Archivi tag: storia del Risorgimento

Pierangelo gentile presenta alcune pubblicazioni sul risorgimento

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Pierangelo Gentile racconta il Risorgimento visto dai tanti libri pubblicati dal Centro Studi Piemontesi su questo tema.

1815: l’unione della Liguria al Regno di Sardegna

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Gustavo Mola di Nomaglio racconta le vicende dell’unione della Liguria al Regno di Sardegna nel 1815.

Al volume hanno collaborato:
Giuseppe Pichetto, Genova Sabauda, finalmente
Albina Malerba, Gustavo Mola di Nomaglio, L’unione liguro-piemontese: una storia sinuosa
Andrea Pennini, Egemonia ed Equlibrio. Il Regno di Sardegna nel “concerto europeo” di Vienna
Stefano Monti Bragadin, Riunione degli Stati di Genova a quelli di S.M. Sarda
Alberto Conterio, Il valore della storia e l’onestà d’informazione. Lo sguardo di un giornalista
Mario Riberi, Il sistema giudiziario in Liguria durante l’età napoleonica
Marcello Marzani, “Vegliare alla conservazione della pubblica, e privata sicurezza”. Istituzioni di polizia civili nei territori di terraferma del Regno di Sardegna all’indomani della Restaurazione
Elena Gianasso, Progetti e piani per Torino e per Genova negli anni della Restaurazione
Luciano Garibaldi, Presenze sabaude a Genova, pagine di cronaca. Le personalità di Casa Savoia maggiormente legate a Genova
Massimo Mallucci de’ Mulucci, Influenza ed azione delle famiglie genovesi nell’ambito del Regno di Sardegna
Fabrizio Marabello, Antiche relazioni dei Savoia col Finale: da Worms ai De Raymondi
Arabella Cifani, Franco Monetti, La Liguria e il Piemonte attraverso la pittura dei bamboccianti: il caso di una inedita veduta di Genova, capolavoro di Pietro Maurizio Bolckman

È uscito il volume XI dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio

MASSIMO D’AZEGLIO
(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)
EPISTOLARIO (1819-1866)

volume XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866)
a cura di GEORGES VIRLOGEUX
. Pagg. LVI-554.
ISBN 978-88-8262-295-4.

Le 482 lettere del volume con il quale si conclude l’epistolario (il XII sarà di supplementi) coprono gli ultimi due anni di vita e di attività di Massimo d’Azeglio, che muore il 15 gennaio del 1866. Questi due anni 1864 e 1865, tranne i mesi invernali trascorsi in Toscana, sono vissuti essenzialmente a Cannero sul lago Maggiore e dall’A. dedicati alla stesura dei Ricordi, iniziati nel 1863. La partecipazione alla vita pubblica non è peraltro totalmente assente. Da quando, nel 1852, aveva rifiutato di associarsi alla politica cavouriana nata dal connubio, fu una partecipazione calcolata, fatta di adesioni e di opposizioni, come la sintonia tra Le pape et le congrès di La Guéronnière e La politique et le droit chrétien nel 1860 o l’opposizione frontale delle Questioni urgenti nel 1861. Nel 1864 spicca il Discorso letto in Senato per il trasferimento della capitale, del 3 dicembre, tale da suscitare in Italia, secondo la stampa francese, “un mouvement d’opinion” e, per il successo riportato, l’ultima Lettera agli elettori del giugno 1865. Durante questi due ultimi anni di vita l’A. si dedicò con zelo allo spiritismo e con quale impegno e con quale risultato lo rivela l’inedita confessione spirituale costituita dalla lettera a don Giulio Ratti del 24 novembre 1865 con la quale si integrano e si concludono le non poche testimonianze sulla fede contenute nell’epistolario.

Gli anni scorsi mi vedevo invecchiare con tristezza e dicevo: Dio mio volete proprio che esca di questa vita senza esaudirmi, senza mandarmi un raggio che m’illumini? […] Ora Dio m’appare come un padre, un benefattore, lo amo, lo benedico, sento una fiducia consolata pensando al futuro. Sento un vero desiderio d’essergli grato e fare la sua volontà. […] mi sento un desiderio di riformarmi e ripulirmi, e tuttociò senz’ombra di tristezza, anzi con un’allegrezza interna di sentire che non sono derelitto, e che Dio pensa anche a me e mi ha finalmente data una guida. Non m’importa più d’invecchiare ora te l’assicuro io! […] Tutto questo ti parrà strano; ma lo pare anche a me: e certi momenti mi dico: mi sarebbe girata la boccia? Eppure sento che non m’è girata”.
L’ultima lettera del volume, diretta al vecchio amico francese Gustave de Reiset,
Massimo d’Azeglio non ebbe la forza di scriverla e chiese a Laura Zanucchi, la “consolatrice delle tarde ore grigie” (Ghisalberti), di farlo per lui : “lui, il est patient, serein, résigné à tout”.

