Archivi categoria: Eventi del Centro Studi

Dai Costa ai duchi del chiablese: convegno in streaming

24 Ottobre 2020 ore 9,30

Nel bicentenario della nascita di Vittorio Emanuele II:
dai Costa al Duca del Chiablese


Coordinato dal Centro Studi Piemontesi con la collaborazione di Vivant

Saluto delle Autorità e degli Organizzatori
Moderatore: Attilio Offman (Ass. Culturale Amici di Bene – Onlus)

Relatori:
Gustavo Mola di Nomaglio (Centro Studi Piemontesi)
Vittorio Emanuele II un ponte tra il Piemonte e l’Italia nel bicentenario della nascita
Fabrizio Antonielli d’Oulx (Vivant)
Alessandro Pernati di Momo: al servizio di quattro re
Rinaldo Comba (Università degli Studi di Milano –
Società per gli Studi Storici, Archeologici e Artistici per la Prov. di Cuneo)
I Costa tra età medioevale e età moderna
Paola Briante (Già Direttore Coordinatore presso l’Archivio di Stato di Torino)
Benedetto Maurizio duca di Chiablese e principe di Bene
Attilio Offman (Ass. Culturale Amici di Bene – Onlus)
I Gazzera di Bene: brevi note di genealogia e di araldica
Roberto Sandri Giachino (Rivista del Collegio Araldico) e
Marc’ Alvise de Vierno (Società Italiana di Studi Araldici)
Due illustri famiglie benesi nella storia del Piemonte: Oreglia e Manassero

Per seguire il Convegno online collegati :

  YouTube  https://www.youtube.com/watch?v=WhssPGGYp6o&feature=emb_title

Facebook      facebook.com/amicidibeneonlus

Boteriana a Bene vagienna

SABATO 10 OTTOBRE 2020
Bene Vagienna, Palazzo dei Nobili ore 9,30

e in diretta streaming online su YouTube e Facebook

Convegno biennale – Boteriana II
Attorno al De regia sapientia. – Le forme della politica nelle prime opere di Giovanni Botero

Coordinato da Blythe Alice Raviola dell’Università degli Studi di
Milano; Presiede Chiara Continisio dell’Università Cattolica di Milano

Relatori:

  • Paolo Cozzo (Università degli Studi di Torino)
    Il De regia sapientia: Botero tra politica e religione
  • Chiara Silvagni (Università La Sapienza di Roma)
    Il ruolo della provvidenza nelle opere giovanili di Botero: dai precetti
    della regia sapientia alle vestigia divine delle imprese oltreoceano
  • Maria Pia Paoli (Scuola Normale Superiore di Pisa)
    Tra splendore e regalità celesti.
    A proposito di Francesco de’ Vieri e Giovanni Botero
  • Blythe Alice Raviola (Università degli Studi di Milano)
    Consigli per il principe: potere regio ed exempla fra il De regia
    sapientia e le Relazioni universali

Conclusioni di Mario Rosa (Emerito della scuola Normale
Superiore di Pisa)


Per seguire il Convegno online collegati a YouTube

o a facebook.com/amicidibeneonlus

un Convegno In ricordo di Giorgio Lombardi

In occasione del decennale della scomparsa di Giorgio Lombardi la Deputazione Subalpina di Storia Patria e il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino organizzano un convegno il 2 ottobre, sulla piattaforma Webex

Tra gli interventi, segnaliamo la sezione “Spazio e frontiera: le prospettive storico-giuridiche”, con i contributi di Gian Savino Pene Vidari, Paolo Marchetti, Paola Bianchi.

Sarà possibile collegarsi tramite questo link mentre QUI si può scaricare il programma completo della giornata di studi.

