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palazzo birago di borgaro

Una dimora juvarriana per la Camera di commercio di Torino

L’elegante volume illustrato, si apre con un inquadramento storico del prestigioso ente che vi si è insediato, la Camera di commercio di Torino, a cura di Michele Rosboch e Andrea Pennini. Lo studio di Elena Gianasso, esito di aggiornate indagini archivistiche nonché sintesi e valutazione delle più autorevoli risultanze bibliografiche, costituisce un contributo di grande rilievo non solo, come è ovvio per Palazzo Birago di Borgaro ma anche per la storia architettonica di Torino in generale, ricco di nuove valutazioni, intuizioni e acquisizioni che ne fanno un punto di riferimento per le indagini future. Anche se non mancavano specifici studi a livello architettonico o storico- genealogico sul palazzo, come pure sul suo committente e sulla sua interessantissima casata (universalmente riconosciuta come una delle principali famiglie storiche italiane) un lavoro complessivo e – necessariamente – riassuntivo era da tempo atteso e auspicato dalla comunità accademica, dagli studiosi della storia urbana, economica e sociale – non solo torinese o piemontese -, come pure dai cultori degli studi storico-genealogici e araldici o dai semplici appassionati o curiosi della storia sabauda e delle sue eredità. Eredità sempre più preziose, non soltanto con lo sguardo rivolto all’indietro, ma ancor più guardando al futuro di Torino, per l’interesse che suscitano a livello internazionale e per la capacità di attrazione nei confronti di un turismo colto e raffinato, destinato a divenire, nei contesti economici che sembrano potersi delineare, una risorsa sempre meno marginale, anzi, irrinunciabile. Gli avi dei Birago di Vische e di Borgaro, come documenta il saggio di Gustavo Mola di Nomaglio (basato non solo su vaste indagini bibliografiche ma anche su ricerche in seno a raccolte di carte ed archivi privati) ebbero sin dal medioevo grande importanza nella storia lombarda. Dal XV secolo e specialmente nel XVI un ramo della famiglia primeggiò in Francia. Alcuni suoi rappresentanti guidarono in nome del Re francese l’occupazione del Piemonte a danno di Casa Savoia. Compare così nella Torino cinquecentesca Renato Birago (il cui nome fu anche francesizzato nella forma René de Birague) destinato a divenire in Piemonte il massimo rappresentante del potere oltralpino nelle terre subalpine. Oggi in città ne è ancora vivo il ricordo anche per essere stato il primo proprietario del castello del Valentino. Ma la storia architettonica torinese è da antica data scandita da altre significative presenze che si affiancano a quella, che su tutte emerge, di Palazzo Birago di Borgaro. Mola di Nomaglio si sofferma anche su alcuni, forse insolubili, misteri che si ricollegano alla serie di palazzi appartenenti al ramo primogenito della famiglia in via Vanchiglia, dai sotterranei dai quali si raggiungeva da una parte il Po, dall’altra Palazzo Madama.

Nell’antico regime rivestiva, per molti aspetti, notevole rilevanza l’appartenenza ad Ordini cavallereschi. I Birago, come riassume Tomaso Ricardi di Netro nell’ultimo contributo del volume, furono insigniti dei più importanti Ordini in assoluto, inclusi quelli supremi di Francia e di Savoia. Che la Camera di commercio di Torino, da sempre lungimirante promotrice di sviluppo e innovazione abbia a suo tempo (sotto la presidenza di Giuseppe Pichetto) salvato un gioiello architettonico della città acquisendo con opera meritoria il palazzo che fu dei Birago Alfieri di Borgaro e oggi ne affidi alle pagine di questo libro la memoria storica e artistica è un atto di fiducia verso le nuove generazioni e contributo all’identità, alla conoscenza, alla bellezza di Torino e del Piemonte. Ideali e missione iscritti negli atti fondativi del Centro Studi Piemontesi, sempre perseguiti nei suoi cinquant’anni di attività scientifica e editoriale.
Il volume è stato pubblicato con il concorso e la collaborazione della Camera di commercio di Torino sotto la presidenza di Vincenzo Ilotte oggi passata a Dario Gallina.

Il Palazzo (in via Carlo Alberto 16), edificio realizzato da Filippo Juvarra nel 1716/1717 per Augusto Renato Birago di Borgaro, generalissimo delle armate del Regno di Sardegna e cavaliere della Santissima Annunziata, è sin dalla sua costruzione considerato a livello internazionale il più elegante e prestigioso palazzo privato di Torino. Ciò nonostante mancava sino ad oggi una monografia ad esso specificatamente dedicata, ad un tempo storica, architettonica ed artistica, come d’uso quando si scrive la storia di un palazzo. Questa lacuna risaltava in modo particolare soprattutto se si confrontava palazzo Birago di Borgaro con altri storici edifici torinesi trasformatisi in progresso di tempo da dimore famigliari a sedi istituzionali, come, per citare solo qualche esempio, i palazzi Lascaris di Ventimiglia, Valperga, Galleani di Barbaresco, Vallesa di Martiniana e Turinetti di Pertengo, divenuti il cuore pulsante di enti pubblici, banche o di importanti aziende.
Il volume, Palazzo Birago di Borgaro. Una dimora juvarriana per la Camera di commercio di Torino (a cura di Elena Gianasso, Albina Malerba, Gustavo Mola di Nomaglio, fotografie di Paolo Siccardi. ISBN 978-88-8262-289-3) pubblicato nell’anno juvarriano dal Centro Studi Piemontesi con la collaborazione della Camera di Commercio industria artigianato e agricoltura di Torino, viene a colmare questa lacuna.

Le foto, tratte dal volume, sono di Paolo Siccardi