Con questo volume si avvia a compimento la lunga “avventura” della pubblicazione del monumentale Epistolario azegliano, intrapresa dal Centro Studi Piemontesi per iniziativa di Renzo Gandolfo e di Carlo Pischedda nel 1985, frutto di un’imponente mole di lavoro, a cura di Georges Virlogeux, italianiste dell’Università di Aix-en-Provence, che ha censito, raccolto, ordinato, annotato l’intero materiale con filologica acribia e dedizione appassionata. Dal volume IV l’Epistolario si pubblica col fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”. Al volume XII, in preparazione, che si conta di pubblicare entro il 2020, saranno affidati i supplementi con le lettere ritrovate dopo la pubblicazione dei precedenti volumi, le lettere senza data, gli indici, ecc..).

I (gennaio 1819-dicembre1840). Pagg.LXXXV-533 (1987)
II (7 gennaio 1841-16 dicembre1845). Pagg.XXVII-480 (1989)
III (2 gennaio 1846-dicembre1847). Pagg.XXIX-601(1992)
IV (1°gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg.XLI-441 (1998)
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg.LI-551 (2002)
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg.XLVII-591(2007)
VII (19 settembre 1851-4 novembre 1852). Pagg.LVIII-490 (2010)
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg.LVI-590 (2013)
IX (2 gennaio 1857-27 dicembre 1859). Pagg.LVIII-526 (2016)
X (2 gennaio 1860 – 31 dicembre 1863). Pagg.LXVIII-810 (2019)
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg.LVI-556 (2020)
XII (supplemento con le lettere ritrovate dopo la pubblicazione
dei precedenti volumi, e le lettere senza data). In corso di pubblicazione.

L’Epistolario di Urbano rattazzi

Mercoledì 19 giugno 2019, ore 16,30

all’ Archivio di Stato di Torino (piazzetta Mollino 1)

presentazione dell’

Epistolario  di  Urbano  Rattazzi (1846 – 1873)

a cura di  Rosanna  Roccia

edito in tre volumi dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano (Roma, 2009 – 2019)

Intervengono  

Umberto Levra, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino

Pierangelo Gentile, Università di Torino

Disperse sin dagli ultimi decenni dell’Ottocento e in gran parte ritrovate da Carlo Pischedda, le lettere di Urbano Rattazzi (Alessandria, 1808 – Frosinone, 1873), sono ora raccolte nell’Epistolario, a cura di Rosanna Roccia, edito nella collana “Fonti” dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Il carteggio scandisce i tempi della vita privata e le tappe della carriera politica dell’avvocato piemontese, dal 1848 deputato alla Camera subalpina e poi italiana, più volte ministro, chiamato dal re al vertice del governo nel 1862 e nel 1867. Il dialogo con i molti interlocutori, nonostante lacune e discontinuità, delinea un profilo più netto e articolato di colui che la storiografia ha sinora inesorabilmente legato ai drammatici eventi di Novara, Aspromonte e Mentana, mettendo in luce responsabilità oggettive e aprendo squarci inediti nella sfera dell’intimità.   

Un carteggio risorgimentale tra romanticismo e storia

Martedì 9 aprile ore 17

Auditorium Vivaldi

Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

piazza Carlo Alberto 5/a

Presentazione del volume

  Cara Adele, caro Sigismondo 

Millerose fu cominciamento di un sogno… 

Carteggio Savio-Castromediano (1859-1905)

a cura di Maria Alessandra Marcellan

Galatina (Lecce), Mario Congedo Editore

Le oltre 500 lettere accolte nel volume Cara Adele, caro Sigismondo. Millerose fu cominciamento di un sogno…, a cura di Maria Alessandra Marcellan, narrano una storia che si intreccia tra l’incanto di migliaia di rose della villa torinese dei Savio (Millerose, oggi IPLA) e il fascino del palazzo ducale dei Castromediano di Lymburg di Cavallino (Lecce). Il verde dei pascoli alpini e il candore delle vette innevate si incontrano con il cielo “non solo di fuoco, ma di bronzo” del Salento: geografia fisica e, soprattutto, geografia di due anime mosse da ideali e sentimenti comuni di libertà, di affetto e di patria. Il carteggio racconta di due mondi, di due culture, di viaggi, di problemi della quotidianità, di incontri con uomini e donne illustri e con persone semplici, e di luoghi che fanno da sfondo alla Storia del Risorgimento Italiano, dal Piemonte al Mezzogiorno d’Italia.

