Lunedì 25 novembre 2019 ore 18

Incontro con Alessandro Macchi autore del volume

Desmè

L’esperienza di un ingegnere di grandi opere e lo sviluppo infrastrutturale italiano

Edizioni Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis 2019

Desmè è parola piemontese antica, forse originaria delle “terre alte”, che dice del potere interiore di far rivivere in assoluta attualità emotiva momenti mai dimenticati, ma pacatamente riposti nel fondo della memoria. Nel volume Desmè colpisce innanzi tutto la capacità dell’autore di raccontare il lavoro relativo a grandi opere di ingegneria e di farne il vero asse portante della storia. Nella narrazione si coniugano l’esperienza personale, lo sviluppo del sistema infrastrutturale italiano e l’evoluzione del nostro paese dagli anni ’60 ad oggi. Il testo è ampio e articolato. Ogni capitolo-racconto ha un suo centro emozionale senza che il “romanzo” perda di unità: ogni capitolo infatti rappresenta uno strato geologico della vita dell’autore e del nostro paese e va a comporre una sorta di biblioteca che il lettore può esplorare via via con rinnovato interesse. Il modo di raccontare è ricco e avvincente, felice di immagini. Il legno, materiale indispensabile un tempo nelle costruzioni, il ferro, la roccia, l’acqua amica-nemica, le macchine stesse si animano e prendono parte alle vicende drammatiche in rapporto dialettico con gli uomini impegnati in imprese ai limiti del possibile. Fanno da controcanto la “nivola”, la mansarda alta sui tetti di Torino, e il giardino della casa di pietra sul mare di Punta Licosa, luoghi del cuore e della meditazione

Alessandro Macchi, progettista e direttore di cantiere, ha realizzato grandi opere di ingegneria civile, ponti, viadotti, opere idrauliche, condotte sottomarine e soprattutto gallerie naturali e urbane in specie per ferrovie e metropolitane in condizioni articolate e complesse. In Etiopia ha costruito una grande strada nel Wollega, una zona impervia tra gli altopiani, le ambe, e la savana, poi altre opere in Canada, Algeria, Venezuela, Portogallo, Danimarca, Bulgaria, Mauritania.  La sua attività copre un periodo temporale lunghissimo che va dal 1959 ad oggi.  Dalle esperienze di lavoro vissute nel correre e trascorrere tra luoghi e affetti ha tratto due romanzi La Guerra delle Pietre (Einaudi 1975), Tunnel (Ripostes 1995) e un libro fotografico La terra dei Leoni (Opera 2002). Ha curato la redazione e il coordinamento del volume enciclopedico The art of Engineering (Mariogross 2009).

Il Proclama di Moncalieri

La Città di Moncalieri commemora i 170 anni del Proclama di Moncalieri

mercoledì 20 novembre

Ore 17,30, Biblioteca Civica Arduino
“Sguardi su Moncalieri”
Conferenza di Giansavino Pene Vidari sul Proclama di Moncalieri

Ore 20,30, Castello Reale, Sala della Regina
Concerto dell’orchestra da camera Polledro

Il Proclama di Moncalieri, pronunciato il 20 novembre 1849 dalle mura del Castello, è il manifesto con l quale il Re Vittorio Emanuele II, succeduto al padre Carlo Alberto di Savoia in seguito alla sconfitta di Novara durante la prima guerra d’Indipendenza, si rivolse agli elettori del Regno di Sardegna affinché si rendessero inclini a portare in parlamento una maggioranza favorevole alla ratifica del trattato di pace con l’Impero austriaco. Il Re con il proclama, avendo riaffermato l’importanza dello Statuto sabaudo, di fatto poneva una garanzia sulla sopravvivenza del regime liberale, cifra dei governi di Massimo d’Azeglio e Camillo Cavour.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

storia della valle di susa

Lunedì 18 novembre 2019 ore 18

Presentazione dei due volumi di

Storia delle valli di Susa

Intervengono

Silvia Giorcelli Bersani Università di Torino

Andrea Maria Ludovici Culturalpe

Piero Del Vecchio e Dario Vota curatori del progetto editoriale per le Edizioni Il Graffio di Borgone Susa

