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l’impresa è compiuta!

L’impresa è compiuta!
Tutti pubblicati i 12 volumi
dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio
a cura di Georges Virlogeux

L’impresa è compiuta! Con l’uscita del volume XII, è stato completato l’Epistolario di Massimo d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798-15 gennaio 1866), curato da Georges Virlogeux per le edizioni del Centro Studi Piemontesi. “12 grandi volumi di complessive 7165 pagine, 608 delle quali di Introduzioni del curatore […] 4704 lettere di Massimo e 2166 lettere di corrispondenti suoi […] i destinatari sono circa 600” (come scrive Rosanna Roccia in un ampio saggio in corso di pubblicazione per il numero del cinquantenario di “Studi Piemontesi”, giugno 2021). Le prime lettere nel volume I (pubblicato nel 1987) sono del 1819, l’ultima nel volume XI (2020) è dell’XI gennaio 1866.

Un giovane Massimo d’Azeglio pittore

Nell’Introduzione al volume XII Supplementi (finito di stampare il 15 gennaio 2021, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio) e in distribuzione in questi giorni, così scrive il curatore Georges Virlogeux:
«E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi »

Sono raccolte nel volume XII le 108 lettere di nuova acquisizione giunte a disposizione dopo la pubblicazione dei volumi di pertinenza. E anche talvolta se già pubblicate ma in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987.
Tra gli inediti rilevanti presenti nel vol. XII, le 19 lettere inedite a Louis Geofroy, reperite sul mercato antiquario, ove fu trovato fortuitamente dallo storico parigino Antoine Lefébure un esemplare a stampa delle lettere a Eugène Rendu, L’Italie de 1847 à 1865, tra le cui pagine furono intercalate e incollate, forse dallo stesso destinatario, ben 19 autografi di lettere dell’Azeglio al giornalista e diplomatico francese Louis Geofroy corrispondente della “Revue des Deux Mondes”. Dall’acquirente questo volume “truffé” è stato donato al curatore che a sua volta lo ha donato al Centro Studi Piemontesi e oggi fa parte dell’Archivio Istituzionale. «

Quest’importante gruppo di lettere, scritte in francese tra il 1847 e il 1858 con una vivacità di stile davvero stupenda, e che offrono dettagliate e gustose cronache dell’attualità politica di quegli anni, è confluito interamente in questo volume di Supplementi. Fino ad oggi avevamo soltanto a disposizione le undici lettere di Geofroy della Raccolta azegliana di Roma. L’insieme costituisce un importante carteggio illustrativo delle relazioni giornalistiche tra Francia, Piemonte e Italia nonché del contributo specifico della “Revue des Deux Mondes”. Vi sono inoltre 26 lettere all’incisore Paolo Toschi.
In Appendice il volume XII pubblica, oltre ai consueti Indici, anche un indice dei nomi di persona e di luogo degli Scritti e discorsi politici (pubblicata da Marcus De Rubris nel 1931-1938) a cura di Laura Guidobaldi.

L’edizione dell’epistolario azegliano così compiuta pone fine alla diaspora della corrispondenza di Massimo d’Azeglio. A opera ultimata, la conoscenza dell’azione e del pensiero dello Statista ne esce più completa e corretta. La personalità dell’Azeglio (politico, uomo di mondo, scrittore, pittore, viaggiatore) ne risulta incontestabilmente approfondita, illustrata anche negli aspetti più sottilmente e psicologicamente legati all’uomo tout court.
I dodici volumi fanno piena luce sull’ampio giro di relazioni che l’Azeglio intrattenne con corrispondenti vari, con amici e con familiari. Anche i contorni esatti dell’uomo reale si compongono in una fisionomia più varia e sfaccettata. I suoi giudizi privati, le sue idiosincrasie, i suoi mutamenti d’umore, l’espressione spontanea dei suoi sentimenti sono stati infatti molte volte devotamente o cautamente edulcorati da zelanti curatori, affinché l’immagine del “cavaliere della prima passione nazionale” si discostasse il meno possibile dal modello dell’agiografia risorgimentale.

