Archivi categoria: libri

Un archivio di disegni d’arte e architettura

An flanand tra le pagine del
Catalogo storico delle edizioni del Centro Studi Piemontesi

MESTIERI D’ARTE E ARCHITETTURA. L’ARCHIVIO MUSSO CLEMENTE 1886-1974
A cura di Enrica Bodrato, Antonella Perin, Costanza Roggero

Torino, Centro Studi Piemontesi, Regione Piemonte. Pagg. 265, ill. a colori, 2011. ISBN: 978-88-8262-171-1

L’Archivio Musso Clemente è inventariato e conservato al castello del Valentino presso il Laboratorio di Storia e Beni culturali del Dipartimento Casa-Città del Politecnico di Torino dal 1989. Un lungo e intenso percorso di ricerca e di studio, oltre che di sistematico riordino del fondo, si è concluso con la pubblicazione di questo volume, che si propone e si configura come catalogo completo e ragionato di un complesso archivio. Formatosi in un arco cronologico di quasi cento anni (dal 1886 al 1974), esso risulta costituito da circa 13.000 disegni, 1792 positivi fotografici, 384 negativi su lastra e 58 fascicoli di carteggio. L’archivio trae la propria denominazione dai soggetti produttori identificati dalle due famiglie (Musso e Clemente), che nell’arco di quasi un secolo conservano il patrimonio documentario redatto e raccolto da alcuni membri nel corso della loro attività professionale. Le figure emergenti, individuate quali soggetti produttori di un fondo proprio sono lo scultore Carlo Musso (1863-1935), l’architetto Giovanni Clemente (1884-1973) e l’ingegner Paolo Musso (1887-1981). Emergono inoltre i nomi di altri personaggi di sicura rilevanza che lasciano testimonianze significative, documentando l’intreccio di arti, professioni e mestieri nell’ambito di una attività familiare allargata che attende a opere di decorazione e architettura.
Ciò che emerge con assoluta originalità nel quadro ampio dei riferimenti generali alla cultura piemontese collegata all’arte e all’architettura di tale periodo sono i modi legati all’esercizio di tutte quelle professioni che ruotano intorno al “progetto” e al “cantiere costruttivo e decorativo” dell’architettura, in cui si intrecciano rigorosamente tradizioni e mestieri, formazione e apprendistato, competenze e saperi, innovazione e tecniche dei materiali.

Liberali piemontesi visti da Vittorio Badini Confalonieri

Nel Programma dei tradizionali “Colloqui del lunedì”, oggi 25 maggio, alle 18, avremo dovuto presentare in sede il libro di

VITTORIO BADINI CONFALONIERI
Liberali piemontesi e altri profili
a cura di LUCA BADINI CONFALONIERI


Pubblicato per i tipi del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2020, pagg. 268, ill. ISBN 978-88-8262-297-8

Insieme al curatore sarebbero dovuti intervenire lo storico CESARE PANIZZA e il giornalista ALBERTO RICCADONNA
Anche questa iniziativa, come tutte le altre è stata rinviata.
In attesa di poterla riprogrammare in sicurezza, proponiamo una scheda del libro.

Il volume raccoglie, per le cure del figlio, ritratti di diciassette personalità della politica e della vita pubblica piemontese dell’Ottocento e del Novecento (Pellico, Barbaroux, Cavour, Brofferio, Sella, Frassati, Gobetti, Badoglio, Soleri, Einaudi, Brosio, Verzone, Villabruna, Salza, Valletta, Cadorna, Sogno) stesi da Vittorio Badini Confalonieri (Torino, 14 marzo 1914 – Bardonecchia, 3 agosto 1993), figura eminente del Partito Liberale Italiano nella Resistenza e all’Assemblea Costituente, deputato per cinque legislature, presidente nazionale del partito, ministro. I testi sono in molti casi qui per la prima volta pubblicati, a partire dal manoscritto della commemorazione o dell’intervento alla presentazione di un libro, e comunque mai finora raccolti in volume. Leggendo questi profili, stesi tra il 1946 e il 1990, si capisce come il liberalismo abbia potuto essere un ideale, di impegno personale e di rispetto profondo, in grado di illuminare tutta una vita.

