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Rosanna Roccia racconta l’Epistolario d’Azeglio

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Rosanna Roccia, direttore della rivista “Studi Piemontesi” racconta l’Epistolario di Massimo d’Azeglio, giunto finalmente alla conclusione: 12 volumi curati da Georges Virlogeux e editi dal Centro Studi Piemontesi

l’impresa è compiuta!

L’impresa è compiuta!
Tutti pubblicati i 12 volumi
dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio
a cura di Georges Virlogeux

L’impresa è compiuta! Con l’uscita del volume XII, è stato completato l’Epistolario di Massimo d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798-15 gennaio 1866), curato da Georges Virlogeux per le edizioni del Centro Studi Piemontesi. “12 grandi volumi di complessive 7165 pagine, 608 delle quali di Introduzioni del curatore […] 4704 lettere di Massimo e 2166 lettere di corrispondenti suoi […] i destinatari sono circa 600” (come scrive Rosanna Roccia in un ampio saggio in corso di pubblicazione per il numero del cinquantenario di “Studi Piemontesi”, giugno 2021). Le prime lettere nel volume I (pubblicato nel 1987) sono del 1819, l’ultima nel volume XI (2020) è dell’XI gennaio 1866.

Un giovane Massimo d’Azeglio pittore

Nell’Introduzione al volume XII Supplementi (finito di stampare il 15 gennaio 2021, 155° anniversario della morte di Massimo d’Azeglio) e in distribuzione in questi giorni, così scrive il curatore Georges Virlogeux:
«E con questo dodicesimo e ultimo volume si conclude la nostra ricerca intrapresa oltre quarant’anni fa… A misurare l’estensione e la natura del progetto (ben individuato da Alberto Maria Ghisalberti che non lo realizzò) fu Carlo Pischedda. Ad impegnare il Centro Studi Piemontesi in questa coraggiosa impresa fu Renzo Gandolfo. A Pischedda e Gandolfo, compianti numi tutelari va la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Bella fu l’avventura e ricchi d’umanità gli incontri con coloro che misero poi a disposizione il materiale conservato nei loro archivi, pubblici e privati, rivelando l’impressionante diaspora enumerata all’inizio di ognuno dei dodici volumi »

Sono raccolte nel volume XII le 108 lettere di nuova acquisizione giunte a disposizione dopo la pubblicazione dei volumi di pertinenza. E anche talvolta se già pubblicate ma in versione scompleta o testualmente scorretta. Questo volume rispecchia per così dire la storia in progress dell’epistolario quale si è venuta svolgendo dopo la pubblicazione del primo volume nel 1987.
Tra gli inediti rilevanti presenti nel vol. XII, le 19 lettere inedite a Louis Geofroy, reperite sul mercato antiquario, ove fu trovato fortuitamente dallo storico parigino Antoine Lefébure un esemplare a stampa delle lettere a Eugène Rendu, L’Italie de 1847 à 1865, tra le cui pagine furono intercalate e incollate, forse dallo stesso destinatario, ben 19 autografi di lettere dell’Azeglio al giornalista e diplomatico francese Louis Geofroy corrispondente della “Revue des Deux Mondes”. Dall’acquirente questo volume “truffé” è stato donato al curatore che a sua volta lo ha donato al Centro Studi Piemontesi e oggi fa parte dell’Archivio Istituzionale. «

Quest’importante gruppo di lettere, scritte in francese tra il 1847 e il 1858 con una vivacità di stile davvero stupenda, e che offrono dettagliate e gustose cronache dell’attualità politica di quegli anni, è confluito interamente in questo volume di Supplementi. Fino ad oggi avevamo soltanto a disposizione le undici lettere di Geofroy della Raccolta azegliana di Roma. L’insieme costituisce un importante carteggio illustrativo delle relazioni giornalistiche tra Francia, Piemonte e Italia nonché del contributo specifico della “Revue des Deux Mondes”. Vi sono inoltre 26 lettere all’incisore Paolo Toschi.
In Appendice il volume XII pubblica, oltre ai consueti Indici, anche un indice dei nomi di persona e di luogo degli Scritti e discorsi politici (pubblicata da Marcus De Rubris nel 1931-1938) a cura di Laura Guidobaldi.