Dal volume IV l’Epistolario è stato pubblicato grazie al sostegno fondamentale della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”.

L’Opera completa
I (1819-1840). Pagg. LXXXVIII-533 (1987).
II (1841-1845). Pagg. XXVII-480 (1989).
III (1846-1847). Pagg. XXIX-601 (1992).
IV (1° gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg. XLI-441 (1998).
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg. LI-551 (2002).
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg. XLVII-591 (2007).
VII (19 settembre 1851 – 4 novembre 1852). Pagg. LVIII-492 (2010).
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg. LVI-590 (2013).
IX (2 gennaio 1857 – 27 dicembre 1859). Pagg. LVIII-526 (2016).
X (2 gennaio 1860 – 31 dicembre 1863). Pagg. LXVIII-810 (2019).
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg. LVI-556 (2020).
XII (Supplementi). Pagg. XXIX-386 (2021).

Georges Virlogeux con Gilles Pecout, Franz Stolberg, Giuliano Gasca Queirazza
all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, il 22 gennaio 2008

Il Curatore

Georges Virlogeux professore onorario di letteratura e civiltà italiane nell’Università di Aix-en-Provence. Ha pubblicato vari saggi di argomento ottocentesco e d’ecdotica dei carteggi in riviste francesi e italiane come la “Revue des études italiennes” (Paris), la “Revue d’études romanes” (Aix-en-Provence), “Rassegna storica del Risorgimento” (Roma), “Studi Piemontesi” (Torino), “Annali manzoniani” (Milano) o in Atti di convegni di studi internazionali (Aix-en- Provence) 1981, 1983, 1984, 1985, 1987, 1989; San Salvatore Monferrato 1983; Nantes 1984; Saluzzo 1990; Lecco 1990; Marsala 2011; Roma 2013; Cagliari 1992; Stresa 1993, Torino 1998, 2010, 2011, 2017; Parigi 2010, 2017, 2018.

Finestra della casa di Provenza dove Georges Virlogeux ha curato l’edizione dei 12 volumi dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio

Il suo maggior contributo è la raccolta, la cura e la pubblicazione, dei dodici volumi, dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, per le edizioni del Centro Studi Piemontesi di Torino. È membro del Comitato Scientifico per l’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni, Socio Corrispondente della Deputazione Subalpina di Storia Patria, Membro del Comitato Scientifico della rivista «Studi Piemontesi». Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

15 gennaio, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio

MASSIMO D’AZEGLIO
(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)
EPISTOLARIO (1819-1866)
a cura di
GEORGES VIRLOGEUX

Oggi 15 gennaio ricorre il 155° anniversario della morte a Torino di Massimo d’Azeglio.
Lo ricordiamo annunciando l’uscita imminente dell’ultimo volume dell’Epistolario: il volume XII (Supplementi), curato come tutti gli altri da Georges Virlogeux.


“Sono raccolte nel presente volume le lettere di nuova acquisizione giunte in nostre mani dopo la pubblicazione dei volumi in cui avrebbero dovuto figurare. E anche talvolta quelle già pubblicate in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987, nel quale ricordavamo, sicuri di potervi concordare, quanto aveva scritto Michele Barbi a Plinio Carli mentre curava l’epistolario di Foscolo: ‘Tanto è inutile che tu ti affanni: in lavori come questo, appena è uscito il primo volume bisogna cominciare a preparare l’appendice di aggiunte e correzioni da mettere in fondo all’ultimo’. Profezia avverata e promessa mantenuta! »….comincia così l’Introduzione al volume XII il curatore Georges Virlogeux. E chiude : «E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi.”.

Per Ij Sant/ Per Ognissanti

Nella ricorrenza di Ognissanti, Ij Sant, nella nostra tradizione, offriamo una piccola antologia di versi di poeti in piemontese, che con le loro parole possono accompagnarci in un momento di riflessione in questi tempi difficili.

RENZO GANDOLFO (1900-1987)


Mè rosari

N’àutr di…n’àutra neuit… e ‘l rosari a continua.
Di dij Mòrt…di dij Sant: pare e mare, e mi fieul.