Ricordo di franz stolberg

Il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis saluta commossa e grata Franz zu Stolberg-Stolberg, attivo, partecipe, appassionato Socio, membro del Consiglio Direttivo dal 2006 al 2012. Ricorda con grande rimpianto la Sua figura di uomo di profonda cultura internazionale che sapeva condividere con tutti nell’assidua presenza alle iniziative associative.
Molto legato al prof. Giuliano Gasca Queirazza S.J. ha seguito sempre con interesse, curiosità, passione il Corso di piemontese che negli anni Padre Gasca ha tenuto settimanalmente nella nostra sede di via Revel.
Moncalierese cosmopolita, rappresentante in Italia di una tra le più importanti e celebri casate comitali e principesche della Germania, ha trascorso gran parte della sua vita lavorativa in tante parti del mondo, restando legato sempre a Moncalieri e al territorio, dedicando studi, attività, impegno. Profondamente religioso, ha dedicato particolare attenzione alla causa di beatificazione della Principessa Maria Clotilde di Savoia, “la Santa di Moncalieri”. E a Moncalieri, al Castello, era presente a luglio all’ultima iniziativa del Centro Studi Piemontesi per la presentazione del libro, Il Castello di Moncalieri. Una presenza sabauda fra Corte e Città, la cui progettazione aveva incoraggiato e caldeggiato.

Franz zu Stolberg-Stolberg allo stand del Centro Studi Piemontesi al Salone Internazionale del Libro di Torino, con la Principessa Maria Gabriella di Savoia e il Tesoriere del Centro Studi Piemontesi Cav. Vittorio Fenocchio, nel 2012.

Buona Estate/Bon-a Istà

La Sede, la Biblioteca e l’Archivio resteranno chiusi al pubblico fino al 31 agosto. Continuerà invece regolarmente l’attività sui social, con video, presentazioni, filmati ecc.
E vi invitiamo a seguirci!

Auguriamo a tutti una buona tranquilla estate, sperando vivamente di poter riprendere in autunno la consueta programmazione in sede.

Vi salutiamo con l’immagine del cortile preparato per l’Assemblea dei Soci, svoltasi regolarmente il 21 luglio! E con due fotografie esposte per le piccole mostre in sede “Fotografie di Mario Gabinio nell’Archivio del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis” , purtroppo mai potuta inaugurare (ma che contiamo di riallestire appena sarà possibile).

La prima immagine proviene dal Fondo archivistico “Lorenzo Gandolfo”, conservato presso l’Archivio del Centro Studi Piemontesi. Si tratta di 52 scatti in bianco e nero (10,5 x 8,5 cm) realizzati da Mario Gabinio durante un’escursione tra le montagne e i borghi dell’Alto Adige (tra la Val Venosta e la Val di Fassa) nell’estate del 1935, insieme all’amico Luigi Galleani.

La seconda dalla donazione all’Archivio del Centro Studi Piemontesi, da parte di Giuseppe Pichetto, di 100 fotografie in bianco e nero eseguite da Mario Gabinio tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, dedicati a vedute e scorci della città di Torino.

il castello di moncalieri

Giovedì 23 luglio 2020 ore 18,30
Castello Reale di Moncalieri
Giardino delle Rose

presentazione del volume

Il Castello di Moncalieri
Una presenza sabauda fra Corte e Città

Pubblicato per i tipi del
Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis
In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Moncalieri

Saluti di
PAOLO MONTAGNA
Sindaco della Città di Moncalieri
LAURA POMPEO
Assessore alla Cultura della Città di Moncalieri

Intervengono

i curatori del volume
MARIA CARLA VISCONTI
ANDREA MERLOTTI
GUSTAVO MOLA DI NOMAGLIO
ALBINA MALERBA

e gli autori dei diversi saggi
CRISTINA LA ROCCA, ENRICO LUSSO, DANIELA CEREIA, PIER PAOLO MERLIN, PAOLO COZZO, ELENA GIANASSO, MARIA VITTORIA CATTANEO, LUISA BERRETTI, ROSANNA ROCCIA, PAOLO CORNAGLIA, GIANCARLO COMINO, PIERANGELO GENTILE, GIAN SAVINO PENE VIDARI, LORENZA SANTA, MARCO R. GALLONI, LAURA MORO, GIANNI OLIVA, LINO MALARA, MARCO DI BARTOLO, MICHELANGELO FERRERO

Leggi la scheda del libro

Info e prenotazioni:

Ufficio Cultura Comune di Moncalieri tel. 011/6401206 – 011/6401270
Centro Studi Piemontesi – tel. 011/537486 info@studipiemontesi.it

