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IL PRIMO ESPERIMENTO DI POSTA AEREA

Nell’aprile 1917 il ministero delle Poste del Regno d’Italia istituì una commissione incaricata di realizzare un servizio postale aereo nazionale. Il primo risultato dei lavori della commissione fu, dopo meno di un mese, l’organizzazione del primo volo sperimentale ufficiale italiano, da Torino a Roma. La Stampa si sofferma sull’esperimento il 20 maggio di quell’anno, annunciando in un articolo intitolato Il primo viaggio della posta aerea: “Stamane, alle ore 6, partirà dallo stabilimento Pomilio, salvo circostanze impreviste, l’aeroplano che eseguirà il primo esperimento di posta aerea fra Torino e Roma”.
Le circostanze “impreviste” in grado di impedire la partenza non si fecero attendere. Il numero del 21 maggio 1917 del quotidiano torinese, sotto il titolo “La posta aerea e il maltempo”, spiega quali furono: “La pioggia dirottissima ha impedito ieri mattina il primo esperimento di posta aerea Torino-Roma, guastando la mattutina cerimonia inaugurale…”. Una fitta nebbia, oltre alla pioggia, avrebbe reso estremamente problematico il sorvolo degli Appennini. Il rinvio fu di brevissima durata. Il giorno seguente l’aeroplano progettato da Ottorino Pomilio, affidato al pilota Mario De Bernardi, ventitreenne asso dell’aviazione militare italiana, poté decollare regolarmente.

Dall’Archivio del socio Giovanni Orso Giacone

Pomilio, tecnico e pilota dalla personalità vulcanica, era nato a Chieti nel 1887, si era laureato in ingegneria a Napoli nel ‘911 e perfezionato a Parigi all’École Superiéure de Constructions Aéronautiques l’anno seguente. Nel 1913 aveva conquistato col pilota Pettazzi il primato italiano di altezza. A Torino, già punto di riferimento dell’aeronautica italiana e sede di alcune tra le principali industrie del settore, egli trovò un contesto favorevole per impiantare, nel 1916, una grossa attività produttiva (qualche anno dopo con sede a Roma) che, a quanto risulta, giunse a sfornare nei primi due anni di vita circa 1.500 aerei complessivamente, tra i modelli da caccia e quelli da ricognizione veloce. In seguito all’incoraggiamento del governo americano, Pomilio si trasferì per qualche tempo negli Stati Uniti dove realizzò, ad Indianapolis, un altro importante impianto per la costruzione di aerei da bombardamento diurno. Rientrato in Italia si dedicò all’elettrochimica e alla produzione della cellulosa dalla paglia delle graminacee, sfruttando un procedimento da lui ideato e brevettato.

Il “Pomilio” usato per il primo esperimento di aviospedizione postale era dotato di un motore in grado di erogare una potenza di 200 cavalli che consentiva di raggiungere una velocità di poco inferiore ai 200 chilometri all’ora. A bordo furono caricati circa due quintali di giornali, corrispondenze private, messaggi ufficiali, indirizzi di saluto ad associazioni ed agenzie giornalistiche, personalità e enti romani. Il cardinale di Torino, Richelmy, affidò al velivolo un messaggio per il Pontefice, in ringraziamento della beatificazione del Cottolengo, decretata il 29 aprile precedente. Forse, congettura Padre Candido Bona in un articolo su questo evento, sull’aereo viaggiò anche una missiva indirizzata al Papa dal canonico Giuseppe Allamano. Le Poste, per iniziativa del comitato torinese del Circolo Filatelico Italiano di Torino, emisero un francobollo commemorativo, costituito dal venticinque centesimi “espresso”, con sovrastampata la dicitura: “Espresso Posta Aerea – Maggio 1917 – Torino-Roma – Roma-Torino” che, pur essendo stato riprodotto in numerosi esemplari, suscita l’interesse dei collezionisti, in quanto è considerato il primo francobollo aereo emesso al mondo.

Dall’Archivio del socio Giovani Orso Giacone

Il “Pomilio” si staccò da terra dal campo di aviazione di corso Francia, alla volta di Roma, alle 11.25, sotto una pioggia ancora battente ma con visibilità, lungo il percorso, accettabile. De Bernardi sorvolò, fuori programma, Savona e raggiunse Roma verso le 15.30, accolto da personalità e curiosi. Durante l’atterraggio una forte raffica di vento provocò danni al velivolo che impedirono il viaggio di ritorno. Il pilota tornò a Torino in treno ed effettuò nuovi viaggi, nei giorni immediatamente successivi, che non furono privi di imprevisti e disavventure. In un tentativo di rientro a Torino, respinto da una violenta bufera, fu costretto a cercare un atterraggio di fortuna lungo le coste liguri, trovando una spiaggia adatta a Lavagna, dove fu accolto trionfalmente dalla popolazione.