Ma për Ti la coron-a l’era, Mare, un gran sercc
ëd misteri gaudios, doloros, che a finìo
ant ël Pater e ël Glòria, alfa e omega dla vita,

mentre ‘l mè l’é na stra spèrsa, van-a, ant la nebia
dova ij ier a son seugn e ij doman a son ombre…

e j’ancheuj as bilaucio.

Un altro giorno… un’altra notte… e il rosario continua. / Giorno dei Morti…giorno dei Santi:/ padre e madre, e io, figlio. / Ma per Te la corona del rosario era, Mamma, un grande cerchio/ di misteri gaudiosi, dolorosi, che finivano/ col Padre Nostro e col Gloria, alfa e omega della vita, / mentre il mio è una strada sperduta, vana, nella nebbia/ dove i giorni di ieri sono sogni e i domani sono ombre…/ e gli oggi si alternano.

MARIO ALBANO (1880-1963)

La castagna

…..O fruta nòstra san-a, montagnin-a,
t’arlegre ‘l cheur dij grand e dle masnà,
e an tute le famije, ai Sant, dòp sin-a

s’as prega për ij Mòrt, ti ‘t mache pa.
Mentre ch’it beuje drinta la ramin-a
it bërbòte un tò requiem, da stërmà.

… O frutto nostro sano, montanaro,/ rallegri il cuore dei grandi e dei bambini,/ e in tutte le famiglie, ai Santi, dopo cena/ se si prega per i Morti, tu non manchi./ Mentre ribolli dentro la pentola/ borbotti un tuo requiem, di nascosto.

PININ PACÒT (1899-1964)

Miserere

Miserere, Nosgnor, për tuti ij mòrt,
che a-j compagna toa gràssia për confòrt.
…..

Pietà pr’ij mòrt e ij viv, póver satìa
Ai pe ‘d toa glòria. Réchie, e così sia!

Miserere, o Signore, per tutti i morti, / che la tua grazia li accompagni a conforto. /…/ Pietà per i morti e i vivi, polvere trita / ai piedi della tua gloria. Requiem, e così sia!

NINO COSTA (1886-1945)

Grisantem

Ij grisantem: ste fior ëd sangh e d’òr,
ch’a smijo nostran-e e ‘n fond son forestere,
gentile se, ma ‘n pochetin severe
e ch’a-j dan a l’otonn l’ùltim tesòr,

veuj ch’i-i pòrto a brassà sle sepolture
….
nen mach dij nòstri…Oh! ‘nsima a la sporcissia
dla gent ch’as vend, ch’as compra e ch’ambaron-a,
bsògna quaidun ch’as drissa e ch’a përdon-a
për na pietà pì granda dla giustissia,


E se mai da la stra dij simiteri
l’é vnuje ‘ncontra a l’anima dla gent
na paròla, ‘n consej, n’avertiment…
sai pa…’n sospir surtì dal gran misteri,

ch’a sìa stavòlta për ij giovo e ij vej
na paròla d’amor: uman-a e onesta,
ch’an giuta a vince st’ùltima tempesta,
ch’an mostra a torna diventé fratej.

I grisantemi: questi fiori di sangue e d’oro, / che sembrano nostrani e in fondo sono forestieri, / gentili, sì, ma un pochino severi/ e che recano all’autunno l’ultimo tesoro, / voglio che li portiamo a fasci sulle sepolture/…/non solo dei nostri…Oh! Al di sopra della sporcizia/ della gente che si vende, che si compra e che accaparra, / c’è bisogno di qualcuno che si innalzi e che perdoni/ per una pietà più grande della giustizia,/…/ E se mai dalle strade dei cimiteri/ è venuta incontro all’anima della gente/ una parola, un consiglio, un avvertimento…/ non so …un sospiro uscito dal gran mistero, / sia questa volta per i giovani e i vecchi/ una parola d’amore: umana e onesta,/ che ci aiuti a vincere quest’ultima tempesta, che ci insegni a diventare di nuovo fratelli.

