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Storia, storie, luoghi, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

CAROUGE

Gustavo Mola di Nomaglio

Il turista che percorrendo le strade di Ginevra attraversi il ponte sull’Arve in direzione di Carouge si trova improvvisamente proiettato in uno scenario urbanistico del tutto diverso da quello che si è lasciato alle spalle. A breve distanza dal centro ginevrino si aprono le lunghe vie rettilinee di quella che sembra, a prima vista, una cittadina piemontese con un incontaminato aspetto settecentesco. Qui, dal punto di vista architettonico, il tempo pare essersi fermato.         

A Carouge i più antichi insediamenti umani risalgono all’epoca romana; il minuscolo abitato del paese sorgeva alla confluenza di quattro importanti strade dirette al ponte sull’Arve, verso Ginevra. Nell’alto medioevo il borgo è menzionato (nella forma <<Villa quadruvio>>) nel 516; in quell’anno Sigismondo, figlio di Gundobaldo, vi fu incoronato re di Borgogna. Solo a partire dal secolo XIII le notizie sul paese si fanno più precise. Entrato a far parte assai presto dei domini sabaudi con vaste zone circostanti il borgo ebbe per secoli un peso marginalissimo rispetto a quello di Ginevra, ma il suo destino cambiò quando i Savoia persero definitivamente il possesso della città. Sinché durarono le rivendicazioni sabaude sul Ginevrino (e con esse una sorta di guerra fredda tra il Piemonte e la repubblica calvinista) Carouge ebbe un ruolo eminentemente d’avamposto strategico.

Il trattato di Torino del 1754 riconoscendo finalmente la sovranità di Ginevra e fissando definitivamente i confini tra la Repubblica e la Savoia, fece nascere nel regno sardo la volontà di creare a ridosso del distretto ginevrino un importante centro sabaudo. Già da tempo in Piemonte si pensava a nuove strategie d’espansione a nord delle Alpi; Carouge ebbe in esse un ruolo centrale. Dal piccolo borgo originario fu quasi inventato dal nulla, in breve tempo, un insediamento con popolazione eminentemente cattolica (ma in cui si registrava una discreta apertura d’idee in materia di religione) in grado di creare una competizione politica, religiosa ed economica con la protestante Ginevra. Carlo Emanuele III nel 1740 favorì con franchigie fiscali l’insediamento di numerose industrie. Vittorio Amedeo III trasformò il paese in capoluogo di provincia, annettendo al suo distretto 42 villaggi separati dal Chiablese e dal Faucigny e concesse che si svolgessero due grandi fiere annuali. In pochi anni la popolazione crebbe da meno di 600 a quasi 5000 abitanti. Nel 1786 giunse la concessione del titolo di città.

Per sostenere una crescita tanto rapida furono formulati lungimiranti ed originali progetti urbanistici. Parecchi architetti piemontesi elaborarono per Carouge differenti piani regolatori. Geniale in particolare fu l’intervento di Filippo Nicolis di Robilant che si distinse dalle proposte in parte utopistiche dei suoi predecessori (Garella, Piacenza e Manera) per la sua concretezza. Robilant seppe inglobare senza sopprimerlo l’originale nucleo abitativo formatosi a cavallo della strada romana di Ginevra e diede prova –come rileva Augusto Cavallari Murat nella Storia del Piemonte pubblicata nel 1960 per iniziativa di Renzo Gandolfo- di una maturità urbanistica non comune, grazie alla quale la <<forma nuova>> si fece continuatrice della <<vecchia>> conferendo vitalità all’aggregato urbano. Il piano regolatore del Robilant può ancor oggi essere definito affascinante per la sua semplicità, chiarezza ed eleganza. I lavori per attuarlo procedettero rapidamente ma molte opere restarono incompiute a causa dell’occupazione da parte della Francia rivoluzionaria del 1792: non fu terminato un grande palazzo municipale, il palazzo reale rimase incompiuto (nel 1808 l’edificio divenne sede di una filatura che occupava seicento operai) e la stessa sorte ebbe l’albergo dei poveri.

