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Corsari sabaudi

Storia, storie, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

“non alle brezze del Mediterraneo ma ai gelati venti alpini, all’ombra dei ghiacciai del Monte Bianco”

Corsari sabaudi

La marina sabauda nacque, ripetendo una suggestiva frase di Napoleone Albini (posta in apertura di uno studio sulla marineria savoiarda ai tempi di Emanuele Filiberto) «non alle brezze del Mediterraneo ma ai gelati venti alpini, all’ombra dei ghiacciai del Monte Bianco». I legni militari sabaudi fecero, infatti, le prime prove, non sul mare ma navigando, nel medioevo, sul Rodano e sul lago Lemano, ora per difendere i domini sabaudi, ora per sostenere l’azione offensiva delle truppe di terra fedeli ai conti di Savoia. Per assicurarsi la supremazia navale i conti adottarono una strategia ingegnosa. Chiamarono a Villeneuve, nei pressi di Chillon alcuni tra i migliori costruttori genovesi, capaci di realizzare imbarcazioni ben più solide e veloci dei battelli, opera di artigiani e carpentieri locali, che sino a quel momento avevano solcato le acque del lago.

Ancor prima di possedere uno sbocco costiero i sovrani sabaudi corsero il mare in cerca di gloria e d’avventura. Tra le imprese più antiche può esserne ricordata una del Conte Verde che, nel 1366, prese a nolo galere e navi da guerra veneziane e genovesi e fece vela, unico tra i principi cristiani, verso il Levante, in soccorso dell’Impero d’Oriente, minacciato da Bulgari e Turchi. Con la dedizione di Nizza del 1388 i Savoia si affacciarono stabilmente sul Mediterraneo e iniziarono ad accarezzare nuovi progetti d’espansione che non potevano prescindere dalla creazione di una marina militare. Nei tempi più remoti tuttavia la bandiera sabauda fu rappresentata sui mari soprattutto da navi «armate in corsa», possedute, cioè, da privati armatori cui era delegato, con l’appoggio dello Stato, il ruolo di «correre» il mare in tutte le direzioni a caccia di navi nemiche.

Le più antiche «patenti di corsa» di cui resta memoria risalgono all’inizio del secolo XVI. Sin dal loro apparire sulla scena della storia i corsari sabaudi furono temuti in tutto il Mediterraneo e dimostrarono d’essere capaci di far rispettare l’emblema dei propri sovrani dalle marinerie delle altre nazioni ed anche dai pirati barbareschi e dai musulmani che imperversavano con ferocia lungo le nostre coste, rapinando paesi e rapendo cristiani, su terra o per mare, onde renderli schiavi e soprattutto per richiederne il riscatto (grazie alle compagnie, associazioni e confraternite fondate per raccogliere le ingenti somme necessarie, decine di migliaia di cristiani poterono essere riscattati e fare ritorno nelle loro patrie ma di molti si perse purtroppo ogni traccia).

L’utilizzo dei corsari fu generalmente accettato, grazie all’esistenza di regole comportamentali che, pur non mancando notizia di abusi, venivano complessivamente rispettate. Nette erano le differenze tra corsari e pirati: i primi facevano guerra e “man bassa” soltanto contro il commercio di nazioni nemiche, i secondi non rispettavano nessuna bandiera e mettevano in atto ogni sorta di violenza.
L’epopea della guerra di corsa sabauda ebbe in ogni tempo i suoi eroi. Nel ‘500 fu mitica la figura del corsaro nizzardo Giovanni Moretto, che conquistò enormi prede e mise a segno beffe leggendarie e imprese coraggiose a danno dei francesi e dei musulmani, ad un certo momento loro alleati.

Durante la guerra contro la Francia rivoluzionaria si resero celebri per le loro battaglie nel golfo di Genova altri due nizzardi, il conte Gaetano De May ed il conte Ermenegildo Torrini di Fogasierras, che si opposero ad oltranza, anche quando tutto era ormai perduto, agli invasori. Nella seconda metà del ‘700 contro la guerra di corsa si scatenarono polemiche in tutt’Europa ma nello Stato sabaudo si levarono molte voci in sua difesa, e tra queste quella dello storico e giurista Domenico Alberto Azuni, che ritenne degni di biasimo i detrattori dei corsari e di elogio questi ultimi, che nella guerra di corsa mettevano generosamente a repentaglio i loro beni e la loro vita.
Solo col congresso di Parigi del 1856 si giunse, con l’adesione di quasi tutti gli Stati, compreso il Regno di Sardegna, ad un accordo internazionale che, decretando la fine dell’epoca dei corsari, pose fine, in tempi assai più recenti di quanto comunemente si pensi, anche all’epopea dei corsari sabaudi.

GMN

Per un approfondimento v. anche: La bandiera di Savoia sul mare, in “Studi Piemontesi”, vol. XXX, (2001), 2, pp. 397-415.

