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Legature piemontesi in offerta lampo

DE LIBRIS. CINQUECENTO ANNI DI BIBLIOFILIA IN PIEMONTE

A cura di Francesco Malaguzzi, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2007. ISBN 978-88-8262-106-3pp. 298, 400 ill. a colori. Prezzo di copertina: € 40,00 – in offerta € 9,00 fino al 28 febbraio 2021.

Nell’album sono presentati 400 volumi con legature rare e preziose, provenienti da biblioteche storiche e da collezionisti privati del Piemonte. Un itinerario attraverso cinque secoli di collezionismo in terra piemontese, che va dai codici medievali agli esemplari provenienti dalle raccolte di Emanuele Filiberto o del Cardinale Maurizio per arrivare a un campionario scelto dalle biblioteche moderne, tra cui quelle di Luigi Einaudi o di Luigi Firpo; o ancora dalla passione per il libro come oggetto d’arte di Sandro Dorna fino alle collezioni di bibliofili contemporanei. Sono evidenziati i più significativi filoni di collezionismo librario, dalle prime edizioni a stampa ai libri illustrati, dalle legature d’autore italiane e internazionali alle curiosità come l’Universitas Scholarium e Il futuro nel passato. I volumi sono riprodotti con foto a colori della legatura e scheda illustrativa a cura di Francesco Malaguzzi (1929-2017, studioso di legature e storia del libro, docente di Bibliografia e Biblioteconomia all’Università del Piemonte Orientale, membro della Association Internationale de Bibliophilie) e accompagnati da un testo dei collezionisti contemporanei che illustra le ragioni di ciascuna raccolta.

Offerta valida esclusivamente dal 22 al 28 febbraio 2021

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Rosanna roccia racconta… Francesco Faà di Bruno

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Rosanna Roccia, direttore di “Studi Piemontesi”, racconta “L’Epistolario di Francesco Faà di Bruno, scienziato, benefattore, uomo di fede: un monumento di carta allo studioso campione di santità”.

L’Epistolario accoglie 880 lettere di Francesco Faà di Bruno e 100 missive di altri corrispondenti: un migliaio di scritti in cui si rispecchiano cinquant’anni di storia dell’Ottocento piemontese ed
europeo, ricchi di fermenti politici, culturali, sociali, connotati dalla fioritura di forti vocazioni alla santità. La ricca corrispondenza mette in luce lo stile e l’azione di un personaggio fuori dal comune: uomo di scienza, di carità, di spiritualità, Francesco fu beatificato nel 1988 da papa Giovanni Paolo II. Attraverso le lettere se ne ricostruisce la vicenda interiore, le gioie e le preoccupazioni, gli interessi, le scoperte, gli studi, e le molte iniziative a favore dei bisognosi.

VITTORIo EMANUELE II, STORIA, IMMAGINE E MEMORIA

Mercoledì 27 gennaio – ore 18
Conferenza on line, in diretta Zoom a questo link

Vittorio Emanuele II. Storia, immagine e memoria del primo re d’Italia


Andrea Merlotti, direttore del Centro studi del Consorzio delle residenze reali sabaude e Pierangelo Gentile, ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino presentano la figura di Vittorio Emanuele II.

Vittorio Emanuele II in un ritratto di F. Perrini del 1851.

Nato nel 1820, nel plumbeo clima della Restaurazione, ed educato per esser un sovrano d’antico regime, salì al trono a meno di trent’anni per la drammatica abdicazione del padre dopo la Prima guerra d’indipendenza e si trovò ad esser il primo sovrano costituzionale della monarchia sabauda e l’unico in Italia. Iniziò allora un percorso che lo portò ad esser il primo capo di stato dell’Italia unita e uno degli ‘eroi’ del ‘Risorgimento’ italiano. Un percorso tutt’altro che lineare e ricco di contraddizioni. Basti pensare che a lui, cattolico convinto, toccò guidare la progressiva laicizzazione del Regno di Sardegna prima e di quello d’Italia poi. «Re Galantuomo», «Padre della Patria», «re cacciatore», caporale degli zuavi… sono queste solo alcune delle tanti immagini che egli ebbe e seppe ben utilizzare nel suo regno quasi trentennale, che lo portò dalla sconfitta di Novara all’ascesa in Campidoglio.

