Archivi categoria: A spasso tra i libri

È uscito il volume XI dell’Epistolario di Massimo d’Azeglio

MASSIMO D’AZEGLIO
(24 ottobre 1798-15 gennaio 1866)
EPISTOLARIO (1819-1866)

volume XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866)
a cura di GEORGES VIRLOGEUX
. Pagg. LVI-554.
ISBN 978-88-8262-295-4.

Le 482 lettere del volume con il quale si conclude l’epistolario (il XII sarà di supplementi) coprono gli ultimi due anni di vita e di attività di Massimo d’Azeglio, che muore il 15 gennaio del 1866. Questi due anni 1864 e 1865, tranne i mesi invernali trascorsi in Toscana, sono vissuti essenzialmente a Cannero sul lago Maggiore e dall’A. dedicati alla stesura dei Ricordi, iniziati nel 1863. La partecipazione alla vita pubblica non è peraltro totalmente assente. Da quando, nel 1852, aveva rifiutato di associarsi alla politica cavouriana nata dal connubio, fu una partecipazione calcolata, fatta di adesioni e di opposizioni, come la sintonia tra Le pape et le congrès di La Guéronnière e La politique et le droit chrétien nel 1860 o l’opposizione frontale delle Questioni urgenti nel 1861. Nel 1864 spicca il Discorso letto in Senato per il trasferimento della capitale, del 3 dicembre, tale da suscitare in Italia, secondo la stampa francese, “un mouvement d’opinion” e, per il successo riportato, l’ultima Lettera agli elettori del giugno 1865. Durante questi due ultimi anni di vita l’A. si dedicò con zelo allo spiritismo e con quale impegno e con quale risultato lo rivela l’inedita confessione spirituale costituita dalla lettera a don Giulio Ratti del 24 novembre 1865 con la quale si integrano e si concludono le non poche testimonianze sulla fede contenute nell’epistolario.

Gli anni scorsi mi vedevo invecchiare con tristezza e dicevo: Dio mio volete proprio che esca di questa vita senza esaudirmi, senza mandarmi un raggio che m’illumini? […] Ora Dio m’appare come un padre, un benefattore, lo amo, lo benedico, sento una fiducia consolata pensando al futuro. Sento un vero desiderio d’essergli grato e fare la sua volontà. […] mi sento un desiderio di riformarmi e ripulirmi, e tuttociò senz’ombra di tristezza, anzi con un’allegrezza interna di sentire che non sono derelitto, e che Dio pensa anche a me e mi ha finalmente data una guida. Non m’importa più d’invecchiare ora te l’assicuro io! […] Tutto questo ti parrà strano; ma lo pare anche a me: e certi momenti mi dico: mi sarebbe girata la boccia? Eppure sento che non m’è girata”.
L’ultima lettera del volume, diretta al vecchio amico francese Gustave de Reiset,
Massimo d’Azeglio non ebbe la forza di scriverla e chiese a Laura Zanucchi, la “consolatrice delle tarde ore grigie” (Ghisalberti), di farlo per lui : “lui, il est patient, serein, résigné à tout”.

Con questo volume si avvia a compimento la lunga “avventura” della pubblicazione del monumentale Epistolario azegliano, intrapresa dal Centro Studi Piemontesi per iniziativa di Renzo Gandolfo e di Carlo Pischedda nel 1985, frutto di un’imponente mole di lavoro, a cura di Georges Virlogeux, italianiste dell’Università di Aix-en-Provence, che ha censito, raccolto, ordinato, annotato l’intero materiale con filologica acribia e dedizione appassionata. Dal volume IV l’Epistolario si pubblica col fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto: “Massimo d’Azeglio un torinese per l’Italia e per l’Europa”. Al volume XII, in preparazione, che si conta di pubblicare entro il 2020, saranno affidati i supplementi con le lettere ritrovate dopo la pubblicazione dei precedenti volumi, le lettere senza data, gli indici, ecc..).