Il nido dell’Ornero nel Camposanto di Plaza San Francisco (Cordoba, Argentina)

CAMILLO BRERO (1926- 2018)

Përchè soa pas conòssa nen la neuit


Andoma, cé, mentre che ‘l sol n’ancanta,
travers ai pra, coma ant un mar dë stèile:
se tò gognin l’ha greve le parpèile
ti càntje ij cant dla nòstra tèra santa.

Pòrt-me con Ti drinta ai giardin già veuid
a cheuje j’ùltim grisantém pi bei,
che i veuj quaté l’Autar dij nòstri Vej
përchè soa pas conòssa nen la neuit.

Andiamo, nonno, mentre il sole ci incanta, / attraverso i prati, come in un mare di stelle:/ se il tuo piccolo ha le ciglia stanche/ tu cantagli i canti della nostra terra santa. / Portami con Te dentro ai giardini già vuoti/ a raccogliere gli ultimi bei crisantemi, / che voglio ricoprire l’Altare dei nostri Antenati/ perché la loro pace non conosca notte.

120 ANNI FA, IL 13 GIUGNO, NASCEVA RENZO GANDOLFO

Renzo Gandolfo (1900-1987)
“professore, critico, piemontesista”, “suscitatore di intraprese culturali” *

Albina Malerba

* Questo testo è stato parzialmente pubblicato sul numero speciale del “Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provinai di Cuneo, n.161, 2° semestre 2019, dedicato a I novant’anni della Società per gli Studi Storici di Cuneo. Protagonisti e storiografia, a cura di Emanuele Forzinetti. Le citazioni del sottotitolo sono da Giuliano Gasca Queirazza nell’articolo Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340; e nella Premessa alla silloge di studi, “tributo augurale di stima, di ammirazione e di amicizia”, Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di Gianrenzo P. Clivio e Riccardo Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1975, 2 voll. pp. XV-886.

La storia di una Istituzione si intreccia sovente con la storia di una persona, che a partire da un cuore intelligente abbia saputo raccogliere energie, stringerle insieme, indirizzarle ad uno scopo comune. Il Piemonte e la sua eredità di cultura còlta nel respiro europeo della sua vocazione più autentica, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo, la cui opera per il Piemonte non è scindibile dalla “sua” Ca dë Studi Piemontèis. Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900. Trasferitosi a Torino con la famiglia, si laurea nell’Ateneo torinese con Erminio Juvalta, discutendo una tesi che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale. Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Padri Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento nel 1961.

Renzo Gandolfo con Luigi Einaudi e Donna Ida

A Roma, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito da Giuseppe Pella, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica. Gandolfo che ne era l’anima e il regista ricoprì sempre soltanto la carica di Vice–Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella Prefazione al suo monumentale lavoro su Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza, ricordasse come “La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa di Roma” e indicasse in Gandolfo il committente e l’ispiratore: “A Renzo Gandolfo in particolare sento di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei pensieri e delle idee” (R. ROMEO, Cavour e il suo tempo (1810-1842), Bari, Laterza, 1971, vol. 1, p. XI).

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia (La Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, Torino, Comitato Nazionale per la Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, 1961, pp. XXXIX-685, 249 ill. in b. e n. 64 tavole a colori), ristabilendosi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese (Si vedano i titoli più significativi nella Nota bibliografica, premessa al volumetto R. GANDOLFO, Conoscenza citato più sotto, pp.13-18).

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’ “esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea. È il 1969. Su queste premesse, alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. “Gandolfo -scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: […] Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta” (L. FIRPO, Ricordo di Renzo Gandolfo, “Studi Piemontesi”, XVI, 2 (1987); poi pubblicato in un volumetto fuori commercio, Ricordo di Renzo Gandolfo, insieme ai contributi di ANGELO DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro, e di GIOVANNI TESIO, Renzo Gandolfo saggista e poeta, pronunciati nel corso della commemorazione tenuta il 27 aprile 1987 nell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte a Palazzo Lascaris).