In breve il servizio di Posta aerea divenne una realtà quotidiana. La prima regione a beneficiare di un servizio regolare fu la Sardegna, mentre a Torino le industrie aeree si preparavano ad incrementare la propria produzione anche in relazione alle nuove esigenze postali.

G.M.N.

Buona Estate/Bon-a Istà

La Sede, la Biblioteca e l’Archivio resteranno chiusi al pubblico fino al 31 agosto. Continuerà invece regolarmente l’attività sui social, con video, presentazioni, filmati ecc.
E vi invitiamo a seguirci!

Auguriamo a tutti una buona tranquilla estate, sperando vivamente di poter riprendere in autunno la consueta programmazione in sede.

Vi salutiamo con l’immagine del cortile preparato per l’Assemblea dei Soci, svoltasi regolarmente il 21 luglio! E con due fotografie esposte per le piccole mostre in sede “Fotografie di Mario Gabinio nell’Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis” , purtroppo mai potuta inaugurare (ma che contiamo di riallestire appena sarà possibile).

La prima immagine proviene dal Fondo archivistico “Lorenzo Gandolfo”, conservato presso l’Archivio del Centro Studi Piemontesi. Si tratta di 52 scatti in bianco e nero (10,5 x 8,5 cm) realizzati da Mario Gabinio durante un’escursione tra le montagne e i borghi dell’Alto Adige (tra la Val Venosta e la Val di Fassa) nell’estate del 1935, insieme all’amico Luigi Galleani.

La seconda dalla donazione all’Archivio del Centro Studi Piemontesi, da parte di Giuseppe Pichetto, di 100 fotografie in bianco e nero eseguite da Mario Gabinio tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, dedicati a vedute e scorci della città di Torino.

l’audizione di Camillo Venesio alla Commissione Economica della Costituente

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Camillo Venesio racconta l’audizione di suo nonno , allora Amministratore delegato della Banca Anonima di Credito-Torino, alla Commissione Economica del Ministero per la Costituente, il 9 marzo 1946.

Il testo completo dell’audizione di Camillo Venesio è riportato nel volume 9 marzo 1946. L’audizione di Camillo Venesio, Amministratore delegato della Banca Anonima di Credito-Torino, alla Commissione Economica del Ministero per la Costituente, con la prefazione di Antonio Patuelli, Edizione Centro Studi Piemontesi, 2019.

GIUSEPPE LAVINI (1857-1928)

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

GIULIA AJMONE MARSAN

ALL’OMBRA DI NOTABILI ED EROI
GIUSEPPE LAVINI (1857-1928)

PREFAZIONE DI DAVID CHIPPERFIELD
TORINO, CENTRO STUDI PIEMONTESI, 2014, PAGG. 226, ILL. ISBN: 978-88-8262-212-1

La trasformazione di Torino da Capitale in capitale industriale dava opportunità a giovani idealisti e intraprendenti di dare un contributo alla loro città. Uno di questi era Giuseppe Lavini: proveniente da una famiglia di seri professionisti, si innamorò dell’arte e dell’architettura a cui si dedicò quale critico d’arte, segretario dell’Accademia Albertina, attivissimo socio del Circolo degli Artisti e Consigliere Comunale. Forte di queste esperienze, intraprese dalle pagine di quotidiani e riviste, in particolare l’«Architettura Italiana», campagne per valorizzare l’architettura italiana e influire positivamente sullo sviluppo urbanistico di Torino. Un notabile oggi poco conosciuto, affascinante per la sua lungimiranza e schiettezza.