Chi fosse interessato può ordinare il libro alla mail lara.ferrando@studipiemontesi.it o tel. 011537486; il costo è € 26, le spese di spedizione sono a carico del Centro Studi Piemontesi.

matteo olivero pittore delle montagne

Viaggio tra i libri pubblicati dal Centro Studi Piemontesi

Matteo Olivero. La formazione, i temi, la fortuna

Personalità complessa, al cui fascino contribuirono le origini occitane e i viaggi, Matteo Olivero (Acceglio 1879-Saluzzo 1932) ritrova in questo volume aspetti della biografia e dell’opera rimasti in ombra. Anzitutto, si riscoprono la formazione dal 1896 in Accademia Albertina e, dal 1902, la vita di bohème a Torino che fecero maturare un precoce talento. Nel 1905, Olivero si trasferì a Saluzzo anche in polemica con la competizione tra artisti nella città sabauda, mal camuffata da istanze socialisteggianti. Dapprima in difficile equilibrio tra la provincia e l’orizzonte internazionale cui lo traeva anche l’amicizia con Giuseppe Pellizza da Volpedo e Alexis Mérodack-Jeaneau, il pittore visse poi tra entusiasmo e scoraggiamento. A sostenerlo provvidero, accanto alla madre Lucia, committenti spesso divenuti confidenti, tra cui Alice Galimberti Schanzer e quindi Luigi Burgo. A Saluzzo, le Collezioni Civiche, la Pinacoteca Matteo Olivero e il Fondo Olivero nell’Archivio Storico hanno suggerito contributi sulla costituzione di un tale patrimonio di testimonianze visive e scritte intorno all’artista che nella città d’elezione spirò anzitempo. A Cuneo, il Museo Casa Galimberti e il lascito di Ermete Revelli confluito nella Fondazione intitolata a suo figlio Nuto hanno riaperto l’esplorazione della rete di rapporti intrecciata da Olivero, incluso il dialogo con il pioniere della demoetnoantropologia Euclide Milano.

L’attenzione ai documenti si accosta in questa ricerca polifonica alla lettura della produzione di Olivero per temi, nell’intento sia di valorizzare zone riposte come il senso del sacro, sia di meglio individuare la cifra dei ritratti e degli autoritratti. Olivero amò e infinite volte raffigurò il paesaggio alpino: in Val Varaita e nella Val Maira che gli diede i natali sono stati condotti raffronti tra dipinti e vedute, ritrovando i punti di vista e precisando così soggetti e titoli fin qui confusi o inesatti. Anche grazie a questo tesoro di immagini e informazioni ricavate sul campo, l’omaggio a colui che – tra tante maschere – volle presentarsi come semplice figlio della montagna vale da auspicio per la continuazione degli studi al suo riguardo.
Il volume è stato presentato a Torino al Centro Studi Piemontesi l’11 novembre 2019, dal curatore, Antonio Musiari, da Edoardo Di Mauro e dal Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino Paola Gribaudo
La conferenza può essere rivista sul Canale YouTube del Centro Studi Piemontesi

Matteo Olivero. La formazione, i temi, la fortuna, a cura di ANTONIO MUSIARI
Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Albertina Press, 2019 pagg. 351, ill. a colori, prezzo di copertina € 30,00 ISBN 978-88-8262-290-9
Nel 140° anniversario della nascita di Matteo Olivero si è costituita, nel desiderio di valorizzarne la personalità e l’opera, la rete degli enti che hanno ospitato le mostre e che hanno espresso il gruppo di ricerca all’origine del volume. Le sedi delle mostre, tenutesi dal 28 giugno al 29 settembre 2019 sono state: la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino, il Museo Casa Galimberti della Città di Cuneo, la Pinacoteca Matteo Olivero e Castiglia della Città di Saluzzo, il Museo di Arte Sacra dell’Alta Val Maira del Comune di Acceglio e l’Associazione culturale Lu Cunvent di Rore di Sampeyre. Il libro, dopo i Saluti istituzionali, offre una panoramica sui Generi e temi nell’opera di Matteo Olivero, a cura di Antonio Musiari; raccoglie i saggi di Antonio Musiari, Floriana Cioccolo, Roberta Chitarrini, Giancarla Bertero, Barbara Stabielli, Sandra Viada, Lorella Bono, Maria Grazia Brondino, Federica Maffioli – Andrea Ruggieri – Francesco Dematteis, Francesco Revello; Raccolta di immagini nella sezione “Opere in Mostra”.