L’edizione dell’epistolario azegliano così compiuta pone fine alla diaspora della corrispondenza di Massimo d’Azeglio. A opera ultimata, la conoscenza dell’azione e del pensiero dello Statista ne esce più completa e corretta. La personalità dell’Azeglio (politico, uomo di mondo, scrittore, pittore, viaggiatore) ne risulta incontestabilmente approfondita, illustrata anche negli aspetti più sottilmente e psicologicamente legati all’uomo tout court.
I dodici volumi fanno piena luce sull’ampio giro di relazioni che l’Azeglio intrattenne con corrispondenti vari, con amici e con familiari. Anche i contorni esatti dell’uomo reale si compongono in una fisionomia più varia e sfaccettata. I suoi giudizi privati, le sue idiosincrasie, i suoi mutamenti d’umore, l’espressione spontanea dei suoi sentimenti sono stati infatti molte volte devotamente o cautamente edulcorati da zelanti curatori, affinché l’immagine del “cavaliere della prima passione nazionale” si discostasse il meno possibile dal modello dell’agiografia risorgimentale.

Dal volume IV l’Epistolario è stato pubblicato grazie al sostegno fondamentale della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”.

L’Opera completa
I (1819-1840). Pagg. LXXXVIII-533 (1987).
II (1841-1845). Pagg. XXVII-480 (1989).
III (1846-1847). Pagg. XXIX-601 (1992).
IV (1° gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg. XLI-441 (1998).
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg. LI-551 (2002).
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg. XLVII-591 (2007).
VII (19 settembre 1851 – 4 novembre 1852). Pagg. LVIII-492 (2010).
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg. LVI-590 (2013).
IX (2 gennaio 1857 – 27 dicembre 1859). Pagg. LVIII-526 (2016).
X (2 gennaio 1860 – 31 dicembre 1863). Pagg. LXVIII-810 (2019).
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg. LVI-556 (2020).
XII (Supplementi). Pagg. XXIX-386 (2021).

Georges Virlogeux con Gilles Pecout, Franz Stolberg, Giuliano Gasca Queirazza
all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, il 22 gennaio 2008

Il Curatore

Georges Virlogeux professore onorario di letteratura e civiltà italiane nell’Università di Aix-en-Provence. Ha pubblicato vari saggi di argomento ottocentesco e d’ecdotica dei carteggi in riviste francesi e italiane come la “Revue des études italiennes” (Paris), la “Revue d’études romanes” (Aix-en-Provence), “Rassegna storica del Risorgimento” (Roma), “Studi Piemontesi” (Torino), “Annali manzoniani” (Milano) o in Atti di convegni di studi internazionali (Aix-en- Provence) 1981, 1983, 1984, 1985, 1987, 1989; San Salvatore Monferrato 1983; Nantes 1984; Saluzzo 1990; Lecco 1990; Marsala 2011; Roma 2013; Cagliari 1992; Stresa 1993, Torino 1998, 2010, 2011, 2017; Parigi 2010, 2017, 2018.

Finestra della casa di Provenza dove Georges Virlogeux ha curato l’edizione dei 12 volumi dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio

Il suo maggior contributo è la raccolta, la cura e la pubblicazione, dei dodici volumi, dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio, per le edizioni del Centro Studi Piemontesi di Torino. È membro del Comitato Scientifico per l’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni, Socio Corrispondente della Deputazione Subalpina di Storia Patria, Membro del Comitato Scientifico della rivista «Studi Piemontesi». Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La Divina Commedia in piemontese 3

di Giuseppe Goria

Il Canto I dell’Inferno nella traduzione di Oreste Gallina

Nato a Mango d’Alba nel 1898. Latinista, professore di lettere, legato a Nino Costa e a Pinin Pacòt fin dai tempi dell’Accademia Militare, prima della Grande Guerra. Con Pacòt e Alfredo Formica fonda, nel 1927, la prima serie della rivista “Ij Brandé”. Scrive inizialmente nella lingua della koiné e poi nella parlata langarola, più aderente alla tematica “contadina” della sua poesia. Muore il 15 ottobre del 1985 ad Arona, dove è stato per molti anni Preside delle Scuole Medie.