Renzo Gandolfo con Carlo Pischedda

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: “…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva” (R. GANDOLFO, Conoscenza cit., p. 50).

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi negli anni di instancabile dedizione alla Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.
A cent’anni dalla nascita la Città di Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi, che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallelo alle vie che portano il nome di due altri grandi piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.
Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale di intitolazione il 19 settembre 2000 – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità” (G. TESIO, Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340).

Lettera di Rosario Romeo a Gandolfo

Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro. “Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica, mentre in realtà affondava le sue radici nel miglior nostro passato democratico, di cui ha espresso con esemplare concretezza le rinnovate, più alte aspirazioni. Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari […] E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno erga omnes; con l’eletta umanità e lo spirito che l’hanno guidato nel corso di un’esistenza interamente spesa a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese” (A. DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro cit.).

Renzo Gandolfo con l’Avv. Gianni Agnelli

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificato nel nome delle strade. Che il nome di Renzo Gandolfo resti inciso nella toponomastica del centro di Torino e in quella di Cuneo a Madonna dell’Olmo, dove Gandolfo trascorreva le sue estati (su la cascina “Benessìa” di Madonna dell’Olmo si veda il racconto Arcòrd nel volumetto R. GANDOLFO, Da ‘n sla riva…, raccolta di poesie e prose in piemontese pubblicate postume a cura di A. Malerba e G. Tesio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1988, pp. 31-36), ci richiama al senso di continuità e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: ”La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj”( la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, dobbiamo consegnare ai nostri figli).
Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. E in queste aperte stanze, rinnovate per la sistemazione dell’Archivio istituzionale e della Biblioteca storica, superati i 50 anni di fondazione, il lavoro continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati “dal professore”.

Per i 50 anni di fondazione del Centro Studi Piemontesi è stato ristampato il volumetto: Renzo Gandolfo, Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019 pagg. 51. ISBN 978-88-8262-192-6.
Testo della conferenza tenuta da Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicato sulla rivista “Studi Piemontesi” fascicolo 2, volume XIII, novembre 1984. Ristampato in occasione del “Ricordo di Renzo Gandolfo” nel decimo anniversario della scomparsa, celebrato il 2 aprile 1997, al Circolo della Stampa di Torino. Nuova ristampa per festeggiare il 50° di fondazione del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 11 giugno 2019 (Prezzo di copertina € 5 – in omaggio ai Soci).
Sono passati esattamente 51 anni dalla fondazione del Centro Studi Piemontesi e 36 dalla conversazione Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese, che Renzo Gandolfo tenne al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984 mettendo magistralmente a fuoco «quella stratificazione millenaria di esperimenti e di acquisizioni» costituente l’essenza della civiltà piemontese.

Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa con il Presidente Alfredo Toniolo

Il messaggio di Gandolfo, nuovamente consegnato alle stampe, per festeggiare il cinquantenario della Ca dë Studi, conserva un’attualità vigorosa, una lucidità cristallina e non cessa di indicare la strada per cementare, conservare e rinnovare una civiltà che merita di mantenersi e trasmettersi vitale ed espressiva non solo in un contesto semplicemente internazionale o cosmopolita ma anche, eventualmente, in un mondo “globale” che sembra volersi formare senza troppi riguardi per le identità e i valori locali o nazionali.
Guardando alle nuove sfide e all’impegno che da parte di ciascuno è auspicato di fronte a un mondo in turbinosa evoluzione, merita concludere con alcune espressioni del professor Gandolfo che, all’insegna del realismo, ci ha lasciato un monito che è, ad un tempo, esortazione a difendere e diffondere dinamicamente valori e civiltà, agendo e “partecipando”: «senza miti, senza drapò di raccolta e di battaglia, quale società mai ha fiorito? I popoli inerti sono destinati a rientrare nel ventre oscuro della storia».