Repertorio Etimologico Piemontese

In questo lungo periodo di “lockdown” (che potremo tradurre “Bogianen, sta ‘n- të-ca e travaja”, sui media sono girate molte cose in piemontese, canzoni, poesie… alcune anche molto belle, segnale di un interesse vivo per la lingua e la letteratura in piemontese.
A chi fosse interessato ad approfondire segnaliamo che sono ancora disponibili alcune copie del monumentale

Repertorio Etimologico Piemontese – REP


Direzione scientifica di ANNA CORNAGLIOTTI, Università di Torino
Redattori: LUCA BELLONE, ANNA CERUTTI GARLANDA, ANNA CORNAGLIOTTI, MARISA FALCONI, LAURA PARNIGONI, GIOVANNI RONCO, CONSOLINA VIGLIERO
Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015. Pagg. CLXXXII-814 (2015)

Dopo quindici anni di lavoro di una équipe di studiosi sotto la direzione scientifica di Anna Cornagliotti, è uscito il monumentale Repertorio Etimologico Piemontese – REP: un “vocabolario” di grande formato di oltre 1.000 pagine che documenta la storia delle parole piemontesi dalla loro prima attestazione, con la ricerca dell’etimo, la registrazione delle varianti fonetiche e morfologiche e l’indicazione dei significati registrati fino a oggi. Due gli obiettivi dell’opera: “fornire uno strumento di facile consultazione per un pubblico non specialistico e, allo stesso tempo, permettere allo studioso di trovare tutte quelle indicazioni che qualificano l’opera come un serio contributo scientifico”.

Il linguista Gianluigi Beccaria parla del Repertorio Etimologico Piemontese in un ampio articolo pubblicato su “La Stampa” del 6 gennaio 2016.

QUI si può leggere l’articolo, completato da una breve video-intervista.

Il Repertorio Etimologico Piemontese è in vendita al Centro Studi Piemontesi. Prezzo di copertina e 110. Per informazioni: info@studipiemontesi.it

palazzo birago di borgaro

Una dimora juvarriana per la Camera di commercio di Torino

L’elegante volume illustrato, si apre con un inquadramento storico del prestigioso ente che vi si è insediato, la Camera di commercio di Torino, a cura di Michele Rosboch e Andrea Pennini. Lo studio di Elena Gianasso, esito di aggiornate indagini archivistiche nonché sintesi e valutazione delle più autorevoli risultanze bibliografiche, costituisce un contributo di grande rilievo non solo, come è ovvio per Palazzo Birago di Borgaro ma anche per la storia architettonica di Torino in generale, ricco di nuove valutazioni, intuizioni e acquisizioni che ne fanno un punto di riferimento per le indagini future. Anche se non mancavano specifici studi a livello architettonico o storico- genealogico sul palazzo, come pure sul suo committente e sulla sua interessantissima casata (universalmente riconosciuta come una delle principali famiglie storiche italiane) un lavoro complessivo e – necessariamente – riassuntivo era da tempo atteso e auspicato dalla comunità accademica, dagli studiosi della storia urbana, economica e sociale – non solo torinese o piemontese -, come pure dai cultori degli studi storico-genealogici e araldici o dai semplici appassionati o curiosi della storia sabauda e delle sue eredità. Eredità sempre più preziose, non soltanto con lo sguardo rivolto all’indietro, ma ancor più guardando al futuro di Torino, per l’interesse che suscitano a livello internazionale e per la capacità di attrazione nei confronti di un turismo colto e raffinato, destinato a divenire, nei contesti economici che sembrano potersi delineare, una risorsa sempre meno marginale, anzi, irrinunciabile. Gli avi dei Birago di Vische e di Borgaro, come documenta il saggio di Gustavo Mola di Nomaglio (basato non solo su vaste indagini bibliografiche ma anche su ricerche in seno a raccolte di carte ed archivi privati) ebbero sin dal medioevo grande importanza nella storia lombarda. Dal XV secolo e specialmente nel XVI un ramo della famiglia primeggiò in Francia. Alcuni suoi rappresentanti guidarono in nome del Re francese l’occupazione del Piemonte a danno di Casa Savoia. Compare così nella Torino cinquecentesca Renato Birago (il cui nome fu anche francesizzato nella forma René de Birague) destinato a divenire in Piemonte il massimo rappresentante del potere oltralpino nelle terre subalpine. Oggi in città ne è ancora vivo il ricordo anche per essere stato il primo proprietario del castello del Valentino. Ma la storia architettonica torinese è da antica data scandita da altre significative presenze che si affiancano a quella, che su tutte emerge, di Palazzo Birago di Borgaro. Mola di Nomaglio si sofferma anche su alcuni, forse insolubili, misteri che si ricollegano alla serie di palazzi appartenenti al ramo primogenito della famiglia in via Vanchiglia, dai sotterranei dai quali si raggiungeva da una parte il Po, dall’altra Palazzo Madama.