E’ uscita la rivista

«Studi Piemontesi», giugno 2020, vol. XLVIX, fasc. 1

Grazie al «travaj svicc» (alias «lavoro agile», alias «Smart Working») della Direzione e della Redazione, il primo dei due volumi annuali di «Studi Piemontesi», la rivista di storia, arti, lettere e varia umanità pubblicata dal Centro Studi Piemontesi, anche quest’anno esce puntuale a fine giugno. È la storia dell’arte, sempre uno dei settori più ricchi e solidi della rivista, che il lettore incontra quando apre questo fascicolo; più precisamente storia dell’architettura: il compianto Luciano Re in questo suo ultimo lavoro racconta la moda dei ponti sospesi in voga all’inizio dell’Ottocento e, in particolare, di quelli realizzati nei parchi delle ville a cominciare da quello fatto costruire dal notaio Vitale Prié nella sua di San Giorgio Canavese. Paolo San Martino passa in rassegna le varie tipologie di ville principesche, dalla Venaria Reale a quella fiorentina di Boboli.

Lauro Mattalucci descrive i giochi di putti negli affreschi del castello dei San Martino di Parella. Isabella Stancari presenta Alfonso Goldini (1863-1898) scenografo nel Teatro Regio di Torino. Lo scultore Pietro Canonica (1869-1959) lasciò in eredità al comune di Stresa una cospicua raccolta delle proprie opere: Gianluca Kannès ricostruisce le tribolate vicende relative alla loro collocazione.
Tra arte e storia si muove Paolo Anzile nel raccontare le vicende del Corpo Reale d’Artiglieria dagli anni Venti del Novecento alla fine della guerra nei “Quartieri Militari” alla Venaria Reale.
Altri temi storici prendono gran parte del fascicolo: degli Statuti resi pubblici da Amedeo VIII il 17 giugno 1430 e restati vigore fino al 1723 è stata finalmente fornita una edizione critica preparata da Franco Morenzoni dell’Università di Ginevra; illustra l’importanza del documento e dell’edizione Gian Savino Pene Vidari. Nell’ambito della storia del diritto costituzionale conduce anche Flavia Carmen Di Pasqua con le sue pagine dedicate agli esordi (1848-1855) della monarchia rappresentativa con lo Statuto albertino.
Luca Piovano delinea la figura del quarto principe di Carignano, Luigi (1721-1778), che restaurò i rapporti con il ramo regnante compromessi dal padre. Maria Teresa Reineri e Cristina Corlando presentano le memorie della marchesa Faustina Roero di Cortanze (1817-1871), interessanti per le vicende relative agli anni 1817-1850 raccontate dalla confidente della Regina Maria Teresa, moglie di Carlo Alberto. Nel saggio di Carlo Orsi è la provincia piemontese ad essere protagonista nella relazione di viaggio compiuto dalla marchesa de Taulignan nel 1822.
La sconfitta di Novara (1849) scatenò una caccia ai responsabili e si parlò di tradimento: fu istituita una Commissione d’inchiesta, che non condusse a conclusioni unanimi: Luca Zecchi ne ricostruisce i lavori.
Donato D’Urso delinea un profilo biografico di Pietro Baratono (1884-1947), al ministero dell’interno dal 1908 alla morte e si sofferma sui quattordici mesi (1937-38) in cui fu prefetto a Torino. L’articolo di Erika Luciano è dedicato a una delle conseguenze delle leggi razziali del 1938, la forzata emigrazione di un gruppo di matematici ebrei.
Due i saggi di storia della scienza: Aldo Musumarra ricorda l’opera di Orazio Silvestri (1835-1890), primo titolare di una cattedra di vulcanologia; Alessia Anna Bortolamai ricostruisce la vicenda della rivolta dei “pazzi criminali” nel manicomio di Collegno del luglio 1912 per delineare un quadro del sistema manicomiale del tempo.
I cognomi schedati nella undicesima puntata di onomastica piemontese curata da Alda Rossebastiano, Elena Papa, Daniela Cacia sono legati a due vegetali il panìco piem. baraval e il castagno.
Le pagine di Lorenzo Ferrarotti mostrano l’importanza e l’utilità per i lettori non specialisti del Piccolo Atlante Linguistico del Piemonte.
Un unico saggio, ma prezioso, tratta di temi letterari: Mariarosa Masoero presenta una lettera inedita di Guido Gozzano, del 9 maggio 1910, ad una giovane appassionata di poesia conosciuta in un soggiorno a Firenze.
Chiudono il fascicolo le ricche pagine dedicate al «Notiziario bibliografico», allo spoglio delle riviste, all’informazione sull’attività del Centro Studi, alle notizie di mostre, convegni e altre iniziative riguardanti la cultura regionale: una miniera.