Ël prim cant   ëd la “Divina Commedia” voltà an piemontèis da Oreste Gallina pubblicato in “Musicalbrandé” n.18, giugn 1963

Na neuit, lì vers metà dla nòstra vita

i son trovame ‘nt na boscaja scura,

con gnanca pì la marca dla stra drita.

E a dive coma a l’era a m’é ‘n po’ dura,

col diav  ëd boscasson , ma trist, ma trist

che, mach ch’i-j pensa, am ciapa na paùra!

Fé cont ch’i fùissa’nt j’onge dl’antecrist;

ma për conteve lòn ch’i l’hai trovaje

dirai dcò d’àutre ròbe ch’i l’hai vist.

A dive come e andoa i sia intraje,

savrìa nen, tant j’era andurmentà;

ma sai ch’am foratavo le ramaje.

Ansoma che là ‘ndrinta, va chë ‘t va,

i son rivà a l’ancò ‘d na val fingarda,

con tut   ël cheur an boca e disperà!

Quand … che con j’euj an su… tòh!…guarda guarda…

un brich anluminà dal sol ch’a men-a

su la stra giusta da na stra busiarda.

E, a cola vista,  ël cheur, dòp tanta pen-a

për cola neuit sì nèira e malorosa,

sento che ‘nt un moment as rasseren-a .

E come l’òm, con pressa timorosa,

surtend dal mar, con man e pe ‘n sla  riva ,

as vòlta a guardé l’onda minaciosa,

parèj, dcò mi, che ansios im la bativa,

i son voltame a docé dré dla schin-a,

al bòsch ch’a lassa mai n’ànima viva.

Peui, arpatame   ël fià na frisinin-a,

i taco a monté su … coma i podìa,

content  ëd rivé ansima a la colin-a .

Ma ‘ncaminà ch’ i son, gieusi che strija!

Una bestiassa tuta maciorlà

as para dnans… e pa ch’andèissa via,

ansi am sautava antorn, e an sa e an là,

coma  për dime: «Alé…. torna anderera!»

Mi…gnanca a dilo, im s’era già voltà.

E, nas an aria : òh meno mal ch’a l’era

già l’alba reusa, e ‘l sol, cola matin,

a s’arlegrava d’esse an primavera.

……………

giù fin-a al fond ‘d l’Infern; peui fame andé

a sente coi ch’a vivo dë speransa;

peui…via via, fin-a a l’uss ‘d San Pé.

“Va bin! Andoma…, e là, se l’ordinansa

a l’é che ti con Chila it peussi intré,

content, an Paradis…, mi n’ài bastansa”

Dit lòn , s’é ancaminasse. E mi: daré!

Il Fai-Torino organizza un ciclo di conferenze su zoom, condividiamo volentieri il programma per chi fosse interessato a questi temi:

Mercoledì 14 aprile, alle 18, Musei e Ricerca, le memorie del futuro, con Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo Egizio e Christian Greco, Direttore del Museo Egizio di Torino.

Mercoledì 21 aprile, alle 18, Dall’album al desktop, collezionare fotografie, con Walter Guadagnini, direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia.

Mercoledì 28 aprile, alle 18, Storia del giardino, con Edoardo Santoro, curatore di giardini botanici tra cui il giardino medievale di Palazzo Madama

Per maggiori informazioni e per iscriversi alle conferenze cliccare QUI

La Divina Commedia in Piemontese 2

Giuseppe Goria

Le traduzioni di Giacinto Bozzi (Torino 1880 -1950)

Magistrato, compagno di Ginnasio di Giulio Segre che ne ha scritto il ricordo su “Ij Brandé”, n.83, 15 febbraio 1950.

A proposito della sua poesia e della sua traduzione di Dante, Segre scriveva: “Ij vers a l’han tentalo pì ‘d na vòlta e noi i l’oma lesù ant Ij Brandé ‘d còse fin-e, pien-e ‘d sentiment, riche d’oservassion; con na certa ingenuità nòstr amis  a l’é lassasse tiré a traduve an piemontèis quàich cant  ëd Dante, e, fin-a andova ch’as peul rivesse, ‘l tentativ a l’é riussì discretament bin”.