Nell’antico regime rivestiva, per molti aspetti, notevole rilevanza l’appartenenza ad Ordini cavallereschi. I Birago, come riassume Tomaso Ricardi di Netro nell’ultimo contributo del volume, furono insigniti dei più importanti Ordini in assoluto, inclusi quelli supremi di Francia e di Savoia. Che la Camera di commercio di Torino, da sempre lungimirante promotrice di sviluppo e innovazione abbia a suo tempo (sotto la presidenza di Giuseppe Pichetto) salvato un gioiello architettonico della città acquisendo con opera meritoria il palazzo che fu dei Birago Alfieri di Borgaro e oggi ne affidi alle pagine di questo libro la memoria storica e artistica è un atto di fiducia verso le nuove generazioni e contributo all’identità, alla conoscenza, alla bellezza di Torino e del Piemonte. Ideali e missione iscritti negli atti fondativi del Centro Studi Piemontesi, sempre perseguiti nei suoi cinquant’anni di attività scientifica e editoriale.
Il volume è stato pubblicato con il concorso e la collaborazione della Camera di commercio di Torino sotto la presidenza di Vincenzo Ilotte oggi passata a Dario Gallina.

Il Palazzo (in via Carlo Alberto 16), edificio realizzato da Filippo Juvarra nel 1716/1717 per Augusto Renato Birago di Borgaro, generalissimo delle armate del Regno di Sardegna e cavaliere della Santissima Annunziata, è sin dalla sua costruzione considerato a livello internazionale il più elegante e prestigioso palazzo privato di Torino. Ciò nonostante mancava sino ad oggi una monografia ad esso specificatamente dedicata, ad un tempo storica, architettonica ed artistica, come d’uso quando si scrive la storia di un palazzo. Questa lacuna risaltava in modo particolare soprattutto se si confrontava palazzo Birago di Borgaro con altri storici edifici torinesi trasformatisi in progresso di tempo da dimore famigliari a sedi istituzionali, come, per citare solo qualche esempio, i palazzi Lascaris di Ventimiglia, Valperga, Galleani di Barbaresco, Vallesa di Martiniana e Turinetti di Pertengo, divenuti il cuore pulsante di enti pubblici, banche o di importanti aziende.
Il volume, Palazzo Birago di Borgaro. Una dimora juvarriana per la Camera di commercio di Torino (a cura di Elena Gianasso, Albina Malerba, Gustavo Mola di Nomaglio, fotografie di Paolo Siccardi. ISBN 978-88-8262-289-3) pubblicato nell’anno juvarriano dal Centro Studi Piemontesi con la collaborazione della Camera di Commercio industria artigianato e agricoltura di Torino, viene a colmare questa lacuna.

Le foto, tratte dal volume, sono di Paolo Siccardi

Per Piero Gobetti

La figura e l’opera di Piero Gobetti continuano a suscitare studi e interessi.

È uscito da poco, per i tipi del Centro Studi Piemontesi (era in programma la presentazione in aprile poi purtroppo rinviata per i noti motivi), il libro di Paolo Bagnoli, Il futuro di Piero Gobetti. Scritti storico-critici, pagg. 215. ISBN 978-88-8262-296-1

L’autore si dedica allo studio di Gobetti fin dagli anni Settanta da studente di filosofia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, trovando suggestioni sempre stimolanti sulla libertà, sul senso della storia, sul significato dell’impegno intellettuale e politico, sulla comprensione dell’Italia e della sua realtà storica. Il volume propone una scelta di scritti pubblicati tra il 2001 e il 2017, opportunamente rivisti, offrendo materiali per favorire l’interesse e la conoscenza di una figura unica per vita e pensiero.

E vient de paraître, per Passigli Editore, il libro di Bruno Quaranta, Le nevi di Gobetti, pagg. 162.