Nell’ambito del progetto «Terra di confine. Percorsi tra storia e arte nelle Valli di Susa», l’opera che ha per titolo Storia delle valli di Susa, prevista in 3 volumi, è certamente un’operazione editoriale impegnativa, alla quale i curatori e l’editore affidano il non facile compito di offrire una sintesi aggiornata e scientificamente sorvegliata della storia valsusina. L’idea nasce dalla volontà di colmare una lacuna negli studi storici sulla Valle: un’opera frutto del convergere, entro un progetto unitario e coordinato, dei contributi di studiosi specialisti su alcuni tra i temi più rilevanti di questa storia locale, capace di porsi come solido lavoro di riferimento, in un ambito dove l’insieme della storia valsusina è stata finora oggetto per lo più di testi divulgativi prodotti da singoli autori.  Il primo volume, dedicato a Preistoria, età romana e medioevo fino al Trecento, si caratterizza per l’affiancare contributi provenienti sia dal versante archeologico sia da quello storico, rispondendo in tal modo all’esigenza di una trattazione pluridisciplinare coordinata. L’offerta tematica data dai dodici contributi in cui si articola il primo volume non ha la pretesa di offrire una panoramica esaustiva sulla storia delle valli di Susa; la scelta degli argomenti ha inteso, da una parte, offrire delle sintesi aggiornate sull’archeologia e la storia dei periodi in oggetto e, d’altra, focalizzare alcuni temi che per quei periodi trovano nelle valli di Susa una significativa esemplarità. Il secondo volume, pur mantenendo l’impianto metodologico del precedente, si occupa dell’arco cronologico che va dal Quattrocento all’Unità d’Italia: dalla costruzione dello stato feudale alla nascita dello stato moderno, dall’assestamento della geografia ecclesiastica medievale alla formazione della Diocesi, dalle architetture fortificate signorili, laiche e religiose alle guerre fra Cinquecento e Ottocento; dai transiti commerciali in età moderna fino alle infrastrutture tardo ottocentesche che disegnarono una diversa geografia economica, sociale e culturale delle valli di Susa [Paola Comolli]

La conferenza è disponibile sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

Specchio dei tempi da sessantacinque anni continua a dar voce ai cittadini per fatti di costume, di politica, di morale, di cronaca. I lettori assicurano ad ogni occasione speranza e conforto a chi soffre. L’azione di Specchio dei tempi è caratterizzata da rigore, trasparenza e rapidità d’intervento con costi di struttura e di raccolta minimi. Con la progettazione sociale, la Fondazione sta sviluppando una presenza sempre più attiva nei settori della sanità, della terza età, dell’infanzia e del contrasto alla povertà.

Venerdì 15 novembre alle 17,30, al Conservatorio Giuseppe Verdi (Piazza Bodoni 6, Torino), Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, e Lodovico Passerin d’Entrèves, Presidente della Fondazione Specchio, illustreranno attività e progetti, dando voce i protagonisti delle “Mille Storie di Specchio dei tempi” che riflettono una Torino generosa e propositiva.

Per partecipare è NECESSARIO registrarsi al tel. 0115629708 o alla mail specchiodeitempi@agenziauno.com

alla scoperta di un artista cuneese

Lunedì 11 novembre 2019, ore 18

Matteo Olivero. La formazione, i temi, la fortuna

Presentazione del volume curato da

Antonio Musiari

Edizioni Centro Studi Piemontesi-Albertina Press

Con il curatore intervengono

Edoardo Di Mauro

e il Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti

Paola Gribaudo

Matteo Olivero, Veduta di Cuneo con figura, collezione privata (foto Paolo Robino)