“Pagine intense della storia di Torino tra Ottocento e Novecento, fogli di vita di una persona e di una famiglia che è rimasta a lungo celata, All’ombra di notabili ed eroi. Giuseppe Lavini (1857-1928) propone al lettore carte inedite, utili a comprendere a fondo società e cultura del periodo in cui la città si trasforma da capitale politica a capitale industriale. Il nuovo libro pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, scritto dalla lucida penna di Giulia Ajmone Marsan, si colloca tra le monografie dedicate a critici e letterati che, nel corso della loro esistenza, discutono di architettura e di urbanistica all’indomani dell’Unificazione nazionale. […]. Poggiandosi su uno studio profondo, l’autrice indaga il milieu culturale dell’epoca, evidenziando l’importante partecipazione di Lavini al dibattito artistico cittadino dalle sale del Circolo degli Artisti, dove è segretario della Sezione di Architettura. Sono gli anni della prima Esposizione italiana di Architettura (1890) e della prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa e Moderna (1902), inizialmente discusse proprio all’interno dello stesso Circolo. […].

Il libro, completo di un repertorio iconografico in gran parte inedito e di un indice dei nomi, dei luoghi e delle riviste citate, presenta e discute per la prima volta una personalità complessa, difficile da sintetizzare, ma sapientemente indagata nel volume. Scritto quale esito di ricerche puntuali in due nazioni, sette località, otto archivi e sedici biblioteche, riunisce scientificamente più tasselli in un testo unitario che, dopo la biografia, si articola seguendo Passioni e battaglie dello stesso Lavini. I temi fondamentali sono qui ripresi – afferma David Chipperfield, architetto, nella Prefazione – «in modo esauriente e perspicace» (p. IX) dall’autrice che, scegliendo tra i tanti, evidenzia gli apporti allo studio di questioni concernenti le Belle Arti e l’Antichità, l’architettura e l’urbanistica tra Eclettismo, Art Nouveau e Razionalismo” (dalla recensione di Elena Gianasso pubblicata in “Studi Piemontesi”, 1, XLII (2014), p. 193).

L’Assedio di Torino, fasi finali

Il “Pietro Micca Tour”, promosso dal Museo Pietro Micca e dagli Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino, propone una serie di video sull’Assedio di Torino del 1706.

Proponiamo qui il filmato relativo alle fasi dell’agosto 1706, eventi e impressioni che potremo rivivere nelle nelle parole di un collega di Pietro Micca, interpretato magistralmente dall’attore Mario Brusa.

Siamo nella fase più cruenta dell’assedio: con agosto gli assedianti arrivano a ridosso delle mura della Cittadella e possono batterle con i cannoni d’assedio e assaltarle con le fanterie. I francesi devono assolutamente sfondare per far arrendere i difensori prima dell’arrivo del principe Eugenio di Savoia e dell’armata imperiale che a marce forzate si avvicinano sempre più. Una guerra spietata dall’una e dall’altra parte senza esclusione di colpi, anche i più crudeli.

Guida letteraria di Torino

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Pier Massimo Prosio
Guida letteraria di Torino

Terza edizione ampliata e aggiornata. Pagg. 253, con ill. e cartine (2005). ISBN 88-8262-037-9

La prima guida storico-artistica della città di Torino, con una serie di itinerari in cui di zona in zona, di via in via, sono messi in rilievo i siti della città che danno occasione a ricordi letterari. Non si tratta quindi di una storia letteraria di Torino, né di un’antologia di brani su Torino; oggetto del libro è la città letteraria vista attraverso i siti che di questo passato letterario recano memoria: sia per motivi biografici (perché autori vi hanno soggiornato, vi sono nati, vissuti o morti), sia perché tali siti sono stati argomento o sfondo di pagine letterarie. Sono presi in considerazione poeti, narratori, drammaturghi, memorialisti, ma anche filosofi, saggisti, critici, ecc. Torino non godeva una grande fama di città “letteraria”, questo libro dimostra che anche lungo le strade della città dei Savoia e della Fiat l’uomo di cultura può rinvenire numerose e notevoli tracce di un importante e suggestivo passato letterario.

“Strade, piazze, viali, infernotti, vicoli della capitale che fu, della capitale che naturalmente Torino è […]. È ormai un classico la Guida di Pier Massimo Prosio. Per coloro che sanno, per coloro che vogliono affermare il tono subalpino, per gli ammalati di curiosità. […]. Una flânerie suprema è il teatro arredato da Pier Massimo Prosio. Sette itinerari, una carovana (una deamicisiana carrozza) affollata di egregi cocchieri, da Massimo d’Azeglio a Giuseppe Baretti, da Vittorio Bersezio a Piero Gobetti, da Cesare Pavese a Massimo Mila, da Maupassant a Tolstoj, da Erasmo a Melville, da Dumas a Larbaud, all’inarrivabile dandy, alias Antonicelli…Una giostra nei secoli. Un mappa (il tesoro è un’identità cosmopolita, alfierianamente spiemontizzata, e dunque piemontese, torinese) a prova di tempi moderni e postmoderni, di avventure virtuali” [dalla recensione di Bruno Quaranta, pubblicata in “Studi Piemontesi”, XXXV, 1 (2006), pp. 170-171].