Ricordo per Gianrenzo P. Clivio

Il 22 gennaio 2006, a Toronto (Canada), dove era professore ordinario nel Dipartimento di Studi Italiani dell’University of Toronto, moriva Gianrenzo P. Clivio (Torino 18 gennaio1942).
Lo ricordiamo, a 79 anni dalla nascita e a 15 dalla sua scomparsa, per i suoi studi, per il suo ruolo tra i fondatori del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, con una poesia tratta dalla raccolta Gianrenzo P. Clivio, Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

Un di marcc-rai da sol

A gem sota tò pugn ël tavo ëd nosera,
e a smija ch’at mossa andrinta ’l vin brulé:
a ti ch’it fure ’l me pì car amis
l’é tuta dverta com ëdnans a Dé
mia ànima d’ancheuj!
Goblòt ëd branda costa sèira:
minca na stissa a l’é na gran-a
passà al gariòt ëd në spovrin dle masche,
ùltima gòj, contradansa e contraltar,
dongion d’una speransa!, për voi,
òmini moch, ch’i marce an trantoland,
parèj dij cioch…

It làudo, ò Mossant, ò S-cèt, ch’it ëm ancioche!
Ti ’t ses la sàiva, l’ùltima sàiva, ëd costa tèra…

Pòche bestie an sle colin-e, òmini
pòchi – tuti gris – apress la slòira a la matin d’otugn;
e pra d’erbass, ronze e gratacuj, e nen na man da deje feu.
Drocheri ’d veje tor, ciabòt ëd pere, rive d’arbron,
sle piasse dij pais vej sensa giovo,
e ant ij pais ij pra dla fera, ancoronà d’urtije:
tèra che tò abandon, ross, it pióres ant ël sangh
ëd j’arovej a mass sij vataron baross.
Sensa can ch’a bàulo, cassin-e langareule:
èire canavzan-e, sensa masnà ch’a geugo.

Ël tòr noviss monta pì nen la vaca
a la stagion dl’amor!

Ahidé! a l’é ben l’ora dj’ànime bastarde
ch’an anciarmo parèj dle serp oslere:
slussi d’assel, për la tèra monfrin-a,
e ant ël vent pa dle nòste, le paròle.

It làudo, ò Fòrt, ò Dru, ch’it ëm ësbòrgne!
Ti ’t ses la gòj, l’ùltima gòj, ëd costa tèra…

I l’hai ciamà për nen dëdnans la bërgerìa.
L’uss ëd malëzzo con un càuss d’amor e ’d rabia
a l’é drocà. Parèj ëd na carëssa.
Fin-a l’eva dël baciass smijava bastarda.
J’òmini strach an fons dla val,
piturà le fomne, fumeria nèira parëss ch’a dagna,
an sla toa trun-a, ò fier Piemont,
ch’l’é daspërtut, e sensa fior, e sensa lus.
A bacaja ’l fumlam, le masnà a uco.
Lassù, gnanca pì n’òm ch’a-i passa.

It làudo, sent mila vire it làudo, ò vin monfrin,
it làudo, ò vin monfrin ch’it ëm andeurme!
Ti ’t sèi ra mimòria, r’ùltima, dra mè tèra…

Mi sai che un di marcc-rai da sol
sla tèra piemontèisa, an mes
a gent strangera e a fieuj dësradisà:
venturand i pass-rai torna, com un neuv Gianpetadé1,
për le colin-e dël Monfrà, ant un’aria nissa,
e an sla piassa dël mërcà ’d minca pais
ëd fije bërnufie, masche dël temp neuv,
con la facia amblëttà am faran dë svergne.
I seu pa nen, se spìrit i sareu, o i sareu còrp:
ma i seu franch ben che un di marcc-reu da sol
sla tèra piemontèisa.