Abstracts in inglese di tutti i contributi

Comitato Scientifico: Renata Allìo, Alberto Basso, Gilles Bertrand, Mario Chiesa, Gabriele Clemens, Anna Cornagliotti, Guido Curto, Pierangelo Gentile, Livia Giacardi, Andreina Griseri, Corine Maitte, Isabella Massabò Ricci, Andrea Merlotti, Aldo A. Mola, Francesco Panero, Gian Savino Pene Vidari, Pier Massimo Prosio, Rosanna Roccia, Costanza Roggero Bardelli, Alda Rossebastiano, Giovanni Tesio, Georges Virlogeux.
Direttore, Rosanna Roccia; Responsabile, Albina Malerba.
Il Comitato Scientifico si avvale di referee nazionali e internazionali

120 ANNI FA, IL 13 GIUGNO, NASCEVA RENZO GANDOLFO

Renzo Gandolfo (1900-1987)
“professore, critico, piemontesista”, “suscitatore di intraprese culturali” *

Albina Malerba

* Questo testo è stato parzialmente pubblicato sul numero speciale del “Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provinai di Cuneo, n.161, 2° semestre 2019, dedicato a I novant’anni della Società per gli Studi Storici di Cuneo. Protagonisti e storiografia, a cura di Emanuele Forzinetti. Le citazioni del sottotitolo sono da Giuliano Gasca Queirazza nell’articolo Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340; e nella Premessa alla silloge di studi, “tributo augurale di stima, di ammirazione e di amicizia”, Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di Gianrenzo P. Clivio e Riccardo Massano, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1975, 2 voll. pp. XV-886.

La storia di una Istituzione si intreccia sovente con la storia di una persona, che a partire da un cuore intelligente abbia saputo raccogliere energie, stringerle insieme, indirizzarle ad uno scopo comune. Il Piemonte e la sua eredità di cultura còlta nel respiro europeo della sua vocazione più autentica, è alla radice del pensiero di Renzo Gandolfo, la cui opera per il Piemonte non è scindibile dalla “sua” Ca dë Studi Piemontèis. Renzo Gandolfo, il “professore” del Centro Studi Piemontesi, era nato a Cuneo il 13 giugno del 1900. Trasferitosi a Torino con la famiglia, si laurea nell’Ateneo torinese con Erminio Juvalta, discutendo una tesi che ha per titolo Idee preliminari sulla posizione del problema morale. Per alcuni anni insegna ad Alessandria d’Egitto, dove il 31 dicembre del 1923 sposa Elena Donelli, una giovane di famiglia parmense, laureata con Ernesto Codignola al Regio Istituto di Magistero di Firenze. Rientrato a Torino nell’ottobre del 1924, s’impiega per un breve periodo alla Banca Commerciale. Poi conosce l’industriale e finanziere Riccardo Gualino, che avendo acquistato il quotidiano milanese “L’Ambrosiano” gli offre un posto come redattore al servizio Esteri del giornale. Non volendo sottostare all’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista, nel 1930 lascia il quotidiano milanese e si trasferisce a Roma, dove riprende l’insegnamento presso l’Istituto Massimo dei Padri Gesuiti. Attraverso una serie di circostanze solo apparentemente fortuite, accetta poi la carica di Segretario del Commissariato Generale per la Navigazione dell’Adriatico, esercitata dalla Società Fiumana di Navigazione, di cui diventa nel tempo amministratore unico, quando viene trasformata in Società Adriatica Industrie Marittime, e infine direttore generale fino allo scioglimento nel 1961.