i Pichetto dal Biellese a Torino: dall’arte della lana all’arte del ferro

Storia, storie, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi
Famiglie imprenditoriali

I Pichetto dal Biellese a Torino: dall’arte della lana all’arte del ferro

I primi passi da imprenditore del “fabbro” Giuseppe Pichetto (1850-1922) – iniziatore nel secondo Ottocento di un’industria artistica a lungo ben conosciuta in Italia ed Europa – non sembrano differire da quelli di altri industriali e uomini d’affari piemontesi che, come Giovanni Agnelli, Luigi Rossi, Marcel Bich poterono contare, anteriormente ai loro exploit personali, su solide basi economiche.
Pichetto nacque a Veglio Mosso il 7 novembre 1850, da una vecchia famiglia locale, il cui cognome compariva da tempo tra quelli impegnati nell’industria laniera radicata nella zona: già nel 1775 Giovanni Battista e Dionigio Pichetto figuravano in Mosso nello “Stato de’ fabbricatori aventi lanifici in Biella e nelle terre della provincia”.

Giuseppe Pichetto, Ringhiera in ferro battuto e scolpito per Scalone Castello Reale di Racconigi.
Da: Cartella Persistenza delle opere in ferro di Giuseppe Pichetto senior. Sei tavole e sei fotografie offerte da Giuseppe Pichetto junior, Torino 1986.
Le tavole della Cartella “sono state riprodotte dall’album, Lavori in ferro, pubblicato nel 1911 dal Cavaliere del Lavoro Giuseppe Pichetto […]. L’album originale è composto di 100 tavole: ne sono state scelte sei […]. Progettazione, ricerche, ricognizioni dei luoghi e fotografie di Giorgio Avigdor, su idea di Giuseppe Pichetto”. Torino, Biblioteca del Centro Studi Piemontesi.

Giuseppe Pichetto compì i primi studi nel paese natale, forse sotto la guida di uno dei non rari sacerdoti appartenenti alla sua famiglia, ed iniziò, giovanissimo, un mestiere ben diverso da quello che l’avrebbe reso famoso tra i propri contemporanei, facendo lo scrivano a Veglio, presso il notaio Prina. Ben presto, appassionato di meccanica, lo troviamo però a Torino, a frequentare scuole tecniche. È poco più che un ragazzo quando, mettendo a frutto gli insegnamenti impartitigli nei momenti liberi dal “serruriere” di Mosso Santa Maria, Antonio Galoppo, inventa una cassaforte a cilindro ed un congegno per aprire porte e finestre a distanza.
Con l’intento di studiare l’evoluzione dell’industria metallurgica mondiale, Pichetto effettuò viaggi in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1879, al suo ritorno a Torino, fondò in corso Vittorio Emanuele II 21 un’“Officina per costruzioni in ferro”. In breve tempo aprì varie succursali in Italia e all’estero, dotando la propria fabbrica, secondo quanto si legge in un articolo del primo Novecento, «di ogni miglior macchina utensile e d’ogni moderno trovato della Scienza» e formando maestranze altamente specializzate.

Giuseppe Pichetto, Ringhiera per Scalone in ferro fucinato, Villa Boasso, Alba.
Da: Cartella Persistenza delle opere in ferro di Giuseppe Pichetto senior. Sei tavole e sei fotografie offerte da Giuseppe Pichetto junior, Torino 1986.
Le tavole della Cartella “sono state riprodotte dall’album, Lavori in ferro, pubblicato nel 1911 dal Cavaliere del Lavoro Giuseppe Pichetto […]. L’album originale è composto di 100 tavole: ne sono state scelte sei […]. Progettazione, ricerche, ricognizioni dei luoghi e fotografie di Giorgio Avigdor, su idea di Giuseppe Pichetto”. Torino, Biblioteca del Centro Studi Piemontesi.