I (gennaio 1819-dicembre1840). Pagg.LXXXV-533 (1987)
II (7 gennaio 1841-16 dicembre1845). Pagg.XXVII-480 (1989)
III (2 gennaio 1846-dicembre1847). Pagg.XXIX-601(1992)
IV (1°gennaio 1848 – 6 maggio 1849). Pagg.XLI-441 (1998)
V (8 maggio 1849 – 31 dicembre 1849). Pagg.LI-551 (2002)
VI (2 gennaio 1850 – 13 settembre 1851). Pagg.XLVII-591(2007)
VII (19 settembre 1851-4 novembre 1852). Pagg.LVIII-490 (2010)
VIII (4 novembre 1852 – 29 dicembre 1856). Pagg.LVI-590 (2013)
IX (2 gennaio 1857-27 dicembre 1859). Pagg.LVIII-526 (2016)
X (2 gennaio 1860 – 31 dicembre 1863). Pagg.LXVIII-810 (2019)
XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866). Pagg.LVI-556 (2020)
XII (supplemento con le lettere ritrovate dopo la pubblicazione
dei precedenti volumi, e le lettere senza data). In corso di pubblicazione.

GIUSEPPE LAVINI (1857-1928)

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

GIULIA AJMONE MARSAN

ALL’OMBRA DI NOTABILI ED EROI
GIUSEPPE LAVINI (1857-1928)

PREFAZIONE DI DAVID CHIPPERFIELD
TORINO, CENTRO STUDI PIEMONTESI, 2014, PAGG. 226, ILL. ISBN: 978-88-8262-212-1

La trasformazione di Torino da Capitale in capitale industriale dava opportunità a giovani idealisti e intraprendenti di dare un contributo alla loro città. Uno di questi era Giuseppe Lavini: proveniente da una famiglia di seri professionisti, si innamorò dell’arte e dell’architettura a cui si dedicò quale critico d’arte, segretario dell’Accademia Albertina, attivissimo socio del Circolo degli Artisti e Consigliere Comunale. Forte di queste esperienze, intraprese dalle pagine di quotidiani e riviste, in particolare l’«Architettura Italiana», campagne per valorizzare l’architettura italiana e influire positivamente sullo sviluppo urbanistico di Torino. Un notabile oggi poco conosciuto, affascinante per la sua lungimiranza e schiettezza.

“Pagine intense della storia di Torino tra Ottocento e Novecento, fogli di vita di una persona e di una famiglia che è rimasta a lungo celata, All’ombra di notabili ed eroi. Giuseppe Lavini (1857-1928) propone al lettore carte inedite, utili a comprendere a fondo società e cultura del periodo in cui la città si trasforma da capitale politica a capitale industriale. Il nuovo libro pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, scritto dalla lucida penna di Giulia Ajmone Marsan, si colloca tra le monografie dedicate a critici e letterati che, nel corso della loro esistenza, discutono di architettura e di urbanistica all’indomani dell’Unificazione nazionale. […]. Poggiandosi su uno studio profondo, l’autrice indaga il milieu culturale dell’epoca, evidenziando l’importante partecipazione di Lavini al dibattito artistico cittadino dalle sale del Circolo degli Artisti, dove è segretario della Sezione di Architettura. Sono gli anni della prima Esposizione italiana di Architettura (1890) e della prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa e Moderna (1902), inizialmente discusse proprio all’interno dello stesso Circolo. […].

Il libro, completo di un repertorio iconografico in gran parte inedito e di un indice dei nomi, dei luoghi e delle riviste citate, presenta e discute per la prima volta una personalità complessa, difficile da sintetizzare, ma sapientemente indagata nel volume. Scritto quale esito di ricerche puntuali in due nazioni, sette località, otto archivi e sedici biblioteche, riunisce scientificamente più tasselli in un testo unitario che, dopo la biografia, si articola seguendo Passioni e battaglie dello stesso Lavini. I temi fondamentali sono qui ripresi – afferma David Chipperfield, architetto, nella Prefazione – «in modo esauriente e perspicace» (p. IX) dall’autrice che, scegliendo tra i tanti, evidenzia gli apporti allo studio di questioni concernenti le Belle Arti e l’Antichità, l’architettura e l’urbanistica tra Eclettismo, Art Nouveau e Razionalismo” (dalla recensione di Elena Gianasso pubblicata in “Studi Piemontesi”, 1, XLII (2014), p. 193).