Renzo Gandolfo con Luigi Einaudi e Donna Ida

A Roma, nell’estate del 1944, in piena guerra civile, con altri amici subalpini, che per ragioni di lavoro, di politica, o per vincoli ereditari vivono nella capitale, dà vita alla Famija Piemontèisa di Roma, prestigioso sodalizio che ebbe come primo Presidente Luigi Einaudi, sostituito quasi subito da Giuseppe Pella, perché chiamato alla Presidenza della Repubblica. Gandolfo che ne era l’anima e il regista ricoprì sempre soltanto la carica di Vice–Presidente, secondo il suo stile sobrio, portato molto di più al fare che all’apparire. Ma non è un caso che lo storico siciliano Rosario Romeo nella Prefazione al suo monumentale lavoro su Cavour e il suo tempo pubblicato da Laterza, ricordasse come “La prima origine di questo lavoro risale ad un’iniziativa promossa in anni ormai lontani dalla Famija Piemontèisa di Roma” e indicasse in Gandolfo il committente e l’ispiratore: “A Renzo Gandolfo in particolare sento di dover qui dichiarare la mia gratitudine per la costante fiducia, le prove ripetute di interessamento, la cooperazione che fin dall’inizio non mi è mai mancata da parte sua, così che questa è in certo senso opera comune: per certi aspetti pratici, e per altri che appartengono invece alla sfera dei pensieri e delle idee” (R. ROMEO, Cavour e il suo tempo (1810-1842), Bari, Laterza, 1971, vol. 1, p. XI).

A Torino Gandolfo torna nel 1961, inviato dall’onorevole Pella, per disegnare e coordinare i lavori del volume commemorativo del Primo centenario dell’Unità d’Italia (La Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, Torino, Comitato Nazionale per la Celebrazione del Primo Centenario dell’Unità d’Italia, 1961, pp. XXXIX-685, 249 ill. in b. e n. 64 tavole a colori), ristabilendosi poi definitivamente dal 1962 quando viene chiamato in Fiat come Consulente della Presidenza e della Direzione Generale. Intanto all’attività di promotore e di operatore, sia in campo imprenditoriale, sia in campo culturale, Renzo Gandolfo accompagna una non numerosa ma raffinata attività di studi, in particolare sulla letteratura in lingua piemontese (Si vedano i titoli più significativi nella Nota bibliografica, premessa al volumetto R. GANDOLFO, Conoscenza citato più sotto, pp.13-18).

I tempi sono maturi per riprendere un sogno accarezzato fin dagli anni dell’ “esilio” romano: raccogliere attorno ad un ambizioso progetto alcune forze vive e operanti sul territorio, con l’intenzione di ridar vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea. È il 1969. Su queste premesse, alla vigilia dell’istituzione delle regioni, nasce il Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, e tre anni dopo la rivista semestrale interdisciplinare “Studi Piemontesi”, progetto accarezzato e delineato da Gandolfo già fin dagli Anni Cinquanta. Ha settant’anni e una energia intatta. “Gandolfo -scriveva Luigi Firpo in un suo ricordo – mi ispirava una profonda soggezione, e lo dico quasi arrossendo ancora di imbarazzo, perché in fondo insegnavo da anni all’Università, ero persino accademico dei Lincei. Però di fronte a lui mi sentivo timido come un ragazzino, perché leggevo nel suo sguardo una volontà d’acciaio: […] Gandolfo era una spada nuda, una lama tesa; dritto, lucido, freddo, fermo, poi magari appassionato nell’intimo, ma verso l’esterno e di fronte al dovere, al fare, al dare, era di un’intransigenza assoluta” (L. FIRPO, Ricordo di Renzo Gandolfo, “Studi Piemontesi”, XVI, 2 (1987); poi pubblicato in un volumetto fuori commercio, Ricordo di Renzo Gandolfo, insieme ai contributi di ANGELO DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro, e di GIOVANNI TESIO, Renzo Gandolfo saggista e poeta, pronunciati nel corso della commemorazione tenuta il 27 aprile 1987 nell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte a Palazzo Lascaris).