51 anni per il piemonte

L’11 giugno del 1969 un gruppo di amici (Gaudenzio Bono, Giuseppe Fulcheri, Dino Gribaudi, Gianrenzo P. Clivio, Amedeo Clivio, Camillo Brero, Alfredo Nicola, Armando Mottura, Giacomo Calleri, Censin Pich, Tavo Burat), riuniti da Renzo Gandolfo (1900-1987), davano vita al Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, una istituzione pluridisciplinare dedicata allo studio della vita e della cultura piemontese in ogni loro manifestazione.

Il verbale di fondazione

Nel corso del 2019 il Centro Studi Piemontesi ha messo in campo una serie di iniziative per siglare questo importante traguardo, fare un Bilancio di mezzo secolo di intensa attività scientifica e editoriale, costruire, sulle solide radici della memoria storica, il lavoro futuro. Ha realizzato anche una medaglia ricordo (ancora disponibile, basta richiederla in Segreteria), e un video che vogliamo riproporre oggi

Il primo Presidente ing. Gaudenzio Bono
I consultori
Il bollettino del luglio 1970

Nonostante tutto è primavera

Pinin Pacòt

Torino, 20 febbraio 1899 – Castello d’Annone (Asti), 16 dicembre 1964

Negli anni dopo la prima guerra mondiale, in un clima di decadenza e di progressivo abbandono del piemontese, raccoglie attorno alla rivista “Ij Brandé” (1927) le forze nuove per ripensare un programma di seri studi storico-filologici, come base di rinnovamento e rinascita della poesia e della lingua piemontese sentita e vissuta con coscienza critica e impegno artistico. Con Andrea Viglongo elabora anche i principi per la codificazione della grafia piemontese. Vicino al movimento dei Félibres di Mistral, a Crissolo, nell’agosto del 1961, fonda con alcuni poeti piemontesi e provenzali “L’Escolo dόu Po”, premessa per il risveglio della cultura provenzale nelle vallate del Piemonte.

Renzo Gandolfo con Pinin Pacòt, lo scultore Pietro Canonica, il Presidente del Consiglio Giuseppe Pella, il Senatore Teodoro Bubbio, alla Famija Piemontèisa di Roma.

La sua opera poetica è raccolta nel volume, Poesìe e pàgine ‘d pròsa, pubblicato in prima edizione nel 1967, a cura di Renzo Gandolfo,  per iniziativa della Companìa dij Brandé, con il concorso dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino e sotto gli auspici della Famija Turinèisa e della Famija Piemontèisa di Roma, con la Prefazione di Gustavo Buratti, poi in edizioni successive, dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, a cura di Renzo Gandolfo e Albina Malerba, con l’aggiunta quasi a postfazione del saggio di Riccardo Massano, Pinin Pacòt artista e poeta.

Per iniziativa del Centro Studi Piemontesi Pinin Pacòt è ricordato con “tre pere e na cita targa”, un menhir, ai Giardini Cavour di Torino e con l’intitolazione di una via cittadina.

Primavera

Deurb la fnestra, poeta, che ‘l sol a së spatara an toa stansa:

a-i nassrà na speransa, minca uns eugn che at ancanta.

E le rόndole svice at diran le rijente paròle,

che a përfumo le viòle, che la lòdola a canta.

E deurb l’ànima a st’ària pien-a ‘d vòli ant ël cel e ‘d rijade,

e ‘d përfum e ‘d cantade, e dë smens frissonante,

përchè ti it peusse vive le vite pi àute e profonde,

për che it perde e it confonde con j’osei e le piante;

për che it sente e che it cante le vive creature sorele,

le còse sempie e bele, con toa vos fàita pura,

ansema a la rόndola che a vòla për l’ària seren-a,

con la pianta che a pen-a, con la pera che a dura.

Primavera. Apri la finestra, poeta, che il sole si sparga nella tua stanza:/ nascerà una speranza, per ogni sogno che ti incanta. //E le rondini svelte ti diranno le ridenti parole, / che profumano le viole, che l’allodola canta. // E apri l’anima a quest’aria colma di voli nel cielo e di risate, / e di profumi e canzoni, e di semi frizzanti, //  perché tu possa vivere vite più alte e profonde,/ per perderti e confonderti con gli uccelli e le piante; // per sentire e cantare le vive creature sorelle,/ le cose semplici e belle, con la tua voce fatta pura,//  insieme alla rondine che vola per l’aria serena, / con l’albero che soffre, con la pietra  che dura.

