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“Interpretare l’arte. Raccontare gli artisti”. Appuntamento a Moncalvo per il Premio Guglielmo e Orsola Caccia

È la scrittrice e giornalista Graziella Riviera, con il volume La Strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra (edizioni Centro Studi Piemontesi), la vincitrice della V edizione dei Premi Guglielmo e Orsola Maddalena Caccia. L’altro vincitore è Marco Di Capua, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Sabato 3 ottobre 2020 a partire dalle 15,30, a Moncalvo (At) nella Chiesa Parrocchiale di San Francesco, si terrà la V edizione della Giornata dedicata a Guglielmo e Orsola Caccia, con la consegna dei premi intitolati ai due grandi artisti. Il Premio è nato nel 2016 per iniziativa del Parroco di Moncalvo, don Giorgio Bertola, e dell’Associazione Guglielmo e Orsola Caccia, rivolto a storici, storici dell’arte, studiosi, e a enti o imprenditori che abbiano contribuito con i loro studi e il loro lavoro alla valorizzazione del territorio. Tra i premiati delle passate edizioni l’illustre storico dell’arte Giovanni Romano; l’imprenditrice Maria Luisa Cosso, Antonella Chiodo (che ha trovato l’atto di nascita di Orsola Maddalena, scoprendone il vero nome: Teodora), Mons. Timothy Verdon, Fulvio Scaglione, ecc.

Nel rispetto delle regole Covid la giornata è aperta a tutti, con il seguente programma:

Ricordiamo a chi fosse interessato il libro vincitore del Premio:

GRAZIELLA RIVIERA
La strada del Fiammingo
Dal Brabante al Monferrato:
i Tabachetti di Fiandra

Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, pagg. VI-358, ill. a colori
ISBN 978-88-8262-267-1

Dinant-sur-Meuse, 8 luglio 1587. Orfano e privo di mezzi, ricco solo di talento e di tenacia, Jean de Wespin detto Tabaguet lascia a vent’anni il natìo Brabante per imboccare la strada che porta a sud, verso le Alpi e l’Italia. È l’inizio di una lunga avventura che dalle rive della Mosa lo condurrà al Po, al Monferrato e alla Valsesia, fino a Varallo e a Crea, dove più tardi lo raggiungerà il fratello Nicolas. Lassù il giovane si rivelerà presto come uno dei più significativi artisti dei Sacri Monti piemontesi fra Cinque e Seicento. Ma prima dovrà superare drammi familiari, guerre e malattie, e soprattutto affrontare la sfida più importante, quella per ottenere la vittoria contro se stesso e l’amore pieno della sua donna.
Costruita sulle basi di una rigorosa documentazione storica, ma raccontata con i criteri della narrazione romanzesca, la vicenda si muove dai capolavori della scultura mosana e della pittura fiamminga al fervore artistico promosso dalla Chiesa della Controriforma in Piemonte e Lombardia; dalle grandi processioni figurate dei Paesi Bassi ai nuovi itinerari di cappelle sulle boscose colline nostrane, affollate di gruppi statuari evocatori dei Misteri del Rosario e della Passione di Cristo.
I due fratelli protagonisti, conosciuti in Italia come Giovanni e Nicola Tabachetti, attraversano le guerre di Fiandra e del Monferrato, vivono assedi, epidemie, conflitti religiosi. Nel loro percorso, fra realtà e immaginazione, incontrano la regina Margot di Navarra, sfiorano la visita a Varallo di Carlo Emanuele I di Savoia con l’Infanta Catalina Micaela e il viaggio nuziale sul Po della loro figlia Margherita, sposa di Francesco Gonzaga di Mantova.
Dai traffici internazionali del porto di Anversa ai microcosmi vivaci e laboriosi di Crea e Varallo, Moncalvo e Casale, Salabue, Forneglio, Costigliole d’Asti: Jean e Nicolas firmano contratti con Priori e canonici, si immergono nella vita quotidiana di cantieri e mercati, infondono nelle loro composizioni di argilla un’originale vena nordica, drammatica ed emozionante.
Li accompagna in controluce la figurina svelta e vivace della piccola Theodora Caccia, figlia del pittore Guglielmo e sensibile interprete, come il padre, della fede del territorio. Sullo sfondo la presenza costante del Gran Teatro dei Sacri Monti, spettacolare pietrificato scenario di devozione subalpina; respiro potente di sacralità mistica e misteriosa.
“La vicenda – scrive l’autrice – è nota agli studiosi ma sconosciuta al grande pubblico. Ho pensato valesse la pena di raccontarla, immergendola nel suo tempo e nei suoi paesaggi”.