Nel 1814 la cittadina fu restituita al Piemonte ma due anni, dopo in base al trattato di Torino del 16 marzo 1816, fu annessa a Ginevra. Probabilmente anche la perdita della testa di ponte sabauda di Carouge contribuì ad indirizzare sempre più le strategie d’espansione dei Savoia verso l’Italia.

Per saperne di più si segnala:

Luciano Tamburini, Carouge “città inventata”, in Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di Gianrenzo P. Clivio e Riccardo Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1975, pp.195-209, ill.

G.F. Fiochetto, archiatra di Casa Savoia e protomedico durante la peste del 1630 a Torino

Su “La Stampa” di oggi, l’articolo di Giorgio Ballario sulla peste del 1630 a Torino fa riferimento al protomedico Giovanni Francesco Fiochetto, autore dell’allora molto innovativo “Trattato della peste e del pestifero contagio”, stampato nel 1631.

Ci fa piacere segnalare che il Centro Studi Piemontesi, nel 2010, ha pubblicato una esauriente biografia del Fiochetto, autrice Maria Teresa Reineri: Dal secolo d’oro al flagello nero. L’archiatra di Casa Savoia Giovanni Francesco Fiochetto (Vigone 1564-Torino 1642)(pagg. 442), presente in tutte le più importanti biblioteche, non solo piemontesi.

La biografia di un personaggio dalla vita straordinaria è di per sé un “romanzo” e tale può definirsi questo libro che narra, con penna leggera ma storicamente documentata, la vita di Giovanni Francesco Fiochetto. Nato nel 1564 a Vigone da un notaio di provincia dimostra fin dalla gioventù che non avrà un’esistenza banale. Studia medicina alla Sorbona, si laurea a Torino dove esercita con sapienza così da essere, in breve, chiamato ad insegnare all’Università, nominato archiatra di Carlo Emanuele I e pedagogo dei suoi figli che poi segue alla corte di Filippo III di Spagna. Per più di quindici anni Fiochetto vive il “secolo d’oro”: alterna i soggiorni alla corte madrilena con i viaggi attraverso il Mediterraneo sulle navi spagnole comandate da Emanuele Filiberto, terzogenito del duca, e infine risiede in Sicilia con lui, creato viceré. Fino alla morte del Principe nel 1624.
Fedeltà e conoscenza gli sono riconosciute: nominato protomedico del ducato sabaudo si prodiga durante l’infuriare della peste (il “flagello nero”) del 1630 che descrive nel ben noto Trattato della peste.
Ammirevoli i rapporti familiari che mantiene, pur lontano. Elegge la natia Vigone sede del suo sepolcreto (portandovi ad operare Carlo di Castellamonte e le sue maestranze) e depositaria dei tanti lasciti caritatevoli.
Il libro segue con appassionata attenzione le vicende private e pubbliche lungo l’intera vita di Fiochetto fino alla morte, avvenuta nel 1642, raccontandone anche il sogno ambizioso ma vano, faro dell’intera sua esistenza: far vivere nella discendenza il nome a cui ha dato così grande lustro.
Le sue opere, in latino e in volgare, sono testimonianza della scienza, modernità, erudizione di un uomo, un grande piemontese, di altissima statura morale.

I Savoia in Valle Gesso

Giovedì 8 giugno 2017 ore 18

 

Paolo Salsotto  Presidente Aree Protette Alpi Marittime

e l’autore Walter Cesana

presentano il  libro

I Savoia in Valle Gesso

Diario dei soggiorni reali e cronistoria del distretto delle Alpi Marittime dal 1855 al 1955