Ne parlano con la curatrice  Franco Cravarezza,  Gustavo Mola di Nomaglio, Rosanna Roccia
Saluti di  Igor Boni, amministratore delegato IPLA

Eccezionalmente in esposizione una scelta delle porcellane di Dome Cravarezza

Info:   info@studipiemontesi.it –  info@abnut.it – Tel. 011/537486

Achille Miroglio di Moncestino, un ufficiale monferrino tra i Granatieri che fecero l’Italia

Giovedì 4 maggio 2017 ore 18.00

Laura Chiarello

in dialogo con

Blythe Alice Raviola e Alessia Giorda

presenta il suo libro

Un Granatiere tra i Granatieri che fecero l’Italia

La vita di Achille Miroglio conte di Moncestino (1840-1866)

Associazione Mirò di Villamiroglio

Il volume di Laura Chiarello è stato pubblicato, a cura dell’Associazione Mirò (Villamiroglio, Alessandria), in occasione del 150˚ anniversario della morte del tenente conte Achille Miroglio di Moncestino.

Achille Miroglio si arruolò volontario nei Granatieri di Sardegna nel 1859 e partecipò agli scontri che plasmarono la formazione del Regno d’Italia, dalla battaglia di Solferino e San Martino alla Presa di Perugia, sino alla battaglia di Mola di Gaeta e alla repressione del Brigantaggio. Come comandante della 6˚ compagnia del 2˚ Reggimento Granatieri di Sardegna combatté nella battaglia di Custoza del 24 giugno 1866, in cui perse la vita. Fu insignito di 3 medaglie e una menzione speciale.

Il volume riporta alla luce la figura di questo giovane e eroico conte monferrino, valoroso e amatissimo comandante, fulgido esempio di dedizione alla nascente Patria italiana, e ne ricostruisce la breve ma gloriosa carriera militare tra i Granatieri di Sardegna. Fa inoltre riscoprire l’inaspettato ruolo della famiglia Miroglio nel Risorgimento italiano, dal periodo napoleonico alla Prima Guerra d’Indipendenza a fianco del generale Gerolamo Ramorino.

Laura Chiarello, artista monferrina, Master in Fotografia di base e di Reportage all’Accademia “John Kaverdash” di Milano. Presidente dell’Associazione Mirò, che si occupa di promozione del territorio monferrino attraverso l’arte e la letteratura sta portando avanti una complessa ricerca storica su Villamiroglio e la famiglia Miroglio.

Blythe Alice Raviola, Università degli Studi di Milano

Alessia Giorda, Servizio Promozione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico del Museo e della Residenza Sabauda Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

 

 

Premio per gli studi storici sul Piemonte nell’Ottocento e nel Novecento

Il Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano  e la Regione Piemonte bandiscono un premio di 8.000 euro da assegnare a uno studioso che abbia conseguito rilevanti risultati nella propria tesi di laurea, la quale appaia meritevole di un ulteriore approfondimento e rielaborazione nella prospettiva di una pubblicazione.

Possono concorrere al premio laureati da non più di 5 anni che abbiano svolto in una università italiana la dissertazione di laurea magistrale o di vecchio ordinamento i di dottorato di ricerca in una disciplina storica, sia su un argomento di storia piemontese tra il 1796 e il 1915, sia su temi storici attinenti il Risorgimento italiano, privilegiando possibilmente l’ambito piemontese.

Le domande dovranno pervenire al Comitato di Torino dell’istituto per la Storia del Risorgimento Italiano entro il 15 giugno 2016.

scarica QUI il bando completo

 

Il diario segreto di Carlo Alberto

Lunedì 21 marzo, ore 18.00

Umberto Levra

in dialogo con l’autore

Pierangelo Gentile

presenta il libro

Carlo Alberto in un diario segreto

Le memorie di Cesare Trabucco di Castagnetto

Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Carocci, Torino-Roma 2015

gent

“[…] L’ultimo studioso a vedere il diario del conte Cesare Trabucco di Castagnetto – peraltro non nell’originale, ma in una copia dattiloscritta –  fu Rosario Romeo… Si era negli anni Settanta e quello già era da decenni un documento che suscitava la più viva curiosità degli storici per la vicinanza del suo autore ad uno dei personaggi più complessi dell’avvio della nostra vicenda risorgimentale […].

