Archivi tag: storia italiana

cartoline storiche al castello di vinovo

E’ aperta al Castello di Vinovo la mostra di cartoline storiche “Saluti da Vinovo dal ‘900 ad oggi”, a cui il Centro Studi Piemontesi ha dato il suo patrocinio.

La mostra è aperta fino al 5 marzo, il venerdì mattina con ingresso libero e il venerdì pomeriggio per le visite guidate. In entrambi i casi è necessario PRENOTARE la visita telefonando al n. 3382313951 il giovedì tra le 19,30 e le 21.

Fondo fotografico “Asinari Rossillon di Bernezzo” donato al Centro studi piemontesi

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Roberto Sandri Giachino e Gustavo Mola di Nomaglio raccontano il fondo fotografico “Frammenti di storia italiana tra le due guerre“, recentemente donato dal duca Vittorio Asinari Rossillon di Bernezzo all’Archivio del Centro Studi Piemontesi.

VITTORIo EMANUELE II, STORIA, IMMAGINE E MEMORIA

Mercoledì 27 gennaio – ore 18
Conferenza on line, in diretta Zoom a questo link

Vittorio Emanuele II. Storia, immagine e memoria del primo re d’Italia


Andrea Merlotti, direttore del Centro studi del Consorzio delle residenze reali sabaude e Pierangelo Gentile, ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino presentano la figura di Vittorio Emanuele II.

Vittorio Emanuele II in un ritratto di F. Perrini del 1851.

Nato nel 1820, nel plumbeo clima della Restaurazione, ed educato per esser un sovrano d’antico regime, salì al trono a meno di trent’anni per la drammatica abdicazione del padre dopo la Prima guerra d’indipendenza e si trovò ad esser il primo sovrano costituzionale della monarchia sabauda e l’unico in Italia. Iniziò allora un percorso che lo portò ad esser il primo capo di stato dell’Italia unita e uno degli ‘eroi’ del ‘Risorgimento’ italiano. Un percorso tutt’altro che lineare e ricco di contraddizioni. Basti pensare che a lui, cattolico convinto, toccò guidare la progressiva laicizzazione del Regno di Sardegna prima e di quello d’Italia poi. «Re Galantuomo», «Padre della Patria», «re cacciatore», caporale degli zuavi… sono queste solo alcune delle tanti immagini che egli ebbe e seppe ben utilizzare nel suo regno quasi trentennale, che lo portò dalla sconfitta di Novara all’ascesa in Campidoglio.

15 gennaio, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio

MASSIMO D’AZEGLIO
(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)
EPISTOLARIO (1819-1866)
a cura di
GEORGES VIRLOGEUX

Oggi 15 gennaio ricorre il 155° anniversario della morte a Torino di Massimo d’Azeglio.
Lo ricordiamo annunciando l’uscita imminente dell’ultimo volume dell’Epistolario: il volume XII (Supplementi), curato come tutti gli altri da Georges Virlogeux.


“Sono raccolte nel presente volume le lettere di nuova acquisizione giunte in nostre mani dopo la pubblicazione dei volumi in cui avrebbero dovuto figurare. E anche talvolta quelle già pubblicate in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987, nel quale ricordavamo, sicuri di potervi concordare, quanto aveva scritto Michele Barbi a Plinio Carli mentre curava l’epistolario di Foscolo: ‘Tanto è inutile che tu ti affanni: in lavori come questo, appena è uscito il primo volume bisogna cominciare a preparare l’appendice di aggiunte e correzioni da mettere in fondo all’ultimo’. Profezia avverata e promessa mantenuta! »….comincia così l’Introduzione al volume XII il curatore Georges Virlogeux. E chiude : «E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi.”.

14 marzo 1820: nasce il futuro Re d’Italia

Il passaggio della Corona sabauda dal ramo primogenito di Casa Savoia ai Savoia-Carignano non fu l’esito di meri automatismi successori. Precise strategie e decise pressioni furono fatte da parte dell’Impero affinché la titolarità del Regno di Sardegna, al pari dei diritti sul trono d’Inghilterra, toccassero alla figlia primogenita di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria, Beatrice, che aveva sposato nel 1812 il proprio zio materno, Francesco IV, duca di Modena e Reggio.

Se Vittorio Emanuele I e, dopo di lui, Carlo Felice non si fossero rifiutati di abolire la legge salica, nella forma che riservava la corona ai discendenti maschi in linea di primogenitura, i Savoia sarebbero, per così dire, usciti di scena o, quanto meno, il loro nome e rappresentanti sarebbero divenuti secondari attori sul palcoscenico della politica europea.

Gli ultimi rappresentanti del ramo primogenito, conservando in vigore la legge salica – pur non senza opposizioni e con qualche titubanza – non assicurarono soltanto la continuità del proprio nome al vertice degli Stati sabaudi, ma fecero un passo destinato ad avere una straordinaria portata non solo per il futuro assetto dell’Italia, ma anche dell’Europa intera. Grazie al rispetto della legge dinastica seguita sin dal più remoto medioevo, Vittorio Emanuele II divenne Re di Sardegna e poté guidare, con forza e carisma unici, il movimento che portò all’unificazione italiana, oggi rinnegata da “revisionisti” di varie specie, ma voluta dagli Italiani che parteciparono all’epopea unitaria, che avevano molti e validi motivi di dolersi dell’invadenza straniera. Vittorio riuscì a riunire attorno al progetto unitario sabaudo anche forze e spinte che apparivano inconciliabili tra loro. Sotto la guida del Re In pochi anni l’Italia unita fece passi da gigante, raggiungendo già nel 1876, nonostante enormi investimenti strutturali e infrastrutturali, il pareggio di bilancio.

Vittorio Emanuele II fu, senza retorica e documentabilmente, amatissimo dai suoi popoli: piaccia o no dall’estremo Nord all’estremo Sud.