Il volume ripercorre gli ultimi giorni di vita del prodigioso e indimenticabile intellettuale, scomparso esule a Parigi nel 1926, neanche venticinquenne. Era partito da Torino il 3 febbraio.  Morirà nella capitale francese neanche due settimane dopo. Il libro di Bruno Quaranta, dedicato al suo viaggio finale, è l’occasione per disegnarne la sua biografia intellettuale attraverso le figure che gli furono accanto, come maestri e amici: da Luigi Einaudi a Carlo Levi, da Felice Casorati a Francesco Ruffini, da Natalino Sapegno a Luigi Salvatorelli, da Antonio Gramsci a Gaetano Salvemini.

Anna Maria d’Orléans, prima regina di sardegna

Storia, storie, figure del Piemonte e degli antichi Stati Sabaudi

Anna Maria d’Orléans, prima regina di Sardegna
Maria Teresa Reineri

La principessa francese Anna Maria d’Orléans, divenuta per matrimonio duchessa sabauda nell’aprile 1684 e incoronata, il 24 dicembre 1713, prima regina di casa Savoia, ha recentemente acquisito una sua visibilità dopo anni di oblio anche presso i cultori di memorie sabaude. Avevano giocato a suo sfavore le figure delle duchesse che l’avevano preceduta, Cristina di Francia e Giovanna Battista di Savoia Nemours, che, vedove, avevano retto per lunghi anni il ducato in nome dei figli minori.


La presenza al fianco di Anna di una personalità forte e determinata come fu quella di Vittorio Amedeo II non le lasciò altro spazio che quello della maternità in cui, però, trionfò: fu adorata dalle figlie, l’una delfina di Francia e l’altra regina di Spagna, che dovettero il loro successo nelle rispettive corti proprio all’educazione ricevuta.
Luigi XIV, madame de Maintenon, Filippo V di Spagna si complimentarono con Anna in più di un’occasione. I due principi, l’erede Vittorio Amedeo e Carlin, il futuro Carlo Emanuele III, ci lasciarono testimonianza scritta del loro attaccamento alla madre nella corrispondenza scambiata con lei negli anni 1713-14.
Il primogenito, già nei saluti della prima missiva scriveva, infantile commistione di italiano e piemontese, ma testimonianza di profondo legame affettivo: “Mi simiglia cento anni che non lo [sic] veduta”, e Carlin non era da meno: “io mi vorrei potermi mettere dentro una lettera per poterla vedere”.

In questi nostri giorni di disagio (in cui anche le semplici passeggiate sono limitate se non proibite) c’è un altro aspetto di questa Regina che è motivo di meraviglia: la sua moderna concezione del moto come mezzo irrinunciabile per mantenersi in salute. Ne scrisse dalla Sicilia ai figli fin dal dicembre 1713: “le beau tems quil a fait jusque hier nous a donné lieu de nous bien promener, je voudrais fort quil revint car l’exercise est necesaire pour la santé …. Quand la digestion se fait dificilmens … quand on marche cela aide …”
Le principesse testimoniarono in mille occasioni il ricordo delle loro salite a piedi con la madre alla Vigna (oggi Villa della Regina), allorché bambine nelle giornate di sole attraversavano a piedi il ponte di Po per raggiungerla. “Forse, avrebbe poi ammesso la primogenita, ci saremmo divertite di più a giocare a colin-maillard con la nonna nella galleria, ma la mamma era inflessibile”, trattandosi del loro benessere. E infine Maria Adelaide da Versailles il 31 dicembre 1708, scrivendo alla nonna che ne era restata sbalordita, la rassicurava: “Je ne suis point étonnée que ma mère soit revenue a pied de la Vénerie, car elle a de très-bonnes Jambes … “.

Per approfondire la figura di Anna Maria d’Orléans vedi:
MARIA TERESA REINERI
Anna Maria d’Orléans. Regina di Sardegna, Duchessa di Savoia (Saint-Cloud 27 agosto 1699-Torino 26 agosto 1728), Premesse di Gianni Oliva e Maria Gabriella di Savoia, Postfazione di Gustavo Mola di Nomaglio, Torino, Centro Studi Piemontesi, (2006), 2a ed. 2017, Pagg. 698, ill. a colori e in b. e n.
ISBN 978-8882622701

La ripresa economica del Dopoguerra

Tra i libri di recente pubblicazione del Centro Studi Piemontesi, segnaliamo come lettura utile e interessante di questi tempi di dibattito per la ripresa economica, il prezioso volumetto, la cui presentazione era in programma alla fine di febbraio, purtroppo annullata come tutte le altre iniziative.
Chi fosse interessato può ordinarlo, e sarà spedito appena possibile, oppure, appena le condizioni lo permetteranno, si potrà passare ad acquistarlo in sede.