14 marzo 1820: nasce il futuro Re d’Italia

Il passaggio della Corona sabauda dal ramo primogenito di Casa Savoia ai Savoia-Carignano non fu l’esito di meri automatismi successori. Precise strategie e decise pressioni furono fatte da parte dell’Impero affinché la titolarità del Regno di Sardegna, al pari dei diritti sul trono d’Inghilterra, toccassero alla figlia primogenita di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria, Beatrice, che aveva sposato nel 1812 il proprio zio materno, Francesco IV, duca di Modena e Reggio.

Se Vittorio Emanuele I e, dopo di lui, Carlo Felice non si fossero rifiutati di abolire la legge salica, nella forma che riservava la corona ai discendenti maschi in linea di primogenitura, i Savoia sarebbero, per così dire, usciti di scena o, quanto meno, il loro nome e rappresentanti sarebbero divenuti secondari attori sul palcoscenico della politica europea.

Gli ultimi rappresentanti del ramo primogenito, conservando in vigore la legge salica – pur non senza opposizioni e con qualche titubanza – non assicurarono soltanto la continuità del proprio nome al vertice degli Stati sabaudi, ma fecero un passo destinato ad avere una straordinaria portata non solo per il futuro assetto dell’Italia, ma anche dell’Europa intera. Grazie al rispetto della legge dinastica seguita sin dal più remoto medioevo, Vittorio Emanuele II divenne Re di Sardegna e poté guidare, con forza e carisma unici, il movimento che portò all’unificazione italiana, oggi rinnegata da “revisionisti” di varie specie, ma voluta dagli Italiani che parteciparono all’epopea unitaria, che avevano molti e validi motivi di dolersi dell’invadenza straniera. Vittorio riuscì a riunire attorno al progetto unitario sabaudo anche forze e spinte che apparivano inconciliabili tra loro. Sotto la guida del Re In pochi anni l’Italia unita fece passi da gigante, raggiungendo già nel 1876, nonostante enormi investimenti strutturali e infrastrutturali, il pareggio di bilancio.

Vittorio Emanuele II fu, senza retorica e documentabilmente, amatissimo dai suoi popoli: piaccia o no dall’estremo Nord all’estremo Sud.

Cavalli per Sua Maestà dalla Sardegna al continente

Lunedì 1° aprile 2019 ore 18

conferenza di

Elisabetta Deriu

Université de Paris-Est Créteil

“In nave per conto di Sua Maestà”

L’invio di cavalli per il servizio del Regno di Sardegna tra l’Isola e il Continente (XVIII-XIX secolo)

Tra il XVIII e il XIX secolo, la Sardegna è al cuore degli scambi che permettono ai Savoia di ottenere i cavalli necessari al loro servizio, per le attività militari, l’allevamento e il dono. Grazie ai decreti, carteggi, mémoires, e resoconti custoditi nel fondo Segreteria di Stato e di Guerra dell’Archivio di Stato di Cagliari è possibile studiare i preparativi e i percorsi dei preziosi quadrupedi che, provenienti da vari paesi, percorrono le vie di terra e di mare che separano l’Isola dal Continente.

La conferenza può essere seguita sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

Anna Maria d’Orléans, prima Regina di Casa Savoia

Lunedì 5 marzo 2018 ore 18

primo appuntamento dei Colloqui del Lunedì

Andrea Merlotti

Centro studi delle Residenze Reali Sabaude

Anna Maria d’Orléans

Regina di Sardegna Duchessa di Savoia

Per la ristampa del volume di

Maria Teresa Reineri

edizioni del Centro Studi Piemontesi 2017

Interverrà l’Autrice

La vicenda privata e il ruolo pubblico di Anna Maria d’Orléans, prima Regina di Casa Savoia, durante l’intera sua esistenza: la nascita a Saint-Cloud il 27 agosto 1669, la drammatica morte della madre, il matrimonio nel 1684 con Vittorio Amedeo II di Savoia imposto dallo zio Luigi XIV per garantirsi il controllo del Piemonte, la vita a Torino come duchessa, sposa e madre. Gli avvenimenti drammatici che, sconvolgendo l’Europa tra il finire del Seicento e i primi anni del Settecento, portarono Anna a salire prima sul trono di Sicilia, poi su quello di Sardegna.

La biografia di Maria Teresa Reineri si basa su documenti d’archivio, reperiti a Torino, Parigi e Genova, sulle notizie tratte dai memorialisti e dai giornali francesi dell’epoca e sulla corrispondenza privata. La lettura fedele mette in luce l’infelicità di un amore coniugale non corrisposto, la dignità con cui Anna interpretò il ruolo di duchessa e di regina, la tenerezza materna verso i figli, le tante lacrime versate per le loro scomparse. Il racconto l’accompagna fino alla morte, avvenuta a Torino il 26 agosto 1728, e alla sepoltura nella Reale Basilica di Superga.