Un giorno camminerò da solo

Geme sotto il tuo pugno il tavolo di noce,/ e sembra che il vin brulé ti frizzi dentro:/ a te che fosti il mio più caro amico/ è tutta aperta come davanti a Dio/ la mia anima di oggi!/ Bicchierini di grappa questa sera:/ ogni goccia è un granello/ passato attraverso il gozzo di una clessidra di streghe,/ ultima gioia, contraddanza e contraltare,/ baluardo di una speranza!, per voi,/ uomini delusi, che camminate a tentoni/ come gli ubriachi…// Ti lodo, o Frizzante, o Schietto, che mi ubriachi!/ Tu sei la linfa, l’ultima linfa, di questa terra…// Poche bestie sulle colline, uomini/ pochi – tutti grigi – dietro l’aratro nel mattino d’autunno;/ e prati di erbe selvatiche, rovi e rose canine, e neanche una mano per bruciarle./ Ruderi di vecchie torri, capanne di pietra, rive di pioppi,/ sulle piazze dei paesi vecchi senza giovani,/ e nei paesi i prati della fiera, incoronati d’ortiche:/ terra che piangi il tuo abbandono, rosso, nel sangue/ dei rovi a mazzi sulle zolle rossicce./ Senza cani che abbaino, cascine langarole:/ aie canavesane, senza bambini che giochino.// Il toro giovane non monta più la vacca/ nella stagione dell’amore!// Ahimé! è proprio l’ora delle anime bastarde/ che ci affascinano come le serpi uccellatrici:/ luccichio d’acciaio, per la terra monferrina,/ e nel vento non delle nostre, le parole.// Ti lodo, o Forte, o Fertile, che mi accechi!/ Tu sei la gioia, l’ultima gioia, di questa terra…// Ho chiamato inutilmente davanti all’ovile./ L’uscio di larice con un calcio d’amore e di rabbia/ è caduto. Come una carezza./ Persino l’acqua della pozzanghera sembrava bastarda./ Gli uomini stanchi al fondo della valle,/ dipinte le donne, nube di fumo appare che gocciola/ sulla tua cantina, o fiero Piemonte,/ che è dappertutto, e senza fiori, e senza luce./ Grida forte il donname, i bambini ululano./ Lassù, neanche più un uomo che passi.// Ti lodo, centomila volte ti lodo, o vino monferrino,/ ti lodo, o vino monferrino che mi fai dormire!/ Tu sei la memoria, l’ultima, della mia terra…// Io so che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese, in mezzo/ a gente straniera e a ragazzi sradicati:/ alla ventura passerò di nuovo, come un novello Ebreo Errante,/ per le colline del Monferrato, in un’aria livida,/ e sulla piazza del mercato di ogni paese/ ragazze sfrontate, streghe del tempo nuovo,/ con la faccia imbellettata mi faranno sberleffi./ Non so nulla, se spirito sarò, o sarò corpo:/ ma so con assoluta certezza che un giorno camminerò da solo/ sulla terra piemontese.

One Day I Shall Walk Alone

It groans beneath your fist the chestnut table,
it is as though the vin brulé were bubbling within you:
to you, who were my dearest friend,
it lies wide open as before God
my soul this day!
Goblets of grappa this evening:
each drop a grain
passed through the gullet of a water clock of witches,
final joy, contradance and counter altar,
a bastion of hope! for you,
o hapless dreamers, who walk about groping
like drunkards…

I praise you, o Bubbly, o Pure, oh make me drunk!
You are the lymph, the final lymph of this land…

Few beasts upon the hills, men
few – all grey – behind the plough on a fall morning;
and fields of weeds, brambles and wild rose, and not one
hand to burn them.
Ruins of ancient towers, stone huts, poplars along the banks,
in the squares of the towns, the old with no young
and in the towns, the fairgrounds crowned with nettles:
land, you weep at being abandoned, red in the blood
of the tufts of brushwood on the reddish clumps of earth.
No dogs barking, farmhouses of the Langhe:
courtyards of the Canavese, where no children play.

The young bull no longer covers the cow in the season of love!

Alas! It is truly here the time of bastard souls
who bewitch us like birding serpents:
a glint of steel, throughout the land of Monferrato,
and in the wind waft, not ours, words.

I praise you, o Powerful, o Fruitful One, may you make me blind!
You are the joy, the final joy, of this land…

I have called out in vain before the fold.
The larch door with a kick of love and rage
has fallen. Like a caress.
Even the water of the mudhole seemed a bastard.
Exhausted men at the bottom of the valley,
painted the women, a cloud of smoke appears which drips
on your wine cellar, o proud Piedmont,
and it is everywhere, and without flowers, and without light.
Womenfolk scream loudly, children howl.
Up there, not one man walking past.

