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Donne, scuola e società alla Villa della Regina

Lunedì 4 febbraio 2019 ore 18

Incontro dedicato al tema

Formazione femminile dalla Torino post-unitaria al passato recente. Il caso dell’Istituto Figlie dei militari

Paola Bianchi, Università della Valle d’Aosta  
dialoga con Cinzia Ballesio, autrice del volume
Le Figlie dei Militari. Una scuola nuova per le donne della nuova Italia

Neos Edizioni

Il libro racconta una storia in parte dimenticata, quella dell’Istituto nazionale per le Figlie dei Militari di Torino, una scuola laica e innovativa, punto di riferimento per l’educazione femminile a cavallo fra Ottocento e Novecento.

L’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari, istituzione scolastica nata nel fertile contesto culturale della Torino post-unitaria, è stata un’eccellenza fra i collegi femminili, in grado di competere con il più famoso Poggio Imperiale di Firenze. Legato a uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia della città di Torino, la Villa della Regina, dove, dopo la donazione dell’edificio da parte di Vittorio Emanuele II nel 1865, avrà la sua sede principale dal 1869 fino ai bombardamenti del 1942. Nata dall’iniziativa della marchesa Maria Luisa del Carretto, l’idea dell’Istituto per le Figlie dei Militari viene sostenuta da una serie di personaggi di spicco del periodo, tra cui quel Massimo d’Azeglio a cui è attribuita la frase “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. E proprio per “fare” i futuri italiani e dar loro “degne madri”, si volle creare una “scuola di civile e morale educazione per le venture generazioni”. Cinzia Ballesio ricuce con sensibilità storica tutti i pezzi di un’istituzione quasi dimenticata, ricostruita sulla base di una ricca documentazione archivistica, integrata con le testimonianze delle ex allieve intervistate, dove la memoria si mescola con i fatti, creando storie nella Storia: donne, scuola e società, un fitto intreccio in un universo ricchissimo e poco indagato.

Sul canale YouTube del Centro Studi Piemontesi il video della conferenza

 

la rivista “Studi Piemontesi”

«Studi Piemontesi», dicembre 2018, vol. XLVII, fasc. 2

Puntualmente anche quest’anno è uscito il volume invernale di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità edita dal Centro Studi Piemontesi.

I contenuti in sintesi

Da circa tre mesi è di nuovo possibile visitare la cappella della Sindone, inserita nel percorso dei Musei Reali, restituita alla collettività da un sapiente restauro: felice coincidenza, apre il numero di “Studi Piemontesi” un saggio in cui Fabrizio Corrado illustra i fondamenti cartesiani del razionalismo che ispira l’arte del grande architetto Guarino Guarini.

Siamo ancora nel campo della storia dell’arte con Lorenzo Mamino che presenta due disegni dei primi anni del Settecento dell’architetto Michelangelo Garove: la facciata del Castello di Buttigliera d’Asti, e il progetto di un casino da erigere all’ingresso di un parco. Sempre Lorenzo Mamino propone una ‘lettura’ dell’opera del pittore e incisore monregalese Francesco Franco mancato il 1° febbraio 2018. Roberto Antonetto, tra gli oggetti d’arte lasciati dalla fioraia-contessa Ercolina Diverio Roveda al Museo Civico di Torino, si sofferma su una scrivania nella quale egli riconosce l’impronta del più maturo Pietro Piffetti.

Numerose, come al solito, le ricerche storiche delle quali si presentano i risultati. Chiara Devoti ripercorre le vicende che hanno portato l’Ordine Mauriziano alla realizzazione, a metà dell’Ottocento, dell’«Ospedale de’ Lebbrosi» a Sanremo. E il caso ha voluto che altre ricerche che riguardano la zona meridionale del Regno di Sardegna siano qui riunite: i preliminari della vendita nel 1729 a Vittorio Amedeo II del territorio di Seborga, dal 954 priorato dell’abbazia benedettina di Sant’Onorato di Lérins (il minuscolo arcipelago presso Cannes), sono ricostruiti da Simonetta Tombaccini sulla scorta di una ricca documentazione d’archivio. Siamo invece a Nizza con Rosanna Roccia che racconta le alterne vicende dell’amicizia di Camillo Cavour con la facoltosa famiglia degli Avigdor: franca e solida quella con Samuele; interessata e altalenante quella con i figli Giulio Moise ed Enrico Samuele. Alessia Catalano presenta i documenti conservati nell’Archivio Storico della città di Torino su alcune personalità della famiglia sarda Pes di Villamarina: Emanuele generale e ministro, Salvatore diplomatico, Emanuele junior cortigiano.