Il volume, esaurito da tempo, è stato ristampato a dicembre 2017 (Pp. 697, ill. in b. e n. e a colori. ISBN 978-88-8262-270-1. Prezzo di copertina € 29)

Sul nostro canale YouTube l’intervista all’autrice, Maria Teresa Reineri

Il potere dei Savoia – V convegno dei Sabaudian Studies

Il 29, 30 e 31 maggio si terrà il V convegno internazionale dei Sabaudian Studies, dedicato al tema 

Il Potere dei Savoia

Regalità e sovranità

in una monarchia composita

Il convegno, organizzato da La Venaria Reale, in collaborazione con ABNUT-Amici della biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e Centro Studi Piemontesi, si tiene il 29 e 30 maggio alla Reggia di Venaria e il 31 maggio all’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

Scarica il programma con tutti gli interventi

Per secoli i sovrani sabaudi – conti, duchi e, infine, re – dominarono un insieme di territori molto diversi fra loro per caratteristiche linguistiche, geografiche, culturali, economiche e politiche.
Fra Medioevo ed Età Moderna gli Stati sabaudi si configurarono come una «monarchia composita», formalmente parte del Sacro Romano Impero. Fra Sette ed Ottocento essi assunsero un carattere via via più unitario e centralizzato, ma fu solo con il regno di Carlo Alberto che divennero una vera e propria monarchia nazionale. Si aprì, allora, quella vicenda risorgimentale, che portò nel 1861 alla nascita del Regno d’Italia. Il V convegno internazionale dei Sabaudian Studies intende, quindi, essere una riflessione sulle forme della sovranità e della regalità della dinastia dal XV al XIX secolo, ponendosi in dialogo sia con la mostra “Dalle regge d’Italia. Tesori e simboli della regalità sabauda”, in corso presso la Reggia di Venaria (che affronta gli anni in cui i Savoia furono re d’Italia), sia con gli studi che nell’ultimo ventennio hanno profondamente rinnovato la storiografia su questi spazi

Liguria e Regno di Sardegna – convegno a Palazzo Lascaris

A duecento anni dall’unione tra Liguria e Regno di Sardegna sancita dal Congresso di Vienna, il Centro Studi Piemontesi organizza, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte, un incontro di studi, che si terrà lunedì 5 ottobre, a partire dalle ore 10 del mattino, nell’Aula consiliare di Palazzo Lascaris, via Alfieri 15:

Verso la “più grande Italia”

Liguria e Regno di Sardegna

uniti dopo il Congresso di Vienna

 

5 ottobre convegno

 

Caduto Napoleone, le potenze europee, si riunirono a Vienna (1814-1815) e tentarono di ristabilire, per quanto ancora possibile, gli assetti anteriori. Ebbe così inizio l’epoca della Restaurazione, oggi al centro, sul piano internazionale, di rivisitazioni storiografiche che non ammettono più la vulgata, sin qui imposta, incondizionatamente negativa. Nel Congresso di Vienna, si decise il rafforzamento, tornata Casa Savoia sul proprio trono, del Regno di Sardegna, attraverso l’unione ad esso di Genova e del “Genovesato”. Alcuni lungimiranti contemporanei preconizzarono che, sotto la guida sabauda, tale unione potesse esercitare una potente influenza sui futuri assetti italiani.

Scarica il programma del convegno con tutti gli interventi

L’ ingresso libero fino ad esaurimento posti ma è necessario dare conferma della partecipazione telefonando  ai numeri 011 5757 357 – 807 – 011/537486 o inviando una mail a rel.esterne@cr.piemonte.it –  info@studipiemontesi.it

 Il convegno  verrà trasmesso in diretta streaming su www.crpiemonte.tv

 

Il genio delle finanze di Napoleone

Lunedì 20 aprile, alle ore 18, per i Colloqui del Lunedì, conferenza di Paolo Cirri su

Il novarese Giuseppe Prina (1766-1814)

Il genio delle finanze di Napoleone

 Giuseppe Prina

Paolo Cirri, Presidente della Società Storica Novarese, si propone di scalfire attraverso una accurata ricostruzione dei fatti la damnatio memoriae durata duecento anni inflitta al novarese “Giuseppe Prina (1766-1814), valente ministro dell’età napoleonica, divenuto proverbiale non tanto per l’illuminata capacità di governo delle finanze pubbliche, quanto per l’efferatezza della sua condanna a morte seguita dallo scempio delle spoglie e dalla deliberata cancellazione d’ogni ricordo materiale. Studioso di storia patria e cultore delle memorie novaresi, l’Autore riporta in luce l’acume e la solerzia dell’uomo integerrimo e colto, che, trentenne appena, fu capace di «rimediare al dissesto finanziario» del Regno di Sardegna sconfitto dalla Francia rivoluzionaria, mediante una rigida e impopolare politica di esazione fiscale, proseguendo poi, nel nuovo corso determinato dagli eventi, l’impegno di amministratore pubblico e risanatore di bilanci….”. [Dalla recensione di Rosanna Roccia, in “Studi Piemontesi”, 2, 2014]