I praise you, a hundred thousand times I praise you, wine of Monferrato,
I praise you, o wine of Monferrato who bring me sleep!
You are the memory, the last one of my land…

I know that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont, among
strangers and uprooted young men :
peradventure I will walk again, like a latter-day Wandering Jew,
among the hills of Monferrato, through a leaden air,
and in the market square of each town,
shameless girls, witches of the modern age,
their faces painted, will sneer at me.
I know not, whether I shall be spirit, or I shall be flesh:
but I know with absolute certainty that one day I shall walk alone
over the land of Piedmont.
(traduzione di Celestino De Iuliis)

BIBLIOGRAFIA
(delle opere di G. P. Clivio attinenti alla lingua ed alla letteratura piemontese)

Opere generali sulla lingua e la letteratura piemontese

Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese (con A. Clivio), Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. XXIII-254.

Profilo di storia della letteratura in piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis 2002, pp. 508.

La letteratura in piemontese. Dalle origini al Settecento, Raccolta antologica di testi, con G. Gasca Queirazza e D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2003, pp. 540.

La letteratura in piemontese. Dalla stagione giacobina alla fine dell’Ottocento, Raccolta antologica di testi, con D. Pasero, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2004, pp. 650.

Opere su aspetti generali e particolari della lingua e della letteratura piemontese. Edizioni di testi

Camillo Brero, Gramàtica piemontèisa, sconda edission, con prefassion ëd Gianrenzo P. Clivio, Turin, Musicalbrandé, 1969, pp. X-72.

Le ridicole illusioni, un’ignota commedia piemontese dell’età giacobina, Introduzione, note, testo e glossario, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XXIII-92.

Camillo Brero, Breviari dl’ànima, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XIII-69.

Arrigo Frusta, Fassin-e ’d sabia, pròse piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1969, pp. XI-110.

Alfredo Nicola, Stòria dle Valade ‘d Lans, poesìe piemontèise, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1970, pp. IX-40.

Ël nodar onorà, commedia piemontese-italiana del secondo Settecento, Testo, traduzione e nota linguistica. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1971, pp. LXXX-150.

Edoardo I. Calvo, Poesie piemontesi e scritti italiani e francesi, Edizione del bicentenario a cura di G. P. Clivio, Torino Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1973, pp. XXXVIII-350.

Concordanza linguistica dei Sermoni Subalpini, con Marcel Danesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XXXVII-475.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Val d’Inghildon, poesìe piemontèise, a cura di G. P. Clivio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1974, pp. XIX-90.

Storia linguistica e dialettologia piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1976, pp. XII-228.

Tòni Bodrìe (Antonio Bodrero), Dal prim uch a l’aluch, poesie piemontesi, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2000, pp. XVI-190.

Curatele di Atti di convegni e di opere miscellanee

Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di G. P. Clivio e R. Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, 2 voll., pp. XV-885.

Lingue e dialetti nell’arco alpino occidentale, a cura di G. P. Clivio e G. Gasca Queirazza, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1978, pp. IX-334.

At dël Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, con C. Pich e D. Pasero: 1987 (Alba 1988, pp. 150)
1988 (Alba, 1989, pp. 219) 1993 (Ivrea, 1995, pp. 120) 1994 (Ivrea, 1996, pp. 152)
1989 (Alba, 1990, pp. 196) 1995-96 (Ivrea, 1998, pp. 378)
1990 (Alba, 1991, pp. 290) 1997-98 (Ivrea, 2002, pp. 250)
1991 (Alba, 1992, pp. 430)

I dialetti italiani. Storia, struttura, uso, a cura di C. Marcato, G. P. Clivio, M. Cortellazzo, N. De Blasi, Torino, Utet, 2002.

Articoli in riviste e in Volumi miscellanei

Poesie piemontesi del Seicento: una recente riscoperta, in «Musicalbrandé», 40 (dzèmber 1968), pp. 2-10.

Analogic Levelling of the Perfect in Piedmontese, in «Romance Notes», 11 (1969), pp. 452-456.

The Volgare in Piedmont from the Middle Ages to the End of the Sixteenth Century, in «Romanische Forschungen», 82 (1970), pp. 65-93.

Le particelle affermative in piemontese, in «Forum Italicum», 4 (1970), pp. 70-75.

Brevi prose in volgare piemontese del Quattrocento, in Studies in Honour of Louis Francis Solano, Chapel Hill, N. C. University of North Carolina Press, 1970, pp. 53-64.

The Pronunciation of Italian in Piedmont, in Actes du Xe Congres International des Linguistes, Bucarest, 1970, vol. 4, pp. 275-280.