9 marzo 1946. L’audizione di Camillo Venesio Amministratore delegato della Banca Anonima di Credito-Torino alla Commissione Economica del Ministero per la Costituente
Prefazione di ANTONIO PATUELLI
Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019, pagg. 43.
Prezzo di copertina € 5,00
ISBN 978-88-8262-293-0

Camillo Venesio (1900-1983), amministratore delegato della Banca Anonima di Credito di Torino, nel 1946 venne convocato dalla Commissione per i problemi economici della Costituente per una sorta di intervista sui problemi monetari e del commercio estero nell’Italia dell’immediato dopoguerra. Il libro pubblica i testi di quella “audizione” con i rappresentanti della Commissione, formata da noti economisti, da cui risultano le sue opinioni decise e schiette, che ben rappresentano la visione determinata di un imprenditore che aveva mantenuto immutati, anche in tempi difficili, i principi fondamentali dell’economia liberale, contribuendo, come milioni altri imprenditori, a ricostruire l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale. “L’audizione del banchiere Venesio – scrive Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI, nella Prefazione – contribuì al dibattito culturale, propedeutico alle discussioni alla Costituente e rimane illuminante e attualissima…”

Sacri Monti

Tra le mete tradizionali di un tempo d’antan per il di dla marendëtta (Pasquetta, il Lunedì dell’Angelo) c’erano i Sacri Monti, oggi patrimonio Unesco

Dei Sacri Monti parlerà Guido Gentile giovedì 9 aprile su radio RAI terzo programma,  alle ore 22.30 .

E suggeriamo la lettura del libro

La strada del Fiammingo. Dal Brabante al Monferrato: i Tabachetti di Fiandra, di Graziella Riviera, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2017, pagg. VI-358, ill. a colori

Dinant-sur-Meuse, 8 luglio 1587. Orfano e privo di mezzi, ricco solo di talento e di tenacia, Jean de Wespin detto Tabaguet lascia a vent’anni il natìo Brabante per imboccare la strada che porta a sud, verso le Alpi e l’Italia. È l’inizio di una lunga avventura che dalle rive della Mosa lo condurrà al Po, al Monferrato e alla Valsesia, fino a Varallo e a Crea, dove più tardi lo raggiungerà il fratello Nicolas. Lassù il giovane si rivelerà presto come uno dei più significativi artisti dei Sacri Monti piemontesi fra Cinque e Seicento. Ma prima dovrà superare drammi familiari, guerre e malattie, e soprattutto affrontare la sfida più importante, quella per ottenere la vittoria contro se stesso e l’amore pieno della sua donna.

Costruita sulle basi di una rigorosa documentazione storica, ma raccontata con i criteri della narrazione romanzesca, la vicenda si muove dai capolavori della scultura mosana e della pittura fiamminga al fervore artistico promosso dalla Chiesa della Controriforma in Piemonte e Lombardia; dalle grandi processioni figurate dei Paesi Bassi ai nuovi itinerari di cappelle sulle boscose colline nostrane, affollate di gruppi statuari evocatori dei Misteri del Rosario e della Passione di Cristo.

I due fratelli protagonisti, conosciuti in Italia come Giovanni e Nicola Tabachetti, attraversano le guerre di Fiandra e del Monferrato, vivono assedi, epidemie, conflitti religiosi. Nel loro percorso, fra realtà e immaginazione, incontrano la regina Margot di Navarra, sfiorano la visita a Varallo di Carlo Emanuele I di Savoia con l’Infanta Catalina Micaela e il viaggio nuziale sul Po della loro figlia Margherita, sposa di Francesco Gonzaga di Mantova.

Dai traffici internazionali del porto di Anversa ai microcosmi vivaci e laboriosi di Crea e Varallo, Moncalvo e Casale, Salabue, Forneglio, Costigliole d’Asti: Jean e Nicolas firmano contratti con Priori e canonici, si immergono nella vita quotidiana di cantieri e mercati, infondono nelle loro composizioni di argilla un’originale vena nordica, drammatica ed emozionante.