Edizioni Primalpe, con il patrocinio del Centro Studi Piemontesi

Per circa un secolo, tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la Valle Gesso ospitò nel periodo estivo e, a volte, anche in autunno la famiglia reale. Il testo a cura dello storico Walter Cesana offre, per la prima volta, una ricostruzione cronologica precisa e dettagliata dei soggiorni sabaudi nelle Alpi Marittime. Perché i Savoia scelsero la Valle Gesso per i loro soggiorni? Oltre al re quali altri componenti la famiglia reale, la corte e l’entourage nazionale ed internazionale furono presenti a Sant’Anna di Valdieri e in Valle Gesso? Quando e come si svolgeva il soggiorno reale? Quali erano le attività quotidiane? Qual era il rapporto con la popolazione? Qual era il contesto ambientale naturale e antropico locale? Quale ricaduta ha avuto sul territorio la presenza dei Savoia? Come si chiuse la vicenda della riserva reale, dalla quale nacque il Parco Naturale Alpi Marittime? Quale memoria è rimasta oggi? Walter Cesana, attraverso una vasta pluralità di fonti scritte, orali e fotografiche e, soprattutto, attingendo ad inediti documenti d’archivio, dà una risposta a tutte queste domande. Dalla sua ricerca emerge un quadro circostanziato che, a distanza di oltre settant’anni dalla conclusione dei soggiorni reali, intende fare chiarezza circa eventi fino a oggi poco indagati, salvare la memoria e restituire nuova luce a una vicenda che per un secolo ha visto, con la presenza dei Savoia, passare nella Valle Gesso la storia d’Italia e d’Europa. Introduzione di Gustavo Mola di Nomaglio.

 

Il potere dei Savoia – V convegno dei Sabaudian Studies

Il 29, 30 e 31 maggio si terrà il V convegno internazionale dei Sabaudian Studies, dedicato al tema 

Il Potere dei Savoia

Regalità e sovranità

in una monarchia composita

Il convegno, organizzato da La Venaria Reale, in collaborazione con ABNUT-Amici della biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e Centro Studi Piemontesi, si tiene il 29 e 30 maggio alla Reggia di Venaria e il 31 maggio all’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

Scarica il programma con tutti gli interventi

Per secoli i sovrani sabaudi – conti, duchi e, infine, re – dominarono un insieme di territori molto diversi fra loro per caratteristiche linguistiche, geografiche, culturali, economiche e politiche.
Fra Medioevo ed Età Moderna gli Stati sabaudi si configurarono come una «monarchia composita», formalmente parte del Sacro Romano Impero. Fra Sette ed Ottocento essi assunsero un carattere via via più unitario e centralizzato, ma fu solo con il regno di Carlo Alberto che divennero una vera e propria monarchia nazionale. Si aprì, allora, quella vicenda risorgimentale, che portò nel 1861 alla nascita del Regno d’Italia. Il V convegno internazionale dei Sabaudian Studies intende, quindi, essere una riflessione sulle forme della sovranità e della regalità della dinastia dal XV al XIX secolo, ponendosi in dialogo sia con la mostra “Dalle regge d’Italia. Tesori e simboli della regalità sabauda”, in corso presso la Reggia di Venaria (che affronta gli anni in cui i Savoia furono re d’Italia), sia con gli studi che nell’ultimo ventennio hanno profondamente rinnovato la storiografia su questi spazi

I Savoia in Valle Gesso

cop I SAVOIA IN VALLE GESSO web

Venerdì 17 febbraio, alle ore 17.30, presso il salone d’onore del Comune di Cuneo (Via Roma 28) sarà presentato il libro di Walter Cesana «I SAVOIA IN VALLE GESSO. Diario dei soggiorni reali e cronistoria del distretto delle Alpi Marittime dal 1855 al 1955», edizioni Primalpe.

Alla presentazione interverranno: Federico Borgna, Sindaco Città di Cuneo e Presidente Provincia di Cuneo; Paolo Salsotto, Presidente Aree Protette delle Alpi Marittime; Ezio Bernardi, Presidente Associazione Primalpe; Gustavo Mola di Nomaglio, Vicepresidente Centro Studi Piemontesi. In apertura intervento musicale di Michelangelo Pepino e Giovanni Cerutti.

La ricerca storica e la pubblicazione sono state promosse dall’Ente di gestione Aree protette Alpi Marittime e dall’Ecomuseo della Segale con il patrocinio del Centro Studi Piemontesi.

Per circa un secolo, tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la Valle Gesso ospitò nel periodo estivo e, a volte, anche in autunno la famiglia reale. Il testo a cura dello storico Walter Cesana offre, per la prima volta, una ricostruzione cronologica precisa e dettagliata dei soggiorni sabaudi nelle Alpi Marittime.