Possibilità di applicazione della grammatica trasformazionale agli studi dialettologici, in Atti dell’VIII Convegno del Centro per gli studi dialettali italiani, Torino, Università di Torino, 1970, pp. 58-62.

Vocalic Prosthesis, Shwa-Deletion and Morphophonemics in Piedmontese, in «Zeitschrift für romanische Philologie», 87 (1971), pp. 334-344.

Appunti su omofonia e influssi lombardi nella storia del lessico piemontese, in Atti del XIV Congresso internazionale di linguistica e filologia romanza, Napoli, 1970, vol. 2, pp. 515-523.

L’Amor marcand da mòda di Chiaffredo Casale, a cura di G. P. Clivio, in «Almanacco Piemontese Viglongo», 1971, pp. 183-193.

La stagione giacobina e il problema della religione nella poesia di Edoardo Ignazio Calvo, in “Studi Piemontesi”, II, 1 (1973), pp. 3-26

Su alcune vicende lessicali del gallo-italico occidentale, in Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, pp. 29-46.

Aspetti linguistici del Piemonte settecentesco, in Teorie e pratiche linguistiche nell’Italia del Settecento, a cura di Lia Formigari, Bologna, Il Mulino, 1984, pp. 269-279.

Passà, present e avnì dla lenga piemontèisa, in At dël III Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1986, pp. 61-73.

Dal latin al piemontèis: a l’arserca dla stòria ’d nòsta lenga, in At dël IV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1987, pp. 125-136.

Lupus rapax: la denominazione della lince (Felis lynx L.) in piemontese e in gallo-italico, in «Studi Piemontesi», XVI, 2 (1987), pp. 341-347.

Coj ëd San Giòrs: a propòsit dël prim document ëd vej piemontèis ch’a sia datàbil e localisàbil, in At dël V Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1988, pp. 193-215.

Due noterelle lessicali piemontesi (ancora a proposito del diav e del luv ravass), in «Studi Piemontesi», XVIII, 1 (1989), pp. 119-122.

Ël piemontèis parlà, ël piemontèis literari e ’l dissionari stòrich dla lenga piemontèisa, in At dël VI Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1989, pp. 175-184.

Osservazioni sui testi delle poesie di Vittorio Amedeo Borrelli e sul piemontese del Settecento, in «Studi Piemontesi», XXIII, 2 (1994), pp. 279-288.

Doe speranse cite: prim rapòrt d’un esperiment d’educassion an doe lenghe ’d famija, in At dël VIII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Alba, 1992, pp. 400-430.

Per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Ventura Cartiermetre (Giuseppe Ignazio Avventura, 1733-1777), in At dël XII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 1998, pp. 97-184.

La poesia per gioco e il gioco per poesia: per un’edizione critica delle poesie piemontesi di Silvio Balbis (1737-1796), in At dël XV Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa, Ivrea, 2002, pp. 197-239.

Pulizia linguistica o ecologia linguistica?, in “Studi Piemontesi”, XXXIII, 1 (2004), pp. 3-9

Opere poetiche

Trenin e dësmore e buàte. Poesiòte piemontèise pr’ij cit, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2001, pp. 98.

Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese, a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio, Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947.

Nino Oxilia e francis Scott Fitzgerald

PATRIZIA DEABATE
Il misterioso caso del “Benjamin Button” da Torino a Hollywood. Nino Oxilia il fratello segreto di Francis Scott Fitzgerald

prefazione di Carlo Sburlati. Pagg. XX-350 (2020). € 23

Questo libro è nato grazie al film Premio Oscar Il curioso caso di Benjamin Button (2008) con Brad Pitt e Cate Blanchett. La strana storia di un uomo che nasceva vecchio per poi ringiovanire era tratta da un racconto di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), uno dei più famosi scrittori statunitensi, il cantore dell’Età del Jazz, i “Ruggenti Anni Venti”. Fu ispirato dalla Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino del poeta torinese Giulio Gianelli (1879-1914)? Nell’ambito delle ricerche si è aperto un nuovo filone riguardante Nino Oxilia (1889-1917): un altro crepuscolare torinese trasferitosi a Roma come Gianelli. Un poeta ma anche un soldato caduto in battaglia, acclamato regista ai tempi di Torino capitale mondiale del cinema muto. La chiave del mistero sarebbe in una pellicola, considerata perduta, con cui la diva Maria Jacobini, fidanzata di Oxilia, sbancò i botteghini degli Stati Uniti nel 1914.