Pierangelo Gentile presenta il suo lavoro in tre parti. Nella prima ricostruisce, sulla base di documentazione inedita, la vicenda della “donazione” a Vittorio Emanuele II, nel 1866, di quel “voluminoso giornale che potrebbe ben formare da 15 a 20 volumi corredato di molti documenti e di 142  lettere autografe di Re Carlo Alberto”, come scriveva lo stesso Castagnetto nel febbraio 1872 (p. 11). Si trattò in realtà di una acquisizione onerosa, con un evidente alone di ricatto da parte del suo autore, in serie difficoltà finanziarie. Nella seconda – e più corposa – sezione si traccia un ampio profilo di Carlo Alberto, alla luce dei frammenti delle trascrizioni Cibrario, Manno e Romeo. Nella terza, infine, le due trascrizioni ottocentesche sono edite nella loro interezza: quella del Manno come fonte principale e quella del Cibrario come integrazione in nota. Poter disporre di tutti i frammenti ordinatamente e parallelamente editi è certamente un primo e importante strumento per la ricerca che il lavoro dell’autore mette a disposizione. Non va però trascurato anche il profilo del sovrano. In esso confluisce, accanto ad un abile utilizzo delle trascrizioni, anche una lunga attività di studio e ricerca sugli anni carloalbertini  dell’autore, che aveva già prodotto un importante risultato, nel 2013, col volume Alla corte di re Carlo Alberto. Personaggi, cariche e vita a palazzo nel Piemonte risorgimentale (Torino, Centro Studi Piemontesi). Ora non è più l’entourage ma il re stesso ad essere presentato nella sua azione, così come viene visto nelle note del suo fedele funzionario. E qui, indubbiamente, ne troviamo confermata la personalità tra il mistico e l’autoritario, tra il fatalista (l’attesa del proprio “astro”) e l’opportunista, nonché – fortemente ribadita nella testimonianza del Castagnetto – la grande difficoltà nel decidere….” [dalla recensione di Adriano Viarengo pubblicata in “Studi Piemontesi”, n. 2, 2015]

 

Giuseppe Govone a Isola d’Asti

martedì 8 dicembre alle  ore 15,00

presso il Centro Congressi di Isola d’Asti – Via Repergo, 45

presentazione del libro di

Franco Contaretti

 

Al servizio dello Stato

Giuseppe Govone (1825-1872)

Prefazione di Rosanna Roccia

Torino, centro Studi Piemontesi, 2015

Saluti di:

Fabrizio Pace, Sindaco di Isola d’Asti

Albina Malerba, Direttore Centro Studi Piemontesi

Intervento di: Franco Contaretti, Autore del Libro

Coordinatore e Moderatore: Prof. Erildo Ferro

govone

Breve, intensa, povera di routine e ricca di azione, sempre segnata da lampi di intelligenza e di intuito. Così si potrebbe definire la vita di Giuseppe Govone (Isola d’Asti, 1825 – Alba, 1872). Dal 1848 al 1870, gli eventi centrali del Risorgimento, tutti vissuti in prima fila, talvolta in posizioni tanto innovative da essere largamente incomprese, come nel caso della fondazione e guida dei primi servizi segreti militari. Oppure improvvisamente rivelatisi strategiche, addirittura in grado di modificare il corso degli eventi che poi la storia ci avrebbe consegnato, come nella fatale giornata di Custoza del 1866. Nei primi anni ’50 proiettato nel lontano teatro danubiano e poi in Crimea, si rivela capace di coniugare la freddezza dello stratega con l’entusiasmo spericolato dell’uomo d’azione, partecipando alla tanto romanticamente mitizzata carica dei 600 di Balaklava. Dopo l’unificazione, schierato sul difficile e logorante fronte del brigantaggio meridionale, ne fornirà un’interpretazione capace di coglierne i tratti salienti.

Divenuto ministro con Giovanni Lanza e Quintino Sella, Govone predispone i piani militari per la conquista di Roma nel fatidico settembre 1870, ma dovrà rinunciare a condurli a termine, vittima di una terribile depressione che lo porterà di lì a due anni ad una prematura morte suicida, in circostanze mai completamente chiarite.

La precoce uscita dall’agone politico e militare in età ancora giovane, ne segnerà il rapido oblio nella memoria collettiva e più tardi l’incomprensione in ricostruzioni storiografiche frettolose o ideologiche, incapaci di cogliere le molte sfaccettature del personaggio. A riscattare Giuseppe Govone da un destino immeritato, è giunta l’appassionata e attenta biografia di Franco Contaretti che, attraverso l’attento esame di documenti inediti, propone in questo volume (di cui una prima edizione è stata pubblicata dall’Arciere nel 2008) un ritratto efficace ed esauriente del soldato albese.