Personalità complessa, al cui fascino contribuirono le origini occitane e i viaggi, Matteo Olivero (Acceglio 1879-Saluzzo 1932) ritrova in questo volume aspetti della biografia e dell’opera rimasti in ombra. Anzitutto, si riscoprono la formazione dal 1896 in Accademia Albertina e, dal 1902, la vita di bohème a Torino che fecero maturare un precoce talento. Nel 1905, Olivero si trasferì a Saluzzo anche in polemica con la competizione tra artisti nella città sabauda, mal camuffata da istanze socialisteggianti. Dapprima in difficile equilibrio tra la provincia e l’orizzonte internazionale cui lo traeva anche l’amicizia con Giuseppe Pellizza da Volpedo e Alexis Mérodack-Jeaneau, il pittore visse poi tra entusiasmo e scoraggiamento. A sostenerlo provvidero, accanto alla madre Lucia, committenti spesso divenuti confidenti, tra cui Alice Galimberti Schanzer e quindi Luigi Burgo. A Saluzzo, le Collezioni Civiche, la Pinacoteca Matteo Olivero e il Fondo Olivero nell’Archivio Storico hanno suggerito contributi sulla costituzione di un tale patrimonio di testimonianze visive e scritte intorno all’artista che nella città d’elezione spirò anzitempo. A Cuneo, il Museo Casa Galimberti e il lascito di Ermete Revelli confluito nella Fondazione intitolata a suo figlio Nuto hanno riaperto l’esplorazione della rete di rapporti intrecciata da Olivero, incluso il dialogo con il pioniere della demoetnoantropologia Euclide Milano. L’attenzione ai documenti si accosta in questa ricerca polifonica alla lettura della produzione di Olivero per temi, nell’intento sia di valorizzare zone riposte come il senso del sacro, sia di meglio individuare la cifra dei ritratti e degli autoritratti. Olivero amò e infinite volte raffigurò il paesaggio alpino: in Val Varaita e nella Val Maira che gli diede i natali sono stati condotti raffronti tra dipinti e vedute, ritrovando i punti di vista e precisando così soggetti e titoli fin qui confusi o inesatti. Anche grazie a questo tesoro di immagini e informazioni ricavate sul campo, l’omaggio a colui che – tra tante maschere – volle presentarsi come semplice figlio della montagna vale da auspicio per la continuazione degli studi al suo riguardo.

La conferenza può essere seguita sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

tecnologia e cultura umanistica in dialogo

Al Palazzo dell’Arsenale, dopo i saluti di Salvatore Cuoci (Comandante del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito) e di Alberto Sinigaglia (Presidente della Fondazione Burzio), ne parleranno Vittorio Marchis, Giuseppe Lupo, Claudio Marazzini.

Per partecipare al convegno è INDISPENSABILE dare la propria adesione al tel. 011/56032096 entro il 6 novembre

Scarica il programma degli interventi

residenze reali a un secolo dalla dismissione

Nel 1919 Vittorio Emanuele III sancì la consegna di una parte dei beni della Corona al Demanio dello Stato, una legge che stabiliva il “riordinamento del patrimonio artistico nazionale “e istituiva un Sottosegretariato di Stato per le antichità e le belle arti. Il convegno si propone di mettere a fuoco gli sviluppi del passaggio alla Stato delle residenze reali di Monza, Milano, Genova, Caserta,con i loro patrimonio di arredi e collezioni, e la conseguente riflessione sul il ruolo e le forme dei musei.

Nell’ambito del progetto “Residenze Reali, dismissioni, musei 1919-2019” realizzato dal Centro Studi delle Residenze Sabaude di Venaria con l’Università degli studi di Torino e dal Centro documentazione Residenze Reali Lombarde con il Politecnico di Milano è stato organizzato un convegno sul tema “Residenze storiche e patrimonio culturale“, il 13 novembre al Centro Conservazione e Restauro della Reggia di Venaria e il 14 novembre al Palazzo Reale di Milano.

Mercoledì 13 novembre, h. 9,30. Reggia di Venaria, Aula Magna del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Scarica il programma

Giovedì 14 novembre, h. 14 – Palazzo Reale di Milano, Sala Conferenze Scarica il programma