Graziella Riviera: Torinese di radici monferrine ha lavorato alla RAI come autrice e regista realizzando numerosi programmi televisivi e radiofonici: fra questi i telefilm Lunedì dell’Angelo; Un sogno a Colonia, in collaborazione con la WDR; gli sceneggiati Guido Gozzano; La Signora dei Misteri (Carolina Invernizio); e il pluriennale programma in diretta Colloqui per RadioDue. In qualità di giornalista ha curato servizi di arte, musica e spettacoli per il settore Cultura del TGR Piemonte, collaborando con le testate nazionali e le trasmissioni Bellitalia e TG Leonardo. Appassionata di storia e folklore, continua ricerche e studi sul territorio.

Silvio Curto, tra egitto e ricordi

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Silvio Curto, Storia del Museo Egizio di Torino, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1976. 3° edizione riveduta e ampliata, pagg. VI-52, con 112 ill. b.n., 1990.

Silvio Curto (Bra, 20 agosto 1919 – Torino, 24 settembre 2015), insigne egittologo, sovrintendente per le antichità egizie di Torino, ha tracciato, con un esauriente studio sul palazzo guariniano che ospita le collezioni, una precisa e documentata storia del Museo di Torino dal nucleo iniziale di Vitaliano Donati, dalla grande collezione di Bernardino Drovetti, dai reperti di scavo di Ernesto Schiaparelli fino al dono da parte dell’Egitto di un tempio faraonico nubiano, acquisizioni tutte per cui il Museo Egizio di Torino risulta secondo soltanto a quello del Cairo.

Di Silvio Curto il Centro Studi Piemontesi ha pubblicato un volumetto di ricordi,
Bra Firenze Ravenna. Il volo di una braidese di primo Novecento. Pagg. 97 (2008)

La braidese del titolo si chiamava Margherita Siccardi, nata a Bra nel 1889. Nel 1905 andò a Firenze, capitale dell’arte nel mondo e della cultura umanistica in Italia, per diplomarsi al Magistero Superiore Femminile della SS. Annunziata. Fecero seguito un “Diploma di Laurea alla R. Università di Firenze” e un “Attestato di abilitazione all’insegnamento della Lingua Italiana in tutte le Scuole secondarie del Regno”. La neo-dottoressa si dedicò quindi all’insegnamento e fu destinata a Ravenna dove trascorse anni felici. Felici, anche perché conobbe l’uomo della sua vita, Carlo Curto, un istriano insegnante e letterato. Si sposarono ed ebbero un figlio, Silvio Curto, autore del libro. Intenzione dell’autore è fissare nello scritto la vicenda di Margherita Siccardi poiché rispecchia diversi aspetti di un secolo (1850-1950) di tanto simile al precedente, quanto diverso da quello in cui stiamo vivendo. La vicenda è ricostruita raccogliendo da una parte i ricordi fissati dall’autore bambino e dall’altra informazioni apprese dal medesimo fatto adulto. La narrazione è completata con Panorami delle città percorse nel “volo” e Finestre aperte sulla vita del tempo.

Bandiere e stendardi dell’Esercito Sardo

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

ENRICO RICCHIARDI
“Da cenci miei gloria maggior ritraggo”
Bandiere e stendardi
dell’Esercito Sardo. 1713-1802

Torino, Centro Studi Piemontesi – Regione Piemonte, 2006. Grande formato, pp. 262, 160 tavole a colori.

Nascosti in archivi, biblioteche, musei e castelli, documenti, drappi, disegni, spesso inediti, ci parlano delle straordinarie bandiere piemontesi del ‘700. Nel volume, di grande eleganza grafica, l’insieme di questi preziosi reperti è fedelmente ricostruito dall’autore in una narrazione che accompagna il lettore descrivendo l’evoluzione delle bandiere e degli stendardi dell’Esercito Sardo dal 1713 (anno in cui Vittorio Amedeo II divenne re di Sicilia) al 1803, quando Vittorio Emanuele I lasciò la penisola completamente occupata dai francesi per recarsi in Sardegna, dove rimase fino al 1814.
A differenza di quanto accade oggigiorno con il tricolore, bandiera unica per tutti, nel ‘700 ogni reparto di cavalleria e fanteria aveva proprie bandiere, una delle quali indicava l’appartenenza all’esercito sabaudo (la “colonnella”), le altre l’appartenenza alla provincia di reclutamento del reparto stesso. Simbologie che erano presenti anche sulle bandiere dei reggimenti svizzeri, tedeschi, italiani (di regioni non appartenenti al regno) che concorrevano con i sudditi alla difesa dello stato, o come si diceva all’epoca, degli “Stati del Re di Sardegna”.

Per informazioni, ordinazioni, acquisti: info@studipiemontesi.it – 011537486


edizioni del centro studi piemontesi

Il Centro Studi Piemontesi da più di 50 anni promuove lo studio del patrimonio storico, artistico e culturale del Piemonte in tutti i suoi aspetti: arte, letteratura, musica, storia, linguistica, dialettologia, poesia, con oltre 500 titoli in catalogo; dal 1972 pubblica la rivista interdisciplinare “Studi Piemontesi“.