Da: 

CANT XXI DL’INFERN

“Ij Brandé”, n. 16, 1 magg, 1947

Parèj, an parland d’àutr che i arpòrto nen,

Përchè a sarìo ‘d ricòrd fòra del cas,

Da ‘n pont a ‘n pont, soma rivà ‘n sël pien. (1)

E, stand lì an mes, i l’oma ficà ‘l nas

Ant cola bòlgia andoa a sgarisso ij mòrt

Ma nèira coma an boca al luv ravas.

A më smijava a Venessia, daré ‘l pòrt,

D’invern, quand beuj la pèis drinta ai caudron

Për rangé ij bastiment ‘d tute le sòrt,

E chi n’ampianta un neuv, chi a-j fà un tacon

‘Nt le còste a n’àutr, tut frust, tut  ëd garela, (2)

Ch’a l’era forse mej vendlo al balon,

E, alé!, d’an sima an fond, dajla e martela,

Chi sambla ‘d rem, chi fa su ‘d còrde an mass

E chi a cus a dzorman biocie a la vela. (3)

Dcò lì l’istess; la pèis l’era un paciass

Che sensa feu, për un divin dissegn,

A brandava antacand tuti ij rivass.

Mi i vedìa mach le gògole  fé ij segn

E gnente d’àutr, an mes tut col arbeuj,

E gonfié an su e calé an giù goregn.

Mentre i slumava fiss, fërtandme j’euj,

Ël Magister l’ha dame në strincon

Disendme: “Guardte an sà,gavte dj’ambreuj!”

Mi son virame antlor come un mincion

Che, volend vëdde andoa a dev nen guardé,

A bogia avanti e a smicia a l’arculon

Pien ‘d na pavan-a ch’a lo fa tramblé:

E i l’hai vist un diavlass nèir e scaros

con na furia dl’infern cor-ne daré.

(1) il colmo dell’arco descritto dal ponte

(2) di traverso, di sbieco

(3) scampoli di nessun valore

CANT XXX DL’INFERN 

“Ij Brandé”, n. 7, 15 dicembre1946

(quasi certamente tradotto da Bozzi)

Mi l’hai ciamà : “ Chi son coj doi meschin,

ch’a fumo com d’invern le man bagnà,

a la toa drita strojassà davzin?”

“l’hai trovaje” – l’ha dit – “parèj cogià

quand son piovù dcò mi tacà sto pàira

e i chërdo che dij doi pì gnun bogg-rà.

Chila l’é cola fàussa ‘d Putifàira, (1)

E chiel l’é Sinon grech, fàuss com na spia:

Un spussa për la frev  e l’àutra a fiàira”.

Ma l’òmo ch’a l’avìa daje s’na bija

‘d pijesse coj nòm, l’ha arfilaje un paton

sla pansa gonfia coma na vëssìa.

Costa, tapà ‘n sël dur, a l’ha fàit bon!

E mastro Adam a l’ha slongaje an pien

‘nt  ël mes dla ghigna dcò un bel balordon,

disendje: “Bele che mi im bogia nen,

përchè im sento le gambe ambarassà,

pura co’l brass peuss dete lòn ch’at ven!”.

E l’àutr: “ Ti ‘t j’ere pa tant dës-ciolà

quand të mnavo a rustì, ma bin linger

quand it batìe ij sòld fàuss con dle massà!”.

…….

C.

(1) il traduttore usa la consuetudine piemontese di indicare le donne con il nome del consorte al femminile. Nel nostro caso la moglie di Putifarre  è Putifaira.

Aldo A. Mola su Il Misterioso caso del Benjamin Button

“Il Giornale del Piemonte” dedica l’editoriale del 4 aprile, firmato da Aldo A. Mola alle ricerche di Patrizia Deabate, sfociate nella pubblicazione del libro “Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood” per i tipi del Centro Studi Piemontesi.

Qui puoi leggere l’articolo.