Vicende di casa Savoia sono rievocate da Luca Piovano che scrive di Vittorio Amedeo I principe di Carignano, «ingegno naturalmente inclinato di dissipare», tra Torino e Parigi. Carlo Alberto ad Oporto trovò l’amicizia di Gerolamo Bobone, nativo di Sanremo, ma solidamente inserito nella società portoghese: Carlos Bobone ricostruisce sulla base dell’archivio di famiglia le vicende del breve soggiorno del Re in esilio.

Trattano di aristocrazia piemontese dell’Ottocento Georges Virlogeux che evoca la formazione diplomatica di Costantino Nigra, fra il 1852 e il 1859, nei suoi rapporti con Massimo d’Azeglio; Maria Teresa Reineri e Manuela Massola tracciano un profilo di una dama tra ancien régime e modernità, la marchesa Enrichetta Guasco di Bisio Carron di San Tommaso.

Tra Sette ed Ottocento si muovono Aldo A. Mola che scrive di una Loggia massonica nel Piemonte napoleonico: gli «Adelphes Nomophiles» di Saluzzo. Gianfranco Armando e Carlo Bazzani invece ricostruiscono i pochi mesi di vita (1800-1801) del «Giornale ecclesiastico» di Gaspare Morardo: lo scolopio, professore onorario di filosofia nell’Università di Torino dal 1788, lasciata la congregazione, abbracciò apertamente la causa rivoluzionaria e nel «Giornale» propose un cristianesimo riportato all’originaria semplicità e povertà. Paolo Anzile riferisce del progetto (1846-1851) di fondare nel complesso della Venaria Reale un Istituto Agrario Veterinario e Forestale, poi abbandonato per destinare i locali a sede dell’Artiglieria.

Per la sezione letteraria: Luisa C. Gentile e Pierangelo Gentile pubblicano una lettera inedita di Silvio Pellico del 27 settembre 1832 a Polissena di Benevello. Gustoso il resoconto dell’indagine intertestuale di Giovanni Tesio: nel romanzo ambientato nelle Langhe Di viole e liquirizia Nico Orengo utilizza alcune pagine sul Barolo di Massimo Martinelli, facendolo ‘in compenso’ personaggio della vicenda.

Curto, Sopetto, Babando, Barba, Barbiso, Borsalino, Tonda, Platino, Goffi, Grogno, Nano, Sordo e loro varianti e derivati sono i cognomi della ottava puntata di onomastica piemontese curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia. Per la sezione Lessico Piemontese Giovanni Ronco firma due sostanziose schede: reuma e scogné. Livio Tonso, attraverso una puntuale analisi fonetico-prosodica, descrive l’accento subalpino, la tipica impronta che distingue il parlare piemontese.

Di tutti gli articoli sono pubblicati gli Abstracts in inglese (o in italiano se pubblicati in altra lingua). Come sempre chiudono il fascicolo le dense pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi Piemontesi, alle notizie di mostre convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale.

 

Antiche pubblicità di latta

 Per “Le piccole mostre del Centro Studi Piemontesi”

è allestita fino al 22 dicembre

nella sede di Via Ottavio Revel, 15 a Torino
l’esposizione

Antiche pubblicità di latta:

dalla Venchi alla Talmone Venchi Unica

a cura di Silvie Mola di Nomaglio

 Tra le numerose industrie dolciarie torinesi che diffusero in Italia e fuori dai confini le proprie specialità alimentari, biscotti, cioccolato, cacao, caramelle e, nel contempo, il nome di Torino, si devono ricordare almeno la Michele Talmone (fondata nel 1850), la Moriondo e Gariglio (la quale, fondata nel 1868, produceva nel tardo Ottocento oltre 3500 Kg. di cioccolato e cacao al giorno), la Caffarel Prochet (fondata nel 1826), la Biscotti Delta di M. A. Gatti (1911) con scatole talora originalissime, la Baratti e Milano, le ditte Beata & Perrone, Cacao Lac, Cacao Davit, Leone, De Coster, Mondino, Wamar, Dora Biscuits. I metallici contenitori utilizzati per conservare e distribuire i loro prodotti, multiformi e deliziosamente illustrati e colorati, giunsero un po’ dovunque nel mondo.

