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Preghiera alla Sindone

L’Arcidiocesi di Torino promuove sabato 11 aprile un momento di preghiera straordinaria davanti alla Sindone. Non si tratta di una vera e propria ostensione perché la Sindone resterà nella Cappella all’interno del Duomo di Torino e per le ragioni che tutti sappiamo non è prevista la presenza dei fedeli. È un evento in un clima di raccoglimento, di silenzio e di invocazione al Signore di quella «speranza» di cui tutti abbiamo bisogno.

Le dirette televisive della preghiera straordinaria davanti alla Sindone di Sabato Santo 11 aprile 2020, saranno visibili in tutto il mondo. In Italia su:Rai 3 (canale 3): dalle 16.55 alle 17.30, su Tv2000 (canale 28): dalle 17.01 alle 18.05 e sulla pagine Facebook della “Diocesi di Torino” e “Sindone 2020”. della “Regione Piemonte official” e “cittaditorino”. Diretta web e social media su vaticanews.va e chiesacattolica.it

Risalgono al XIV secolo le prime notizie storicamente certe sulla Sindone , quando il cavaliere francese Geoffroy de Charny fa costruire una chiesa nella piccola città di Lirey– nei pressi di Troyes– per custodirvi e mostrare ai fedeli la Sindone. Prima di allora le tracce sono più vaghe. Al V-VI secolo risalgono testi in cui si afferma che nella città di Edessa (oggi Urfa, in Turchia) era conservato un ritratto di Gesù (indicato con la parola greca Mandylion che significa “asciugamano”) impresso su un telo. Alcuni studiosi associano questo telo alla Sindone conservata oggi a Torino, che a quei tempi sarebbe stata esposta al pubblico ripiegata in modo da mostrare solo il volto. Nel X secolo il Mandylion viene trasferito a Costantinopoli, all’epoca capitale dell’Impero Bizantino. Nel suo diario Robert de Clari, cavaliere francese che partecipò alla IV Crociata, riferisce di aver visto la Sindone in una chiesa di Costantinopoli. Con il sacco di Costantinopoli e il furto di innumerevoli oggetti preziosi, s’ipotizza che la Sindone, come molti altri reperti, fosse stata portata in Grecia, dove la famiglia Charny era presente. Nella prima metà del ‘400, a causa dell’inasprirsi della Guerra dei cento anni, l’ultima discendente di GeoffroyMarguerite de Charny ritirò la Sindone dalla chiesa di Lirey e la portò con sé nel suo peregrinare attraverso l’Europa. Fino a che trovò accoglienza presso la corte dei duchi di Savoia, Fu lì che avvenne, nel 1453, il trasferimento della Sindone ai Savoia.

La Sindone rimarrà di proprietà della famiglia Savoia fino al 1983, quando alla morte dell’ultimo re d’ItaliaUmberto II, passò per lascito testamentario alla Santa Sede.

I Savoia fecero costruire a Chambéry, la capitale del loro Ducato, una chiesa, la Sainte-Chapelle,
per custodire la Sindone. Nel 1532 un incendio, scoppiato proprio nella Sainte-Chapelle,
danneggia la Sindone provocando danni visibili ancora oggi. Due anni dopo le suore Clarisse di Chambéry la restaurano chiudendo i buchi provocati dall’incendio con toppe che verranno eliminate solo nel 2002.
Nel 1562 Emanuele Filiberto, duca di Savoia trasferisce la capitale del ducato da Chambéry a Torino e pochi anni dopo, nel 1578, fa altrettanto con la Sindone. Nel secolo successivo i Savoia incaricarono l’ architetto Guarino Guarini di costruire tra la
Cattedrale ed il Palazzo Reale una Cappella per conservare degnamente la Sindone.

II 1898 è un anno di fondamentale importanza per la Sindone: il fotografo torinese Secondo Pia viene incaricato di fotografare per la prima volta nella storia la Sindone. Le lastre fotografiche
rivelarono che l’ immagine ha le caratteristiche di un negativo fotografico con i chiari e gli scuri invertiti rispetto alla realtà. Inoltre il possedere un’immagine fotografica consentì agli studiosi di iniziare lo studio scientifico della Sindone.

