alessandria, Novara e Verbania; sopralluoghi e indagini sul campo hanno permesso di individuare le diverse località che conservano botteghe e negozi di interesse storico. Nella maggioranza dei casi si tratta di locali riconducibili al periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, proprio quando nelle città piemontesi si verifica un vivace rinnovamento urbanistico, edilizio e uno sviluppo del commercio anche in funzione della crescita economica legata all’innovazione dei mezzi di produzione e allo sviluppo industriale.
Questo volume pubblica 1040 schede, accompagnate da un inquadramento storico-urbanistico per ogni provincia che pone in evidenza lo sviluppo economico, sociale e urbano; per alcune città sono poi raccolte informazioni sulla storia e sull’organizzazione del commercio. Le città sono scelte con un criterio puramente quantitativo: quelle che conservano ancora più di nove botteghe storiche.
Per ogni centro una mappa attuale localizza i diversi negozi, mentre mappe storiche e immagini iconografiche documentano le trasformazioni degli abitati.
Il libro propone quindi di percorrere le diverse province piemontesi alla ricerca delle botteghe che, pur avendo caratteristiche costanti nel disegno e nella distribuzione degli spazi, testimoniano un’organizzazione del commercio legata ai caratteri propri di ogni provincia in funzione della storia, dell’economia e dello sviluppo delle sue città e della sua campagna.

Liriche dell’Antica Provenza

An flanand tra le pagine del Catalogo Storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

MARCO PICCAT
Donne piemontesi e corti d’amore
Una raccolta di liriche dell’antica Provenza

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2016. Pagg. 360, ill. ISBN: 978-88-8262-250-3 .

I trovatori provenzali sono stati gli autori, tra XII e XIII secolo, delle prime canzoni d’amore composte in uno dei linguaggi che, sostituitisi al latino, innovarono profondamente e la tradizione linguistica e la cultura letteraria dei popoli di tutta Europa.
Dalla loro terra d’origine, alcuni di questi poeti si mossero ad esportare il loro nuovo messaggio, intrecciato di parole, musiche e gesti, in due opposte direzioni: da una parte verso le regioni catalano-aragonesi, e dall’altra verso il Piemonte. Qui, in particolare, essi trovarono accoglienza e ospitalità presso alcune corti, da quella potente e ricca come quella dei Marchesi di Monferrato, a quella in lenta ma graduale espansione quale quella dei Conti di Savoia, e ancora in quella piccola ma orgogliosa e tenace come quella dei Marchesi di Saluzzo; nonostante la difficoltà di linguaggio, le differenze dei costumi, il proverbiale riserbo per le novità, in queste tre aree, nel corso di pochi decenni, il canto provenzale riuscì non solo a trovare occasioni o radici, ma persino a far attecchire tradizioni del tutto inedite ed inusuali nei luoghi. La nomea del marchese Bonifacio del Monferrato, grande protettore e mecenate, costituì un esempio di accoglienza per giullari e poeti migranti, che ricambiarono con l’’invenzione di una poesia cantata e musicata, a metà tra propaganda politica e vanto del sentimento amoroso, tra abbandono sensuale e nostalgia ‘guerriera’, tra folle avventura cavalleresca e rigorosa osservanza di un codice d’onore”. Poco alla volta, nomi di figure femminili, quali quelli di Beatrice di Monferrato, della Contessa di Piemonte o della Marchesa di Saluzzo, cominciarono a comparire come destinatarie dei canti, o comunque celebrate al loro interno, con sottolineature ripetute, per le sembianze e per la ‘cortesia’: da queste prime, leggiadre quanto delicate immagini della ‘dama di Piemonte‘, scrittori come Boccaccio o Petrarca trassero ispirazione per descrivere a loro volta le ‘gesta’ di nobili eroine. Nei loro percorsi in Piemonte, i provenzali portarono quello che era il loro repertorio poetico classico, con quello che vi era di sentimentale, di polemico, di provocatorio, di cortese e di ironico, di sublime e di volgare, rivisitandolo, alla luce di una diversa situazione politico-culturale e di una nuova stagione culturale.
Il libro, dopo una premessa relativa alle ‘corti’, raccoglie, presentandole per la prima volta in modo completo e organico, le composizioni per le dame d’origine ‘piemontese’, facendo emergere frammenti di temi, moduli e stili di una poesia senza frontiere.