In questa piccola mostra sono raccolte alcune delle scatole della Venchi (fondata nel 1878 da Silviano Venchi, 80 dipendenti nel 1896, oltre 500, in costante crescendo, nel 1905, esportatrice letteralmente in tutto il globo) e delle sue successive evoluzioni societarie. Nel 1924 –  mentre la Venchi continuava a andare a gonfie vele nonostante la morte, nel 1922 del Venchi, sotto la guida dei suoi nipoti e del direttore Gerardo Gobbi (poi a lungo amministratore delegato della società)  – nacque, per iniziativa di Riccardo Gualino la società anonima Unica (Unione Nazionale Industria Commercio Alimentari),  raggruppando sotto questa denominazione quattro aziende del settore, alcune delle quali appena citate: la Michele Talmone, la Moriondo Gariglio, la Cioccolato Bonatti e le Fabbriche riunite Gallettine & Dora. Lo stabilimento di produzione, realizzato su corso Francia, non lontano dai limiti di Torino, era imponente: vi lavoravano oltre 1500 operai, 300 impiegati e alcune decine di altri dipendenti. Nel 1934, in seguito al fallimento di Gualino l’Unica viene acquistata dalla Venchi e prende vita per fusione la Venchi Unica, che si prevarrà, a fianco di questi marchi, anche di quello Talmone. La Venchi, disponendo ormai del grande stabilimento Unica di corso Francia cedette allo Stato la propria sede, realizzata nel 1907 su progetto dell’architetto Pietro Fenoglio in corso Regina Margherita 16. Questa, passata al demanio militare, ne ospiterà a lungo l’opificio.  Dopo la morte di Gerardo Gobbi, avvenuta nel 1954, subentrerà quale presidente Giovanni Maria Vitelli, che ne resterà a capo sino agli anni settanta del secolo scorso. In seguito, caduta nelle mani di speculatori, l’azienda fallirà e solo il marchio potrà essere salvato da un creditore del fallimento, cosa che consentirà successivamente di vederlo risorgere, tornando a rappresentare un’eccellenza piemontese e italiana.

Orari: la mostra proseguirà, accanto a “Un libro per Natale”, fino al 22 dicembre. Sabato 15 e sabato 22 dicembre apertura con orario continuato 10-18. Chiuso la domenica

Un libro per Natale dal 12 dicembre

Mercoledì 12 dicembre 2018

a partire dalle 11,30 inaugurazione della mostra in sede

Un libro per Natale

Esposizione delle pubblicazioni realizzate dal Centro Studi             Piemontesi insieme ad altri libri sul Piemonte di non facile reperibilità nelle librerie

con un brindisi di buon augurio

Ingresso:  Antiche pubblicità di latta: dalla Venchi alla Talmone Venchi Unica, Piccola mostra a cura di Silvie Mola di Nomaglio

Sala Renzo Gandolfo:      Ore 12 circa Rosanna Roccia e collaboratori presentano il n. 2, 2018 di “Studi Piemontesi”

ore 12.30  gli Auguri del Presidente Giuseppe Pichetto

Sala Agar Pogliano:  ore 13 circa Marco GiacconeSua maestà il Pane: ieri oggi e domani

dalle 13,30 flash-mob di presentazione libri Novità e in Catalogo

Intervengono gli autori: Elena Gianasso, Costanza Roggero, Giovanni Tesio, Graziella Riviera, Franco Cravarezza, Daniele D’Alessandro, Fabrizio Antonielli d’Oulx, Maria Teresa Pichetto, Pier Massimo Prosio, Corinna Desole, Giovanni Ronco, Liliana Pittarello, Albina Malerba, Giorgio Casartelli, Ada Brunazzi, Carla Casalegno, Sergio Donna,  Bruno Guglielmotto Ravet, Vittorio Marchis…..  e quanti vorranno parlare di libri….

Sul canale YouTube del Centro Studi Piemontesi il video con tutte le presentazioni flash

 

ore 17.30 Claudio Costa, I bianchi e i rossi di Castellinaldo

 La mostra proseguirà fino al 22 dicembre –  Mercoledì 12 dicembre apertura fino alle ore 19

Sabato 15 e sabato 22 dicembre apertura con orario continuato 10-18. Chiuso la domenica

Costantino Gilodi tra Torino e la Valsesia

Due presentazioni per il volume Costantino Gilodi. Ingegnere e architetto a Torino e in Valsesia tra Eclettismo e Belle Epoque, a cura di Enrica Ballarè, pubblicato in coedizione Centro Studi Piemontesi-Società Valsesiana di Cultura (2018, pp. 215)

Le Alpi e le imprese alpinistiche di oggi e di ieri

Lunedì 3 dicembre 2018 ore 18

 Incontro con Ada Brunazzi

autrice del libro

Alpi & Alps! 

