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La congiura napoleonica del 1814

Giovedì 29 ottobre alle ore 18

Incontro con

Massimo Novelli

autore del libro

I Congiurati di Napoleone. Storie di patrioti e di giacobini

arabAFenice edizioni, Boves 2015, pp. 319.

Interviene Gustavo Mola di Nomaglio

 novelli

Come scrive Giulio Massobrio nella prefazione, in “questo libro straordinario” Novelli compie “un’operazione di grande valore storiografico, insieme attenta alle vite quotidiane e ai grandi motori della Storia”. S’affollano tra il 1789 e il 1815, l’anno della battaglia di Waterloo, giacobini e realisti, corsari e nobildonne, impostori ed eroi. A dare il titolo è la narrazione del tentativo di alcuni patrioti nel 1814 d’incoronare Napoleone, esiliato all’Elba, a imperatore d’Italia. La cospirazione ovviamente fallì, ma da quei fatti, da quei tempi, come scrisse Carlo Pisacane “ha principio la storia de’ moderni italiani”. Sbarcato a Genova il 9 maggio del 1814 dal veliero inglese “Boyne”, che lo aveva accolto a Cagliari, il re Vittorio Emanuele I di Savoia entrò a Torino il giorno 20 di quel mese. Francesco Cognasso scrive nella sua storia della città che dopo aver fatto tappa a Moncalieri, scese di vettura all’altezza del Valentino e salì a cavallo. Da una guardia urbana si fece dare il cinturone della sciabola e lo mise al collo”. Al ponte nuovo il corpo decurionale, ricostituitosi dopo l’eliminazione della municipalità, gli offrì le chiavi della città. Mai in Torino fu veduta festa più commovente. Percorsa la contrada di Po, dove erano schierati i reparti austriaci, il sovrano si diresse a Palazzo Reale. Alla gioia di nobili, borghesi, popolani, campagnoli, uniti in un solo pensiero, non si associarono tutti. Nello stesso 20 di maggio, a Torino, alcuni uomini, che avevano trascorso senza dormire la notte precedente, non solo non esultavano per il ritorno di Vittorio Emanuele, ma stavano cospirando per farlo cadere dal trono appena riconquistato. Mentre la città era in festa, il 19 maggio 1814, un giovedì, a mezzanotte quattordici persone si riunivano segretamente e firmavano un indirizzo a Napoleone Bonaparte perché abbandonasse l’esilio dell’Elba, chiamasse a raccolta tutti i suoi fedeli sparsi per la penisola ed assumesse la corona d’Italia, ricreando l’impero romano.

Massimo Novelli, giornalista del quotidiano “la Repubblica”, è autore, tra gli altri libri, di L’uomo di Bordighera. Indagine su Guido Seborga (Spoon River, 2003); Corbari, Iris e gli altri. Un racconto della Resistenza (Spoon River, 2003); La furibonda anarchia (Araba Fenice, 2007); La cambiale dei Mille e altre storie del Risorgimento (Interlinea, 2011); La grande armata dei dispersi e visionari. Vita dello scrittore Stefano Terra (Ediesse, 2013) e Gli avvelenatori del duca di Savoia. Cronache scellerate del 1600 (Araba Fenice, 2013).