15 gennaio, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio

MASSIMO D’AZEGLIO
(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)
EPISTOLARIO (1819-1866)
a cura di
GEORGES VIRLOGEUX

Oggi 15 gennaio ricorre il 155° anniversario della morte a Torino di Massimo d’Azeglio.
Lo ricordiamo annunciando l’uscita imminente dell’ultimo volume dell’Epistolario: il volume XII (Supplementi), curato come tutti gli altri da Georges Virlogeux.


“Sono raccolte nel presente volume le lettere di nuova acquisizione giunte in nostre mani dopo la pubblicazione dei volumi in cui avrebbero dovuto figurare. E anche talvolta quelle già pubblicate in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987, nel quale ricordavamo, sicuri di potervi concordare, quanto aveva scritto Michele Barbi a Plinio Carli mentre curava l’epistolario di Foscolo: ‘Tanto è inutile che tu ti affanni: in lavori come questo, appena è uscito il primo volume bisogna cominciare a preparare l’appendice di aggiunte e correzioni da mettere in fondo all’ultimo’. Profezia avverata e promessa mantenuta! »….comincia così l’Introduzione al volume XII il curatore Georges Virlogeux. E chiude : «E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi.”.

Fu vera gloria? Il mito degli studenti patrioti nel 1821

Dimostrazione studentesca a Torino nel Teatro d’Angennes, 11 gennaio 1821. Illustrazione: Figurine Lavazza serie n° 115

Da “Frida“, il Forum della ricerca d’ateneo dell’Università di Torino, riportiamo un racconto di Pierangelo Gentile sui moti studenteschi del ’21, esattamente 200 anni fa:

Duecento anni fa, nel gennaio 1821, a teatro, alcuni studenti dell’Università di Torino indossarono per goliardia la berretta rossa con fiocco nero, “divisa” dei carbonari, e furono arrestati. Da quell’episodio si scatenò la durissima repressione militare contro gli universitari, asserragliatisi in ateneo per chiedere la liberazione dei compagni. Da un conflitto di giurisdizione l’episodio si trasformò presto nel preludio della sommossa politica, alla luce anche dei moti costituzionali scoppiati nel marzo. Una lapide in rettorato ci ricorda ancora oggi quegli eventi.

È gelido quel pomeriggio dell’11 gennaio 1821, ma gli studenti non sentono freddo. È tempo di carnevale, vogliono svagarsi in attesa degli esami. Sono lì, accalcati all’ingresso del Teatro d’Angennes: spettacoli decenti, prezzi popolari. Quel giorno però non è come tutti gli altri: in cartellone c’è la celebre attrice Carlotta Marchionni. Quando alle 16 in punto si aprono le porte della piccola sala, gli studenti sciamano in platea ad accaparrarsi i posti migliori. Chi spinge, chi sgambetta, chi ride, chi si arrabbia… Quattro studenti non fanno in tempo a sistemarsi nelle prime file; sono costretti ad accontentarsi di una panca, in fondo alla sala: sono Albino Rossi, 21 anni, di medicina; Carlo Maoletti, 18 anni, di legge; Luigi Chiocchetti, 22 anni, anche lui di legge; Angelo Biandrini, 23 anni, di chirurgia.
Quel giorno sembrano tutti su di giri; e difatti, una volta sistemati, i quattro cominciano ad attirare l’attenzione del pubblico. Estraggono dalla tasca un curioso berretto… et voilà! Ecco dei bei bonnets rouges con un fiocco nero! In sala il chiasso e le risate aumentano, ma niente lascia presagire il peggio. Poco lontano da lì, al caffè Fiorio, il commissario di polizia Ferrarotti si sta gustando in santa pace la sua tazza di cioccolata, quando, senza volerlo, le sue orecchie “allenate” intendono questo sussurro: «Andiamo al d’Angennes a vedere i carbonari!». Ferrarotti non può far finta di nulla; si mischia ai curiosi ed entra in sala restando di sasso: il berretto della rivoluzione francese con i colori della carboneria, la setta segreta che cospira contro i sovrani, vola da una parte all’altra del teatro! Informa subito il suo superiore, l’ispettore Torrazzo; il quale a sua volta relaziona al governatore di Torino, Ignazio Thaon di Revel. Il generale non esita un istante: manda i soldati; parapiglia: chi scappa di qua, chi di là… tutti riescono a mettersi in salvo, tranne uno: Albino Rossi, che viene messo agli arresti. I compagni non ci stanno; fuori dal teatro protestano perché lo lascino libero: c’è un antico privilegio che salvaguarda gli studenti dal fermo della polizia. Ma Revel non va per il sottile: Rossi viene interrogato e spiffera i nomi dei complici; gli altri vengono presi nella notte dai carabinieri. Sono spaventati: sostengono di aver comprato i berretti sulle bancarelle di via Po e di averli abbelliti con il fiocco nero al solo scopo di divertirsi. Il ministro della polizia non ci crede: quella è una divisa carbonara proibita dalla legge! Che i rei vengano messi in prigione!