Ricordo di Renzo Gandolfo (1900-1987) a trent’anni dalla morte

Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, l’associazione che aveva fondato nel 1969, che si sta preparando al giro di boa dei primi cinquant’anni di presenza sulla scena culturale piemontese e internazionale.

Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto
Renzo Gandolfo in via Carlo Alberto

Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900, e a cent’anni dalla nascita Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallela a due altri illustri piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.

«Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale d’intitolazione – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità”. Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera   hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro».  «Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica… Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari….. E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno […] a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese».

Il Piemonte e la sua eredità di lingue e di cultura colte nel respiro europeo della propria vocazione autentica, senza chiusure, senza municipalismi di sorta, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo. Filosofo per formazione (si laurea nell’Ateneo torinese  con Erminio Juvalta, discutendo una tesi  che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale), classico per sensibilità, liberale per tradizione famigliare e per ispirazione, manager per  esigenze di vita, ha  coltivato da sempre il  convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una comunità.

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Renzo Gandolfo a Roma con Luigi Einaudi e Giuseppe Pella

Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del  giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento   nel 1961.

Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli
Renzo Gandolfo con il Presidente della Fiat Giovanni Agnelli

Durante il soggiorno romano, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica, da Giuseppe Pella. Gandolfo, che ne era l’anima e il regista, ricoprì sempre soltanto la carica di Vice Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella  Prefazione  al suo monumentale lavoro su  Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza,  ricordasse come «La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa  di Roma»  e indicasse in Gandolfo  il committente e l’ispiratore: «A Renzo Gandolfo in particolare sento  di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei  pensieri e delle  idee».

Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza
Renzo Gandolfo con Giuliano Gasca Queirazza

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia, ristabilendovisi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese.

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’”esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea

È il 1969. Su queste premesse,alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. «Gandolfo – scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: …Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta».

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, come già detto,  manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario  costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: «…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva» (R. Gandolfo, Conoscenza  – e coscienza – attuale del passato piemontese, conferenza tenuta al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicata nella rivista “Studi Piemontesi”, 2, XIII, 1984).

Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini
Renzo Gandolfo con Gianfranco Contini

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi nei quasi cinquant’anni di instancabile dedizione alla “sua” Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto nella scia da lui tracciata, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificata nel nome delle strade. Che  il nome  di Renzo Gandolfo  resti inciso nella toponomastica del centro di Torino ci  richiama  al  senso di continuità  e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: «La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj»(la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, lo dobbiamo consegnare ai nostri figli).

Renzo Gandolfo in via Revel 15
Renzo Gandolfo in via Revel 15

E il lavoro, nelle aperte stanze di Via Revel 15, continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati da Renzo Gandolfo: gli anni che vanno dal 2017 al 2019 per il Centro Studi Piemontesi rappresentano il periodo di preparazione per andare incontro, con alcuni obiettivi raggiunti, all’appuntamento nel 2019 con i 50 anni di attività, seguendo un principio che riteniamo fondamentale: rinnovare conservando, rinnovare nella continuità. La scommessa avviata in questi anni di «governare» un progressivo rinnovamento nella «conservazione» dei principi e valori fondamentali che portarono alla fondazione dell’Istituto nel 1969. Dal 2015 si sono registrati – dopo alcuni anni di difficoltà – importanti segnali positivi sia sul versante dell’attività, sempre più diversificata nell’offerta, senza rinunciare alla qualità; sia sul versante del coinvolgimento di nuovi soggetti, altri enti o istituzioni che operano sul territorio, nuovi collaboratori, nuovi Soci, nuovi pubblici ed utenze, che contribuiscono via via al rinnovamento generazionale dell’Associazione, garantendone la continuità e un costante aggiornamento.

Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 13 marzo 2017                                                         Albina Malerba

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