Chocolat Cicolata Cioccolato e … Nocciole

Storia, storie, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

Nel secondo volume del Dictionnaire historique e biographique de la Suisse (Neuchatel, 1924) si legge, alla voce “Chocolat”, che il padre dell’industria cioccolatiera svizzera, François-Louis Cailler, trasse l’ispirazione per fondare la sua impresa da due italiani. In effetti Cailler, ebbe l’idea di fabbricare cioccolato in grande durante un soggiorno in Piemonte, attorno al 1818. Qui ebbe modo di vedere all’opera non soltanto i piccoli artigiani che lavoravano manualmente cacao e zucchero, ma anche già uno stabilimento industriale con qualche inizio di meccanizzazione. Non per caso Torino è sempre stata considerata la capitale europea del cioccolato e anche oggi, pur essendo gli svizzeri a farla da padroni in questo campo, la città ne rimane l’indiscussa capitale storica, mentre permangono in esercizio alcuni insediamenti produttivi di assoluta eccellenza. Pare che il primo a portare con sé una certa quantità di cacao in Piemonte sia stato, a metà ‘500, Emanuele Filiberto, al rientro nei suoi Stati dopo l’esilio. In breve l’uso della cioccolata si diffuse a Torino, dapprima sotto forma di bevanda. La “bavareisa”, antenata del “bicerin”, era già largamente consumata (quanto meno nei caffè e nelle famiglie abbienti) nel primo ‘700.

Una grande novità, destinata a rafforzare la supremazia di Torino e a gettare le basi di straordinari successi commerciali, risale agli anni napoleonici, quando i cioccolatieri torinesi, di fronte alla penuria di cacao (Napoleone e i suoi seguaci non si accontentavano di trafugare le opere d’arte) iniziarono a mescolare con esso piccole quantità di polvere di nocciole. Il pubblico apprezzò la miscela, economica e squisita, premiando i produttori con consumi sostenuti. Il primo a produrre il nuovo cioccolato a livello industriale fu, negli anni venti dell’800, Michele Prochet: in società con Caffarel (entrambi appartenevano a famiglie del Pinerolese dal quale più tardi sarebbe giunto a Torino per fabbricare cioccolato anche Talmone) diede vita al “Gianduja”, mille volte imitato, ma mai eguagliato fuori dal Piemonte.

Il nocciolo aveva precedentemente avuto in terra subalpina un’importanza marginale rispetto ad altri alberi da frutto, come il castagno, in primis, e il noce. In breve tempo esso si trasformò per il Piemonte (habitat di cultivar capaci di dare, ancor prima che l’intervento degli agronomi ne migliorasse ulteriormente le caratteristiche, un prodotto di sapore e resa eccezionali) in una sorta di gallina dalle uova d’oro. A qualcuno sembrò naturale, poiché, da sempre, al legno del nocciolo ed ai suoi semi e frutti, si accompagnavano leggende e credenze che gli conferivano un’aura di beneaugurante magia e mistero. Non per caso col legno di questa pianta erano preferibilmente fatte anche le bacchette divinatorie utilizzate per cercare acqua, miniere, oro o tesori nascosti. Originario probabilmente dell’Asia Minore, il nocciolo (o còrilo, o avellano, traendo nome dalla città campana di Avella, dove si coltivava in tempi remoti) era già noto agli antichi romani, che usavano donare i suoi rami fruttiferi quale augurio di felicità. Per i popoli germanici la nocciola era simbolo di fecondità, tanto che sappiamo di matrimoni nel corso dei quali i partecipanti gridavano “nocciole, nocciole” agli sposi; tre giorni dopo la moglie avrebbe distribuito a tutti alcuni di questi frutti, segno che il matrimonio era stato consumato. Ma l’uso della nocciola quale simbolo di fertilità ricorre in molti altri luoghi. In Normandia, durante il medioevo si usava, ad esempio, dare alle vacche tre colpi con una bacchetta di nocciolo per propiziare un’abbondante produzione di latte.
La nocciola (avellana) è anche una figura dell’araldica, chiamata a rappresentare amore segreto o virtù nascoste, ad eccezione della croce avellana (fatta di quattro nocciole) che campeggia sopra il globo imperiale: in cui principalmente si deve leggere l’usuale auspicio di fertilità e benessere.