Renzo Gandolfo con Carlo Pischedda

Filosofo per formazione, classicista per sensibilità, liberale per tradizione familiare, manager per esigenze della vita, ha coltivato da sempre il convincimento fermo e attivo che la difesa e la valorizzazione delle virtù intessute nella storia della civiltà piemontese non fossero esercizio accademico, o nostalgico riparo, ma al contrario costituissero l’humus della crescita, e in certe epoche storiche la sola premessa della rinascita civica e morale di una gente: “…il passato piemontese di un Piemonte non agiografico ma con le sue luci e le sue ombre, le sue cadute e le sue vittorie, ha in sé la possibilità di una “mitizzazione”: non saprei quale altra regione potrebbe offrire tale supporto: l’idealizzazione di una società realmente vissuta, non in una Repubblica platonica o in un Regno di utopia, ma in una terra reale con una continuità dura e volitiva” (R. GANDOLFO, Conoscenza cit., p. 50).

Il catalogo delle pubblicazioni realizzate, i sommari dei fascicoli della rivista, la lista dei Convegni promossi negli anni di instancabile dedizione alla Ca dë Studi Piemontèis sono documenti tangibili del lavoro compiuto, senza raccontare del minuto impegno quotidiano di tessitura e di testimonianza.
A cent’anni dalla nascita la Città di Torino, per iniziativa del Centro Studi Piemontesi, che aveva promosso una grande raccolta di firme, gli ha intitolato una via: il tratto tra corso Re Umberto e via Confienza, parallelo alle vie che portano il nome di due altri grandi piemontesi Michele Ponza e Angelo Brofferio.
Dedicare una via – ricordava Giovanni Tesio nell’intervento alla cerimonia ufficiale di intitolazione il 19 settembre 2000 – ha il sapore di un rituale di resistenza. Di quella resistenza semplicemente umana che gli uomini oppongono alla civiltà postmoderna dell’omologazione, di perdita dell’identità” (G. TESIO, Una via di Torino per Renzo Gandolfo, in “Studi Piemontesi”, XXIX, 2 (2000), p. 340).

Lettera di Rosario Romeo a Gandolfo

Sarebbe però un errore pensare a Renzo Gandolfo con i colori della nostalgia del bel tempo d’antan. Se il ricordo resiste è perché il suo pensiero e la sua opera hanno radici profonde e lontane che hanno sempre saputo guardare al futuro. “Figura di spicco – scriveva Angelo Dragone nei giorni successivi alla scomparsa – e di sicuro riferimento in un ormai perturbato quadro della società italiana contemporanea. Sicché pareva uscito, dopo il lungo ventennio fascista, dal fervore stesso della ricostruzione postbellica, mentre in realtà affondava le sue radici nel miglior nostro passato democratico, di cui ha espresso con esemplare concretezza le rinnovate, più alte aspirazioni. Tra breve, col rapidissimo trascorrere del tempo, dinanzi al suo nome le nuove generazioni saranno portate a collocare l’opera nel campo degli studi storici-letterari […] E potrebbero anche esser portate a coltivare il mito nato dalla testimonianza che gli si continuerà a rendere nelle nostre famiglie piemontesi, additandone ad esempio l’antica severa moralità, cui Renzo Gandolfo ha improntato l’intera sua vita d’uomo e il civile impegno erga omnes; con l’eletta umanità e lo spirito che l’hanno guidato nel corso di un’esistenza interamente spesa a vantaggio della società di cui doveva sentirsi partecipe, ma in primo luogo della terra in cui era nato e cresciuto, la sua ‘piccola patria’ piemontese” (A. DRAGONE, Renzo Gandolfo, un piemontese che guardò al futuro cit.).