Imprese alpinistiche dall’Italia alla Nuova Zelanda, dal Duca degli Abruzzi a Sir Edmund Hillary

Touring Club Italiano 2018 – Edizione Italiana e Inglese

L’incanto della Valle d’Aosta ammalia i primi viaggiatori alpinisti che compiono il Gran Tour delle Alpi e che di anno in anno tornano per nuove ascensioni. Esploratori e alpinisti che nel tempo hanno saputo sfidare e vincere le montagne grazie alla loro professionalità, affiatamento e amicizia. Le cordate del Duca degli Abruzzi con Joseph Petigax, guida alpina di Courmayeur, di Sir Edmund Hillary con Tenzing, in tempi diversi sono state un esempio per il mondo. Professionalità, amicizia, stima e solidarietà sono il motore e la forza di questi eroi “uomini comuni”. Attraverso la riscoperta di questi personaggi si mantiene vivo il ricordo di un passato ricco di insegnamenti positivi. Un racconto affascinante, illustrato da tante immagini fotografiche contemporanee e d’epoca, da mappe delle spedizioni e da riproduzioni di articoli dei giornali.

Sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi il video dell’incontro

I Sacri Monti e i fratelli Tabachetti

Mercoledì 28 novembre 2018,  ore 21

Centro Culturale Le Rose 

Via Arnaldo da Brescia 22, Torino  – possibilità di parcheggio interno

incontro sul tema

 I Sacri Monti un cammino artistico internazionale

 

In occasione della presentazione del libro di Graziella Riviera

La strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra

Edizioni Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis

 

Introduzione di Padre Raffaele Rizzello

Conl’ Autrice  intervengono Rosamaria Nebiolo Albina Malerba

Letture di Laura Cavigliasso

Scarica la scheda del libro

Gianfranco Gribaudo, un piemontese internazionale si racconta

Lunedì 26 novembre 2018 ore 18

Luciano Genta, Dora Marucco

e l’autore Gianfranco Gribaudo

dialogano intorno al libro

Dal Borgh al BIT 

Tra Torino e le Nazioni Unite:  fatti e pensieri di un piemontese internazionale

Chieri, Gaidano e Matta, 2018

Prefazioni di Sergio M. Gilardino e Gian Giacomo Migone

È conosciuto soprattutto come “il Gribaudo” per il suo Dissionari piemontèis. Ma Gianfranco Gribaudo è stato in primo luogo, defilato e in sordina, un protagonista dell’impegno per “portare Torino nel mondo e il mondo a Torino”. Dall’inizio degli anni Sessanta funzionario delle Nazioni Unite e dirigente del Centro internazionale di formazione tecnica e professionale per i paesi in via di sviluppo, noto alle origini semplicemente come “il Bit”, che s’insediò dopo Italia ’61 tra Palazzo Nervi e le rive del Po.  Ora, a 84 anni, Gribaudo ha ripercorso la sua vita: le radici famigliari, la formazione culturale, l’attività professionale, i viaggi, gli interessi e gli affetti privati. Un libro in cui la memoria personale s’intreccia alla storia pubblica: la Torino industriale e la Fiat dell’Avvocato, i rapporti tra l’Italia e le Nazioni Unite, il sogno lungimirante di formare lavoratori, tecnici, amministratori, una classe dirigente per quello che allora si chiamava il Terzo Mondo, ben prima che arrivasse la globalizzazione.

La conferenza può  essere seguita sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

Carlo Maria Martini, ricordi di vita familiare

Lunedì 19 novembre 2018 ore 18

Incontro con Maris Martini Facchini

autrice del libro

L’infanzia di un Cardinale

Mio fratello Carlo Maria Martini. Ricordi e immagini di vita familiare

Milano, Àncora, 2018

«’Guardatelo bene, perché l’intelligenza e la bellezza della famiglia se l’è prese tutte lui!’. Questo diceva nostro fratello Francesco, il più spiritoso della famiglia, quando tutti, dico tutti, parlando di Carluccio ne tessevano le lodi. Lodi che si tramandano di generazione in generazione. Chi si accinge a leggere, valutare e soppesare questo mio scritto, si regoli. Affido alcuni ricordi della vita di famiglia, suggeritimi dal film di Ermanno Olmi, Vedete, sono uno di voi, a questo libretto, elegante nella carta e nei caratteri, pratico e svelto da leggere. Come per tutti i miei coetanei i ricordi sono nitidissimi per il tempo passato. Le date importanti della famiglia rimangono scolpite nella mia memoria anche con il giorno della settimana. Per gli avvenimenti recenti, non mi è mai sembrato necessario conservare un’agenda. Nella mia giornata sono tante e diverse le situazioni che mi capita di vivere ed alle quali, la sera, devo dare un senso compiuto per mettermele alle spalle, sgombrare la mente per affrontarne altre, nuove ed imprevedibili, il giorno dopo. Nella parte del libro dedicata al film di Olmi ricordo il susseguirsi degli avvenimenti, sedimentati nella memoria, ma non le date precise. Mai avrei pensato, mentre li vivevo, che un giorno li avrei raccontati per iscritto» [Maris Martini Facchini]

Il video dell’incontro è sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi