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Silvio Curto, tra egitto e ricordi

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Silvio Curto, Storia del Museo Egizio di Torino, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1976. 3° edizione riveduta e ampliata, pagg. VI-52, con 112 ill. b.n., 1990.

Silvio Curto (Bra, 20 agosto 1919 – Torino, 24 settembre 2015), insigne egittologo, sovrintendente per le antichità egizie di Torino, ha tracciato, con un esauriente studio sul palazzo guariniano che ospita le collezioni, una precisa e documentata storia del Museo di Torino dal nucleo iniziale di Vitaliano Donati, dalla grande collezione di Bernardino Drovetti, dai reperti di scavo di Ernesto Schiaparelli fino al dono da parte dell’Egitto di un tempio faraonico nubiano, acquisizioni tutte per cui il Museo Egizio di Torino risulta secondo soltanto a quello del Cairo.

Di Silvio Curto il Centro Studi Piemontesi ha pubblicato un volumetto di ricordi,
Bra Firenze Ravenna. Il volo di una braidese di primo Novecento. Pagg. 97 (2008)

La braidese del titolo si chiamava Margherita Siccardi, nata a Bra nel 1889. Nel 1905 andò a Firenze, capitale dell’arte nel mondo e della cultura umanistica in Italia, per diplomarsi al Magistero Superiore Femminile della SS. Annunziata. Fecero seguito un “Diploma di Laurea alla R. Università di Firenze” e un “Attestato di abilitazione all’insegnamento della Lingua Italiana in tutte le Scuole secondarie del Regno”. La neo-dottoressa si dedicò quindi all’insegnamento e fu destinata a Ravenna dove trascorse anni felici. Felici, anche perché conobbe l’uomo della sua vita, Carlo Curto, un istriano insegnante e letterato. Si sposarono ed ebbero un figlio, Silvio Curto, autore del libro. Intenzione dell’autore è fissare nello scritto la vicenda di Margherita Siccardi poiché rispecchia diversi aspetti di un secolo (1850-1950) di tanto simile al precedente, quanto diverso da quello in cui stiamo vivendo. La vicenda è ricostruita raccogliendo da una parte i ricordi fissati dall’autore bambino e dall’altra informazioni apprese dal medesimo fatto adulto. La narrazione è completata con Panorami delle città percorse nel “volo” e Finestre aperte sulla vita del tempo.

Un sarcofago egizio al Cimitero Monumentale di Torino

      Giovedì 14 aprile, ore 18, in sede

incontro con

Riccardo Manzini Anna Tozzi Di Marco

 autori del libro

 Un sarcofago egizio per Giuseppe Parvis

Kemet edizioni 2015

 sarcofago

Il Cimitero Monumentale di Torino ospita un sarcofago egizio autentico di pregevolissima fattura, mai studiato a fondo, la cui esistenza è ben nota nel mondo egittologico internazionale, ma di cui molti torinesi ignorano l’esistenza e l’importanza. Dalla sua analisi tecnica, richiesta dal prof. Silvio Curto, sono emerse caratteristiche assolutamente particolari che collegano il sarcofago ai parenti di Cheope e di Chefren, i destinatari delle più note piramidi egizie. Durante l’indagine ci si è soffermati anche sulla singolarità di questa presenza e sui motivi che possono aver fatto giungere il sarcofago nel nostro Cimitero, scoprendo l’affascinante e dimenticato mondo della società italiana in Egitto nella seconda metà del secolo XIX, di cui l’ebanista piemontese Giuseppe Parvis (1831-1909) fu uno degli esponenti più in vista. La sorprendente ricchezza di notizie emersa durante quest’esperienza è stata quindi compendiata nel libro Un sarcofago egizio per Giuseppe Parvis , con la prefazione del compianto e indimenticabile egittologo Silvio Curto.

Riccardo Manzini: di professione chirurgo, da oltre 30 anni studioso di egittologia, è Professional Member dell’International Association of Egyptologists (IAE).Già consulente del prof. Curto e della prof. Leospo (direttori del Museo Egizio di Torino) per gli edifici piramidali, da molti anni si occupa di questioni inerenti la correlazione tra l’evoluzione simbolica, architettonica e le tecniche costruttive dei Complessi piramidali egizi, nel cui ambito ha effettuato oltre 50 conferenze, è stato invitato ad intervenire a congressi Internazionali (Università di Varsavia, Università di Praga), ha scritto articoli scientifici ed ha collaborato alla stesura di alcuni libri.

Anna Tozzi Di Marco: è una ricercatrice indipendente in antropologia sociale e culturale, soprattutto di tematiche inerenti all’antropologia della memoria vissuta nel contesto della religiosità popolare sia cristiana che islamica in ambito mediterraneo, e alla tanatologia culturale nei paesi islamici. Attualmente svolge una indagine comparativa nel Mediterraneo sugli aspetti condivisi tra le tre religioni monoteistiche – ebraismo, cristianesimo, islam – inerenti ai luoghi cultuali e alla devozione ai Sette Dormienti/Ashab al Kahf – Sette Fratelli Maccabei

 

 

E’ uscito il secondo fascicolo 2015 di “Studi Piemontesi”

copertina 2015 2

E’ uscito “Studi Piemontesi”, dicembre 2015, vol. XLIV, fasc. 2, pp. 305-664.

La politica internazionale può essere ansiogena, le condizioni climatiche della terra aleatorie, i mercati finanziari perplessi, ma «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità, edita dal 1972 dal Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, resta puntuale: così nella pausa natalizia i Soci, gli abbonati, gli appassionati di storia e civiltà del Piemonte, potranno viaggiare tra le pagine del secondo fascicolo 2015.

I saggi storici vertono sopra tutto sull’Ottocento: e l’attualità potrà spingere il lettore a cominciare da quello che scrive Barbara Curli su come il Piemonte fu coinvolto nel progetto del Canale di Suez; per poi fermarsi sul grande progetto italiano, il Risorgimento; troverà il saggio di Jean-Yves Frétigné su Massimo d’Azeglio e l’Oriente; alcuni appunti di d’Azeglio sull’ultimo viaggio di Carlo Alberto sono illustrati da Pierangelo Gentile e Georges Virlogeaux; Giorgio Federico Siboni scrive dell’attività diplomatica di Luigi Bossi fra rivoluzione ed età napoleonica; ancora di diplomazia nella prima metà dell’Ottocento tratta Alessandro Zussini che si occupa dei consoli piemontesi a Beirut.

Il lettore potrà farsi incuriosire da una specie di ossimoro: delle riforme giudiziarie di Carlo Felice, il re che è un po’ l’emblema della Restaurazione scrive Gianluca Smiriglia. Agli stessi decenni sono dedicati il saggio di Davide Arecco su scienza, letteratura e politica nella Restaurazione e quello di Pier Massimo Prosio sulla Beatrice di Tenda di Vincenzo Bellini e il Catello di Binasco di Diodata Saluzzo.

Un tassello per la storia del piemontese di quegli anni si trova in un documento di polizia illustrato da Andrea Bosio. Alla storia della scienza nel Settecento sono dedicati il saggio di Roberto Scoth sulle scienze matematiche nella Sardegna Sabauda e quello di Paolo Cozzo sul prete e medico Giuseppe Ragazzi.

Possono ricreare anche gli occhi con le illustrazioni i saggi di storia dell’arte: Franco Gualano scrive sui pittori della cattedrale di Ivrea; Simonetta Pozzati sui mobili di Palazzo Reale nel 1760; Angela Maisano dello scultore Carlo Marochetti; vertono sull’urbanistica l’intervento di Annalisa Dameri che dà notizia di un atlante di disegni di fortificazioni approntato fra Cinque e Seicento e quello di Luciano Re su un manoscritto (1681) di Donato Rossetti per il porto di Nizza.

La storia economica trova il suo spazio con i saggi di Luciano Frasson sull’associazione di mestiere dei ‘cerari’ fra Sei e Settecento; e di Valentina Lombardo sui Vincent, famiglia di commercianti di Gressoney, fra Sette e Ottocento.

Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia offrono una seconda puntata sull’onomastica piemontese, Patrizia Deabate scrive di Maria Jacobino interprete di Joan of Arc un successo del cinema muto torinese (1913); Deborah Guazzoni della partecipazione torinese al Congresso di educazione fisica di Parigi del 1913.

Tre i ritratti: Alessandro Roccati, Profilo di Silvio Curto; Francesco Malaguzzi, Per un ricordo di Francesco Federico Cerruti; Felice Pozzo, Ricordo di Mario Vugliano.  Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della morte di Nino Costa: Mario Chiesa propone una lettura ravvicinata del capolavoro del poeta torinese, Tempesta, l’opera che lo consacra come erede della tradizione civile della letteratura piemontese.

Come sempre chiudono il numero il «Notiziario bibliografico» e lo spoglio delle riviste: un aggiornamento bibliografico quasi esaustivo nel campo degli studi sul Piemonte.