Sul sito, alla voce catalogo sono presenti tutte le nostre edizioni suddivise per collana, scaricabile anche in pdf.

QUI invece una selezione dei volumi più recenti e significativi, suddivisi per argomento, che pensiamo possa di essere d’interesse per le biblioteche piemontesi e per tutti coloro che sono interessati ad approfondire temi culturali legati al territorio del Piemonte e degli antichi stati sabaudi.

I volumi possono essere richiesti direttamente alla segreteria o ordinati in libreria.

Le Botteghe in Piemonte esterni e interni tra 1750 e 1930

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

Le Botteghe in Piemonte esterni e interni tra 1750 e 1930, a cura di CHIARA RONCHETTA, Torino, Centro Studi Piemontesi, Regione Piemonte, 2008, pp. 443. ISBN: 978-88-8262-130-8

Questo volume, che segue e completa Le botteghe a Torino, raccoglie il censimento delle botteghe storiche della Regione Piemonte realizzato utilizzando la legge regionale 34/95.
Il censimento è molto esteso e ha comportato un lavoro pluriennale, che è stato sviluppato a partire dal 2002 e ha visto impegnate dieci équipe di schedatori, ciascuna formata da un architetto, uno storico dell’arte e un fotografo.
Le Botteghe rilevate sono suddivise secondo le attuali otto province del territorio regionale: provincia di Torino, Cuneo, Vercelli, Biella, Asti, Alessandria, Novara e Verbania; sopralluoghi e indagini sul campo hanno permesso di individuare le diverse località che conservano botteghe e negozi di interesse storico. Nella maggioranza dei casi si tratta di locali riconducibili al periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, proprio quando nelle città piemontesi si verifica un vivace rinnovamento urbanistico, edilizio e uno sviluppo del commercio anche in funzione della crescita economica legata all’innovazione dei mezzi di produzione e allo sviluppo industriale.
Questo volume pubblica 1040 schede, accompagnate da un inquadramento storico-urbanistico per ogni provincia che pone in evidenza lo sviluppo economico, sociale e urbano; per alcune città sono poi raccolte informazioni sulla storia e sull’organizzazione del commercio. Le città sono scelte con un criterio puramente quantitativo: quelle che conservano ancora più di nove botteghe storiche.
Per ogni centro una mappa attuale localizza i diversi negozi, mentre mappe storiche e immagini iconografiche documentano le trasformazioni degli abitati.
Il libro propone quindi di percorrere le diverse province piemontesi alla ricerca delle botteghe che, pur avendo caratteristiche costanti nel disegno e nella distribuzione degli spazi, testimoniano un’organizzazione del commercio legata ai caratteri propri di ogni provincia in funzione della storia, dell’economia e dello sviluppo delle sue città e della sua campagna.

Addio a Domenico Bo

Salutiamo commossi e grati il professor Domenico Bo, decano dei Soci della nostra Ca dë Studi Piemontèis, mancato il 30 agosto. Da oggi riposa nella sua amata Garessio.

Per il Centro Studi Piemontesi ha pubblicato nel 2014 il volume Storia dalle origini ad oggi di Piazza Savoia e le sue quattro Isole nel terzo ingrandimento di Torino verso occidente, pagg. VIII-271, ill.