È allora che cominciano i tumulti in università. I compagni degli arrestati occupano l’ateneo (l’attuale rettorato) e non vogliono smobilitare fino alla loro liberazione. Vane sono le parole del ministro dell’istruzione, già rettore, Prospero Balbo, che invita alla calma. Revel è stanco degli studenti riottosi. E così i granatieri in quattro e quattr’otto sgombrano le barricate, inseguono gli studenti sul loggiato, e con i fucili a baionetta inastata picchiano duro… «Prendi, questa è per te, balosso! Quest’altra è per te, canaglia!». Solo Cesare Balbo, figlio del ministro e ufficiale dell’esercito, riesce a calmare la furia militare. Per Revel la rivoluzione è sventata. Ma fu vera rivoluzione? Certo, due mesi dopo sarebbero scoppiati i moti politici che avrebbero portato un altro giovane, Carlo Alberto di Savoia, a concedere la costituzione di Spagna. Ma di quegli universitari non c’era più traccia. A fianco del ribelle capitano Vittorio Ferrero che insorgeva a San Salvario l’11 marzo, c’erano gli studenti universitari del Collegio delle Province, i borsisti fuori sede che dai loro maestri avevano imparato veramente cosa fosse la libertà. In un’epoca di monarchia assoluta, forte era il desiderio di una costituzione, di una carta che sancisse i diritti.

A ricordare gli eventi c’è oggi in rettorato una lapide, che ha costruito il mito della sollevazione di gennaio. Nel 1849, grazie alla penna di Angelo Brofferio, l’insurrezione studentesca del d’Angennes, scoppiata due mesi prima dei moti politici del Ventuno, era diventata il preambolo del Risorgimento. Anche Garibaldi, in visita a Torino nel 1867, aveva salutato quel giovanile afflato rivoluzionario. Cosicché nel 1883 gli studenti raccoglievano i fondi per ricordare l’evento. L’epigrafe era affidata a Giovanni Bovio, docente a Napoli e repubblicano, che dettò un testo troppo democratico per quei tempi monarchici. Gli organi di ateneo non la presero bene. E gli studenti, una sera, si fecero chiudere dentro al rettorato per affiggere la lapide per i loro eroi. Tutti puniti; la lapide finita in cantina. Dopo appelli e interrogazioni parlamentari, sarebbe stato necessario aspettare il quinto centenario di fondazione dell’università, nel 1904, perché la targa trovasse ufficialmente posto nella galleria delle glorie. Il mito diventava realtà: di berretti frigi, vibranti proteste e presunta cospirazione non c’era più nulla. Solo il desiderio di fare di tutti gli studenti torinesi del Ventuno i primi martiri della patria.

Fu dunque vera gloria? A duecento anni da quegli eventi, sopiti gli animi, cambiati i quadri istituzionali, lo storico è chiamato in causa, tornando in archivio a studiare sui documenti, per capire non solo come andarono i fatti, ma anche come quei fatti vennero interpretati: così, se all’Archivio di Stato di Torino le carte dei processi agli studenti ci permettono di ricostruire passioni e paure, nell’Archivio storico del nostro ateneo non mancano le fonti sulla controversa “memoria” degli universitari ventunisti.

Ed entrando in rettorato si potrà alzare lo sguardo alla lapide di Bovio. Un po’ più consapevoli.

filippo juvarra: la mostra e il libro

La mostra “Filippo Juvarra – Regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa” è già allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e appena possibile sarà aperta al pubblico.

Tra pochi giorni sarà disponibile il volume che accompagna la mostra con i contributi di curatori e studiosi juvarriani.