(Da www.sindone.it – Qui un approfondimento)

Per la Sindone, oltre agli articoli e gli studi pubblicati in “Studi Piemontesi”, segnaliamo dal Catalogo editoriale del Centro Studi Piemontesi:

MARIE THÉRÈSE BOUQUET BOYER
Itinerari musicali della Sindone. Documenti per la storia musicale di una reliquia

Pagg. 73 (1981)
Una ricognizione del valore “dinastico” della reliquia, sul suo culto e del cerimoniale che ne esaltava il valore

GIULIANO GASCA QUEIRAZZA S.J.
Devozione alla Santa Sindone. Una cantica in piemontese della metà dell’Ottocento

Pagg. 17 (1998)

L’immagine rivelata. 1898. Secondo Pia fotografa la Sindone
Catalogo della mostra, a cura di Gian Maria Zaccone, Archivio di Stato di Torino, 21 aprile-20 giugno 1998
Pagg. 194 con ill. a colori e in b. e n. (1998)

La mostra nasce per celebrare la ricorrenza del centenario della prima fotografia della Sindone, scattata nel maggio 1898 dall’avvocato Secondo Pia, che ha rappresentato un punto di svolta per l’approccio dell’uomo della Sindone. La scoperta del comportamento dell’impronta sulla Sindone nel negativo fotografico ha contemporaneamente rivelato una “nuova” immagine e suscitato l’interesse scientifico su di essa, la cui ricerca è stata agevolata dalla disponibilità per la prima volta di riproduzioni esatte del Lenzuolo. L’esposizione era incentrata sul concetto di immagine nuova, ne chiarisce il contenuto e cerca di illustrarne l’impatto visivo. Lo stesso titolo della mostra riprende le parole che nel 1898 annunciarono i risultati della fotografia “rivelazione”. La mostra si proponeva come momento di riflessione e di riappropriazione di un vasto patrimonio culturale sconosciuto, completato anche da opere provenienti da raccolte pubbliche e private cittadine.

Ostensione del 1931 – Duomo di Torino

Il Centro Studi Piemontesi per la Sindone

A fine settembre riaprirà al pubblico, dopo 28 anni di lavori di restauro, la Cappella della Sindone, capolavoro di Guarino Guarini.

Dopo tre giorni  di apertura straordinaria (28-30 settembre), la Cappella della Sindone entrerà a far parte del percorso di visita dei Musei Reali di Torino.

Il Centro Studi Piemontesi, da sempre, è stato molto attento allo studio della S. Sindone nei suoi molteplici aspetti storici, artistici, letterari, architettonici, come testimoniano i numerosi articoli su “Studi Piemontesi” (vedi Indici)

In particolare, alla Sindone sono dedicati il volume di Marie-Thérèse Bouquet Boyer, Itinerari musicali della Sindone, pubblicato nel 1981 nella collana “Il Gridelino”-Quaderni di Studi Musicali e  L’immagine rivelata, 1898 Secondo Pia fotografa la Sindone, a cura di Gian Maria Zaccone, catalogo della mostra allestita nel 1998 all’Archivio di Stato di Torino.

 

 

La Sindone a Corte – convegno

La sicopertina sindone

La Sindone è uno dei simboli di Torino e della corte dei Savoia. Comparsa in Francia nel XIV secolo, essa giunse in possesso della dinastia sabauda alla metà del Quattrocento. Da quel momento fra questa reliquia della Passione e i Savoia si andò consolidando un legame strettissimo, destinato a durare fino all’esilio di Umberto II. Reliquia dinastica, per cinquecento anni la Sindone ha seguito le vicende di Casa Savoia, divenendo protagonista della ritualità di corte e imponendosi non solo come elemento di celebrazione e di legittimazione ma anche come fattore di raccordo fra religione, politica e cultura nella ‘società dei principi’.

E’ su questa dimensione della storia del Santo Sudario che focalizza l’attenzione il convegno  “La Sindone a corte. Storia, pratiche, immagini di una reliquia dinastica” organizzato dal Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, dal Centro studi della Reggia di Venaria e dal Centro interdipartimentale di Scienze Religiose Erik Peterson dell’Università di Torino, il 5, 6, 7 maggio a Torino e Venaria.

I lavori si aprono martedì 5 maggio alle ore 15 all’aula magna della Cavallerizza Reale (Via Verdi 9, Torino), con la sessione su “Gli anni di Chambéry“; mercoledì 6 maggio dalle 10 in poi la discussione prosegue alla Reggia di Venaria sul tema “La Sindone a Torino fra corte e città“; conclusione nella mattinata di giovedì 7 maggio a Palazzo Chiablese (Piazza San Giovanni 2, dalle h. 9) con gli interventi su “Architettura e arte per la Sindone“.

Scarica QUI il programma completo delle tre giornate

Per informazioni: 011/4992457 – 338/8055656