Li accompagna in controluce la figurina svelta e vivace della piccola Theodora Caccia, figlia del pittore Guglielmo e sensibile interprete, come il padre, della fede del territorio. Sullo sfondo la presenza costante del Gran Teatro dei Sacri Monti, spettacolare pietrificato scenario di devozione subalpina; respiro potente di sacralità mistica e misteriosa.

“La vicenda – scrive l’autrice – è nota agli studiosi ma sconosciuta al grande pubblico. Ho pensato valesse la pena di raccontarla, immergendola nel suo tempo e nei suoi paesaggi”.

Graziella Riviera: Torinese di radici monferrine ha lavorato alla RAI come autrice e regista realizzando numerosi programmi televisivi e radiofonici: fra questi i telefilm Lunedì dell’Angelo; Un sogno a Colonia, in collaborazione con la WDR; gli sceneggiati Guido Gozzano; La Signora dei Misteri (Carolina Invernizio); e il pluriennale programma in diretta Colloqui per RadioDue.  In qualità di giornalista ha curato servizi di arte, musica e spettacoli per il settore Cultura del TGR Piemonte, collaborando con le testate nazionali e le trasmissioni Bellitalia e TG Leonardo. Appassionata di storia e folklore, continua ricerche e studi sul territorio.

 Sul nostro canale YouTube il video della presentazione

Il Castello di Moncalieri. Una presenza sabauda fra Corte e Città

Su La Stampa/Torinosette di venerdì 3 aprile, Bruno Gambarotta ha dedicato la sua rubrica “Storie di Città”, al libro sul Castello di Moncalieri, pubblicato dal Centro Studi Piemontesi con il patrocinio e la collaborazione della Città di Moncalieri. Il volume doveva essere presentato nelle sale del Castello il 14 marzo. Come tutte le iniziative anche questo evento purtroppo è stato rinviato.

In attesa di poter riprogrammare la presentazione, ecco la scheda del volume. Chi fosse interessato può scrivere al Centro Studi Piemontesi (info@studipiemontesi.it; redazione@studipiemontesi.it; lara.ferrando@studipiemontesi.it ). Provvederemo alla spedizione il prima possibile.

Il Castello di Moncalieri. Una presenza sabauda fra Corte e Città, a cura di Albina Malerba, Andrea Merlotti, Gustavo Mola di Nomaglio, Maria Carla Visconti, pagg. XIV-422, ill. a colori (Prezzo di copertina € 58,00. ISBN 978-88-8262-292-3).

Il volume, di grande formato e riccamente illustrato, è il primo che si proponga di raccontare la storia del Castello dalle origini al 1926, quando terminò definitivamente le funzioni di residenza. Storici, storici dell’arte e dell’architettura hanno lavorato insieme per costruire un volume che racconti la vicenda del Castello con un esito unico nel pur ricco panorama della produzione editoriale sulle residenze sabaude. Storici, storici dell’arte e storici dell’architettura hanno lavorato insieme per costruire un volume che racconti la vicenda del Castello, con un esito che crediamo, almeno per il momento, pressoché unico nel pur ricco panorama della produzione editoriale sulle Residenze sabaude. Sospeso fra echi di medioevo e un Risorgimento di cui restano le poche sale sopravvissute al riuso militare e all’incendio del 2008, il Castello fu amata residenza collinare e testimone di molti eventi importanti della storia dei Savoia e del loro stato, una storia che si intreccia con quella della città e del fiume ai suoi piedi.

Contributi di: Cristina La Rocca, Enrico Lusso, Daniela Cereia, Pier Paolo Merlin, Andrea Merlotti, Paolo Cozzo, Elena Gianasso, Maria Vittoria Cattaneo, Luisa Berretti, Rosanna Roccia, Paolo Cornaglia, Giancarlo Comino, Pierangelo Gentile, Gian Savino Pene Vidari, Maria Carla Visconti, Lorenza Santa, Gustavo Mola di Nomaglio, Marco R. Galloni, Laura Moro, Gianni Oliva, Lino Malara. Marco Di Bartolo, Michelangelo Ferrero. Prefazione del Sindaco, Paolo Montagna, e di Laura Pompeo, Assessore alla Cultura e al Turismo della Città di Moncalieri.