Renzo Gandolfo con l’Avv. Gianni Agnelli

Se il volto di una città è nel profilo della sua architettura, nello snodarsi e riannodarsi di facciate, piazze, giardini, nell’intersecarsi geometrico di contrade e viali, l’anima della sua storia è stratificato nel nome delle strade. Che il nome di Renzo Gandolfo resti inciso nella toponomastica del centro di Torino e in quella di Cuneo a Madonna dell’Olmo, dove Gandolfo trascorreva le sue estati (su la cascina “Benessìa” di Madonna dell’Olmo si veda il racconto Arcòrd nel volumetto R. GANDOLFO, Da ‘n sla riva…, raccolta di poesie e prose in piemontese pubblicate postume a cura di A. Malerba e G. Tesio, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 1988, pp. 31-36), ci richiama al senso di continuità e di condivisione che ogni individuo e ogni comunità dovrebbe avere: ”La sensassion e la religion ëd fé part ëd na caden-a ch’an gropa ai nòstri vej e che noi, dòp d’avèj giontà nòstr anel, i dovoma passé ai nòstri fieuj”( la sensazione e la religione di far parte di una catena che ci lega ai nostri antenati e che noi, dopo aver aggiunto il nostro anello, dobbiamo consegnare ai nostri figli).
Il 14 marzo 1987 Renzo Gandolfo moriva nella sua casa di via Revel 15 a Torino, oggi sede del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis. E in queste aperte stanze, rinnovate per la sistemazione dell’Archivio istituzionale e della Biblioteca storica, superati i 50 anni di fondazione, il lavoro continua nel solco dei valori etici e culturali tracciati “dal professore”.

Per i 50 anni di fondazione del Centro Studi Piemontesi è stato ristampato il volumetto: Renzo Gandolfo, Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2019 pagg. 51. ISBN 978-88-8262-192-6.
Testo della conferenza tenuta da Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984, poi pubblicato sulla rivista “Studi Piemontesi” fascicolo 2, volume XIII, novembre 1984. Ristampato in occasione del “Ricordo di Renzo Gandolfo” nel decimo anniversario della scomparsa, celebrato il 2 aprile 1997, al Circolo della Stampa di Torino. Nuova ristampa per festeggiare il 50° di fondazione del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 11 giugno 2019 (Prezzo di copertina € 5 – in omaggio ai Soci).
Sono passati esattamente 51 anni dalla fondazione del Centro Studi Piemontesi e 36 dalla conversazione Conoscenza – e coscienza – attuale del passato piemontese, che Renzo Gandolfo tenne al Circolo della Stampa di Torino il 31 maggio 1984 mettendo magistralmente a fuoco «quella stratificazione millenaria di esperimenti e di acquisizioni» costituente l’essenza della civiltà piemontese.

Renzo Gandolfo al Circolo della Stampa con il Presidente Alfredo Toniolo

Il messaggio di Gandolfo, nuovamente consegnato alle stampe, per festeggiare il cinquantenario della Ca dë Studi, conserva un’attualità vigorosa, una lucidità cristallina e non cessa di indicare la strada per cementare, conservare e rinnovare una civiltà che merita di mantenersi e trasmettersi vitale ed espressiva non solo in un contesto semplicemente internazionale o cosmopolita ma anche, eventualmente, in un mondo “globale” che sembra volersi formare senza troppi riguardi per le identità e i valori locali o nazionali.
Guardando alle nuove sfide e all’impegno che da parte di ciascuno è auspicato di fronte a un mondo in turbinosa evoluzione, merita concludere con alcune espressioni del professor Gandolfo che, all’insegna del realismo, ci ha lasciato un monito che è, ad un tempo, esortazione a difendere e diffondere dinamicamente valori e civiltà, agendo e “partecipando”: «senza miti, senza drapò di raccolta e di battaglia, quale società mai ha fiorito? I popoli inerti sono destinati a rientrare nel ventre oscuro della storia».

51 anni per il piemonte

L’11 giugno del 1969 un gruppo di amici (Gaudenzio Bono, Giuseppe Fulcheri, Dino Gribaudi, Gianrenzo P. Clivio, Amedeo Clivio, Camillo Brero, Alfredo Nicola, Armando Mottura, Giacomo Calleri, Censin Pich, Tavo Burat), riuniti da Renzo Gandolfo (1900-1987), davano vita al Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, una istituzione pluridisciplinare dedicata allo studio della vita e della cultura piemontese in ogni loro manifestazione.

Il verbale di fondazione

Nel corso del 2019 il Centro Studi Piemontesi ha messo in campo una serie di iniziative per siglare questo importante traguardo, fare un Bilancio di mezzo secolo di intensa attività scientifica e editoriale, costruire, sulle solide radici della memoria storica, il lavoro futuro. Ha realizzato anche una medaglia ricordo (ancora disponibile, basta richiederla in Segreteria), e un video che vogliamo riproporre oggi

Il primo Presidente ing. Gaudenzio Bono
I consultori
Il bollettino del luglio 1970