Guida letteraria di Torino

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Pier Massimo Prosio
Guida letteraria di Torino

Terza edizione ampliata e aggiornata. Pagg. 253, con ill. e cartine (2005). ISBN 88-8262-037-9

La prima guida storico-artistica della città di Torino, con una serie di itinerari in cui di zona in zona, di via in via, sono messi in rilievo i siti della città che danno occasione a ricordi letterari. Non si tratta quindi di una storia letteraria di Torino, né di un’antologia di brani su Torino; oggetto del libro è la città letteraria vista attraverso i siti che di questo passato letterario recano memoria: sia per motivi biografici (perché autori vi hanno soggiornato, vi sono nati, vissuti o morti), sia perché tali siti sono stati argomento o sfondo di pagine letterarie. Sono presi in considerazione poeti, narratori, drammaturghi, memorialisti, ma anche filosofi, saggisti, critici, ecc. Torino non godeva una grande fama di città “letteraria”, questo libro dimostra che anche lungo le strade della città dei Savoia e della Fiat l’uomo di cultura può rinvenire numerose e notevoli tracce di un importante e suggestivo passato letterario.

“Strade, piazze, viali, infernotti, vicoli della capitale che fu, della capitale che naturalmente Torino è […]. È ormai un classico la Guida di Pier Massimo Prosio. Per coloro che sanno, per coloro che vogliono affermare il tono subalpino, per gli ammalati di curiosità. […]. Una flânerie suprema è il teatro arredato da Pier Massimo Prosio. Sette itinerari, una carovana (una deamicisiana carrozza) affollata di egregi cocchieri, da Massimo d’Azeglio a Giuseppe Baretti, da Vittorio Bersezio a Piero Gobetti, da Cesare Pavese a Massimo Mila, da Maupassant a Tolstoj, da Erasmo a Melville, da Dumas a Larbaud, all’inarrivabile dandy, alias Antonicelli…Una giostra nei secoli. Un mappa (il tesoro è un’identità cosmopolita, alfierianamente spiemontizzata, e dunque piemontese, torinese) a prova di tempi moderni e postmoderni, di avventure virtuali” [dalla recensione di Bruno Quaranta, pubblicata in “Studi Piemontesi”, XXXV, 1 (2006), pp. 170-171].

Massimo d’Azeglio

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Mentre segnaliamo che sta per uscire
MASSIMO D’AZEGLIO,
Epistolario (1819-1866), vol. XI (1° gennaio 1864 – 11 gennaio 1866), a cura di GEORGES VIRLOGEUX. Pagg. LVI-554. ISBN 978-88-8262-295-4
raccomandiamo la lettura della biografia di Massimo d’Azeglio, per conoscere la figura di un piemontese europeo di grande attualità

GIORGIO MARTELLINI, MARIA TERESA PICHETTO

Massimo d’Azeglio. Un artista in politica

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. Pagg. 304, ill., 2016. ISBN978-88-8262-249-7

