Vittorio Bersezio al Teatro GObetti

Il Teatro Stabile di Torino, in collaborazione con Rai Teche e DAMS-Università di Torino, organizza una serata commemorativa peri 120 anni dalla morte di Vittorio Bersezio, a cura di Giulio Graglia.

Lunedì 3 febbraio 2020 alle 20, 45

al Teatro Gobetti di Torino

Dopo i saluti istituzionali di Lamberto Vallarino Gancia, Stefano Allasia, Vittoria Poggio, sono previsti gli interventi di Cesare Chiesa, Alessandra Comazzi, Albina Malerba, Enrico Mattioda, Bruno Quaranta.

Ingresso libero fino all’esaurimento dei posti in sala.

A L’Acquaforte (Via Principe Amedeo 29/C, Torino), una esposizione di libri illustrati rari e curiosi dalla Biblioteca di Gino Gruppi, accompagnata dalle incisioni di Graziella Navaretti Bartolini.

Inaugurazione martedì 28 gennaio, dalle 18.

La mostra resterà aperta fino al 1° febbraio con l’orario 10,30-12 / 16-19. Ingresso libero

Gianrenzo Clivio poeta

Il 22 gennaio 2006, a Toronto (Canada), dove era professore ordinario nel Dipartimento di Studi Italiani dell’University of Toronto, moriva Gianrenzo P. Clivio (Torino 18 gennaio1942). Per ricordare il suo ruolo tra i fondatori, 50 anni fa, del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis e della prestigiosa rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, il Centro Studi Piemontesi ha raccolto in volume le sue poesie in piemontese:

Gianrenzo P. Clivio, Na lòsna an fior. Poesie in lingua piemontese

a cura di Dario Pasero e Albina Malerba, versione in lingua inglese di Celestino De Iuliis, Prefazione di Giovanni Tesio. Collana di Letteratura Piemontese Moderna 22. Pagg. XVI-94. ISBN 9788882622947. € 9.

Questo volumetto pubblicato nella ricorrenza dei cinquant’anni di fondazione della Ca dë Studi Piemontèisa, vuole essere testimonianza di gratitudine, di affetto, di continuità.

Le paròle ‘d poesìa sono la pera ch’a dura e nel ricordo si rinnova.

“Tutt’altro che un esercizio a latere è la poesia di Gianrenzo P. Clivio. Non numerosa, no, ma solida e profonda, sicuramente lirica, tendenzialmente poematica, ossia non frammentistica, e meno che mai frammentaria. Clivio porta nella sua poesia la sua passione di studioso, ma dà soprattutto voce al suo bisogno di canto, alla sua necessità di sprigionare (e dunque di liberare) le sue più profonde ossessioni” [dalla Prefazione di Giovanni Tesio].

“Quanti conoscono il suo nome e la sua attività lo ricordano, principalmente, per i suoi lavori in ambito piemontese di argomento linguistico e letterario, quali la fondamentale Bibliografia ragionata della lingua regionale e dei dialetti del Piemonte e della valle d’Aosta, e della letteratura in piemontese (Torino 1971; scritta in collaborazione col padre Amedeo) e il Profilo di storia della letteratura piemontese (Torino 2002), oltre a numerosissimi altri contributi su singoli aspetti linguistici del piemontese (sia in senso diacronico che sincronico) e su specifici autori della letteratura nella nostra lingua (sia antichi, Edoardo Ignazio Calvo, che moderni, Antonio Bodrero, tanto per fare solamente due nomi tra i più grandi). Ma Gianrenzo Clivio è stato anche poeta: per un brevissimo segmento della sua vita, e cioè in modo continuativo dal 1965 al 1969, più un ritorno di fiamma nel 1973. Sono solamente 16 poesie, a cui si possono aggiungere (ma in questa edizione non se ne tiene conto, poiché già pubblicate in volume) le poesie per i bambini (Trenin e dësmore-Poesiòte piemontèise pr’ij cit; Torino 2001), scritte per i propri figli come un surplus di “esercizi”, semplici e piacevoli, per l’apprendimento del piemontese” [dall’Introduzione di Dario Pasero].

Gianrenzo P. Clivio a Palazzo Madama nel 1973 per la presentazione dell’opera omnia del poeta civile del Piemonte, Edoardo Ignazio Calvo.
A Palazzo Madama nel 1973 per la presentazione dell’opera omnia del poeta civile del Piemonte, Edoardo Ignazio Calvo, con il Presidente della Regione Gianni Oberto e l’attore e regista Gualtiero Rizzi

All’Accademia Albertina, martedì 21 gennaio alle 18, presentazione del volume di Alessandra Necci su Caterina de’Medici. Un’italiana alla conquista della Francia (Marsilio 2019).

Con l’Autrice ne parlano Emanuele Chieli, Guido Curto, Gustavo Mola di Nomaglio, Lodovico Passerin d’Entrèves. Modera Alberto Sinigaglia.

Manlio Brosio Ambasciatore e Gentiluomo

Lunedì 20 gennaio 2020 ore 17

presentazione della Biografia di Manlio Brosio

di Ugo G. de Mohr

Ambasciatore e Gentiluomo

Prefazione di Francesco Perfetti

Gangemi Editore, 2019

Introduce Albina Malerba

con l’Autore interviene Massimo de Leonardis dell’Università Cattolica di Milano

Sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi il video della conferenza

Manlio Brosio (Torino, 10 luglio 1897 – 14 marzo 1980). Antifascista già vicino a Gobetti, nell’immediato dopoguerra assume brevi incarichi di Governo come Ministro senza portafoglio, Vice Presidente del Consiglio e Ministro della Guerra, rispettivamente nei Governi Bonomi, Parri e De Gasperi. Accetta la nomina ad Ambasciatore a Mosca, propostagli da Nenni, per la viva curiosità che nutre per un mondo ed un Paese che ha svolto un ruolo determinante nella sconfitta del nazismo. Nella sua lunga esperienza diplomatica di Ambasciatore a Londra (1952-1954), a Washington (1955-1961), a Parigi (1961-1964), e di Segretario Generale della NATO (1964-1971), Mosca è la prima tappa. A Mosca, Brosio deve subito confrontarsi col problema dell’assoluto silenzio osservato dai sovietici sulla sorte degli oltre 60mila militari italiani mancanti all’appello, dopo il rimpatrio nel 1946 di circa 21mila prigionieri. Attorno a tale nodo di capitale importanza, gravitano altri contenziosi, rilevanti per l’estrema gravità degli illeciti internazionali in cui si concretano. Dalla dettagliata ricostruzione della faticosa stagione negoziale attraverso cui Brosio perviene alla liberazione di molti ostaggi, emerge non soltanto la personalità di un capace ed ammirevole servitore dello Stato, ma anche quella di un gentiluomo dalle ineguagliabili doti umane, testimoniate anche dai suoi Diari di Mosca, preziosa fonte rivelatrice di tutto quanto sotteso, alla altrimenti anodina prosa burocratica, in termini di intensa partecipazione umana di questo grande Ambasciatore alla drammatica vicenda dei diplomatici della R.S.I. per lunghi anni languenti nelle galere sovietiche.

Ugo G. de Mohr. Capitano dell’Aeronautica. Diplomatico. Ha maturato per lunghi anni vasta esperienza nel settore della sicurezza, come Capo “Ufficio Controllo Armamenti e Disarmo” del M.A.E.; Primo Consigliere della Rappresentanza d’Italia presso la NATO; Capo “Ufficio NATO” del M.A.E.; Responsabile del servizio “Non Proliferazione” del MAE e Capo delle Delegazioni Interministeriali Italiane nei fori Internazionali deputati al controllo sulle esportazioni dei materiali sensibili, a duplice uso civile e militare. Ha servito come Console d’Italia in Turchia; Vice Rappresentante Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa; Consigliere ed Incaricato d’Affari in Albania. Ambasciatore d’Italia in Mozambico, Swaziland e Finlandia.