Un benessere di cui per tanti corilicoltori piemontesi i noccioli non sono stati avari. Oggi in Piemonte si contano circa ventimila ettari di terreno coltivati a nocciolo (con un fortissimo incremento negli ultimi dieci anni). Le aziende impegnate sono ben oltre 3000, con forte concentrazione nelle Langhe che producono, complessivamente, oltre 240.000 quintali di frutti caratterizzati da profumo, sapore e, in generale, qualità senza concorrenti. Un’altissima percentuale dell’intera produzione è certificata Igp, costituendo una delle ricchezze tipiche della regione.
gmn

Per la storia recente di produzione cioccolato con le nocciole cfr. Renata Allìo, Cioccolatieri senza cacao. Note sui problemi dell’industria dolciaria torinese nel 1946, in “Studi Piemontesi”, giugno 2002, vol. XXXI, fasc. 1.

Lo Stemmario dei comuni piemontesi

Mercoledì 15 giugno, alle 17

al Consiglio regionale del Piemonte

Palazzo Lascaris, Sala Viglione, Via Alfieri 15, Torino

presentazione dello

Stemmario civico piemontese

 stemmario

Intervengono:

Paolo Edoardo Fiora di Centocroci, Lo stemma: tramite degli ideali di una libera comunità

Marco Albera, Fra storia e fantasia: le origini dei nomi dei comuni;

Fabrizio Antonielli d’Oulx, Castelli, alberi, balene… gli stemmi parlanti dei Comuni Piemontesi

Gustavo Mola di Nomaglio, Evocazione di un legame antico: Sovrani, feudalità e Comuni nell’araldica civica contemporanea

E’ NECESSARIO PRENOTARSI al tel. 011/5757606 o alla mail pubblicazioni.biblioteca@cr.piemonte.it

Scarica l’invito

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Liguria e Regno di Sardegna – convegno a Palazzo Lascaris

A duecento anni dall’unione tra Liguria e Regno di Sardegna sancita dal Congresso di Vienna, il Centro Studi Piemontesi organizza, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte, un incontro di studi, che si terrà lunedì 5 ottobre, a partire dalle ore 10 del mattino, nell’Aula consiliare di Palazzo Lascaris, via Alfieri 15:

Verso la “più grande Italia”

Liguria e Regno di Sardegna

uniti dopo il Congresso di Vienna

 

5 ottobre convegno

 

Caduto Napoleone, le potenze europee, si riunirono a Vienna (1814-1815) e tentarono di ristabilire, per quanto ancora possibile, gli assetti anteriori. Ebbe così inizio l’epoca della Restaurazione, oggi al centro, sul piano internazionale, di rivisitazioni storiografiche che non ammettono più la vulgata, sin qui imposta, incondizionatamente negativa. Nel Congresso di Vienna, si decise il rafforzamento, tornata Casa Savoia sul proprio trono, del Regno di Sardegna, attraverso l’unione ad esso di Genova e del “Genovesato”. Alcuni lungimiranti contemporanei preconizzarono che, sotto la guida sabauda, tale unione potesse esercitare una potente influenza sui futuri assetti italiani.

Scarica il programma del convegno con tutti gli interventi

L’ ingresso libero fino ad esaurimento posti ma è necessario dare conferma della partecipazione telefonando  ai numeri 011 5757 357 – 807 – 011/537486 o inviando una mail a rel.esterne@cr.piemonte.it –  info@studipiemontesi.it

 Il convegno  verrà trasmesso in diretta streaming su www.crpiemonte.tv