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Cirio, le conserve più famose del mondo

Storia, storie, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

È cominciata in via Borgo Dora nel 1856
l’avventura straordinaria del piemontese Francesco Cirio, di Nizza Monferrato
Le conserve e i pelati più famosi nel mondo

As nature creates, Cirio preserves*
dallo slogan di una celebre campagna pubblicitaria internazionale della Cirio

Il 9 gennaio del 1900 moriva a Roma Francesco Cirio. A Torino lo ricorda e ne tramanda il volto una targa murata in Piazza della Repubblica 24. Il suo nome fu ed è sinonimo di industria conserviera. I contemporanei lo definivano «l’italiano più famoso del mondo». Era, perciò, anche il più famoso piemontese e torinese. Nacque a Nizza Monferrato il 25 dicembre 1836. Il padre era un piccolo commerciante con alle spalle qualche sfortunata iniziativa nel commercio delle granaglie. Che Cirio fosse piemontese – e che sia stato a lungo cittadino di Torino – dovrebbe essere arcinoto: ne hanno parlato i giornali, lo riferiscono le enciclopedie e numerosi autori. Eppure basta un rapido sondaggio per notare che molti continuano ad associarlo a Napoli e al meridione d’Italia, dove egli sviluppò grandiose imprese industriali ed agrarie, tuttora universalmente note e, superate burrascose vicissitudini, prospere.

Lavorando duramente sin da bambino per aiutare la famiglia, in difficoltà economiche, Cirio non poté studiare e, per questo vari biografi lo definiscono un semi analfabeta. In realtà fu un autodidatta di eccezionali capacità. Sterratore nella Cittadella di Alessandria, manovale a Genova, garzone in un pastificio di Torino, fissò la propria dimora nella capitale sabauda nel 1850. Dal 1847 commerciava ortaggi tra Nizza Monferrato e Fenestrelle, avendo quale mezzo di trasporto solo le proprie gambe. A Torino comprava pomodori e ortaggi a Porta Palazzo e li rivendeva in altre zone. Nei ritagli di tempo confezionava per conto terzi ceste destinate a Nizza Mare. A sera scaricava vagoni di frutta e verdura. Proprio Nizza Mare, ancora “piemontese”, e poi Parigi, furono sede di suoi commerci di una certa consistenza. Messo da parte un piccolo capitale, nel 1856 aprì a Torino, in via Borgo Dora 24, una fabbrica di conserve.

Già i Lancia, prima delle loro avventure nel mondo dell’automobile, di qui si erano affermati in campo conserviero in Europa. Cirio, partendo dalle loro intuizioni, inventò nuovi metodi di conservazione (sostenendo nel 1869 controversie contro Luigi Dompé, che accampava diritti di priorità di cui non fu riconosciuto il fondamento). In breve fondò uno stabilimento di contenitori capaci di conservare inalterati ortaggi freschi, carni, caffè ed altri alimenti che le sue aziende inscatolavano a ritmi sempre più vertiginosi, spedendoli in tutto il mondo.

Fu anticipatore ed iniziatore della bonifica dell’agro romano, mise a coltura intensiva nel sud Italia migliaia di ettari di terre in completo abbandono, promosse lo sviluppo della rete ferroviaria, procurò lavoro e benessere a tanti italiani, offrendo loro un’alternativa all’emigrazione. Il successo fu tale da procurargli l’accusa di essere un vero monopolista. Le sue aziende italiane producevano ed esportavano, in effetti, ogni anno migliaia di vagoni in più rispetto a tutte le altre concorrenti messe insieme, milioni e milioni di scatole partivano in ogni direzione. Anche con esse il nome di Torino, prima di quello di Napoli, ha attraversato, associato a quello di Cirio, il mondo.

Gustavo Mola di Nomaglio