Così scriveva Elena Gianasso recensendo il volume in “Studi Piemontesi”, sul n. 1, 2014, vol. XLIII, pp. 196-197:
“Omaggio del Centro Studi Piemontesi alla carriera accademica del prof. Domenico Bo, già professore ordinario nelle Università di Roma “La Sapienza” e di Torino, il volume ripercorre le vicende storiche che hanno portato alla realizzazione di piazza Savoia, già piazza Susina, polo centrale di saldatura tra la «città vecchia» seicentesca e il terzo ampliamento della città. Spazio progettato in stretta relazione con lo stradone di Rivoli, tracciato nel 1711 da Michelangelo Garove, è delimitato da quattro isolati occupati da architetture prestigiose attentamente descritte nel libro. Le pagine di Bo si aprono con un capitolo che, sintetizzando la storia di Torino, introduce la figura di Vittorio Amedeo II e il suo importante impegno per la realizzazione dell’ingrandimento occidentale il cui «grande artefice», scrive l’autore, «fu Filippo Juvarra. […] Tutte le realizzazioni da corso Valdocco a Piazza Savoia, da via del Senato a via Milano, a Porta Palazzo riportano ancora oggi l’impronta urbanistica, che egli diede alla zona, anche se non riuscì a vederne l’intero compimento» (p. 24). Ideata di forma quadrata, luogo di raduno e di mercato, ha assunto prima la denominazione di piazza Susina, quindi piazza Paesana (dal nome di uno dei palazzi che vi si affaccia), poi piazza degli Stracci, in periodo napoleonico è place de France, quindi piazza Siccardi (1853-1860) e poi piazza Savoia. Intorno alla metà del XIX secolo, al centro della piazza è innalzato un monumento, l’obelisco, a ricordo dell’approvazione della legge sull’abolizione del foro ecclesiastico promulgata nel 1850 su proposta del ministro di Grazia Giustizia e Affari di Culto, senatore Giuseppe Siccardi. Nel Novecento, evidenzia puntualmente lo scrittore, la piazza è progressivamente riqualificata con nuovi negozi e piccole aree verdi.
Il libro, corredato di tavole che riproducono disegni, incisioni e fotografie del luogo, esamina quindi l’Isola di San Chiaffredo, “la più importante delle quattro” (p. 54) isole prospicienti la piazza, occupata da Palazzo Saluzzo Paesana. Costruito su disegno di Giacomo Plantery nel corso del Settecento, è descritto con rimando ai documenti d’archivio, esito di una ricerca attenta e meticolosa condotta dall’autore. Sono altresì riportati i dati del censimento napoleonico del 1802, fotografia dello stato della popolazione in periodo francese, completati da brevi profili biografici degli abitanti del palazzo.
L’Isola di San Dalmazzo, dal nome della chiesa che in parte la occupa, era posta all’estremità del settore occidentale della città ed era separata dalle mura dalla via singularis. Le vicende che interessano l’Isola sono definite dalle scelte dei Padri Barnabiti che officiano la chiesa già dal Seicento. Acquisti successivi garantiscono ai religiosi la proprietà di fabbricati a sud, a est e a nord dell’isolato, scelto come sede del loro Collegio. All’indomani della soppressione degli ordini religiosi, l’area è divisa in lotti esaminati in dettaglio da Bo che, per ognuno, ricorda gli acquirenti e i passaggi di proprietà. Scorrendo le pagine del libro si legge anche l’interessante storia della chiesa di San Dalmazzo fino agli ultimi anni del Novecento.
L’Orfanotrofio femminile, la cui esistenza è documentata da fine Cinquecento, e Palazzo Falletti di Barolo compongono l’Isola di Santa Brigida. Il primo, voluto forse dalla contessa Langosco di Stroppiana, è descritto con l’ausilio, oltre che della bibliografia, di fonti documentarie primarie conservate nei torinesi Archivio di Stato e Archivio Storico della Città. Il secondo, opera di Gian Francesco Baroncelli del 1692, è qui commentato attraverso le biografie dei suoi proprietari e abitanti perché, è già stato scritto, la biografia è strumento utile a comprendere le dinamiche storiche che hanno segnato le trasformazioni del costruito. Tra loro, è Giulia Vittorina Colbert a distinguersi per le sue doti di donna intelligente e colta, capace di sostenere e appoggiare alcune tra le più importanti attività filantropiche torinesi del XIX secolo.
L’ultimo capitolo è dedicato all’Isola San Dionigi dove sono il palazzo Martini di Cigala e il palazzo ex-Villata. Seguendo lo stesso iter di ricerca, Bo elenca i successivi acquirenti, con brevi note sulle famiglie tratte, ancora, da testi d’archivio e dai censimenti. Quadro di una interessante piazza torinese, il volume si chiude con l’indice delle tavole e un articolato indice generale”. Elena Gianasso

Pierangelo gentile presenta alcune pubblicazioni sul risorgimento

Il Centro Studi Piemontesi racconta…

Pierangelo Gentile racconta il Risorgimento visto dai tanti libri pubblicati dal Centro Studi Piemontesi su questo tema.

liberali piemontesi a Bardonecchia

3 agosto 2020, alle 17,30

al Palazzo delle Feste di Bardonecchia

presentazione a due voci del volume

Liberali piemontesi e altri profili

di Vittorio Badini Confalonieri (1914-1993)

edizioni del Centro Studi Piemontesi, 2020

Il volume raccoglie, per le cure del figlio Luca, ritratti di diciassette personalità della politica e della vita pubblica piemontese dell’Ottocento e del Novecento (Pellico, Barbaroux, Cavour, Brofferio, Sella, Frassati, Gobetti, Badoglio, Soleri, Einaudi, Brosio, Verzone, Villabruna, Salza, Valletta, Cadorna, Sogno).

Oltre al Curatore interviene lo storico Cesare Panizza, dell’Università del Piemonte Orientale

Per informazioni e prenotazioni: Ufficio del Turismo di Bardonecchia, tel 012299032 – info.bardonecchia@turismotorino.org

Il volume è disponibile alla Libreria Guglia Rossa di Bardonecchia