Perché i Savoia scelsero la Valle Gesso per i loro soggiorni? Oltre al re quali altri componenti la famiglia reale, la corte e l’entourage nazionale ed internazionale furono presenti a Sant’Anna di Valdieri e in Valle Gesso? Quando e come si svolgeva il soggiorno reale? Quali erano le attività quotidiane? Qual era il rapporto con la popolazione? Qual era il contesto ambientale naturale e antropico locale? Quale ricaduta ha avuto sul territorio la presenza dei Savoia? Come si chiuse la vicenda della riserva reale, dalla quale nacque il Parco Naturale Alpi Marittime? Quale memoria è rimasta oggi?

Walter Cesana, attraverso una vasta pluralità di fonti scritte, orali e fotografiche e, soprattutto, attingendo ad inediti documenti d’archivio, da una risposta a tutte queste domande. Dalla sua ricerca emerge un quadro circostanziato che, a distanza di oltre settant’anni dalla conclusione dei soggiorni reali, intende fare chiarezza circa eventi fino a oggi poco indagati, salvare la memoria e restituire nuova luce a una vicenda che per un secolo ha visto, con la presenza dei Savoia, passare nella Valle Gesso la storia d’Italia e d’Europa.

 

 

Piemonte bonnes nouvelles: le conferenze

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Si conclude mercoledì 23 novembre alle 17
con Franca Porticelli che interviene su

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e i suoi legami con la storia sabauda

il ciclo di conferenze di approfondimento legate alla mostra “Piemonte bonnes nouvelles“, organizzate dal Consiglio regionale del Piemonte con la Direzione Generale Biblioteche Istituti Culturali – MIBAC e il Centro Studi Piemontesi:

Le conferenze  si tengono alla  Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco”, in via Confienza 14 a Torino (Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti in sala):

La mostra “Piemonte Bonnes Nouvelles”,  è aperta fino al 31 dicembre 2016 alla Biblioteca Nazionale Universitaria.

Alla pagina dedicata del nostro sito, tutte le informazioni su conferenze, mostra e convegno, con video e gallery fotografica

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Piemonte bonnes nouvelles – le conferenze

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Durante il periodo di apertura della mostra “Piemonte bonnes nouvelles”allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino fino al 31 dicembre 2016,  il Consiglio regionale del Piemonte con la Direzione Generale Biblioteche Istituti Culturali e il Centro Studi Piemontesi ha organizzato tre conferenze di approfondimento che si tengono alla  Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco”, in via Confienza 14 a Torino (Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti in sala).

La prima conferenza è mercoledì 9 novembre alle 17

 con Gustavo Mola di Nomaglio, che parlerà sul tema

 Storie e storici dei Savoia: seicento anni di studi

 

La Sindone a Corte – convegno

La sicopertina sindone

La Sindone è uno dei simboli di Torino e della corte dei Savoia. Comparsa in Francia nel XIV secolo, essa giunse in possesso della dinastia sabauda alla metà del Quattrocento. Da quel momento fra questa reliquia della Passione e i Savoia si andò consolidando un legame strettissimo, destinato a durare fino all’esilio di Umberto II. Reliquia dinastica, per cinquecento anni la Sindone ha seguito le vicende di Casa Savoia, divenendo protagonista della ritualità di corte e imponendosi non solo come elemento di celebrazione e di legittimazione ma anche come fattore di raccordo fra religione, politica e cultura nella ‘società dei principi’.

E’ su questa dimensione della storia del Santo Sudario che focalizza l’attenzione il convegno  “La Sindone a corte. Storia, pratiche, immagini di una reliquia dinastica” organizzato dal Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, dal Centro studi della Reggia di Venaria e dal Centro interdipartimentale di Scienze Religiose Erik Peterson dell’Università di Torino, il 5, 6, 7 maggio a Torino e Venaria.

I lavori si aprono martedì 5 maggio alle ore 15 all’aula magna della Cavallerizza Reale (Via Verdi 9, Torino), con la sessione su “Gli anni di Chambéry“; mercoledì 6 maggio dalle 10 in poi la discussione prosegue alla Reggia di Venaria sul tema “La Sindone a Torino fra corte e città“; conclusione nella mattinata di giovedì 7 maggio a Palazzo Chiablese (Piazza San Giovanni 2, dalle h. 9) con gli interventi su “Architettura e arte per la Sindone“.

Scarica QUI il programma completo delle tre giornate

Per informazioni: 011/4992457 – 338/8055656