Dalla fucina di Pichetto uscirono autentiche opere d’arte, che ne fecero il fornitore privilegiato della Casa Reale, della nobiltà e dell’alta borghesia. La sua opera fu richiesta anche all’estero, in Francia (dove operava la succursale di Parigi) e in altri paesi, non esclusa la Turchia, dove gli furono commissionati importanti lavori per il palazzo sultanale di Costantinopoli. Molte opere, nonostante le distruzioni dovute allo spasmodico bisogno di ferro dei periodi bellici, si conservano tuttora: basti ricordare gli splendidi Cancelli in ferro battuto con guarniture in bronzo del palazzo della Regina Margherita a Roma oppure, a Torino, la cancellata lungo l’ala nuova di Palazzo Reale, su via XX settembre e i cancelli della Mole antonelliana o, ancora, a Racconigi, la ringhiera in ferro battuto e scolpito per lo scalone del castello reale.

Giuseppe Pichetto, Cancelli in ferro battuto e guarniture in bronzo, Palazzo Margherita – Roma
Da: Lavori in ferro di Giuseppe Pichetto. L’architettura dei mestieri intelligenti. Sei fotografie di Giorgio Avigdor con un testo di Andreina Griseri, Torino 1987. Torino, Biblioteca del Centro Studi Piemontesi.

Di anno in anno il prestigio di Pichetto si accrebbe, al punto che nel 1908 fu creato Cavaliere del Lavoro, affiancandosi ai nomi di maggior prestigio dell’imprenditoria piemontese del tempo, come Giovanni Agnelli, Silvano Venchi, Vittorio Tedeschi, Giacomo Bosso, Teofilo Rossi, Felice Piacenza e Oreste Catella.
All’attività produttiva egli congiunse un impegno sociale e filantropico (fu tra l’altro consigliere e finanziatore delle Scuole-Officine serali, fondate nel 1887 e poste sotto la presidenza onoraria del Re) e svolse un ruolo attivo nelle organizzazioni che rappresentavano gli imprenditori, quali la Lega industriale, l’Associazione Generale fra Industriali e Commercianti e l’Associazione dell’Industria Meccanica ed Arti affini.

Giuseppe Pichetto, Cancellata in ferro fucinato. Villino C. Dellachà – Torino
Da: Lavori in ferro di Giuseppe Pichetto. L’architettura dei mestieri intelligenti. Sei fotografie di Giorgio Avigdor con un testo di Andreina Griseri, Torino 1987. Torino, Biblioteca del Centro Studi Piemontesi.
Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Torino
Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Torino

Allo scoppio della prima guerra mondiale il Genio militare arruolò la maggior parte degli operai delle Officine Pichetto: non era più il tempo di forgiare opere d’arte ma cannoni. L’azienda rimase praticamente paralizzata, sinché Giuseppe non fu costretto a cessare l’attività, cedendo successivamente la fabbrica. Ma l’avventura imprenditoriale della famiglia non finì qui. Dopo la sua morte (5 dicembre 1922) le tradizioni imprenditoriali furono continuate dai figli Antonio Virginio ed Angelo. Il primo, ingegnere, dopo esperienze in campo automobilistico in Italia divenne progettista di motori sportivi della Bugatti. Il secondo, studioso di chimica, allievo di Ponzio, compì ricerche che gli valsero premi importanti, alcuni conferitigli dall’Accademia dei Lincei. Negli anni Venti fondò l’Istituto Chimico Subalpino, acquistando qualche tempo dopo la F.lli Maraschi, un’importante ed antica azienda torinese produttrice di essenze, estratti ed aromi, tuttora operante (denominata attualmente Maraschi & Quirici, in seguito alla fusione con la Ercole Quirici) nel campo della chimica naturale. Questa tuttora legata al nome di un altro Giuseppe Pichetto, il Presidente del Centro Studi Piemontesi, anche lui Cavaliere del Lavoro e già, tra altri prestigiosi incarichi istituzionali, Presidente dell’Unione Industriale e della Camera di commercio di Torino il cui nome sottolinea la bisecolare continuità delle intraprese economiche familiari.

gmn

Esposizione Italiana di Architettura, Torino 1890. Medaglia d’oro conferita a Giuseppe
Pichetto (1850-1923) per la realizzazione, nella sua fonderia, di uno splendido grifone

Da: Torino Internazionale. Le grandi Expo tra Otto e Novecento, catalogo della mostra del 2015 alla Biblioteca della Regione Piemonte, a cura di Albina Malerba e Gustavo Mola di Nomaglio, introduzione storica di Pier Luigi Bassignana, Torino, Collana “Mostre della Biblioteca della Regione Piemonte” n. 37, Torino, Consiglio regionale del Piemonte, 2015