“È nato seducente” disse di Massimo d’Azeglio il suocero Alessandro Manzoni. Di D’Azeglio, l’aristocratico, il dandy, il pittore, lo scrittore, il politico, lo statista (precursore di Cavour), Giorgio Martellini e Maria Teresa Pichetto hanno proposto in una prima edizione del 1990 (per Camunia), una biografia completa fondata su una documentazione di prima mano, resa accattivante da una scrittura narrativa ritmata da pertinenti e impertinenti citazioni dai ricordi e dalle lettere del protagonista. A distanza di quasi trent’anni, nell’anno del 150° della scomparsa di Massimo d’Azeglio, il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis (editore del monumentale Epistolario azegliano, curato da Georges Virlogeux, giunto al decimo volume, dei dodici previsti) propone la ristampa aggiornata dell’opera: il racconto del percorso (1798-1866) di un uomo di successo, anticonformista e amabilmente autoironico, di affascinante versatilità. Pitor ëd mësté, come amava autodefinirsi, autore di fortunati romanzi come l’Ettore Fieramosca, politico lungimirante e onesto, D’Azeglio visse romanzeschi amori (con Carolina Morici, Giulia Manzoni e Luisa Maumary Blondel); ebbe duraturi sodalizi di amicizia e stima con Cesare Balbo, Tommaso Grossi e Carlo Alberto; fu protagonista di conflitti e contestazioni con Pio IX, Gioberti, Guerrazzi e Giusti; e si trovò ad essere attore spregiudicato e spettatore disincantato di più di cinquant’anni di vita delle città italiane (Torino, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Genova, Napoli) che furono l’epicentro dei grandi cambiamenti politici e sociali dell’Ottocento.

Liriche dell’Antica Provenza

An flanand tra le pagine del Catalogo Storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

MARCO PICCAT
Donne piemontesi e corti d’amore
Una raccolta di liriche dell’antica Provenza

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2016. Pagg. 360, ill. ISBN: 978-88-8262-250-3 .

I trovatori provenzali sono stati gli autori, tra XII e XIII secolo, delle prime canzoni d’amore composte in uno dei linguaggi che, sostituitisi al latino, innovarono profondamente e la tradizione linguistica e la cultura letteraria dei popoli di tutta Europa.
Dalla loro terra d’origine, alcuni di questi poeti si mossero ad esportare il loro nuovo messaggio, intrecciato di parole, musiche e gesti, in due opposte direzioni: da una parte verso le regioni catalano-aragonesi, e dall’altra verso il Piemonte. Qui, in particolare, essi trovarono accoglienza e ospitalità presso alcune corti, da quella potente e ricca come quella dei Marchesi di Monferrato, a quella in lenta ma graduale espansione quale quella dei Conti di Savoia, e ancora in quella piccola ma orgogliosa e tenace come quella dei Marchesi di Saluzzo; nonostante la difficoltà di linguaggio, le differenze dei costumi, il proverbiale riserbo per le novità, in queste tre aree, nel corso di pochi decenni, il canto provenzale riuscì non solo a trovare occasioni o radici, ma persino a far attecchire tradizioni del tutto inedite ed inusuali nei luoghi. La nomea del marchese Bonifacio del Monferrato, grande protettore e mecenate, costituì un esempio di accoglienza per giullari e poeti migranti, che ricambiarono con l’’invenzione di una poesia cantata e musicata, a metà tra propaganda politica e vanto del sentimento amoroso, tra abbandono sensuale e nostalgia ‘guerriera’, tra folle avventura cavalleresca e rigorosa osservanza di un codice d’onore”. Poco alla volta, nomi di figure femminili, quali quelli di Beatrice di Monferrato, della Contessa di Piemonte o della Marchesa di Saluzzo, cominciarono a comparire come destinatarie dei canti, o comunque celebrate al loro interno, con sottolineature ripetute, per le sembianze e per la ‘cortesia’: da queste prime, leggiadre quanto delicate immagini della ‘dama di Piemonte‘, scrittori come Boccaccio o Petrarca trassero ispirazione per descrivere a loro volta le ‘gesta’ di nobili eroine. Nei loro percorsi in Piemonte, i provenzali portarono quello che era il loro repertorio poetico classico, con quello che vi era di sentimentale, di polemico, di provocatorio, di cortese e di ironico, di sublime e di volgare, rivisitandolo, alla luce di una diversa situazione politico-culturale e di una nuova stagione culturale.
Il libro, dopo una premessa relativa alle ‘corti’, raccoglie, presentandole per la prima volta in modo completo e organico, le composizioni per le dame d’origine ‘piemontese’, facendo emergere frammenti di temi, moduli e stili di una poesia senza frontiere.